Piazze strapiene dopo lo sbarco in Sicilia – La scossa di Grillo alla campagna elettorale

Il leader del Movimento 5 stelle fa il pienone di pubblico a ogni sosta, con un crescendo negli ultimi giorni: tremila persone a Mazara, cinquemila a Marsala, ancora di più a Trapani e Alcamo. Bagno di folla anche a Corleone

di EMANUELE LAURIA

Il comizio di Grillo a Corleone

PALERMO – È salito su una vecchia littorina fra Scordia e Vizzini, nel Catanese, è sbucato a bordo di un carretto siciliano a Favara. E si è messo a correre stile Forrest Gump sul lungomare di Mazara del Vallo, trascinandosi dietro per almeno duecento metri carabinieri, poliziotti, reporter con telecamere e macchine fotografiche, attivisti e curiosi. Tutti a gambe levate. La campagna elettorale di Beppe Grillo in Sicilia, cominciata con la traversata a nuoto dello Stretto, si è trasformato in uno spettacolo-denuncia itinerante. Che è ricco di enfasi, populismo e toni grossier. Ma che fa il pienone di pubblico a ogni sosta, con un crescendo negli ultimi giorni: tremila persone sotto la canicola in piazza della Repubblica a Mazara, cinquemila in piazza Loggia a Marsala durante la partitissima fra Juve e Napoli, ancora di più a Trapani ed Alcamo.

E in mezzo la tappa di Corleone, dove al posto delle coppole Grillo  ha trovato un muro di telecamerine e cellulari che scattano foto. E dove ha avuto modo di tornare sull’argomento-mafia, dopo la gaffe di aprile: “Cosa Nostra non strangola, la crisi e la politica sì”, aveva detto. Stavolta il leader del movimento 5 stelle l’ha presa alla larga, con una frase comunque destinata a far discutere: “La mafia non è più qui, ce l’avete mandata al Nord, nella Lombardia di Formigoni”.

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Il comico-santone parlante non si ferma più, dispensando ai suoi fans critiche sempre più feroci  nei confronti dei rivali alle Regionali. E offrendo una certezza: “Siamo già il primo partito dell’Isola”. Forse esagera, Grillo, ma i sondaggisti confermano che il movimento ha sfondato il tetto del 10 per cento di cui veniva accreditato prima dello sbarco del suo leader. Il previsto dato altissimo dell’astensionismo nell’Isola (oltre due milioni di elettori) potrebbe trasformarsi almeno in parte in un voto di protesta per “5 stelle” e trascinarlo oltre il 15 per cento, facendogli superare Pdl e Pd. Ecco perché, a pochi giorni dal voto, i maggiori partiti tremano.

VIDEO / Il bagno di folla a Corleone

Il messaggio di Grillo è il solito pugno allo stomaco per l’apparato. E nell’Isola ruota attorno alla fine del voto di scambio: “Se fossi nato qui, anch’io avrei accettato di dare un consenso in cambio di un posto sicuro. Ma c’è una novità: i politici oggi vi promettono un lavoro ma lo stipendio ve lo dovete pagare voi. Perché i piccioli (dice proprio così, ndr) sono finiti”. E allora ecco l’invito alla ribellione: “Non chiedetemi miracoli, ho già fatto tanto andando a nuoto dalla Calabria a Messina. Mentre ero lì, durante la traversata, pensavo: chi me lo fa fare? Ma se un uomo di 64 anni che non è un atleta riesce in un’impresa del genere, allora anche un cittadino normale può riuscire nell’impresa di cambiare la politica: bastano sei esponenti di 5 stelle usati come disinfettanti, mandati all’Ars al posto di altrettanti mafiosi, per garantire il controllo delle istituzioni con l’aiuto di una telecamerina e del web. Ci penseranno due volte, vedrete, prima di dare un appalto sospetto o affidare un incarico a un parente”.

VIDEO / Lo show ad Agrigento

Non va per il sottile, Grillo, nei suoi comizi-show che si concludono con la presentazione dei candidati locali, ultimo sempre il concorrente per la carica di governatore Giancarlo Cancellieri. La sua idea non è quella di abolire lo Statuto, ma di farne un uso migliore: “Ma ‘sta specialità a cosa vi è servita? Voi avete competenze strardonarie, potete fare leggi e battere moneta, potete migliorare la qualità della vostra vita. E invece… Sono salito su un treno da Scordia a Vizzini, una littorina che avevo visto prima solo in un negozio di modellismo. Per coprire il percorso ci ho messo un giorno e mezzo… Su una parete c’era una foto di Verga della stazione di Vizzini, risaliva alla fine dell’800. La stazione è sempre uguale… Sono andato sull’Etna, dentro un cratere ci ho trovato 54 giapponesi. Erano venuti a piedi perché non avevano trovato un pullman…”.

VIDEO / Il “comizio” sull’Etna

Battute di sicuro effetto, al di là della fondatezza dei rilievi, ma fino a che punto si tradurranno davvero in voti? “Ero venuto a Palermo e Sciacca per le amministrative. Anche allora tanta gente, ma con l’espressione di chi pensava “questo che minchia vuole?”. Oggi vedo uno sguardo diverso nei siciliani”. Il leader del movimento 5 stelle si affaccia sulle macerie della Seconda Repubblica con perfidia: “I politici in questo momento sono come Willy il coyote, stanno oltre il ciglio del baratro e si ostinano a non guardare giù per non cadere. Devono andare tutti via e restituire tutti i soldi che, la Finanza accerterà, hanno sottratto in questi anni. Se noi sblocchiamo la Sicilia liberiamo l’Italia, qui è nato tutto e tutto sta finendo: Andreotti, Lima, Forza Italia, il 61 a 0 e il Nano, proprio il Nano (Berlusconi, ndr). Che pena mi fa sentirlo dire al processo Ruby: io non ho fatto sesso. Ma prenda il coraggio da uomo e dica: ebbene sì, mi piace la figa…”.

LE IMMAGINI / Le piazze piene di folla per Grillo

E poi, da consumato showman, la raffica impietosa sugli avversari siciliani: “Micciché? L’ho visto comiziare da solo in un paesino del Nisseno, sembrava Cetto la Qualunque. Crocetta? Bravo sindaco, ma se uno fa bene una cosa non può mollare per farne un’altra, il deputato europeo, e poi ancora un’altra, il governatore: così pigli per il culo la gente. E poi ha alle spalle l’Udc, l’unione dei condannati. Casini doveva venire ad Agrigento, ha lasciato perdere, lì fanno i comizi dentro un taxi”. Così l’onda Grillo scuote la campagna elettorale, con il suo carico eversivo. Ma il comico respinge ancora una volta le accuse di sfascismo: “L’Europa è in crisi e trionfano gli estremismi: 5 stelle riempie uno spazio mettendoci gente perbene. Se falliamo noi, c’è la guerra civile”

(22 ottobre 2012)

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