Regione Sicilia, mensa d’oro: fritto misto a 3 euro, il resto lo pagano i cittadini

Menu da gourmet a prezzi stracciati per i dipendenti dell’Assemblea regionale. L’insalata costa un euro, il caffè 45 centesimi (15 in meno di quanto pagano gli studenti dell’università di Palermo). Ogni mese l’ente “ripiana” alla società di gestione 31mila euro più iva. La denuncia on line dei Consiglieri 5 Stelle

di Giuseppe Pipitone | 27 novembre 2012

Un frittura mista di triglie o calamari costa 3 euro e 38 centesimi. Lo stesso prezzo di un vasto assortimento di ottimo pesce locale alla griglia. Per la mitica pasta al forno bastano invece 2 euro e 25 centesimi, ma in alternativa si può optare per un ottimo piatto di cannelloni. A prezzi stracciati antipasti e contorni: un’insalata mista costa un euro e tredici centesimi, per un euro e cinquanta si può invece chiedere una caprese o una squisita parmigiana. Poco più di un euro infine il prezzo delle bibite, dall’acqua al vino bianco. Costo totale dell’ottimo e abbondante pasto? Undici euro, molto meno di una pizza e una birra in una qualsiasi pizzeria media.

Basta un rapido confronto con i menù degli altri ristoranti per sciogliere ogni dubbio: in Sicilia il posto in cui si mangia meglio in cambio di pochi spiccioli è la mensa dell’Assemblea regionale siciliana. Dove per consumare simili leccornie si usano piatti di ceramica e posate d’argento. Un ristorante dei sogni in cui perfino il caffè o i pezzi di rosticceria sono sottocosto: per un espresso i deputati del parlamento più antico d’Europa pagano infatti 45 centesimi, 38 per un cornetto, 90 per un’arancina. Prezzi davvero stracciati, soprattutto se si pensa che a poche centinaia di metri da Palazzo dei Normanni, gli studenti dell’università di Palermo fanno colazione alla mensa universitaria pagando il caffè ben 60 centesimi.

Ma all’Assemblea regionale siciliana non vogliono farsi mancare nulla: almeno una volta al mese è servito un menù tipico siciliano, mentre su richiesta è possibile anche farsi preparare pietanze etniche e aperitivi rinforzati. Ma come fanno alla mensa dell’Ars a praticare prezzi così irrisori, senza fallire in meno di un mese, avendo anche l’obbligo contrattuale di servire “vini di prima qualità” e “pesce esclusivamente fresco del Mediterraneo”? Il pranzo completo, che ai deputati costa appena 11 euro, ha infatti un valore che oscilla dai 35 ai 45 euro. E infatti per i dipendenti dell’Ars i prezzi sono un po’ superiori rispetto a quelli praticati agli onorevoli. La differenza però non è così ampia.

Chi paga il resto? “I prezzi cambiano improvvisamente quando a pagare sono i cittadini” rispondono gli attivisti siciliani del Movimento Cinque Stelle. I ragazzi di Beppe Grillo, che alle ultime elezioni regionali hanno eletto ben quindici deputati all’Ars, hanno pubblicato sul loro sito il menù della buvette del parlamento più ricco d’Europa. E spulciando nel capitolato della gara d’appalto bandita dall’Ars per il servizio di bar e ristorante si sono accorti che i prezzi irrisori pagati dagli onorevoli per pranzi luculliani sono stabiliti da contratto. “La ditta – si legge nel bando – dovrà praticare la percentuale di ribasso del 35% rispetto alla media dei prezzi di listino, consigliati dalle associazioni di categoria più rappresentative operanti nella piazza di Palermo”.

Come fa dunque la ditta che gestisce la buvette dell’Ars a rientrare del maxi sconto praticato agli onorevoli? Semplice, ogni mese l’Ars provvede a integrare il prezzo dei menù degli onorevoli con 31 mila euro ( più Iva) che elargisce direttamente all’azienda. Ma non è finita. Perché un capitolo del bando di gestione del ristorante più conveniente di Sicilia è dedicato anche allo staff che dovrà servire i pasti agli onorevoli. Uno staff d’eccellenza che dovrà avere “il gradimento dell’Assemblea”. Un gradimento tutto particolare. Perché all’Ars, anche i camerieri e i cuochi possono accedere a privilegi che altrove semplicemente non esistono. Per esempio ai lavoratori della buvette che hanno raggiunto “una continuità lavorativa di almeno 10 anni, ancorché con diversi appaltatori” spetta un “premio di gradimento” che equivale praticamente ad un benefit mensile di mille e cento euro in più in busta paga. In pratica un secondo stipendio che viene sommato al primo, ogni mese, per ben 14 mensilità. Una “mancia” facilmente raggiungibile dato che il contratto che l’Ars stipula per appaltare la gestione del ristorante obbliga la società di catering a riassumere tutto il personale già impiegato precedentemente alla buvette.

Come dire: squadra di camerieri che vince, non si cambia. Anche lì, chi paga questa mancia contrattuale a cuochi e camerieri? “Ovviamente i cittadini (a loro insaputa)” scrivono sempre gli attivisti del Movimento Cinque Stelle. Che poi si chiedono: “Un momento in cui la disoccupazione nazionale ha raggiunto livelli record sfiorando l’11% (aumentata del 25% rispetto al 2011), come si può giustificare una svista di tale entità da parte di tutte le forze politiche che hanno permesso un doppio stipendio a delle figure gradite?”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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Il M5S Sicilia si unisce alla protesta dei cittadini di Niscemi contro i MUOS

MUOS: Il MOVIMENTO 5 STELLE SICILIA, INSIEME AI CITTADINI PER MANIFESTARE A NISCEMI CONTRO IL PASSAGGIO DI UNA GRU CHE SERVIRA’ AD ALZARE LE PARABOLE DEL MUOS

Caltanissetta, 25 Novembre 2012

A poche settimane dall’insediamento all’Assemblea Regionale Siciliana il Movimento 5 Stelle Sicilia con in testa il suo capogruppo Giancarlo Cancelleri torna a sottolineare il secco “No” alla costruzione del Muos, il ciclopico sistema di antenne che la Marina Militare americana sta costruendo a pochi passi dal centro abitato di Niscemi nel nisseno. Così i Cittadini eletti all’ARS appartenenti al M5S, insieme agli attivisti e ai cittadini si riuniranno domani, Lunedì 26 Novembre, alle ore 09.00 a Niscemi in Contrada Ulmo per bloccare il passaggio di una gru che servirà ad alzare le parabole del MUOS. E’ l’atto finale della costruzione di questo sistema satellitare militare che i cittadini proprio non vogliono. Anche il consiglio comunale di Niscemi ha votato “NO al passaggio del convoglio”, i cittadini hanno detto “NO al MUOS”, ma tutte le notti i niscemesi assistono al passaggio di camion carichi di materiale in direzione della base.

Il M5S ormai da mesi si batte per fermare questa struttura che viene costruita in barba alla sovranità della cittadinanza ed al diritto alla salute e all’ambiente. Il portavoce del Movimento, Giancarlo Cancelleri spiega i motivi per cui va bloccata la costruzione di questa struttura: “Fa male alla salute perchè è fonte di elettromagnetismo ad alta frequenza- e ancora continua Cancelleri- è un sistema militare per guidare aerei da guerra e l’Italia è contro la guerra per Costituzione, inoltre per farlo- continua l’esponente di M5S- si distrugge un sito SIC come la sughereta di Niscemi, unico al mondo! Abbiamo deciso di essere cittadini liberi e di partecipare alla vita pubblica della nostra regione; questo è il momento di dimostrarlo. Domani mattina saremo tutti a Niscemi con le mani in alto e con il cuore LIBERO DALLA PAURA, perchè questa è una battaglia di buon senso! – conclude Cancelleri – C’è la nostra vita in gioco e non permetteremo a nessuno di giocare con la nostra VITA! NO MUOS!”

MoVimento 5 Stelle Sicilia

Fonte: sicilia5stelle.it

Nel seguente video Matteo Mangiacavallo e Vanessa Ferreri, cittadini a 5 stelle eletti all’ARS, spiegano alcuni motivi per cui il MUOS va fermato. Siamo alla Sughereta di Niscemi, un paradiso terrestre e sito di interesse comunitario, dove vogliono costruire un inferno per le vite dei cittadini e per l’ambiente: il MUOS, il ciclopico sistema di antenne che la Marina Militare americana sta costruendo a pochi passi dal centro abitato di Niscemi.
Non possiamo permettere la realizzazione di questa opera di morte.

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No alla Violenza sulle Donne: partiamo dalla Prevenzione

Oggi, 25 Novembre, è la “Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne”.
Quando si parla di violenza sulle donne parliamo di: violenza fisica, sessuale, comportamenti persecutori (stalking) e violenza psicologica.

In Europa la violenza rappresenta la prima causa di morte delle donne nella fascia di età tra i 16 e i 50 anni. L’Italia nel 2012 conta già 100 vittime, circa 15 in Sicilia.

Le maggiori percentuali di violenze si registrano nel Nord-Est e Nord Ovest, rispettivamente 35,5% e 35,4%, mentre il 24,3% nelle Isole, fra donne separate/divorziate, donne con ruoli dirigenziali e professioniste, laureate e diplomate, ma nell’interpretare questi dati va tenuto in considerazione che in alcune realtà vi è sicuramente una minore capacità di rilevare i dati, a causa della difficoltà di parlare del tema o nella mancata consapevolezza di identificare il problema.

Infatti, secondo i dati Istat (2006), nella quasi totalità dei casi, le violenze subite dalle donne non vengono denunciate (nella nostra regione ne vengono denunciati solo il 2,4%): “Il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner. Anche nel caso degli stupri la quasi totalità non è denunciata (91,6%) […] Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei.”

In Sicilia è stata recentemente approvata la Legge Regionale n. 3 del 03 01 2012 Norme per il contrasto e la prevenzione della violenza di genere”, pertanto  come Cittadini all’ARS ci adopereremo affinché la stessa venga effettivamente attuata, inoltre è d’obbligo porre l’accento sulla necessità di azioni che mirino prima di tutto alla prevenzione, quindi inevitabilmente alla promozione della Cultura della non-violenza nel senso più ampio del termine e della figura della donna nella società.

Cittadini all’ARS Movimento 5 Stelle

Utility:
http://www.leonde.org/
http://www.antiviolenzadonna.it/
Numero per le richieste di aiuto e/o segnalazioni: 1522

Fonte: sicilia5stelle.it

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Il gradito è servito! La buvette dell’ARS ai tempi della spending review

Nel Parlamento più antico d’Europa esistono anche figure come i “graditi” (a chi poi nei fatti reali rimane un mistero), che perfino la nostra immaginazione più fervida non sarebbe in grado di delineare nei dettagli di un bando di gara dell’ARS. Molti di voi ricorderanno il caso della buvette del senato, ma i politici siciliani hanno giocato di fantasia, riuscendo a superare i “cugini romani”.

Chi sono questi “graditi” e cosa fanno nel servizio ristorazione regionale? In pratica sono camerieri o banconisti che, al momento della stipula del contratto (con la ditta che vince l’appalto), hanno raggiunto “una continuità lavorativa di almeno 10 anni, ancorché con diversi appaltatori” all’interno dell’ARS. Direte voi e cosa c’è di strano?  Posta in questi termini sembrano “lavoratori” assidui da almeno 10 anni. E invece, questi “graditi” percepiscono doppio stipendio rispetto ai loro colleghi pur svolgendo le stesse mansioni, in base ad un “premio di gradimento” (così lo chiamano) disegnato ad hoc per queste figure che ricevono, oltre allo stipendio della ditta appaltante, anche 14 mensilità aggiuntive del valore di 1.800 euro (dato aggiornato in misura al 100% della variazione ISTAT).

Chi paga questo “premio di gradimento” vi starete chiedendo? Ovviamente i cittadini (a loro insaputa). La corrispettiva somma addizionale è elargita dalle spese dell’Assemblea Regionale e quindi perfettamente a carico dei contribuenti. In termini pratici, un lavoratore dopo 10 anni (non si sa bene a quale titolo oggettivo) viene premiato perché “gradito”. Penso che molti di voi in questo momento si stiano chiedendo come diventare “graditi” e se esiste un modulo di “gradimento” da compilare per farsi premiare con una doppia retribuzione. Ironia a parte, non è di certo piacevole scoprire una spesa improduttiva come questa, che entra a pieno titolo tra gli sprechi di una macchina regionale costosa e da rendere efficiente con dei piani programmatici.

Nel bando che potete consultare qui, e nel rispettivo capitolato scaricabile da qui, è possibile constatare una serie di privilegi perfettamente in linea con il principio di “casta” (il solito grillismo penseranno dal PD al PDL e invece è solo buon senso). Nel capitolato troverete gli allegati A, B, D ed E in cui sono presenti i prezzi del servizio ristorante, prezzi che chiaramente sono ritoccati al ribasso, perché è noto che non è facile far quadrare i conti con uno stipendio da deputato regionale (circa 20.000 euro/mese lordi). Ed infatti, i prezzi imposti nel bando alla ditta  e “non suscettibili di revisione se non nei casi individuati dalla normativa vigente”, devono essere “ribassati del 35% rispetto alla media dei prezzi di listino, consigliati dalle associazioni di categoria più rappresentative operanti nella piazza di Palermo, aggiornati alla stipulazione del contratto”. Come fa una ditta a garantire prezzi bassi e un servizio con cristalleria e posate d’argento? Nulla di più semplice, oltre a pagare i “graditi” vuoi che i cittadini non paghino uno “sconticino” ai loro rappresentati parlamentari? Eh certo! Per coprire quei prezzi ribassati nel bando di gara è prevista una quota fissa di 31.000 euro oltre I.V.A. (da corrispondere al netto del ribasso d’asta), che l’ARS paga mensilmente alla ditta aggiudicataria della gara. Ma le fantasie della nostra classe politica non hanno mai fine, è prevista la cucina etnica (previa richiesta) e mensilmente bisogna garantire un pasto siciliano (un po’ di sano regionalismo), oltre al fatto che le discrepanze in termini economici tra la “mensa” dei dipendenti ARS e quella dei deputati, che consumano le stesse pietanze, sono al limite del paradosso confrontando i prezzi del menù (chiaramente a favore degli “onorevoli”).

Con meno di un euro è possibile prendere caffé e cornetto, con 11 euro circa viene servito un pranzo luculliano con antipasto, primo, secondo, frutta e caffé. I prezzi cambiano improvvisamente quando a pagare sono i cittadini. L’ARS annovera banchetti di ogni tipo, e questi banchetti necessitano di posate d’argento, cristalli, vini pregiati delle migliori marche, e quanto di eccellente il mercato abbia in circolazione (non vorremo certo sfigurare di fronte a certi ruoli istituzionali), se non fosse che i prezzi tornano ad essere quelli reali, per intenderci, quelli che riscontreremmo in un ristorante di buona qualità. Il servizio a buffet con le stesse pietanze servite ai deputati da 11 euro diventa 35 euro, per rincarare ulteriormente a 45 euro se servito al tavolo. Le spese chiaramente sono a carico della Presidenza, non più del singolo onorevole, che può quotidianamente godere di una caprese a 1.50 euro (prezzi da mensa universitaria).

Cerchiamo per un attimo di evitare ogni istinto “demagogico” (sarà irrefrenabile consultando il menù lo ammetto) e riflettiamo in termini di spese improduttive che in questo momento la regione deve affrontare per evitare il default. Il caso buvette merita dei chiarimenti, e di certo non risanerà i debiti contratti dalla Regione, ma sicuramente concorre alla reale spending review con principi di equità, che troppo spesso vengono trascurati. I capitoli degli sprechi vanno individuati e sanati, in quanto adducibili ad una gestione insana della “res publica” e ci auguriamo che ciò avvenga in tempi brevi e certi. In un momento in cui la disoccupazione nazionale ha raggiunto livelli record sfiorando l’11% (aumentata del 25% rispetto al 2011), come si può giustificare una “svista” di tale entità da parte di tutte le forze politiche che hanno permesso un doppio stipendio a delle figure “gradite” ? Perché una ditta ha l’obbligo di garantire dei prezzi ribassati per i nostri parlamentari che hanno un reddito di una certa consistenza? Sono domande lecite per i nostri politici o verremo etichettati come “i soliti grillini”? Personalmente ritengono che i siciliani meritino qualche risposta.

I nostri deputati a 5 stelle, dopo l’insediamento, cercheranno di far luce su questa vicenda paradossale, e ci auguriamo tutti che il Presidente Crocetta voglia farsi carico anche di questo caso, forse un po’ “s-gradito” ai politici nostrani, ma di certo “gradito” al risparmio di cui i siciliani beneficerebbero e che merita approfondimento.

Francesco Lupo – M5S Palermo

Fonte: sicilia5stelle.it

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Da informatico a deputato ARS. “Crocetta? Nessun pregiudizio”

Intervista a Matteo Mangiacavallo

21 novembre 2012 – di Margherita Ingoglia
Non è stata certamente una vittoria semplice quella di Rosario Crocetta. Il 28 ottobre scorso, prima di conoscere i risultati definitivi della candidatura alla presidenza della regione Sicilia, i dati hanno confermato che a fare da padrone in tutta l’Isola è stato l’astensionismo. Solo il 47% degli aventi diritto infatti è andato a votare.

Con sorpresa, il Movimento 5 Stelle capitanato da Beppe Grillo, si è aggiudicato il podio come il primo partito eletto in Sicilia portando a casa il 14,9% dei consensi. Quindici “grillini” siedono attualmente sui banchi di Sala d’Ercole. Giorni fa hanno incontrato i più alti burocrati di Palazzo dei Normanni per avere un impatto meno ‘traumatico’ il giorno dell’insediamento. Con 2.997 voti Matteo Mangiacavallo di Sciacca, (provincia di Agrigento) candidato nel Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, conquista il seggio all’Ars.

Matteo Mangiacavallo è nato e vive a Sciacca, ha 40 anni ed è un tecnico informatico con esperienza ventennale. Lavora da oltre dieci anni, in qualità di sistemista presso gli uffici giudiziari del circondario di Sciacca, Marsala, Caltanissetta e Agrigento. La sua attività nel sociale, inizia fondando, insieme ad un gruppo di amici conosciuti attraverso la rete sul forum www.sciaccaonline.com, l’associazione di promozione del territorio L’Altrasciacca che dal dicembre 2007 è stata impegnata per l’acqua pubblica, contro le trivellazioni petrolifere, contro la mafia e per tutti i beni comuni, ricoprendone il ruolo di segretario dapprima e di vicepresidente poi, e  da poco meno di un mese è deputato all’Ars.

Da tecnico informatico a deputato all’Ars: quale sono le difficoltà di questa svolta? Se ci sono state. Qual è il vostro programma politico, cosa farete all’Ars?

“Beh, ancora è troppo presto per parlare di difficoltà visto che attendiamo a giorni d’insediarci. Diciamo però che è un bel passo avanti, una piccola grande rivoluzione dopo quasi 20 anni. L’importante sarà affrontare tutto con serenità e passione come ho sempre fatto nella mia vita. Il nostro programma politico è stato scritto e rimane sempre aperto ai contributi di tutti i cittadini siciliani e se dovessi sintetizzarlo direi: taglio ai costi della politica, acqua pubblica, rifiuti zero, turismo a 360° e più lavoro per la nostra terra. Cominceremo da i nostri cavalli di battaglia che sono i primi due che ho citato, acqua pubblica e riduzione degli sprechi, legati soprattutto al costo della politica e della macchina amministrativa”.

Perché nasce il Movimento 5 Stelle a Sciacca?

“Dall’esigenza di dar voce a tutti quei cittadini che non si sentono più rappresentati dalla politica partitica e vogliono impegnarsi attivamente per cambiare le sorti della propria vita e di quella dei loro figli perché non dimentichiamoci che, anche se non ci interessiamo della politica, lei si interessa comunque di noi e stravolge, talvolta, la nostra esistenza. Risvegliare le coscienze intorpidite per far sì che le cose possano cambiare nella direzione giusta è uno dei nostri obiettivi primari da raggiungere in qualità di cittadini attivi”.

Da quanti membri è formato?

“A Sciacca ci sono ben due Meetup, la somma totale dei componenti di questi due gruppi di lavoro, sarà circa un centinaio, ma in continuo aumento. Siamo tanti”.

Ci sono anche donne? Quante?

“Quasi la metà degli iscritti sono donne”

Beppe Grillo crea un movimento di protesta che possiamo definire anche un movimento di rottura rispetto ai partiti politici che, nel bene o nel male, hanno una loro consolidata storia alle spalle. Che vuol dire aderire al Movimento 5 Stelle?

“Preferisco la seconda definizione, ovvero movimento di rottura invece che di protesta. Di fatto, partiamo da diverse proposte alternative allo schema imposto dai partiti tradizionali cominciando dal candidare gente incensurata, semplici cittadini. Aderire vuol dire partecipare alla vita politica del tuo territorio, della tua Regione e della tua Nazione offrendo i propri contributi e mettendoli al vaglio di una assemblea all’interno della quale ognuno vale uno ma chi non partecipa è uguale a zero”.

Perchè lei ha aderito?

“Io sono sempre stato uno spirito libero e, specie negli ultimi anni, con il lavoro svolto all’interno di una delle associazioni cittadini saccensi più attive di cui sono stato il co-fondatore, ovvero l’AltraSciacca, ho potuto ‘fare politica’ potendo dire la mia su questioni che riguardano il futuro della mia città, del mio territorio. Partendo da lì, il passaggio successivo era quello di poter riuscire a dare il mio contributo dall’interno piuttosto che da altre angolazioni. E non ho visto, non ritengo ci siano, alternative partitiche al Movimento 5 Stelle, se si vuole rimanere spiriti liberi. Nel Movimento 5 Stelle non esistono gerarchie, vige la totale orizzontalità sulla base di una democrazia partecipata e diretta. Tutto questo, non te lo può garantire nessun altra forza politica. È proprio questo aspetto che mi ha fatto aderire al Movimento 5 Stelle, non avrei mai accettato di stare in un partito dove tutti seguono, come pecore, le decisioni prese da pochi e dove, in aula, si vota ‘contro’ l’altro schieramento politico solo perchè si è di destra o di sinistra. Da noi si ragiona, ci si confronta e si sostengono le buone idee, a prescindere dalla loro provenienza politica. Le idee buone, come quella cattive non sono di destra o di sinistra, sono semplicemente buone idee”.

È d’accordo sulla posizione di Beppe Grillo riguardo la presenza delle donne nei talk show, o meglio alla non presenza?

“Per certi versi sì, anche se quello che vedo come un consiglio piuttosto che un diktat non è rivolto solamente alle donne ma a tutti gli aderenti al Movimento. Il suggerimento di Beppe Grillo ha una sua logica. I talk Show su quali canali informativi si svolgono? Solitamente sono tutti ‘schierati’. Ha mai visto benevolenza nei nostri confronti, oltre a quell’indifferenza, comunque fino a poco tempo fa, prima che il nostro fenomeno esplodesse? Chi frequenta i talk-show? Solitamente si tratta di gente politicamente consumata, esperta in giochi di parole, parolai di professione. Il confronto, da semplici cittadini, non possiamo reggerlo e dunque, visto che lo scopo è finire in trappole mediatiche, meglio rimanere sicuramente a casa”.

Il portavoce del movimento è stato definito un demagogo, un oratore che, più che parlare concretamente alla gente, risulta essere un imbonitore di folle che urla alla pancia degli italiani cioè dice quello che gli italiani vogliono sentirsi dire, fuorviando però a quelle che potrebbero essere le manovre concrete per un risollevamento dell’Italia. Cosa pensa lei in merito a questo? Perché secondo lei la Sicilia in gran numero ha appoggiato il partito di Beppe Grillo? Chi sono i grillini?

“Beppe è il nostro amplificatore e riesce a dire quello che la gente, il popolo, vorrebbe gridare a chi lo governa ma non riesce a fare, vuoi per paura o per altro. Se non ci fosse stato lui a far capire, risvegliando le coscienze, tra una risata amara e l’altra, che esiste un movimento formato da semplici cittadini incensurati in cui riporre le ultime speranze di cambiamento e che esiste dunque un’alternativa al disastro causato dai partiti, noi avremmo avuto poco spazio e poca voce. Non credo che i suoi discorsi siano fuorvianti magari lo potrebbero essere se continuiamo a guardare gli interessi di quei pochi che finora hanno campato calpestando quelli generali, quelli della collettività, e che ci hanno lasciati nello stato in cui siamo, ci troviamo. In Sicilia la gente è ormai disillusa oltre che delusa all’ennesima potenza dai propri amministratori. Ha visto in noi un po’ di luce e non possiamo dar loro torto. Il cambiamento però passa non solo da noi ma dalle coscienze di tutti. E’ importante adesso, diventare, creare, cittadini attivi e dare il proprio contributo di idee e di proposte, in maniera sana e consapevole. Faccio, in coda, un piccolo appunto alla sua domanda. Il nostro non è il partito di Grillo, ma una rete di cittadini, un movimento, e noi non siamo grillini. Questo termine, del quale capisco solo le ragioni giornalistiche, per farci meglio identificare dalla massa mediaticizzata, non lo considero un vezzeggiativo bensì quasi un dispregiativo. È come se definissimo gli altri, bersanini, berlusconini o casinini. Preferisco definirmi cittadino attivo o cittadino a cinque stelle. Stellino? Sarebbe già meglio che grillino. Capisco che alcuni possano essere attratti da Grillo, da quello che i giornalisti definiscono grillismo, ma il movimento 5 stelle va ben oltre la figura di Grillo che più volte ha detto d’essere solamente un aderente. Il movimento 5 stelle è formato da cittadini liberi, pensanti, soprattutto, lo dico ancora una volta, attivi, che si riuniscono settimanalmente, si confrontano e scelgono, all’interno delle loro assemblee, ciò che è meglio per il loro futuro, portandolo soprattutto avanti,mettendoci giornalmente la faccia”.

Avete detto di non essere interessati alla presidenza dell’Assemblea, ma stando alle consuetudini vi spetta una vice presidenza e quindi la partecipazione all’ufficio di Presidenza ed al Consiglio di Presidenza. Avete deciso chi di voi rappresenterà il gruppo negli organismo parlamentari?

“Non sappiamo se la questione legata alla presidenza dell’Ars fosse mera provocazione o pura verità ma ci auguriamo che quel ruolo, come molti di quelli relativi all’ufficio di presidenza, vengano ricoperti, finalmente, da donne. Anche su questo argomento, su eventuali ruoli da far ricoprire ai nostri eletti, ci confronteremo e prenderemo collegialmente una decisione. Ne parleremo nei prossimi giorni, sicuramente”.

Avete messo al primo posto nei vostri programmi la trasparenza nelle istituzioni e la fine dei contributi ai gruppi e dei rimborsi elettorali. Basterebbe che il consiglio di Presidenza, del quale farete parte, scelga di conseguenza. E’ con queste intenzioni che farete parte degli organismi parlamentari dell’Ars?

“Sicuramente. Ovunque saremo porteremo trasparenza, ne potete stare certi”.

Il presidente della Regione dice che il suo sarà un governo a sette stelle. Vi sfida sul vostro terreno. Lo ritenete un atteggiamento positivo? Lo aiuterete? Come ha accolto la notizia del massone Vincenzo Freni all’interno del Movimento 5 Stelle? e èerchè non può essere candidato?

“Lo spero. Spero che il governo Crocetta non sia solo a sette ma anche a dodici stelle. Lo spero per lui e per tutti i siciliani. Le nostre però rimangono 5, e vogliamo una Sicilia a 5 stelle, perché nella scala di classificazione classica, le 5 stelle rappresentano il massimo ottenibile. Se Crocetta dice di voler andare addirittura oltre, non posso che considerarlo un atteggiamento positivo piuttosto che una sfida nei nostri confronti. Non abbiamo pregiudizi politici verso nessuno soprattutto se lui e il suo governo vorranno fare scelte giuste, indirizzate verso il bene comune, a tutta la collettività. Molto spesso, o per meglio dire quasi sempre, i nostri amministratori hanno preferito avvantaggiare pochi, amici, a discapito degli altri, tanti. Già se si cambiasse dapprima questo registro non potremmo che accogliere positivamente il passo in avanti. Come ho detto in precedenza, anche se non facciamo apparentamenti politici, sui programmi e sulle buone idee facciamo alleanze con chiunque. Ben vengano quindi quelle buone idee alle quali noi non faremo mancare il nostro sostegno. Faremo capire finalmente come bisogna e bisognava fare politica perseguendo gli interessi di tutti. Su Vincenzo Freni, che non conosco personalmente, non saprei che dire. Come norma di principio, noi non vogliamo gente appartenente a qualunque “società segreta” e se lui appartiene alla massoneria mi sembra sacrosanto non candidarlo”.

Il programma del Movimento 5 Stelle, si basa su 7 punti fondamentali: stato e cittadini, Energia, informazione, economia, trasporti, salute e istruzione. Ma uno dei problemi della Sicilia e dell’italia, è il lavoro che da voi non viene menzionato. Qual è il vostro programma in merito?

“Il lavoro è la logica conseguenza del riordino di costi e sprechi, dello sviluppo dell’energia alternativa, della riorganizzazione dell’intero ciclo dei rifiuti, di una diversa concezione di turismo basata sulla creazione e il miglioramento delle infrastrutture esistenti, dei trasporti e dei servizi essenziali per consentire a tutti di vivere dignitosamente il proprio quotidiano. Quando trattiamo tutti questi argomenti abbiamo già parlato di lavoro 7 volte, quanti sono i punti fondamentali che lei ha citato, anche se poi, le nostre macroaree di riferimento rimangono simbolicamente 5. La creazione di posti lavoro sarà, come ho detto, la logica conseguenza dell’attuazione dei nostri 5 punti programmatici principali”.

Beppe Grillo dice che il sistema politico oggi è marcio, ma a gestire il sistema sono uomini e in ogni caso anche voi andreste a ricoprire le stesse cariche di chi oggi gestisce quel sistema… Siete voi più umili o considerate migliore il vostro programma politico?

“Rimaniamo cittadini anche ricoprendo cariche elettive, è solo questa la differenza. Non saliamo dunque su piedistalli per guardare la gente dall’alto in basso. Rimaniamo in basso perché siamo parte di quei cittadini con i quali continueremo a confrontarci giornalmente, come abbiamo sempre fatto da attivisti del Movimento 5 Stelle. E questa è cosa che gli appartenenti ai partiti dimenticano talvolta di fare. Non siamo migliori di loro né di nessun altro ma ci contrapponiamo duramente a quell’atteggiamento che ha creato un’incolmabile distacco istituzionale tra i cittadini e la politica partitica”.

A proposito di sistema politico marcio, Beppe Grillo riferendosi ai politici parla di truffa semantica, cioè dice che i politici cambiano i termini per confondere le idee agli italiani ma la truffa persiste: e l’ironia con cui egli agita la folla non potrebbe essere una truffa pragmatica?

“No, dice la verità. Basta leggere l’ultima legge con la quale hanno modificato i rimborsi elettorali spettanti ai partiti per capirlo, se prima si riesce a capire cosa hanno scritto”.

Beppe Grillo è il volto di un’ideologia pensata dall’imprenditore Gianroberto Casaleggio, lei lo ha mai incontrato?

“No, non ho mai avuto il piacere. Però non sarei così certo nell’affermare che Grillo sia il volto della sua ideologia. Il personaggio Grillo non è nato con Casaleggio. Sono di certo amici, questo è consolidato, e si consigliano a vicenda. Se Casaleggio ha delle buone idee e gliele sottopone, è giusto che lui le raccolga ma da qui a pensare che Grillo sia solo un’interfaccia ce ne passa ed è molto riduttivo”.

Non pensa che questa idea di Casaleggio (il voto via web, il controllo virtuale degli individui, della virtualizzazione del tutto) possa risultare pericolosa sopratutto perché a gestirla è un mezzo, quello virtuale, facilmente governabile poichè mosso da fili invisibili e annulla la identità di ognuno, riducendo gli individui a numeri? D’altronde, nche Beppe Grillo ha avuto un pò di timore la prima volta che l’ha incontrato… Lei che pensa?

“Da buon informatico non posso essere che favorevole all’introduzione di semplificazioni, di tipo virtuale nella vita reale. I social network ne sono l’esempio, buono se usati con moderazione. Tutti gli eccessi vanno sempre individuati e calmierati, come il controllo sugli individui, che non è parte del nostro programma. Il sistema che noi proponiamo, liquid feedback, è scevro da possibili controlli, ogni voto ha la sua identità e non è manipolabile. Come tutte le novità sono difficili da accettare all’inizio, soprattutto se ci sono timori da fugare. Sono certo però che, superati quelli, il sistema proposto da noi, e non da Casaleggio, possa rappresentare una vera e propria rivoluzione da un punto di vista della democrazia partecipata, illustre sconosciuta per chi pensa che il cittadino serva solo e soltanto in quei 15 secondi che entra nell’urna ed indica con un segno la propria preferenza, dimenticandosi di lui per 5 lunghi anni”.

Fonte: siciliainformazioni.it

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Appello di Gaziano ai 5 Stelle contro il rigassificatore

Mi complimento ancora con voi per la bella vittoria che porta un autentico vento di rinnovamento in Sicilia. E l´iniziativa di non accettare il rimborso spese di un milione e mezzo di euro dimostra che il M5S non fa demagogia ma rispetta gli impegni presi.

Come vi ho già accennato nella mail del 30 ottobre ho la necessità di coordinare con voi un´azione politica forte per scongiuarare l´ignominia per noi Siciliani tutti della costruzione di un rigassificatore da 8 miliardi di mc. sotto la Valle dei Templi di Agrigento, patrimonio Unesco.

Per fortuna oggi non siamo più soli, c´è il M5S a darci una mano. Grillo e Cancelleri sono stati molti chiari al riguardo nel comizio di Piazza Stazione ad Agrigento e questo ci conforta e ci dà speranza di vincere la battaglia che conduciamo da più di 5 anni.

Sono sicuro, sicurissimo che non si scorderanno dell´impegno preso pubblicamente.Gradirei avere un vostro contatto al più presto per cominciare a coordinare un´efficace iniziativa di contrasto all´ignobile progetto.Mi permetto di dare questo mio messaggio per conoscenza ai media perché conoscano l´apporto che voi certamente darete alla nostra lotta.

Con i più cari saluti,

Gaetano Gaziano

Presidente associazione “Salviamo la Valle dei Templi di Agrigento”

Fonte: laltraagrigento.it

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Si riparte tutti insieme … per l’Acqua Pubblica in Sicilia

Domenica 18 Novembre 2012, a Caltanissetta, ha avuto luogo un incontro tra attivisti e parlamentari del M5S Sicilia, il Forum Siciliano dei Movimenti per l’acqua e dei beni comuni, il Forum Siciliano dei Movimenti per l’acqua AcquainSicilia.org, Liberacqua Onlus e diversi altri Comitati Cittadini, associazioni, rappresentanti politici e liberi cittadini che si battono da tempo nella nostra Regione contro la privatizzazione dell’acqua e del servizio idrico.

Al termine di un dibattito costruttivo, ricercato con l’appello di qualche giorno fa e dunque auspicato dalla deputazione regionale del M5S, i presenti hanno sottoscritto in maniera informale la condivisione degli intenti nel prefigurare un reale disegno di ripubblicizzazione di tutti i servizi locali, prendendo a modello l’ipotesi dell’azienda speciale,  prevedendo strumenti per la partecipazione diretta ed effettiva dei cittadini nelle scelte gestionali, di pianificazione e programmazione, che non degradi il cittadino a mero utente del servizio in una logica privatistica e contrattualistica.
Pertanto, si ripartirà insieme dal disegno di legge di iniziativa popolare nella sua versione originaria, precedente alle modifiche peggiorative subite in IV Commissione, per far dunque approvare in Assemblea della Regione Siciliana una legge che assicuri la tutela della risorsa idrica e della sua qualità e la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato e la gestione dello stesso mediante Enti di diritto pubblico, che prevedano strumenti per la partecipazione diretta dei cittadini nella gestione dell’ente stesso.
La riunificazione di tutte le forze siciliane contrarie alla privatizzazione dell’acqua si concretizzerà, di fatto, nell’istituzione di un tavolo tecnico che si riunirà periodicamente per discutere e confrontarsi sulle modifiche da apportare alla proposta di legge “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico in Sicilia“ già presentata all’ARS il 7 Settembre 2010, supportata da 35.000 firme di cittadini siciliani e scelta ieri come base di partenza dal nuovo “gruppo di studio” per l’acqua bene comune.
Sarà istituito, nei prossimi giorni, un forum di discussione aperto a tutti i cittadini, al cui interno sarà disponibile la base di proposta di legge  sopra menzionata e tutte le proposte di emendamento con relativa motivazione. Ciascuno potrà intervenire per far sì, che la nuova legge siciliana per la ripubblicizzazione dell’acqua, sia il frutto di una più ampia e maggiore partecipazione possibile.
Si riparte, tutti insieme, per l’acqua pubblica!

Fonte: sicilia5stelle.it

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M5S, dalla Sicilia lettera aperta ai consiglieri regionali neo-eletti

Domenica 18 Novembre 2012

Chi scrive questa lettera – che vi proponiamo in forma integrale anche se ridotta per motivi di spazio – è Giuseppe Luca, in qualità di membro di ASASI-Associazione Scuole Autonome Sicilia.

Il messaggio recapitato al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo è interessante ed è uno schietto invito alla speranza.

“Signori ‘cittadini’, da eletti vi fregerete del titolo di Onorevole… Siamo stati invitati a chiamarvi “cittadini” perché dite che siete e vorreste essere come tutti noi, vicini a noi, con i problemi quotidiani di ogni cittadino. Vogliamo, però, ricordarvi che entrando a far parte dei decisori politici della nostra Isola, resterete come noi, ma le vostre responsabilità saranno diverse e più gravi e serie delle nostre.

Perché possiate diventare “cittadini onorevoli” è necessario che dimentichiate la fase destruens costellata con slogan del tipo: tutti a casa per cambiare, per passare subito alla fase costruens che si dovrà sostanziare di provvedimenti utili per il promesso cambiamento. Ricordatevi che i vostri slogan, se restano semplici parole, non avranno nulla di diverso degli altri politici che siederanno con voi sulle poltrone del Parlamento siciliano. La traversata a noto dello Stretto di Messina del vostro ispiratore, la marcia sull’Etna, le passeggiate per le nostre strade, gli infiniti annunzi, se non si tradurranno in provvedimenti concreti resteranno semplici fatti mediatici che presto saranno portati via dalle correnti dello stretto.

Ricordatevi che non vogliamo più sentire politici trasformati in venditori ambulanti di parole che tentano di narcotizzarci con la nenia del “tutti a casa”, del ‘cambiamento’ e della ‘rottamazione‘.

Condividiamo la vostra decisione di non fare alcun “inciucio”, di non scendere a compromessi ma di approvare ogni provvedimento da chiunque presentato a condizione che sia funzionale alla crescita della nostra isola. Attivatevi, perciò, presto anche perché il neo-eletto Presidente rifiuti “inciuci” ma apra le porte a chi vuole cambiare concretamente.

L’ASASI (Associazione scuole autonome della Sicilia) nata per sostenere l’autonomia delle nostre scuole e migliorare il servizio, pone subito alla vostra attenzione tre priorità per evitare il totale collasso della scuola siciliana causato dalla miopia dei governi che si sono succeduti specialmente in questi ultimi anni: approvazione di un testo di legge sul diritto allo studio e alla formazione del quale solamente la nostra Regione ne è priva; investimenti straordinari per gli interventi di messa in sicurezza, manutenzione e adeguamento degli edifici scolastici; immediato rispetto dell’art. 3 della legge n. 23 dell’11/01/1996 che obbliga i comuni e le province siciliane a fornire il materiale di pulizia, i registri per i docenti e quant’altro previsto dalla citata legge.

Signori “cittadini”, noi crediamo nel miglioramento qualitativo dell’istruzione e della formazione come volano per la crescita e la democrazia della nostra Isola e, preso atto delle vostre promesse, abbiamo il diritto di risposte concrete e voi avete il dovere di darcele se volete salvare la scuola dal default e diventare “cittadini onorevoli”.

Molti credono che voi sarete i taumaturghi in grado di guarire le grosse ferite che i precedenti “poco”onorevoli hanno inflitto alla Sicilia, per noi è più ragionevole pensare che voi potreste aiutare quanti, animati di buona volontà, vogliono essere “veri” onorevoli.

L’ASASI dichiara la piena disponibilità alla collaborazione, offre il contributo dell’esperienza acquisita sul campo e attraverso il nostro settimanale-online “La Letterina” che raggiunge più di quarantamila lettori, monitorerà i vostri interventi apprezzandone i contenuti finalizzati alla migliore qualità della scuola ma eserciterà il proprio diritto all’indignazione e alla critica per scelte non coerenti con le finalità istituzionali”.

Fonte: prismanews.net

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La dittatura delle finanze

Ho riflettuto a lungo come cristiano e come missionario, nonché come cittadino, sulla crisi economico-finanziaria che stiamo attraversando, e sono riandato alla riflessione che noi missionari avevamo fatto sul debito dei paesi impoveriti del Sud. Per noi i debiti del Sud del mondo erano ‘odiosi’ e ‘illegittimi’ perché contratti da regimi dittatoriali per l’acquisto di armi o per progetti faraonici , non certo a favore della gente. E quindi non si dovevano pagare! “E’ immorale per noi paesi impoveriti pagare il debito” – così affermava Nyerere, il ‘padre della patria ‘ della Tanzania, in una conferenza che ho ascoltato nel 1989 a Nairobi (Kenya). “ Quel debito – spiegava Nyerere – non lo pagava il governo della Tanzania, ma il popolo tanzaniano con mancanza di scuole e ospedali.” La nota economista inglese N.Hertz nel suo studio Pianeta in debito, affermava che buona parte del debito del Sud del mondo era illegittimo e odioso.

Perché abbiamo ora paura di applicare gli stessi parametri al debito della Grecia o dell’Italia? Nel 1980, il debito pubblico italiano era di 114 miliardi di euro, nel 1996 era salito a 1.150 miliardi di euro ed oggi a quasi duemila miliardi di euro. “Dal 1980 ad oggi gli interessi sul debito – afferma F. Gesualdi – hanno richiesto un esborso in interesse pari a 2.141 miliardi di euro!”. Lo stesso è avvenuto nel Sud del mondo. Dal 1999 al 2004 i paesi del Sud hanno rimborsato in media 81 miliardi di dollari in più di quanto non ne avessero ricevuto sotto forma di nuovi prestiti.

E’ la finanziarizzazione dell’economia che ha creato quella ‘bolla finanziaria’ dell’ attuale crisi. Una crisi scoppiata nel 2007-08 negli USA con il fallimento delle grandi banche, dalla Goldman Sachs alla Lehman Brothers, e poi si è diffusa in Europa attraverso le banche tedesche che ne sono state i veri agenti, imponendola a paesi come l’Irlanda, la Grecia… ”Quello che è successo dal 2008 ad oggi – ha scritto l’economista americano James Galbraith – è la più gigantesca truffa della storia.”
Purtroppo la colpa di questa truffa delle banche è stata addossata al debito pubblico dei governi allo scopo di imporci politiche di austerità e conseguente svendita del patrimonio pubblico. Queste politiche sono state imposte all ’Unione Europea dal ‘Fiscal Compact’ o Patto Fiscale , firmato il 2 marzo 2012 da 25 dei 27 capi di Stato della UE. Con il Fiscal Compact si rendono permanenti i piani di austerità che mirano a tagliare salari, stipendi, pensioni, a intaccare il diritto al lavoro, a privatizzare i beni comuni. Per di più impone il pareggio in bilancio negli ordinamenti nazionali. I governi nazionali dovranno così attuare, nelle politiche di bilancio, le decisioni del Consiglio Europeo, della Commissione Europea e soprattutto della Banca Centrale Europea(BCE) che diventa così il vero potere ’politico’ della UE. Il potere passa così nelle mani delle banche e dei mercati. La democrazia è cancellata. L’ ha affermato la stessa Merkel: ”La democrazia deve essere in accordo con il mercato.” Siamo in piena dittatura delle banche.

E’ il potere finanziario che ha imposto come presidente della BCE, Mario Draghi, già vicepresidente della Goldman Sachs, e a capo del governo italiano Mario Monti, consulente della Goldman Sachs e Coca-Cola, nonché membro nei consigli di amministrazione di Generali e Fiat (Monti fa parte anche della Trilaterale e del Club Bilderberg). Nel governo Monti poi molti dei ministri siedono nei consigli di amministrazione dei principali gruppi di affari della PenisolaPassera, ministro dello Sviluppo Economico, è ad di Intesa San Paolo; Fornero, ministro del lavoro , è vicepresidente di Intesa San Paolo; F. Profumo, ministro dell’istruzione è amministratore di Unicredit Private Bank e di Telecom Italia; P.Gnudi, ministro del Turismo, è amministratore di Unicredit Group; Piero Giarda, incaricato dei Rapporti con il Parlamento, è vicedirettore del Banco Popolare e amministratore di Pirelli. Altro che ‘governo tecnico’: è la dittatura della finanza! (Dati in riferimento alla data d’insediamento del Governo tecnico nel 2011)

Infatti sotto la spinta di questo governo delle banche, il Parlamento italiano ha votato il ‘Patto Fiscale’, il Trattato UE che impone di ridurre il debito pubblico al 60% del PIL in vent’anni. Così dal 2013 al 2032, i governi italiani , di destra o sinistra che siano, dovranno fare manovre economiche di 47-48 miliardi di euro all’anno, per ripagare il debito. “Noi italiani siamo polli in una macchina infernale – commenta giustamente F.Gesualdi – messa a punto dall’oligarchia finanziaria per derubarci dei nostri soldi con la complicità della politica”. E ancora più incredibile è il fatto che sia stato proprio il Parlamento , massima istituzione della democrazia, a mettere il sigillo  “a una interpretazione del tutto errata della crisi finanziaria, ponendola nell’eccesso di spesa dello Stato, soprattutto della spesa sociale – così pensa L. Gallino – la crisi, nata dalle banche, è stata mascherata da crisi del debito pubblico”.

Il problema non è il debito pubblico (anche se bisogna riflettere per capire perché siamo arrivati a tali cifre!), ma il salvataggio delle banche europee che ci è costato almeno 4mila miliardi di dollari , a detta dello stesso presidente della UE, Barroso (Sembra che il salvataggio delle ‘banche americane’ fatto da Obama sia costato su 14mila miliardi di dollari!).

E’ chiaro che non possiamo accettare né il Patto fiscale della UE, né la sua ratifica fatta dal Parlamento italiano, né la modifica costituzionale dell’articolo 81, perché a pagarne le spese sarà il popolo italiano.
C’è in Europa una nazione che ha scelto un’altra strada:l ’Islanda. La nostra stampa non ne parla. L’Islanda pittosto che salvare le banche (non avrebbe neanche potuto farlo, dato che i suoi debiti si erano gonfiati fino a dieci volte del suo PIL!), ha garantito i depositi bancari della gente ed ha lasciato il suo sistema bancario fallire, lasciando l’onere ai creditori del settore piuttosto che ai contribuenti. E la tutela del sistema di welfare, come scudo contro la miseria per i disoccupati, ha contribuito a riportare la nazione dal collasso economico verso la guarigione. E’ vero che l’Islanda è un piccolo paese ma può aiutarci a trovare una strada per tentare di uscire dalla dittatura delle banche .

Per questo suggeriamo alcune piste per una seria riflessione e conseguente azione:

1) Richiesta di una moratoria per il pagamento del debito pubblico;
2) Indagine popolare (audit) sulla formazione del nostro debito pubblico allo scopo di annullare la parte illegittima, rifiutando di pagare i debiti ‘odiosi’ o ‘illegittimi’, come ha fatto l’Ecuador di R. Correa nel 2007;
3) Sospensione dei piani di austerità che, oltre essere ingiusti, fanno aumentare la crisi;
4) Divieto di transazioni finanziarie con i paradisi fiscali e lotta alla massiccia evasione fiscale delle grandi imprese e degli straricchi;
5) Messa al bando dei ‘pacchetti tossici’ e della speculazione finanziaria sul cibo;
6) Divisione delle banche ‘troppo grandi per fallire’ in entità più controllabili, imponendo una chiara distinzione tra banche commerciali e banche di investimento;
7) Apertura di banche di credito totalmente pubbliche,
8 ) Imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie per la ‘tracciabilità’ dei trasferimenti e un’altra sui grandi patrimoni;
9) Rifondazione della BCE riportandola sotto controllo politico (democratizzazione), consentendole di effettuare prestiti direttamente ai governi europei a tassi di interesse molto bassi.

Sono solo dei suggerimenti per preparare un piano serio ed efficace per uscire dalla dittatura delle banche.

Per chi è interessato alle campagne in atto per un’altra uscita dal debito, consulti: smonta il debito, www.cnms.it; rivolta il debito, www.rivoltaildebito.it; no debito, www.nodebito.it.
Se ci impegniamo, partendo dal basso e mettendoci in rete, a livello italiano ed europeo, il nuovo può fiorire anche nel vecchio Continente.
Da parte mia rifiuto di accettare un Sistema di Apartheid mondiale dove il 20% della popolazione mondiale consuma l’80% delle risorse: un pianeta con un miliardo di obesi tra i ricchi, e un miliardo di affamati tra gli impoveriti, e dove ogni minuto si spendono tre milioni di dollari in armamenti e nello stesso minuto muoiono per fame la morte di quindici bambini. Il mercato, la dittatura della finanza si trasformano allora “ in armi di distruzione di massa”, dice giustamente J. Stiglitz, premio Nobel dell’economia. “Il potere economico-finanziario lascia morire – afferma F. Hinkelammert – e il potere politico esegue…. Entrambi sono assassini.

Diamoci da fare perché vinca invece la vita!

Napoli, 18 novembre 2012

Alex Zanotell

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All’Ars stipendi fino a 25 mila euro al mese

Anche dai trasferimenti ai gruppi e intergruppi parlamentari benefici per i singoli deputati che arrivano a 11,8 milioni di euro. Ai deputati residenti a Palermo è pure riconosciuto un rimborso spese trasporto mensile di 277 €

Palermo – Un deputato semplice dell’Assemblea regionale siciliana in questa legislatura arriva a percepire poco più di 20 mila euro mensili. Il dato è frutto di una rielaborazione del Quotidiano di Sicilia su cifre pubblicate sul sito istituzionale di Palazzo reale.

Lo stipendio di un parlamentare regionale comunque può variare da una cifra base di 20 mila euro – in assenza di indennità di funzione – a poco più di 22 mila euro se il deputato è segretario di commissione o presidente, fino a 25 mila euro per il presidente dell’Ars. Sono cifre che però riguardano i deputati residenti a Palermo. Gli altri invece hanno diritto a trecento o quattrocento euro in più come rimborso spese per il trasporto, variabile secondo la distanza che li separa dall’Ars.
Nell’edizione del Quotidiano di Sicilia del 9 novembre, scrivendo di busta paga del parlamentare regionale, abbiamo trattato l’argomento dell’indennità. Retribuzione che è la più alta d’Italia per l’equiparazione del trattamento economico dei deputati dell’Ars ai membri del Senato (legge regionale 44/65). In questo articolo (vedi tabella a parte) trattiamo le altre voci che compongono lo stipendio del deputato.

In questo caso consideriamo l’importo lordo dell’indennità, pari a circa 10 mila euro, tenendo conto della busta paga resa pubblica a settembre dal deputato Cateno De Luca (10.705 euro). Al netto l’indennità è pari a 5.101,68 per via della ritenuta fiscale, del contributo pensionistico e dell’assistenza sanitaria integrativa.

All’indennità si aggiungono la diaria, pari 3.500 euro, il rimborso spese per l’esercizio del mandato di 3.180 euro e l’indennità variabile di trasporto su gomma. Per quest’ultimo è stabilito un importo annuo di 7.989 euro al parlamentare in caso di tragitto superiore ai 100 chilometri e di 6.646,50 euro se il tragitto è inferiore. Per i residenti a Palermo l’importo ammonta a 3.323 euro.

A queste cifre bisogna sommare il contributo mensile di 3 mila euro (erano 3.750 prima dei tagli di ottobre del consiglio di Presidenza) per il funzionamento del gruppo parlamentare di appartenenza a supporto dell’attività. Il totale di cui beneficia il deputato semplice ammonta così a poco più di 20 mila euro mensili, ma occorre aggiungere anche i benefici indiretti dall’appartenenza a gruppi e intergruppi parlamentari (capitolo VI del bilancio preventivo dell’Assemblea).

L’Ars eroga i contributi anche agli intergruppi, voce che rientra nel capitolo di bilancio dei trasferimenti ai gruppi parlamentari. Nel 2011, come risulta dal rendiconto dell’Ars, la spesa è stata pari a 85 mila euro. Nel bilancio preventivo del 2012 è prevista un’uscita di 100 mila euro. La spesa totale preventivata nel 2012 per i gruppi parlamentari, compreso il personale, ammonta a 12,6 milioni di euro. Da questa cifra bisogna sottrarre 810 mila euro (750 euro mensili in meno per ciascun deputato con i tagli di ottobre) per arrivare ad una previsione di spesa in bilancio di 11,8 milioni di euro. La quantificazione dei contributi ai gruppi parlamentari tiene conto dell’equiparazione dell’Ars al Senato.

Il QdS sostiene da anni che per tagliare i costi della politica alla radice bisogna intanto abrogare la legge 44/65 che allinea il trattamento economico dei deputati dell’Ars alle Camere, nello specifico caso al Senato. E’ l’unico caso in Italia. Non esiste un privilegio del genere nelle altre regioni autonome (Qds del 2 ottobre e del 9 novembre). Le retribuzioni sono più basse, così come lo sono nelle regioni a statuto ordinario.

Contrari, come hanno detto al QdS, sono Nicola D’Agostino (Partito dei siciliani ex Mpa) e Francesco Cascio (Pdl). Marco Falcone (Pdl) ha annunciato che ha “già pronto” un disegno di legge per modificare la norma e che presenterà il testo “all’indomani dell’insediamento” all’Ars. Il deputato non parla di abrogazione. Sostiene che occorre “passare ai fatti, modificando proprio quella legge (L.R. 44/65) che è l’alibi per chi ostacola l’eliminazione delle specificità e dei privilegi riservati ai parlamentari dell’Ars”.

di Giovanna Naccari

Articolo pubblicato il 17 novembre 2012

Fonte: qds.it

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