Sulle Province è già scontro. I grillini: “Un errore il rinvio”.

Il governo ha deciso di rinviare di un anno le elezioni provinciali. Gli enti verranno commissariati “nell’attesa di creare i liberi consorzi”, spiega Crocetta. Ma il Movimento cinque stelle insorge: “Chi parla di rivoluzione dovrebbe avere più coraggio e abolire subito questi carrozzoni”.

Giovedì 28 Febbraio 2013 – di Accursio Sabella

Eppure, fino a un paio di settimane fa, le Province sembrava andassero bene a tanti. A cominciare dal presidente della Regione che non solo ha scartato l’idea di abolirle, ma addirittura il 31 gennaio scorso ha deliberato in giunta di anticipare di oltre un mese la data delle elezioni prevista per fine maggio. Decidendo, di fatto, di andare al voto senza nemmeno intervenire sulla riduzione di giunte e Consigli. Prima di accorgersi, però, che in quei giorni l’Assemblea regionale sarà in piena bagarre per l’approvazione del bilancio. E allora, nuova delibera. Del 5 febbraio stavolta. “Abbiamo scherzato: si vota il 26 e il 27 maggio”. Una scelta contro la quale è piombato anche un ricorso al Tar dell’ex assessore Armao: “Illegittimo andare al voto senza prima aver ridotto i costi”, ha denunciato. Ma nemmeno quella decisione della giunta ha messo la parola fine sulla questione. Ieri in prima commissione all’Ars, ecco il colpo di scena: il governo sarebbe intenzionato a votare tra un anno. Nel 2014. Commissariando nel frattempo le nove giunte e i nove consigli provinciali. “Esistono – ha puntualizzato il presidente Crocetta – i liberi consorzi dei comuni che possono essere un riferimento per gli organismi di secondo livello che ne manterrebbero la titolarità. Questa proposta – aggiunge – consentirebbe un risparmio notevole, si potrebbero inglobare nei consorzi Ato, Srr, Iacp etc. La costituzione di nuovi consorzi, consentirebbe ai comuni di rimpinguare tra l’altro un personale che è carente. Su tutto questo credo si possa lavorare con l’Ars ed evitare – ha concluso – di approvare una legge come quella di Monti che non riduce i costi ma burocratizza ulteriormente le province”. “La danza del gambero”, così il capogruppo del Pdl Francesco Scoma ha definito sarcasticamente “la nuova marcia indietro del governo”.

Il “giorno delle Province” sarà il 6 marzo. Quel giorno all’Ars è calendarizzata la discussione sull’ente. E quel giorno potrebbe approdare a Sala d’Ercole il ddl che chiederà la proroga di un anno del voto. Un testo al quale sta febbrilmente lavorando il presidente della prima commissione Marco Forzese, “ma di concerto col governo, ovviamente – spiega – nell’ottica dell’abbattimento dei costi della politica, che è quello che ci chiedono gli elettori. Ma la riforma che noi abbiamo in mente, e che dovrà riguardare soprattutto l’abolizione di enti come gli Iacp o i Consorzi di Bonifica, ha bisogno di tempo. Per questo, sposteremo di un anno il voto. Nel frattempo, le Province verranno commissariate”. Al contrario di quanto richiesto dal Movimento cinque Stelle: “Perché dobbiamo perdere ancora del tempo? – chiede il capogruppo Giancarlo Cancelleri – le scelte sono ormai mature. Abbiamo la grande occasione di essere d’esempio per il resto d’Italia. Daremo battaglia all’Ars. Per noi la discussione non è affatto chiusa”. Una posizione che non preoccupa Forzese, che “di concerto col governo”, come detto, lavorerà alla proroga, nonostante tutto. “La posizione dei grillini? – dice Forzese, che fa parte del gruppo dei Democratici e riformisti a sostegno di Crocetta – la rispetto, ma è una posizione essenzialmente demagogica. Evidentemente, e lo capisco, il Movimento cinque stelle agisce sulla scia del grande consenso elettorale ricevuto alle ultime Politiche”. “Vedremo – replica Cancelleri – chi ha davvero coraggio. È facile riempirsi la bocca della parola ‘rivoluzione’. Se vuoi cambiare davvero le cose, devi dimostrarlo con i fatti. Noi – prosegue Cancelleri – vorremmo sfruttare il successo delle Politiche? Ma se abbiamo deciso, coerentemente con quello che pensiamo delle Province, di non presentarci nemmeno alle prossime elezioni… Invece chi parla – conclude – preferisce che tutto resti in piedi e che per un anno vengano commissariati gli enti, le partecipate, tutti i carrozzoni”.

“E lì piazzeranno tutti i trombati delle ultime elezioni”, incalza l’ex vicepresidente dell’Ars Santi Formica. “Mi sono fatto sentire in Commissione. Questa proposta di proroga – insiste – non ha alcun senso. Noi abbiamo già presentato il nostro disegno di legge, che prevede un abbattimento dei costi del 20%. Ma abbiamo anche avanzato una nuova proposta”. In pratica, l’opposizione si sarebbe detta pronta a cedere al governo la delega per l’abolizione di enti e funzioni che attualmente fanno capo alle Province. “Il vero spreco – spiega Formica – non sono certamente i consigli o le giunte provinciali, che costano 4,5 euro l’anno a cittadino. Bisogna abolire i carrozzoni. E noi abbiamo detto: andiamo a votare, e il governo entro 180 giorni intervenga, su delega del Parlamento, per l’abolizione degli enti collegati alle Province. Anche perché, l’Ars rischia di andare incontro a un rischio evidente”. Il rischio, insomma “che, magari col voto segreto – spiega Formica – possa venire respinto il ddl che prevede la proroga. A quel punto, non ci sarebbe il tempo per cambiare la legge prima dell’indizione dei comizi, che arriverebbe a fine marzo. E la Sicilia finirebbe per tenersi le Province così come sono”.

Fonte: livesicilia.it

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