La corruzione travolge la Regione siciliana

Bruxelles taglia dirigenti immobili

di Carlo Alberto Tregua

Gli scandali della Formazione e del Turismo sono finalmente emersi, dopo dieci anni di inchieste serrate che abbiamo sviluppato senza guardare in faccia a nessuno. Il vaso di Pandora è stato scoperchiato e il verminaio è venuto alla luce, perché non c’è fumo senza arrosto, nonostante i tentativi di giustificazione e le smentite dei presunti colpevoli. Tutti hanno utilizzato le risorse pubbliche: deputati, dirigenti, imprenditori, senza limiti e senza vergogna.
Saranno individuate le responsabilità penali, ma non è questo che importa ai siciliani. Importa individuare le responsabilità di assessori e dirigenti regionali che hanno consentito questi comportamenti e i relativi reati, eventualmente appurati. La responsabilità di assessori e dirigenti è evidente quando si guarda l’altra questione che ha ridotto in miseria la Sicilia: la mancata utilizzazione dei fondi europei.
Ciò è accaduto, in primo luogo, per l’incuria e l’incapacità degli stessi; in secondo luogo, perché le Giunte regionali di Cuffaro e Lombardo non avevano risorse per co-finanziare i progetti cantierabili e non hanno effettuato i doverosi controlli.

Ma a questa analisi manca la parte finale: la Giunta Crocetta non ha insediato una Commissione d’inchiesta indipendente, composta da persone di alta levatura morale, per portare alla luce dell’opinione pubblica i responsabili, ripetiamo, non dei reati penali, che hanno creato i disastri: Formazione e Turismo e mancata spesa dei fondi Ue.
Cosicché Bruxelles comincia a tagliare i rimborsi, a cominciare dai 60 milioni di euro di fondi per i grandi eventi. Nessuno venga a dire che le difficoltà risiedono nei regolamenti comunitari complessi, perché vi sono state Regioni che li hanno utilizzati fino all’ultimo euro.
C’è un ulteriore rilievo da fare: giornali e televisioni regionali non si sono occupati di questi gravissimi fatti se non quando la Magistratura ha aperto le inchieste, mentre erano a tutti noti il marasma, il disservizio e la corruzione presenti alla Regione.
Crocetta ha fatto un turn over di dirigenti, spostandoli dalla vecchia alla nuova posizione, ma non ha messo nessuno di essi sotto inchiesta amministrativa.

Si dice che la criminalità organizzata abbia una grave responsabilità nella corruzione della Regione e dei Comuni, nonché di altri Enti. Questo fatto è stato ben delineato dalla Corte dei Conti. E così sarà nel prossimo Giudizio di parificazione che essa presenterà in Sicilia venerdì prossimo.
E’ inutile continuare a pensare alla mafia con la coppola, perché non esiste più. Oggi agisce mediante professionisti e imprenditori apparentemente incensurati che entrano in combutta con i dirigenti pubblici di vario livello. è inutile nasconderlo, se questi ultimi fossero integerrimi, la corruzione nella Pubblica amministrazione non potrebbe attecchire.
Fra le sirene della corruzione ora sono state inserite anche le escort, presenti un po’ ovunque, persino nel regno di Matteo Renzi, vale a dire il Municipio di Firenze.
Occorre pulizia, netta e radicale. Crocetta risulta essere persona onesta e, dunque, non può esimersi dall’impugnare la frusta e andare fino in fondo per fare pulizia. Egli sa che la corruzione è anche sostenuta dalla lentezza delle procedure che obbligano i richiedenti a cercare scorciatoie.

Il presidente della Regione deve capire se i fascicoli rimangono sui tavoli di dirigenti e dipendenti più del tempo necessario. Lo può appurare soltanto se i fascicoli sono totalmente digitalizzati e se può verificarne l’andamento attraverso una traccia che indichi giorno e ora dei loro spostamenti, nonché l’intervento dei dirigenti e dei dipendenti. Il controllo è essenziale e va affidato a persone integerrime, possibilmente esterne all’amministrazione.
Sappiamo che in Regione la situazione è magmatica, volutamente per evitare che la trasparenza vinca. Ma senza l’inserimento dei quattro valori fondamentali di una Comunità, merito, responsabilità, crescita e solidarietà, la Sicilia è destinata a competere col Terzo Mondo.
L’Etna è diventata Patrimonio Unesco dell’Umanità, ma su questo ci torneremo. Ora ci preme sapere dal presidente della Regione se intenda utilizzare questo importantissimo riconoscimento per attirare in Sicilia almeno 5 milioni di turisti, e come intenda farlo.

Articolo pubblicato il 25 giugno 2013

Fonte: qds.it

Share