M5S: “Altro che 1 euro a metro cubo, in Sicilia prima del 2013 acqua minerale praticamente regalata alle multinazionali”

Da una richiesta di accesso agli atti del Movimento 5 stelle la scoperta che ai giganti delle minerali il prezioso liquido nel recente passato veniva dato a 13 centesimi al metro cubo oltre certi limiti. Confindustria chiede ora che si ritorni vicino a quei livelli (attualmente il canone è di 2 euro) facendosi scudo della crisi delle piccole imprese. I deputati : “E’ una scusa per tutelare i big”.

acqua_minerale_imbottigliata

Gratis o quasi. Oltre i 35 mila metri cubi l’acqua minerale estratta in Sicilia prima della legge del 2013 finiva negli impianti delle multinazionali a prezzi ridicoli: appena 13 centesimi a metro cubo. E’ la scoperta fatta dal Movimento 5 stelle all’Ars, spulciando tra le carte arrivate al gruppo grazie ad una richiesta di accesso agli atti.

Analizzando i dati – affermano i deputati – abbiamo scoperto che la normativa antecedente al 2013 prevedeva un canone fisso di 516,46 euro per l’acqua estratta (emunta) fino a 5000 metri cubi, da 5000 mc a 35000 mc il costo passava a 1,03 euro, mentre oltre i 35mila mc il canone scendeva vertiginosamente a 13 centesimi al metro cubo”.
Un regalo, o quasi, confezionato, però, solo per i colossi. Solo i big del settore, infatti, riuscivano ad estrarre quantità di acqua tali da accedere alle micro tariffe.

I pochi dati incompleti e parziali che abbiamo ricevuto – afferma la deputata Claudia La Rocca –bastano a far capire che i beneficiari di questo canone irrisorio erano le grandi multinazionali dell’acqua. Una di queste infatti estrae 238.545mc di acqua, a fronte dei 15.052mc di un’altra piccola impresa del settore”.

Dall’entrata in vigore della legge di stabilità del 2013 la pacchia per queste imprese è finita grazie ad una norma targata M5S, che ha portato i canoni per l’acqua estratta a 2 euro al metro cubo. Un rospo difficile da ingoiare per Confindustria, che l’altro giorno ha portato alla commissione Attività produttive dell’Ars una proposta per riportare i canoni molto vicini a quelli ‘da saldo’: 30 centesimi al metro cubo.
Per sostenere la sua proposta – afferma Claudia La RoccaConfndustria si fa scudo della crisi delle piccole imprese, ma è chiaro, come dimostrano i dati in nostro possesso, che il suo obiettivo è tutelare gli interessi delle multinazionali. Il M5S – prosegue La Rocca – chiede un canone equo, che non avvantaggi le grandi multinazionali a dispetto delle piccole e medie imprese, una norma che si coniughi pure con il rispetto delle risorse del territorio siciliano”.

Confindustria – afferma il deputato Matteo Mangiacavalloutilizza, di fatto la crisi di alcune aziende come scudo per gli incassi delle multinazionali. Dati alla mano, se mai ce li forniranno, saremo sensibili ai problemi delle piccole imprese che hanno sede e operano in Sicilia, ma non possiamo fare sconti o regalie alle multinazionali che speculano sulle nostre risorse. Se proprio poi si vuole regalare l’acqua alle imprese in crisi, che si applichi la regola anche a tutte le altre migliaia di attività imprenditoriali siciliane che non navigano nell’oro e che sono costrette a pagare tariffe che arrivano anche a 1,80 €/mc. Tagliamo le spese per l’acqua anche a loro“.

Tra le pieghe delle carte in possesso dei deputati fa capolino un piccolo giallo: della stragrande maggioranza dell’acqua estratta da una multinazionale del settore non si conosce l’utilizzo. “Dei quasi 240 milioni di litri estratti da questa impresa – spiega La Rocca – oltre 26 milioni risultano imbottigliati, oltre 22 milioni risultano ‘non imbottigliati, ma comunque utilizzati’. Nulla è dato di sapere sull’utilizzo degli altri circa 200 milioni di litri emunti”.

Dalla ricerca del Movimento 5 stelle salta fuori anche una curiosità: fino al 2013 nessuno aveva provveduto a convertire i vari scaglioni di canoni da corrispondere in euro, costringendo il servizio regionale competente a fare di volta in volta le conversioni lira/euro per fare i conteggi con le imprese.

Share

Il piano di Renzi per bucare il mare. M5S: “145 kmq di trivelle selvagge”

Il M5s presenta al Parlamento europeo il dossier sull’estrazione del petrolio: “Con lo Sblocca Italia decine di progetti anche nel Canale di Sicilia, su un’area grande quanto la Grecia. Useranno detonazioni a ridosso delle aree protette, è un disastro che va fermato”.

Deepwater_Horizon_offshore_drilling_unit_on_fire_2010
Deepwater Horizon, la piattaforma petrolifera di proprietà Transocean affondata il 20 aprile 2010 nel Golfo del Messico. Oltre a costare la vita a 11 persone, l’incidente ha generato un gravissimo danno ambientale. In mare si sono riversati circa 5 milioni di barili di petrolio, che hanno provocato la distruzione di un intero ecosistema. L’oro nero ha ucciso migliaia di uccelli marini, mammiferi, tartarughe e pesci e ha gravemente danneggiato i coralli sul fondo del mare. E le operazioni di bonifica hanno fatto più male che bene, devastando i luoghi deputati alla riproduzione della fauna. Un quinto del petrolio giace ancora sul fondo del mare.

Un’area di 145 chilometri quadrati , di cui ben 123 in mare. Un territorio poco più vasto dell’intera Grecia che rischia di venire perforato per estrarre petrolio o per cercarlo attraverso detonazioni subacquee. Un rischio sempre più concreto a causa delle norme scellerate contenute nel decreto del governo Renzi, lo Sblocca Italia, che di fatto è uno Sblocca Trivelle“. E’ quanto denuncia Rosa D’Amato, eurodeputata del Movimento 5 stelle, che cita i dati del dossier ‘145 kmq di trivelle selvagge, il piano Renzi per bucare l’Italia e il suo mare’. Il dossier è stato presentato oggi al Parlamento europeo di Bruxelles nel corso del seminario ‘Don’t fossilize yourself’, promosso dalla stessa eurodeputata e dal gruppo Efdd.

Stiamo assistendo a un vero e proprio assalto dei petrolieri al mare e al territorio italiano – dice D’Amato -. Stando ai dati del ministero dello Sviluppo economico, al momento le compagnie petrolifere hanno presentato 120 richieste di cui 67 per la ricerca di idrocarburi in terraferma, 45 per la ricerca in mare e 8 per la prospezione in mare. Dal Nord al Sud, dall’Adriatico al Tirreno fino al Golfo di Taranto e al Canale di Sicilia, ci sono decine di progetti, alcuni già in fase avanzata, che rischiano di perforare o di usare delle vere e proprie detonazioni subacquee a ridosso di aree marine di fondamentale importanza per la biodiversità del mar Mediterraneo. E’ un disastro che va fermato“.

L’europarlamentare denuncia innanzitutto l’irrilevanza economica della Strategia energetica nazionale, che vuole più che raddoppiare entro il 2020 l’estrazione di idrocarburi in Italia: “A fronte di introiti per le compagnie petrolifere che nel 2013 hanno raggiunto i 6,5 miliardi di euro solo con la vendita delle materie prime estratte – dice D’Amato – i ricavi dalle royalties per lo Stato sono stati, sempre nel 2013, di poco superiori ai 420 milioni di euro. Di questi, ben 93 milioni tornano alle stesse compagnie petrolifere attraverso i buoni benzina rilasciati dal Fondo di riduzione prezzi carburanti. Una beffa nella beffa“. Ci sono poi i danni ambientali delle attività petrolifere che, dice sempre l’eurodeputata, “fanno del Mediterraneo uno dei mari più inquinati da idrocarburi al mondo“.

Eppure, con lo Sblocca Italia, “trivellare sarà sempre più facile. Il cavallo di Troia è essenzialmente uno: togliere alle Regioni il potere di veto sulla ricerca e sulla trivellazione di pozzi di petrolio e di metano. Tra le disposizioni del decreto, infatti, c’è quella che trasferisce d’autorità nel marzo 2015 le procedure di via sulle attività a terra dalle regioni al ministero dell’Ambiente, annullando il potere di veto delle comunità locali“.

Lo Sblocca Italia va fermato – conclude D’Amato -. Questo decreto costituisce una palese violazione delle norme europee, in particolare della Direttiva Offshore 2013/30/UE e dalla nuova Direttiva 2014/52/UE sulla Valutazione di impatto ambientale. Contro queste violazioni abbiamo dato e continueremo a dare battaglia in Europa“.

Fonte: lasiciliaweb.it

Share

Punta Bianca dilaniata dalle esercitazioni militari. M5s: “Il governo assegni immediatamente una nuova area”

Presentata una seconda interrogazione all’Ars.

punta-bianca-agrigento

“Punta bianca, uno dei tratti più suggestivi della costa agrigentina, dilaniato da esercitazioni a fuoco da quando è stato destinato alla funzione di isola addestrativa di secondo livello per i reparti delle Forze Armate”. A distanza di oltre un anno dalla prima interrogazione depositata all’Ars, a firma del deputato M5s Matteo Mangiacavallo, e per la quale non è mai arrivata alcuna risposta dal Governo, il Cinquestelle torna all’attacco con una nuova interrogazione: “Da allora, diversi incontri sono intercorsi tra le parti interessate, e sia l’ex assessore regionale all’Ambiente che lo stesso ministero della Difesa e, quindi, le Forze armate, hanno mostrato disponibilità a lasciare l’area alla sua vocazione naturale, quella turistica appunto”. “Si attende, dunque, soltanto l’assegnazione di una nuova area, – afferma Mangiacavallo – il nostro atto, infatti, intende sollecitare ulteriormente un Governo regionale che continua a registrare perdite di tempo e lentezze ingiustificate”. Il tratto resta interdetto a bagnanti e natanti, e le forti vibrazioni generate all’interno dell’area hanno provocato numerose frane. “Scandaloso – continua Mangiacavallo – che un luogo dichiarato di notevole interesse pubblico già nel 2001 dall’assessorato ai Beni culturali ed ambientali, e in cui insistono calanche gessose di rara bellezza estetica e di notevole rilevanza ambientale, difficilmente rinvenibili in altre zone del mar Mediterraneo, venga in tal modo martoriato”. “Ad oggi, – conclude – risulta estremamente difficile recuperare i resti dell’attività militare svolta e non viene posta in essere alcuna operazione di bonifica del materiale abbandonato dopo le operazioni militari, inoltre mancano del tutto strutture logistiche poste a salvaguardia della sicurezza della popolazione; mentre il valore del parametro “piombo” fornito dall’Arpa risulta essere al limite massimo della tabella”.

 

Share

Confindustria: “Acqua minerale gratis per le aziende che la esportano fuori dalla Sicilia”. M5S: “Un affronto per tutti i siciliani alle prese col caro bolletta”.

I rappresentanti degli industriali, ieri, in commissione Attività produttive, hanno tirato fuori dal cilindro l’idea del mega regalo alle imprese del settore. Mangiacavallo e La Rocca: “La nostra isola non è terra di conquista”.

acqua-fonte

“Acqua minerale gratis per le aziende che la esportano fuori dalla Sicilia, e a canoni quasi inesistenti per chi la estrae (‘emunge’) e la distribuisce nell’isola”. E’ la proposta shock tirata fuori dai rappresentanti di Confindustria ieri al tavolo della commissione Attività produttive dell’Ars. Nel dettaglio la ricetta degli industriali per aiutare le imprese, una sorta di regalo di Natale anticipato, prevede l’azzeramento dei canoni per chi estrae ed esporta l’acqua e un netto taglio dei canoni per chi commercializza nell’isola. In questo secondo caso i canoni precipiterebbero dagli attuali 2 euro al metro cubo, previsti dalla legge regionale 9/2013, fino a 30 centesimi al mc. E tutto ciò a fronte di un’intera popolazione che continuerebbe a pagare l’acqua carissima.

“Trovo assurda la proposta di Confindustria – dichiara il deputato M5S Matteo Mangiacavallo – e oltremodo offensiva per i cittadini siciliani, che pagano l’acqua, quasi sempre non potabile, in media a oltre 1,50 euro al mc, mentre quella migliore, quella minerale, dovremmo cederla a 30 centesimi o addirittura regalarla se i concessionari riescono a venderla fuori dalla Sicilia. Tutto ciò è ridicolo e pure inaccettabile. Dobbiamo smetterla di pensare alla Sicilia come terra di conquista e ai siciliani come gli ultimi cittadini d’Europa“.

“Facciamo un appello di buonsenso a Confindustria – dice la deputata del Movimento Claudia La Rocca – ricordando che anche la norma antecedente al 2013 prevedeva un canone di 1,03 €/mc: Se proprio si deve rivedere la legge vigente per esigenze delle imprese, pretendiamo comunque che la nostra acqua non venga svenduta. La proposta portata in terza commissione infatti è ben al di sotto della media italiana, cosa che si evince chiaramente dai dati portati dalla stessa Confindustria in sede di audizione, e inoltre non tiene conto dell’accordo previsto dalla conferenza tra regioni del 2006, che prevede canoni da 1 a 2,50 €/mc per l’acqua imbottigliata e da 0,50 a 2,00 €/mc per l’acqua emunta non imbottigliata“.

“Chiediamo – continua La Rocca – un atto di responsabilità e di etica nei confronti della nostra terra, già abbastanza saccheggiata per spietate logiche di mercato. La nostra controproposta è quella di adottare una normativa che si avvicini a quella della regione Calabria, che mantiene canoni in linea con le altre regioni, ovvero 60 euro per ettaro, 1 euro per l’acqua emunta, 50 cent per l’acqua imbottigliata in vetro, incentivando così meccanismi virtuosi in materia di riduzione a monte dei rifiuti“.

Share

“Stop alle trivellazioni in Sicilia”. Passano due mozioni e un odg M5S all’Ars

Le mozioni a firma delle deputate Valentina Palmeri e Angela Foti prevedono il blocco delle attività di ricerca di idrocarburi per mettere la Sicilia al riparo dal rischio sismico e per salvaguardare l’ecosistema e le attività produttive nell’area del Canale di Sicilia. L’ordine del giorno, a firma di Mangiacavallo, mira a scardinare lo Sblocca Italia con un ricorso alla Corte costituzionale e con un referendum.

foto gruppo m5s no triv

Si va verso lo stop della trivellazioni in Sicilia. L’Ars ha approvato oggi due mozioni e un ordine del giorno targati M5S che mirano a rendere difficilissima la vita ai petrolieri. Le mozioni (prime firmatarie Valentina Palmeri ed Angela Foti) impegnano il governo a fermare la ricerca  di idrocarburi nell’isola. Questo per mettere l’isola al riparo da eventuali rischi sismici connessi alla ricerca e per salvaguardare l’ecosistema e le attività produttive nel canale di Sicilia. Lo stop vale anche per le ricerche in corso. L’ordine del giorno, primo firmatario Matteo Mangiacavallo, cerca di scardinare invece gli articoli 37 e 38 del decreto Sblocca Italia, che rischiano di mettere in moto le trivelle un po’ dovunque in Sicilia.

“Con questo odg – dice Mangiacavallo – si impegna il governo a fare ricorso alla corte Costituzionale e ad indire un referendum abrogativo”.

La palla passa ora al governo regionale che, si spera, non farà orecchie da mercante, come ha fatto con altre mozioni approvate dall’Aula nel recente passato.

Le mozioni M5S sono state approvate nonostante il tentativo messo in atto dalla maggioranza di bloccare la votazione con la verifica del numero legale e col tentativo di rimandare in commissione il testo “per ulteriori approfondimenti”.

“L’argomento – ha detto Giampiero Trizzino – è stato affrontato abbondantemente in commissione. L’aula semivuota non è colpa nostra, anzi dimostra il grado di sensibilità della maggioranza”.

“Oggi in quest’aula – ha affermato il capogruppo Valentina Zafarana – si è cercato di difendere l’indifendibile e cioé che gli assenti hanno ragione e i presenti torto. E’ il ribaltamento della realtà. La maggioranza è morta, sempre che sia mia stata in vita”.

La mozione Palmeri nasce dall’esigenza di mettere al sicuro i territori siciliani da eventuali rischi sismici, connessi alle attività di ricerca ed estrazione.

“Questo tipo di attività – afferma la parlamentare, prima firmataria della mozione – potrebbe produrre una sismicità indotta o innescata, anche a diversi chilometri di distanza. Le estrazioni e le attività di ricerca potrebbero essere molto pericolose in una terra ad alto rischio sismico come la Sicilia, dove sono ancora vivi i ricordi dei disastrosi sismi di Messina nel 1908 e della Valle del Belice del 1968, e, per andare più indietro nel tempo, quello della Val di Noto del 1693”.

La mozione a firma Palmeri prende le mosse da quanto successo in Emilia Romagna, dove tutte le attività estrattive in via di autorizzazione sono state bloccate in seguito alle risultanze di una commissione di inchiesta (ICHESE), istituita dopo il sisma del maggio 2012, che sulla base della revisione di una ricca letteratura scientifica e dei rapporti disponibili, ha evidenziato, tra le altre cose, che “estrazioni e/o iniezioni legate allo sfruttamento di campi petroliferi possono produrre, in alcuni casi, una sismicità indotta o innescata”.

“La votazione di oggi – ha detto Valentina Palmeri – rappresentava un bivio di una importanza politica fondamentale, ognuno di noi era chiamato a prendersi una responsabilità politica grandissima perché si trattava di scegliere tra sicurezza e tutela per la salute ambientale, agricoltura, falde idriche salubri, pesca e futuro, da un lato e scarse quantità di petrolio dall’altra, la cui estrazione ci espone a immotivati e pericolosi rischi”.

La mozione Foti mira invece a salvaguardare l’ambiente, che l’inquinamento rischia di compromettere irrimediabilmente.

“Le trivellazioni – ha detto la Foti – pongono in concreto pericolo non solo tutto l’ecosistema del Mediterraneo, ma anche il lavoro dei pescatori e di sistemi economici, come il turismo, che dipendono strettamente dalla salute del mare”.

Share

La Sicilia va in Qatar, un conto da 700 mila euro… “Ed io pago”!

Il M5s, primo firmatario Matteo Mangiacavallo, presenta un’Interrogazione parlamentare per fare chiarezza sulle spese sostenute dall’assessorato Turismo per la partecipazione al Brand Italy in Qatar.

crocetta-ardizzone-dohaPresentata all’Ars un’Interrogazione parlamentare, primo firmatario Matteo Mangiacavallo (M5s), rivolta al presidente Crocetta e all’assessorato Turismo, per fare chiarezza sulle “spese folli” sostenute dallo stesso assessorato per la partecipazione al Brand Italy “Exhibition of Excellence” a Doha in Qatar, proprio in questi giorni, dal 10 al 12 novembre 2014. La notizia apparsa sulla testata giornalistica on line “L’Oraquotidiano”, a firma della giornalista Marina Pupella, denuncia una spesa di 145 mila euro, iva esclusa, a carico dell’assessorato al Turismo. Ma, oggi, un nuovo articolo, apparso sullo stesso quotidiano, parla di un aumento di spesa vertiginoso; le spese sostenute dalla Regione siciliana, infatti, pare ammontino a più di 700 mila euro.

“Praticamente, – afferma il deputato Cinquestelle Mangiacavallo –per soli due giorni, per la Regione avere a disposizione un’area espositiva “pre allestita e personalizzata” di 250 metri quadrati con una pagina pubblicitaria sul catalogo ufficiale della manifestazione, la comunicazione via web e due hostess e/o steward bilingue arabo – italiano, spende cifre importanti ad oggi ancora non giustificate”. “Precisiamo che – aggiunge Mangiacavallo – non è dato conoscere nemmeno il numero dei componenti della delegazione istituzionale che sta partecipando alla due giorni, sempre a spese dell’assessorato”.

Oltre 278 mila euro, quindi, per partecipare al Brand Italy. A questi vanno sommati i 281 mila euro assegnati per l’esecuzione dei servizi di marketing e di internazionalizzazione del settore agroalimentare, più i 145 mila euro spesi dall’assessorato al Turismo per avere a disposizione nella città medio orientale l’area espositiva.

“Chiediamo quali siano, ovvero saranno, per la Regione siciliana, i riscontri di utilità (anche in termini squisitamente potenziali) – conclude il deputato Cinquestelle – e di sapere quale sia il numero del personale della Regione siciliana coinvolto nell’organizzazione che ha partecipato alla trasferta ed in ragione di quale personale qualifica; e, quindi, il costo sostenuto per pagare questa missione, composta (come si evince dall’articolo su citato) dal governatore Crocetta, dal presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, dal deputato democratico Bruno Marziano, dal senatore Beppe Lumia e dal presidente della fondazione Federico II Francesco Forgione. Nel gruppo partito in rappresentanza della Sicilia anche Sami Ben Abdelaali, già esponente della dittatura tunisina di Ben Alì, console in Sicilia in rappresentanza del regime, e oggi esperto per l’internazionalizzazione della Regione scelto dallo stesso Crocetta”.

“E pensare che l’ex assessore al Turismo, Michela Stancheris, innanzi a numerose ed esigue richieste di finanziamento per le tipiche rappresentazioni estive che caratterizzano l’identità di diverse zone della nostra Isola, la scorsa primavera, lamentava di “non avere un soldo in cassa”.

Share

Forte coi deboli e debole coi forti?

Parere_ANUTEL_TOSAP

L’ANUTEL (Associazione Nazionale Uffici Tributari Enti Locali), con parere espresso in data 17/12/2012, ha affermato che la Girgenti Acque S.p.a, in qualità di gestore del servizio idrico integrato per l’ATO di Agrigento, e quindi concessionario delle reti, degli impianti e degli altri beni strumentali necessari allo svolgimento del servizio, sia soggetto passivo T.O.S.A.P. (Tassa Occupazione Suolo e Aree Pubbliche) e che il pagamento dell’imposta debba avvenire sulla base delle utenze installate nel Comune.

D’altra parte anche il Ministero delle Finanze con circolare del 20/01/2009 ha confermato che ciascuna società che fruisce, a qualunque titolo di dette infrastrutture deve corrispondere direttamente al competente Ente locale gli importi dovuti a titolo di T.O.S.A.P. o di C.O.S.A.P. (Canone Occupazione Suolo e Aree Pubbliche)calcolati sulla base del numero delle proprie utenze, anche se non sono titolari delle infrastrutture con le quali si realizzano le occupazioni stesse.

Alla luce di quanto sopra il Comune di Favara ha già avviato un accertamento sanzionatorio nei confronti del Gestore Idrico relativamente alla T.O.S.A.P. non pagata nel periodo dal 2009 al 2013, per un totale di circa 60.000€.

Il Meetup Sciacca 5 stelle chiede di sapere se Girgenti Acque ha versato al Comune di Sciacca quanto dovuto in termini di C.O.S.A.P. per il periodo in questione; in caso contrario invita l’Amministrazione Comunale di Sciacca a consultare urgentemente l’ufficio legale per verificare l’efficacia giuridica degli autorevoli pareri sopracitati e, qualora ricorrano le circostanze, attivare l’ufficio tributario per un accertamento sanzionatorio nei confronti della Girgenti Acque. Considerato il numero di utenze del comune, le somme dovute, comprese le sanzioni e gli interessi, potrebbero superare la somma di 100.000€.

In un momento di crisi come quello che sta vivendo la nostra città, dove la parola d’ordine della Giunta è “non ci sono soldi”, una buona Amministrazione, piuttosto che limitarsi a compensare i tagli di trasferimenti con nuove tasse (TASI), non dovrebbe lasciarsi sfuggire simili occasioni per ridurre la pressione fiscale sui propri cittadini; ci auguriamo che non preferisca girare la testa dall’altra parte apparendo forte coi deboli e debole coi forti.

Meetup Sciacca 5 Stelle

Share

Gli staccano il contatore dell’acqua per morosità. Pensionato muore di infarto ad Agrigento. M5s: “Solidarietà alla famiglia”

I Cinquestelle presentano una nuova interpellanza al Governo regionale. Il deputato saccense all’Ars Matteo Mangiacavallo: “Il gestore provveda a ridurre la portata invece che staccare la fornitura di un servizio essenziale ed indispensabile come quello relativo all’erogazione dell’acqua”.

acqua_è_un_diritto

Sul fatto increscioso accaduto qualche giorno fa ad un anziano signore, colto da infarto mentre avveniva il distacco del suo contatore per opera della “Girgenti Acque“, interviene il gruppo parlamentare all’Ars del M5S.

Siamo dispiaciuti e vicini alla famiglia di Salvatore Tafuro”. Il deputato saccense Cinquestelle Matteo Mangiacavallo, oltre un anno fa, avevo fatto approvare una risoluzione in commissione Ambiente all’ARS, con la quale il governo regionale si impegnava ad adottare tutte le misure necessarie per evitare questi “disumani” distacchi. “E’ inconcepibile – afferma Mangiacavallo – che il gestore non provveda a ridurre la portata, invece che staccare la fornitura di un servizio essenziale ed indispensabile come quello relativo all’erogazione dell’acqua. Questo impegno, così come tanti altri, è stato miseramente disatteso”. E ritornando sulla morte del pensionato di Lucca Sicula, i parlamentari aggiungono “questo non rappresenta che l’esempio di come i privati che gestiscono l’acqua mirino esclusivamente al proprio profitto trascurando il lato umano che si nasconde dietro ad ogni singola bolletta. La gente non paga di certo per il piacere di non pagare“.

Sempre Matteo Mangiacavallo, in compagnia degli altri 13 parlamentari siciliani del M5S, ha presentato quest’oggi un’ulteriore interpellanza urgente al Presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta e al neo assessore all’Energia Vania Contrafatto (superati i termini di un mese, sarà riproposta come mozione di indirizzo).

Mangiacavallo torna, infine, sugli impegni disattesi dallo stesso governo regionale: “A proposito della cattiva gestione del S.I.I. nel territorio agrigentino abbiamo prodotto, in questi due anni di legislatura, una serie infinita di atti parlamentari. Tra questi ricordo un’ulteriore risoluzione, recepita come raccomandazione dall’assessore pro-tempore, con la quale avevamo chiesto l’invio di un’ispezione all’ATO Idrico di Agrigento per la verifica delle condizioni che determinano, di fatto, l’applicazione di una tariffa esagerata nella nostra provincia. Da calcoli errati, infatti, derivano bollette insostenibili. E le fatture “pazze” generano utenti morosi, non certo per loro scelta. Il gestore, indisturbato nella sua opera e noncurante dei reclami, procede ai distacchi. E’ un circolo vizioso che bisogna risolvere. Dobbiamo interrompere questa vergognosa catena alimentata nel corso degli anni da soggetti politici, burocrati ed amministratori compiacenti“.

Share

Video corteo anti-trivelle del M5S a Licata

manifestazione_anti_trivelle_licata

LICATA – Popolo 5 Stelle, ecologisti, comitati e semplici cittadini assieme per dire no alle ricerche petrolifere. Ieri mattina, domenica 9 novembre, a Licata è andata in scena la mobilitazione nazionale contro le trivelle, che il decreto Sblocca Italia di Renzi rischia di mettere in azione un po’ ovunque. La manifestazione, una sorta di “chiamata alle armi” in difesa dell’ambiente, è partita da piazzale del Carmine per arrivare a piazza Attilio Regolo, dove i portavoce nazionali e regionali del Movimento 5 Stelle hanno tenuto un’agorà.

Fonte: lavalledeitempli.net

Share

Ambiente e popoli la stessa sorte, petrolio presagio di morte – Manifestazione a Licata il 9 novembre 2014

m5s_contro_le_trivellazioni_nel_canale_di_sicilia

Gli attivisti del Meetup di Licata esprimono forte preoccupazione per le scelte di carattere ambientale che il Governo nazionale è in procinto di attuare con l’imminente entrata in vigore del Decreto Sblocca Italia, che in realtà è un Decreto “Sblocca Trivelle” che interessa direttamente il nostro territorio con l’avvio del progetto “Offshore Ibleo” di ENI che prevede due perforazioni “esplorative” (Centauro 1 e Gemini 1) e sei pozzi di produzione commerciale (Argo 2 e Cassiopea 1-5), nelle acque del mare di Licata, progetto che ha ricevuto il parere favorevole da parte del ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare lasciando che le trivellazioni off-shore vengano autorizzate senza neanche prendere in considerazione il loro possibile impatto sul mare.

Tale progetto, assieme agli altri 13 in fase di approvazione nel Canale di Sicilia, apre alle trivellazioni mettendo a rischio le risorse e le ricchezze del mare oltre che l’economia turistica dei comuni costieri siciliani e il modello di sviluppo eco-sostenibile su cui i territori già da tempo stanno lavorando per il proprio futuro.

Inoltre nel decreto “Sblocca Italia” le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale per le attività di ricerca, prospezione ed estrazione in terraferma sono sottratte alle Regioni ed assegnate allo Stato, in contrasto con quanto stabilito nel Titolo V della Costituzione e con conseguente accentramento dei poteri a discapito del diritto delle comunità che abitano sul territorio di far sentire la propria voce.

Con l’entrata in vigore del Decreto vengono modificate le norme sulla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi che diventeranno attività di pubblica utilità, ciò implica che le eventuali autorizzazioni avranno effetto di variante urbanistica, cosa che porterà il Comune di Licata e i comuni interessati a essere spogliati delle proprie competenze strategiche sulla programmazione territoriale.

Il provvedimento solleva anche dubbi di legittimità in relazione alle garanzie sancite dalla Costituzione in favore degli Enti locali e delle Regioni, in considerazione del fatto che tutti i livelli istituzionali hanno il dovere di garantire la salute dei cittadini, di difendere e tutelare il territorio, l’ecosistema locale e le sue risorse naturali e paesaggistiche (terrestri e marine) e che le stesse vanno salvaguardate anche attraverso una forte opposizione a ogni atto che comporti qualsivoglia pericolo per le persone e per il territorio.

Come è noto, sulla nave Raimbow Warrior di Greenpeace approdata a Licata il 10 Ottobre 2014 si era costituito un coordinamento dei comuni siciliani contro le trivellazioni in mare, presenti ANCI Sicilia e ben 8 amministrazioni. L’obiettivo dell’incontro era subito chiaro: basta proclami, è tempo di agire!
I comuni devono attivarsi subito per fermare i progetti di trivellazione e le misure del decreto Sblocca Italia che ne favoriscono una deregulation. Da quell’incontro nasce subito la proposta di far passare una delibera in tutti i comuni siciliani, per chiedere al Governatore della Regione Siciliana di impugnare l’art.38 del Decreto, che riguarda le trivelle, come incostituzionale per fermare i piani del governo nazionale.

Per queste ragioni, gli attivisti del MeetUp M5S di Licata così come tutta la cittadinanza, non avendo avuto un palese riscontro ad oggi sull’emanazione di tale delibera comunale, chiedono che venga predisposta la discussione con urgenza nella prima seduta utile del Consiglio Comunale in presenza del Commissario Straordinario Cartabellotta che porti ad approvare la proposta di delibera dell’Anci Sicilia e adempiere ad una comune decisione presa sulla nave di Greenpeace e poi nella seduta aperta del Civico Consesso riunitosi al Teatro Re Grillo, un provvedimento necessario volto alla salvaguardia dell’ambiente e della difesa delle prerogative di un territorio votato al turismo, così come già sta avvenendo in molti Comuni che si affacciano nel Canale di Sicilia.

Auspichiamo che il Governatore della Sicilia, sciolga presto la propria “riserva” al riguardo e che il Governo Renzi si impegni, invece, di favorire un futuro energetico ‘carbon free’, alimentato da fonti rinnovabili e caratterizzato dall’efficienza energetica.

Con l’occasione portiamo a conoscenza sia all’Amministrazione che all’intera cittadinanza che giorno 9 Novembre il MeetUp Licata organizza attraverso un coordinamento regionale una manifestazione di protesta e sensibilizzazione contro le trivellazioni, una mobilitazione nazionale contro il Decreto “Sblocca Italia” che coinvolge 8 regioni d’Italia e far sentire la voce di disapprovazione contro questa follia dei petrolieri che a tutti i costi vogliono estrarre le ultime gocce di idrocarburi dal Mare Nostrum a discapito dell’ambiente dei territori, del mare, dell’economia della pesca e del turismo e della salute dei cittadini. Il corteo si muoverà dalla Piazza del Carmine sino ad arrivare in Piazza Attilio Regolo dove i Portavoce parlamentari nazionali e regionali si confronteranno con i cittadini in una libera Agorà e faranno conoscere le proposte del M5S come l’ #AttivaItalia e tante altre proposte.
Pertanto invitiamo tutti a partecipare liberamente e far fronte comune in questa battaglia di civiltà ricordando che #umariunsispurtusa e che intendono condividere esperienze, progetti ed idee utili alla crescita e alla maturazione di una coscienza “attiva” sui temi dell’ambiente, salute e dell’eco-sostenibilità.

Share