Person of the Year 2014: L’Onesto

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L’uomo dell’anno è l’Onesto, una specie rara, ma ancora presente nel nostro Paese. Può sembrare un caso da manuale psichiatrico. Un signore (signora) che non si fa corrompere, che paga le tasse, che non parcheggia in doppia fila, che insegna ai suoi figli il piacere dell’onestà. Un problema in una società di disonesti in cui il figlio di… fa carriera e il meritevole deve emigrare, il magistrato onesto viene isolato dalle istituzioni. E’ un esempio in negativo per i corrotti e per gli acquiescenti. Dove infatti c’è l’Onesto, il disonesto appare in tutto il suo lerciume. L’Onesto, ogni tanto, si chiede chi glielo fa fare, poi pensa ai figli, all’idea di un mondo migliore e non si fa scoraggiare. La sua adrenalina sono i discorsi di fine anno di Napolitano che raccoglie religiosamente e usa come una droga nei momenti di sconforto, sono le minchiate quotidiane di Renzie e la faccia di Berlusconi, quello che ha fondato Forza Italia con Dell’Utri in frequentazione di mafia e ora in galera. Un trittico che sfiancherebbe un mulo ma non lui. Talvolta, mentre mangia la minestra la sera, tra un boccone e l’altro, la moglie gli chiede “Ma che vita ti sei scelto?” e lui non sa cosa rispondere. La verità è che non può essere che sé stesso e non sopporterebbe la sua immagine allo specchio se facesse parte dei disonesti. Non ha scelto lui, è che non ce la fa a delinquere, a mentire, a corrompere, a non mantenere la parola data. E’ più forte di lui, come una malattia. Così rimane in silenzio davanti alla moglie e mangia un altro boccone e pensa alle tante rate da pagare, alle bollette, al mutuo, alle tasse, mentre la televisione in sottofondo enuncia le mirabolanti imprese del Governo Renzie e gli arresti quotidiani dei politici corrotti. E’ una pecora nera, un cattivo esempio di onestà, di coerenza, di altruismo che fa risaltare la disonestà degli altri. Cosa c’è di peggio della luce per chi vive nell’ombra? La sua onestà è insopportabile in un Paese di disonesti, un talebano che va colpito senza alcuna considerazione. Fatto emigrare. Prezzolini divideva gli italiani in furbi e fessi dove i fessi sono gli onesti. Ma siamo sicuri che l’Onesto sia veramente il fesso? L’Italia infatti va avanti perché ci sono i fessi che lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono invece i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono. L’onestà tornerà di moda o il Paese affonderà nella merda. Tertium non datur. Onesto, per favore, non mollare.

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PS: Il tuo contributo per il referendum sull’uscita dall’euro è importante:

Fonte: beppegrillo.it

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Il deputato regionale Matteo Mangiacavallo torna quest’oggi sulla definizione di “Agrigento, laboratorio politico del Movimento 5 Stelle”

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La provincia di Agrigento è diventata l’ultima provincia d’Italia per colpa dei suoi amministratori. Pure un bambino sa che dalle nostre parti mancano le infrastrutture basilari. Ma la politica nell’agrigentino ha sempre, purtroppo, guardato altrove. Il Movimento 5 Stelle vuole abbattere questa visione miope di una pubblica amministrazione che si è solo preoccupata di svendere i nostri beni comuni.

Non è a caso che una forza politica nuova come il M5S si stia radicando nell’agrigentino e, grazie al lavoro di tanti cittadini sia presente, soprattutto laddove le Istituzioni non sono vicine alla gente.

Anche questo fine settimana scenderemo nelle piazze, come è nostra sana abitudine, e spiegheremo alla gente perché vogliamo consultare il popolo italiano sulla permanenza o meno nel sistema Euro. E’ un nostro diritto poter scegliere ed invitiamo tutti a firmare.

Saremo presenti in particolar modo ad Agrigento, con diversi presidi. Nel capoluogo della ex provincia vogliamo dare un segnale ancora più forte, visto che parteciperemo senz’altro, così come a Licata ed in altre realtà importanti del territorio che ha dato i natali a Pirandello, alle elezioni amministrative programmate per la prossima primavera.

Il segnale più chiaro è che il Movimento 5 Stelle c’è e ci sarà. Ha raccolto negli scorsi mesi il malcontento di una provincia devastata da una cattiva politica ma è un Movimento 5 Stelle di proposte più che di proteste. Un Movimento 5 Stelle che invece di lamentarsi, come fanno le forze politiche di opposizione, si sbraccia le mani e si propone come alternativa ad un sistema che ha fallito su tutta la linea. Anche Agrigento avrà una sua lista a 5 Stelle e un candidato a sindaco che presenterà un programma scritto con e dai cittadini. E noi inviteremo questi ultimi a partecipare assieme a noi a questa voglia di cambiamento basata sua una speranza che se facciamo morire, non lascerà futuro al nostro territorio“.

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M5S, contro le trivelle azioni a tutto campo

E intanto uno studio dell’Ingv rivela la presenza di vulcani sottomarini attivi al largo della costa sud-occidentale della Sicilia.

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E’ una dichiarazione di guerra a tutti gli effetti quella che i deputati del Movimento 5 stelle all’Ars fanno alle trivelle in Sicilia e, mutatis mutandis, al governo regionale che ha siglato l’accordo “scellerato” con Assomineraria.

Dopo due mozioni, un ordine del giorno, una proposta di referendum, un disegno di legge voto e una denuncia alla Commissione europea, stamani l’annuncio in conferenza stampa, alla quale ha partecipato pure il sindaco Orlando, delle nuove azioni che metteranno in campo per bloccare il piano di estrazioni in shore e off shore nell’Isola.

Il primo passo è la chiamata a raccolta dei siciliani il prossimo venerdì alle 15.30 a Palermo, davanti a Palazzo d’Orleans, dove è previsto un sit-in organizzato in collaborazione con l’Anci Sicilia, Legambiente, Greenpeace e l’associazione No triv per chiedere a Crocetta il rispetto degli atti parlamentari approvati contro i progetti industriali sugli idrocarburi.

Quindi, il secondo, strettamente legato all’esito della riunione di ieri dei capigruppo all’Ars che hanno dato il via libera per la discussione in aula, fissata il 7 gennaio prossimo, al ddl voto che mira all’abrogazione dell’articolo 38 del decreto legge 12 settembre 2014 (il cosiddetto Sblocca Italia), convertito poi in legge. Se da Sala d’Ercole arriverà l’ok, saranno poi i  parlamentari siciliani a Roma a dover cercare di farlo battezzare legge dello Stato.

Nella pentola in ebollizione dei grillini non c’è solo il ddl voto: ha avuto recentemente il via libera dalla commissione Ambiente anche la proposta di referendum abrogativo dello stesso articolo, mentre in precedenza erano state approvate da sala d’Ercole due mozioni a firma Palmeri e Foti e un ordine del giorno a firma Mangiacavallo. Comun denominatore di tutti questi atti, è sempre lo stop alle trivelle ma con diverse sfaccettature.

La mozione Palmeri ha impegnato il governo a fermare la ricerca sulla terraferma per mettere al riparo la regione da possibili rischi sismici, quella a firma Foti a stoppare i petrolieri  nel canale di Sicilia con la costituzione di zone a tutela biologica, mentre l’atto di Mangiacavallo  mira all’abrogazione degli articoli 37 e 38 con il ricorso al referendum e alla Corte costituzionale. La proposta della Foti, in particolare, richiama all’attenzione oltre ai rischi sismici, anche quelli connessi all’attività vulcanica, un fattore quest’ultimo non tenuto nella giusta considerazione dai governi nazionale e regionale. E che invece è stato oggetto di studio da parte dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) che nel 2010 mise nero su bianco un rapporto tecnico “Primi tentativi di monitoraggio dei resti sottomarini dell’eruzione che nel 1831 costruì l’isola Ferdinandea nel Canale di Sicilia”. Ebbene, le conclusioni di quel report fanno tremare i polsi, perché confermano, tra le altre cose, l’idea che il rilievo sottomarino prospiciente Sciacca è sede di un’area vulcanica attiva e di grandi dimensioni (25×35 chilometri circa).

“Esiste, quindi, la possibilità- si legge nelle conclusioni del report- di una ripresa dell’attività vulcanica in una zona relativamente prossima alle coste meridionali della Sicilia, entro un raggio di alcune decine di chilometri da Capo San Marco e da Sciacca, distanza non molto più grande di quella che separa la cattedrale di Catania dai crateri sommitali dell’Etna.

Queste considerazioni- prosegue l’Ingv- hanno chiare implicazioni sulla valutazione del rischio vulcanico e sismico ma, allo stato attuale, non sono sufficienti ad indicare un problema pressante e a disegnare uno scenario di rischio imminente. Tuttavia, anche se questi vulcani non eruttano regolarmente come l’Etna, possono in qualsiasi momento dare luogo a eruzioni sottomarine di tipo esplosivo, le quali, a loro volta potrebbero generare tsunami e devastare una costa densamente popolata con possibili ripercussioni sull’opposta sponda del Mediterraneo”.

Secondo Domenico Macaluso, responsabile del Nucleo operativo subacqueo Lega navale italiana, che ha effettuato delle ricerche sottomarine per conto dell’Ingv “la presenza di questi vulcani dimostra che ci sono coni eruttivi avventizi di un unico grande vulcano. Le ricerche sottomarine, arricchite anche dagli studi degli archivi, ed effettuate fra il 1999 ed il 2006 hanno fatto luce pure su un evento cronologicamente lontano, un terremoto seguito da un maremoto, che il 21 luglio del 365 d.C. distrusse molte città della Sicilia sud-occidentale, come Selinunte, Allavam ed Eraclea Minoa”.

Fonte: www.ilmoderatore.it

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