Dopo un’attesa durata anni, presentato ieri il primo rapporto registro tumori della provincia di Agrigento. Mangiacavallo (M5s): “I cittadini chiedono dati più concreti”

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E’ stato presentato ieri a Racalmuto, presso la sala convegni della Fondazione Leonardo Sciascia, il primo rapporto registro tumori della provincia di Agrigento, alla presenza dei vertici dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento e di Trapani (che congiuntamente gestiscono il registro) e diverse autorità, tra le quali il prefetto di Agrigento Nicola Diomede e il deputato regionale del M5S Matteo Mangiacavallo. Quest’ultimo è autore, insieme al suo gruppo parlamentare all’ARS, di svariati atti ispettivi per sollecitare l’attivazione dei registri nei liberi consorzi comunali di Enna ed Agrigento, unici in Sicilia, fino a poco tempo fa, ad esserne sprovvisti. Durante il seminario-conferenza stampa sono stati resi noti i dati elaborati relativi alla diagnosi e mortalità per tumori registrati nell’anno 2012 nella ex provincia di Agrigento, suddivisi per distretti sanitari.

“Dopo mesi di pressioni esercitate da noi del M5S, da associazioni cittadine e dai Meetup – dichiara Mangiacavallo – riconosciuteci peraltro dagli interlocutori regionali, finalmente abbiamo visto qualcosa. I cittadini però non possono ritenersi soddisfatti dall’apprendere che la media provinciale di incidenza tumorale è inferiore a quella regionale, che a sua volta è inferiore a quella nazionale”.“La media – continua ironicamente il deputato Cinquestelle – è quella cosa che, se c’è qualcuno che muore di fame e l’altro si mangia due mele, ambedue avranno mangiato una mela. A cosa servono queste medie?”.

“I cittadini vogliono comprendere se i fattori ambientali – continua Mangiacavallo – risultino determinanti per lo sviluppo della patologia, a prescindere dal fatto che studi effettuati a livello regionale affermano che questi siano inferiori a quelli relativi alla singola predisposizione o meno dei soggetti che si sono ammalati. Per avere una risposta non è sufficiente analizzare le medie provinciali o quelle distrettuali ma è necessario, a mio avviso, fornire un quadro a livello comunale. Il cittadino che nutre la percezione che i fattori di inquinamento dell’ambiente in cui vive stiano contribuendo ad elevare la casistica dei tumori ha bisogno di dati più circoscritti per essere rassicurato”.

“Ho approfittato dell’occasione – conclude Mangiacavallo – per cominciare a chiedere ai responsabili dell’assessorato regionale alla Sanità di prevedere che il personale che si occupa dell’inserimento dei dati nei registri tumori trovi spazio nelle piante organiche. Finora l’ASP di Trapani, con mille difficoltà, ha sopperito in qualche modo a tale carenza ma ciò ha determinato grandi ritardi per l’attivazione e il mantenimento di un servizio che la nostra ex provincia attende ormai da troppi anni”.

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Interdizione alla pesca in due vaste porzioni dello Stretto di Sicilia, Mangiacavallo (M5S): “Subito misure compensative per i pescatori”

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Chiusura della pesca a strascico di tre aree nursery per il nasello e i gamberetti nello Stretto di Sicilia e una chiusura temporale nel Golfo di Gabes. Questa decisione, che riguarderà i periodi compresi tra luglio e settembre, dal 2016 al 2018, è stata sottoscritta lo scorso 3 giugno a St. Julian (Malta) nel corso della 40a riunione del General Fisheries Committee for the Mediterranean (GFCM) della FAO, incaricata di assicurare la gestione sostenibile della pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero.

“Due delle tre porzioni di mare interessate dal provvedimento, essendo antistanti la costa agrigentina, sono sicuramente battute dalla flotta peschereccia saccense che, pertanto, potrebbe avere ripercussioni economiche da tale decisione”. Per questo motivo, il deputato regionale del M5S Matteo Mangiacavallo chiede, con una nota indirizzata al Dipartimento regionale alla Pesca, di valutare la possibilità, di concerto con l’assessorato al ramo e il Ministero di riferimento, di adottare misure compensative a tutela dei pescatori saccensi.

“Stiamo verificando l’incidenza della decisione presa dal GFCM sulle aree battute dai nostri pescherecci – dichiara Mangiacavallo – nonché l’impatto economico sulle nostre marinerie.  Contestualmente a tale interdizione, siamo convinti che vadano attivate possibili misure compensative che assicurino il necessario ristoro economico nei confronti degli armatori”.

“Abbiamo inoltrato una nota al Dipartimento regionale alla Pesca mediterranea di modo che possa attivarsi con gli organi competenti – conclude Matteo Mangiacavallo – per ottenere un bilanciamento tra le azioni di tutela dei nostri mari con quelle a favore di un settore ormai in crisi da tempo ma che rappresenta uno degli assi portanti dell’economia siciliana e, in particolare modo, del territorio in cui vivo”.

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#Italia5Stelle 2016: 24 – 25 settembre a Palermo

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Di Roberta Lombardi

Avete un importantissimo appuntamento da fissare nella vostra agenda. Il 24 e 25 Settembre si terrà la terza edizione di Italia 5 Stelle a Palermo.

Italia 5 Stelle è l’incontro nazionale del MoVimento 5 Stelle dove tutti gli eletti, a tutti i livelli istituzionali, i simpatizzanti, gli attivisti, i semplici curiosi passano insieme un weekend di sogni, progetti, allegria, entusiasmo, passione per la politica.

Se non ci siete mai stati è l’occasione buona per sperimentare quest’atmosfera incredibile.
E siccome non vogliamo arrivare in Sicilia a nuoto come fece qualche anno fa Beppe Grillo, stiamo mettendo su un sistema di convenzioni con vettori aerei e marittimi, che verranno illustrati nel mini sito dedicato ad Italia 5 stelle che sarà pronto nei prossimi giorni. Giorno dopo giorno troverete prossimamente indicazioni logistiche.

Come sempre vi chiediamo un piccolo contributo: SOSTIENI ITALIA 5 STELLE CON UNA DONAZIONE -> http://bep.pe/donaperitalia5stelle

Ogni manifestazione, ogni campagna elettorale, ogni sogno targato 5 stelle, dipende dal contributo di ciascuno di noi. Ci vediamo a Palermo il 24 e 25 settembre!

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Rifiuti sulla Palermo-Sciacca, Mangiacavallo (M5S): “Oltre un anno di attesa per sentirsi dire che l’Assessorato non è competente”

La Regione risponde all’atto ispettivo del deputato saccense dopo 14 mesi.

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Nel marzo 2015 il deputato regionale del M5S Matteo Mangiacavallo aveva interrogato il presidente della Regione Crocetta chiedendogli di intervenire presso gli enti e le autorità competenti affinché provvedessero a rimuovere le discariche a cielo aperto presenti sulla SS 624 Palermo-Sciacca. A distanza di 14 mesi arriva la “disarmante” risposta dell’assessore all’Ambiente Croce su delega del presidente: “non si ravvedono profili di competenza di questo Assessorato”.

Si tratta dell’ennesima risposta ad una interrogazione della deputazione del M5S che mette in dubbio l’importanza e l’efficacia dell’azione parlamentare di tipo ispettivo. In quasi quattro anni di legislatura, il governo regionale in ARS si è presentato per circa un solo Question Time all’anno.

“Che fossero incompetenti lo avevamo già capito, ma aspettare più di un anno per dircelo ci sembra troppo” – ironizza Mangiacavallo. “A parte gli scherzi, sapevamo che la Regione non avesse competenze nella fattispecie tant’è che avevamo chiesto al presidente di intervenire per far rimuovere i rifiuti e non di rimuoverli in prima persona. Fortuna volle che, nel frattempo, durante questi 14 mesi, chi era di competenza ha provveduto e le discariche abusive non ci sono più”.

“Insomma, – conclude Mangiacavallo – tutto è bene quel che finisce bene, ma siamo di fronte all’ennesima puntata crocettiana della serie “meglio mai che tardi”. Non è la prima volta, dal 2012 ad oggi, che ricevo risposte disarmanti ma visto che ne attendo ancora almeno 80, su oltre 100 atti parlamentari presentati, chissà quale altra chicca ci attende”.

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Terme di Sciacca: attesi quattro anni, uno dalla loro chiusura prima che Crocetta muovesse un passo

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Era presente anche il deputato saccense del M5S, Matteo Mangiacavallo, all’incontro svoltosi l’altro ieri tra il sindaco di Sciacca Fabrizio Di Paola e l’assessore regionale al Bilancio, Alessandro Baccei.

Nel corso della riunione è stata illustrata la procedura legislativa e amministrativa che potrebbe consentire alla Regione Siciliana di ricongiungere l’intero patrimonio termale, attraverso la rinuncia all’usufrutto residuo e l’acquisto dei beni di proprietà della Terme di Sciacca Spa, per darlo in concessione al Comune di Sciacca a cui spetterebbe il compito di procedere con l’affidamento della gestione. Il primo passaggio dovrebbe concretizzarsi nei prossimi giorni con un emendamento governativo che sarà presentato in commissione bilancio all’ARS.

“Dovrebbe essere un emendamento di due righe – dichiara Mangiacavallo – col quale si autorizza la Regione Siciliana ad acquistare i beni di proprietà della Terme di Sciacca Spa. Contestualmente, come avevamo proposto anche noi del M5S, la società termale dovrebbe rinunciare all’usufrutto residuo dei beni di proprietà della Regione. Passaggio che, a nostro avviso, andrebbe fatto in fretta e subito, in modo da limitare il passivo della Spa in vista della liquidazione”.

“L’emendamento – continua Matteo Mangiacavallo – ha già l’apprezzamento del gruppo parlamentare all’ARS del M5S e dunque dei suoi 14 deputati. Speriamo che non diventi terreno di scontro all’interno del PD, con la deputazione catanese pronta a porre ostacoli, come già visto in altre occasioni. Nello stesso emendamento, infatti, si stabilisce la stessa sorte per le Terme di Acireale, anche se per quest’ultime il quadro economico è meno chiaro”.

“La soluzione prospettata coincide con quella che avevamo avanzato noi – conclude il deputato regionale del M5S – ma rimangono i dubbi sui tempi di realizzazione. Non dimentichiamoci che le Terme sono chiuse e in quasi quattro anni di governo Crocetta si sono mossi solamente annunci. Che l’immobilismo sia terminato? Ce lo auguriamo. Se la soluzione era cosi semplice perché pensarci solamente adesso? E’ giusto chiederselo mentre il governo ha battuto un colpo ed era ora”.

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Nasce il Meet Up Cinquestelle Lampedusa Linosa. M5S: “Da anni sul territorio, adesso l’ufficializzazione”

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Da anni, sul territorio delle Pelagie, diversi simpatizzanti del Movimento 5 Stelle si sono attivati per la promozione dello stesso Movimento e la partecipazione attiva degli isolani alla vita pubblica, portando avanti attività politiche e denunce, congiuntamente a deputati nazionali e regionali 5 Stelle.

“Oggi iniziamo un nuovo percorso, – affermano Vincenzo Tuccio da Linosa e Loreto Giuseppe Cardella da Lampedusa – ufficializzando la nascita di un Meet Up che sarà un laboratorio per tutti gli isolani che vogliono cambiare modo di fare politica e chiudere definitivamente con il vecchio sistema dei partiti”. “Un sistema che sino ad ora, – continuano i due – ha sfruttato le due isole attraverso la creazione di emergenze e di retoriche sulla questione delle migrazioni da un lato e l’assenza dei diritti di base per gli isolani dall’altro, creando una dipendenza dai partiti, specialmente per quanto riguarda il lavoro e i servizi di base che sono gestiti da ditte vicine a politici e ministri”.

Il M5S, attraverso due visite organizzate dal Collettivo Askavusa, è stato anche presente con i suoi parlamentari regionali e nazionali sia a Lampedusa che a Linosa, e ha già avviato una serie di iniziative politiche e di informazione che, come afferma Giacomo Sferlazzo del Collettivo Askavusa: “devono assolutamente trovare una continuità ed essere supportate da un lavoro sul territorio.  Collaboreremo sicuramente con il Meet Up che sarà utilissimo al lavoro di inchiesta e denuncia che abbiamo svolto in questi anni”.

“Con la nascita del Meet Up – concludono i due attivisti locali del M5S – vogliamo avviare un nuovo percorso volto soprattutto ad esaltare quella che è la vocazione economica delle due isole e cioè il turismo e la pesca che, senza la salvaguardia dell’ambiente ed altre opportune iniziative, non potranno avere uno sviluppo adeguato. C’è bisogno della partecipazione attiva della popolazione in tutte le fasi della vita politica, spesso abbiamo subito decisioni dall’alto senza aver potuto neanche dire la nostra opinione”.

In ultimo, intervengono anche i deputati Riccardo Nuti, dalla Camera, e Matteo Mangiacavallo dall’Ars. “I meetup – afferma il portavoce a Palazzo Montecitorio Nuti – sono uno strumento utile per favorire il cambiamento culturale; speriamo che questo possa avvenire anche a Lampedusa e Linosa, isole che hanno molto bisogno di intraprendere questo percorso”. “Nelle due isole – aggiunge Mangiacavallo – c’erano già diverse persone che si sono identificate nel Movimento sin dalla prima ora. Oggi hanno deciso di ufficializzare la nascita di un gruppo e di questo siamo felici; a loro vanno i nostri migliori auguri, continueremo a collaborare come abbiamo fatto sino ad oggi”.

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M5S: “Altro che vittoria di Crocetta e del Pd. Per avere l’elemosina dallo Stato pure un ‘mutuo’ da 900 milioni di euro”

La conferma dal dossier sulla legge di stabilità 2015, realizzato congiuntamente dai servizi del Senato e della Camera. Cancelleri: “L’ennesima manovra lacrime e sangue sulla pelle dei siciliani”. Cappello. “Hanno congelato lo statuto fino alla prossima legislatura”.

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Sarà un mutuo vero e proprio da rimborsare con tanto di interessi quello che permetterà di restituire allo Stato la tranche di 900 milioni trasferiti da Roma all’interno dell’accordo da un miliardo e 685 milioni firmato ieri tra Stato e Regione. A togliere ogni dubbio è il dossier sulla legge di stabilità 2015 realizzato congiuntamente dai servizi del Senato e della Camera, sul finanziamento dei contributi alle regioni Sicilia e Valle d’Aosta.

“Il comma 689 delle legge 208/2015, infatti, prevede che il contributo di 900 milioni attribuito alla Regione siciliana sia restituito con accantonamenti crescenti di 9,9 milioni per il 2016, 14,8 milioni per il 2017, 18,2 milioni per il 2018 e 21,2 milioni di euro a decorrere dal 2019”.

“Quella che il governo Crocetta, Faraone e il Pd hanno spacciato per una grande vittoria – dice il deputato Giancarlo Cancelleri – in realtà è l’ennesimo bluff di questo governo, con ricadute sanguinose sulla pelle dei siciliani. Innanzitutto una quota parte sarà da restituire con gli interessi. La concessione di gran parte della restante porzione, 500 milioni circa, invece, è subordinata a una serie di prescrizioni e di politiche lacrime e sangue che, ovviamente, lasceranno il segno sulla pelle dei siciliani”.

L’accordo “che ancora una volta – dice Cancelleri – ci viene fatto passare sulla testa, bypassando il parlamento” prevede tra le altre cose, dal 2017 al 2020, la riduzione strutturale della spesa corrente in misura non inferiore al 3 per cento e il completo recepimento della legge del Rio, “cosa che – commenta Cancelleri – di fatto azzera tre anni di lavoro a sala d’Ercole”.

“L’accordo – dice il deputato Francesco Cappello – di fatto congela lo statuto speciale fino alla prossima legislatura, visto che il governo regionale non ha il coraggio di metterlo in pratica, e quello nazionale non ha la forza di abolirlo. E tutto questo in cambio di briciole e di grandi privazioni per i siciliani. Continuiamo a contribuire in misura rilevante al risanamento delle casse dello Stato in cambio del nulla. I siciliani sono la merce di scambio per la sopravvivenza di questo governo regionale. Ci chiediamo come mai la Valle d’Aosta, pure a Statuto speciale, sempre nel medesimo tavolo abbia raggiunto notevoli vantaggi economici a differenza nostra?”.

“Di fatto – commenta il parlamentare Sergio Tancredi – si congelano le entrate della Sicilia ad un livello che ne garantisce la mera sopravvivenza, senza possibilità di sviluppo e di recupero del gap economico pluriennale imposto dallo Stato con la compiacenza della politica siciliana”.

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M5S: “Col doppio voto di genere rischio di controllo sugli elettori”

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I parlamentari spiegano il loro “no” alla norma. Appello ai movimenti femministi: “Battetevi non per questa legge, ma affinché i partiti diano spazio alle donne nelle loro liste”.

“Non battetevi per il voto di genere, ma affinché i partiti diano spazio alle donne nelle loro liste”.
E’ chiara la posizione del Movimento 5 stelle sul doppio voto di genere, bocciato dai parlamentari 5 stelle in commissione Affari istituzionali all’Ars.

Alla base del “no” alla norma ci sono numerosi motivi, in primis l’aumento esponenziale del controllo del voto e il rischio di elezione di candidati “fantocci” (sia uomini che donne), solo perché collegati ad un candidato forte.

“E’ una discriminazione al contrario”, dicono i deputati 5 stelle. “Inserire corsie preferenziali solo in base al sesso significa preferire il genere al merito, che deve essere sempre la bussola per le scelte. Il M5S è la prova lampante del fatto che non c’è bisogno di strumenti del genere per far entrare le donne nelle istituzioni, lo testimonia l’infornata di sindaci donne nella recente tornata elettorale. La scarsa partecipazione delle donne in politica non è un problema di norme, ma culturale e di mancanza di servizi sociali che consentano alle donne di impegnarsi per la cosa pubblica” ⁠⁠⁠

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Crocetta finge o non ha compreso. Per i siciliani l’accordo è un disastro

Il governatore ha usato toni trionfalistici dopo l’intesa sui 500 milioni, ha ignorato l’Ars e ha nascosto le pesanti rinunce della Sicilia.

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Di Accursio Sabella

Ha esultato, brindato e utilizzato i soliti toni trionfalistici per descrivere la firma dell’accordo a Palazzo Chigi che ha dato il via libera ai 500 milioni ancora bloccati nella finanziaria regionale. E proprio quei toni, quell’entusiamo di Rosario Crocetta suggeriscono dubbi e interrogativi. Due, in particolare. Il bivio di questa vicenda è tutto lì: il presidente della Regione non si è accorto, ha ignorato, sottovalutato alcuni passaggi di quell’intesa o, semplicemente, in piena consapevolezza ha rifilato un “pacco” ai siciliani? Oltre questa biforcazione non c’è nulla. Non c’è una terza strada possibile, a guardar bene i termini dell’accordo. Che ha, sostanzialmente, riconosciuto alla Sicilia il diritto ad avere soldi propri, ma solo a condizione di buttare nel cestino un bel pezzo di autonomia, di considerare il parlamento come una sorta di ufficio protocollo e soprattutto di costringere i siciliani a tagli sanguinosi nei prossimi anni.

E allora, questo trionfalismo? Il presidente della Regione, insomma, ha compreso di avere rinunciato ai ricorsi contro lo Stato dinanzi alla Corte costituzionale? Si è reso conto, ad esempio, di aver rinunciato persino a quelli già vinti? E di aver detto addio alle possibili, future vittorie scaturenti da cause in corso?

La rinucia ai contenziosi

Nei giorni scorsi, per fare un esempio, il governo Renzi ha riconosciuto alla Valle d’Aosta un trasferimento di 70 milioni di euro per le accise impropriamente incamerate dallo Stato. Stiamo parlando di una Regione a Statuto speciale, ma di 120 mila abitanti o poco più. Quella sentenza che ha portato al riconoscimento dei 70 milioni, riguardava anche la Sicilia. Ma per l’Isola gli effetti sono stati già neutralizzati dalla prima scelta di Crocetta di rinunciare ai contenziosi: quella del giugno del 2014. Una storia assai simile a quella recente. “La Regione si impegna a ritirare, entro il 30 giugno 2014, – questo il testo del vecchio accordo – tutti i ricorsi contro lo Stato pendenti dinnanzi alle diverse giurisdizioni relativi alle impugnative di leggi o di atti conseguenziali in materia di finanza pubblica, promossi prima del presente accordo, o, comunque, a rinunciare per gli anni 2014-2017 agli effetti positivi sia in termini di saldo netto da finanziare che in termini di indebitamento netto che dovessero derivare da eventuali pronunce di accoglimento”. Passa meno di un anno e la Consulta riconosce alla Sicilia e alle altre Regioni a Statuto speciale il diritto a incassare le entrate relative alle accise sull’energia. Somme che invece, dal 2012, col decreto “Cresci Italia” il governo romano aveva avocato a sé. Per un totale, in questo caso, di 235 milioni annui per le Regioni interessate. La quota annuale spettante alla Sicilia si aggirava intorno ai 73 milioni di euro, da moltiplicare per sei anni. E sono già oltre 400 milioni. Quasi equivalenti alla cifra liberata trionfalmente due giorni fa.

Quei soldi erano già della Sicilia

È, quello, solo uno degli esempi di pronunce della Corte costituzionale a favore dell’Isola. Lo Consulta lo ha fatto per otto volte negli ultimi due anni e mezzo. Ma a quelle “vittorie” non è seguito nulla. Nessun introito per l’Isola, proprio a causa di quell’accordo. E adesso, Crocetta ci è ricascato. Nonostante persino la Corte dei conti, che non ha mai risparmiato critiche alla gestione finanziaria del governo regionale, avesse segnalato lo squilibrio dei rapporti tra Stato centrale e Regione siciliana. “Nel corso del 2014, – annotava un anno fa il procuratore generale d’Appello Diana Calaciura – la Struttura di gestione dell’Agenzia delle entrate ha ‘trattenuto’ le entrate riscosse nella Regione per complessivi 585,5 milioni di euro, riversandole direttamente al bilancio dello Stato a titolo di accantonamenti tributari e, per di più, in assenza di qualsiasi comunicazione formale alla Regione”. Lo Stato si era “preso” già 585 milioni che spettavano alla Regione. Più o meno gli stessi soldi ai quali Crocetta ha brindato nei giorni scorsi. “Ancora una volta, – sottolineavano le Sezioni riunite della Corte dei conti – in un momento di affanno finanziario per i conti della Regione siciliana, somme statutariamente spettanti non vengono erogate dai competenti organi statali”. E non manca proprio un passaggio sulla rinuncia del presidente della Regione ai contenziosi con lo Stato e alla sentenza della Corte costituzionale che ha riconosciuto il diritto della Sicilia a trattenere le somme legate all’aumento delle accise su energia e carburanti fin dal 2011. Soldi che, almeno per gli anni precedenti alla firma dell’accordo, dovevano essere risconosciuti alla Sicilia: “La disposizione dichiarata costituzionalmente illegittima – spiegano i giudici contabili – risale al 2011, appare evidente che, laddove le entrate spettanti fossero state prontamente restituite alla Regione, quest’ultima avrebbe potuto utilizzarle, nell’ambito della propria autonomia statutaria”. Soldi della Sicilia, quindi, che lo Stato non ha mai restituito: una parte a causa della rinuncia di Crocetta, dall’altra per una scelta volontaria del governo centrale, censurata dai magistrati contabili.

Le rinunce di Crocetta e dei siciliani

Per assicurarsi i “nuovi” cinquecento milioni, poi, Crocetta ha “condannato” la Sicilia a tagli pari a oltre 400 milioni l’anno per i prossimi anni, al recepimento acritico di alcune riforme statali, alla riduzione delle spese per il personale, persino a ignorare il voto dell’Assemblea regionale che aveva impegnato il governo a ritirare la rinuncia ai contenziosi del 2014. E invece, il governatore non solo non ha ritirato quella rinuncia, ma ne ha presentata un’altra, persino “preventiva” sulle cause che la Regione potrà vincere in futuro.

E allora, a quali soldi deve brindare la Sicilia? Visto che Crocetta, dopo quelle rinunce dannose ha deciso di arrendersi pure in vista delle prossime pronunce? E a chiederlo sono esponenti di settori assai diversi. Oltre, ovviamente, alle forze di opposizione, come Forza Italia, ecco l’affondo della Cgil: “Le dichiarazioni del Presidente Crocetta sull’accordo Stato-Regione – ha detto il segretario regionale Michele Pagliaro – trasudano di un trionfalismo non giustificato, considerando le reali conseguenze che avrà e soprattutto le contropartite che sono state fornite che comporteranno per i prossimi 4 anni tagli per 500 milioni l’anno”. Non solo un problema di tagli, poi: “Questo accordo – prosegue Pagliaro – sancisce di fatto la cancellazione dell’Autonomia e fa specie il fatto che il Parlamento siciliano non proferisca in merito parola” Quanto alle contropartite dell’accordo, il segretario della Cgil rileva che “c’è la riduzione del 3% ogni anno della spesa corrente (esclusa sanità) dal 2017 al 2020; l’ulteriore riduzione della spesa per il pubblico impiego; l’ adozione dei fabbisogni standard per i comuni; l’applicazione totale delle leggi Delrio e Madia”. “Quelle – ribadisce il deputato alla Camera di Sinistra Italiana, Erasmo Palazzotto – sono somme dovute e non nuove risorse, frutto della rimodulazione di fondi che già spettavano alla Sicilia, come le mancate entrate Irpef. C’è quindi poco da festeggiare adesso vedremo se Crocetta e la sua litigiosa maggioranza sapranno far fruttare lo scongelamento di questi fondi, attesi per un anno”.

In pratica i citati tagli di 500 milioni l’anno per i prossimi 4 anni. E così, ecco arrivare anche le critiche dei movimenti autonomisti-sicilianisti, come quello di Sicilia Nazione, che parla di “circonvenzione di incapaci politici”. “Renzi obbliga l’imbelle Crocetta – prosegue la nota – a firmare un ulteriore accordo che condanna la Sicilia all’asfissia finanziaria. Dopo quello del 2014 che costò alle casse siciliane oltre 5 miliardi, Crocetta fa il bis rinunciando ancora una volta ai contenziosi con lo Stato e agli altri diritti previsti dallo Statuto. Si tratta di un raggiro che costa alla Regione Siciliana almeno altri 8 miliardi, e che in più determina anche una forte riduzione di quello che per Statuto toccherebbe alla nostra isola. Siamo di fronte al tradimento e al totale azzeramento dell’Autonomia, avvenuto senza neanche coinvolgere il Parlamento siciliano che a questo punto assume, insieme alla Commissione Paritetica, il triste ruolo di passacarte”. Pare che oggi Crocetta incontrerà Ardizzone per spiegare i termini dell’accordo. Ma il bivio è sempre lì: Crocetta illustrerà un accordo che non ha compreso del tutto, o si presenterà al parlamento siciliano, ancora una volta ignorato, per una sorta di recita, che somiglia a una beffa, se non a un raggiro? Una terza via non c’è.

Fonte: livesicilia.it

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Dieci milioni di italiani poveri, ma il Pd fa i favori alle banche

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Di MoVimento 5 Stelle

Gli italiani alle amministrative hanno dato un segnale di cambiamento: vogliono che si pensi ai loro interessi, non a quelli delle lobby e dei banchieri. Il Pd se ne frega e continua a fare favori alle banche ai danni dei cittadini, in questo caso dei piccoli imprenditori. Con un decreto vogliono consentire alle banche di espropriare più facilmente i capannoni e i beni delle piccole imprese italiane.

Prima era arrivato dal governo l’esproprio rapido forzato delle abitazioni dei cittadini che ritardano con le rate del mutuo. Ora lo stesso meccanismo si estende ai capannoni e agli asset strumentali delle aziende, prese per il collo dagli istituti che erogano loro dei prestiti.

Il governo costringe a occuparsi dell’ennesimo decreto a favore delle banche mentre nulla viene fatto per i dieci milioni di italiani in povertà. Non si potrà neppure discutere perché in commissione Finanze, alla Camera, stanno ghigliottinando i tempi di analisi degli emendamenti e si preparano ad azzerare le prerogative del Parlamento con l’ennesima fiducia che serve a coprire le schifezze contenute nel testo.

Basteranno nove mesi dopo tre rate non pagate e la banca potrà portarsi via il capannone: una vergogna che loro chiamano “patto marciano”. Inoltre, basterà un inadempimento che sarà deciso dalla banca nel contratto di finanziamento e l’istituto potrà anche prendersi macchinari, brevetti, scorte di magazzino o altri beni mobili non registrati dell’imprenditore. Uno scandalo che loro chiamano “pegno non possessorio”.

E’ così che si pensa di favorire il credito alle Pmi? Stringendo loro un cappio intorno al collo? Stiamo parlando di quelle stesse imprese che poi hanno enormi difficoltà a recuperare in tempi brevi i loro crediti (soprattutto verso la Pubblica Amministrazione).

Non faremo passare l’ennesimo regalo alle banche.

In più, oltre al danno per le attività economiche, ecco la beffa per i risparmiatori colpiti dal ‘salva-banchieri’: rimborsi automatici non per tutti gli obbligazionisti e solo fino all’80%. Gli altri? Dovranno ricorrere agli arbitrati dell’Anticorruzione di Cantone secondo una procedura che ancora nemmeno si conosce.

Il M5S continua a lavorare per i cittadini e le Pmi, il Pd pensa solo alle banche.

Ps: I consiglieri eletti del MoVimento 5 Stelle all’opposizione non accettano nessun incarico di giunta nè deleghe consiliari da parte dei sindaci eletti con altre forze politiche, ma voteranno le proposte di buon senso per la città da qualsiasi parte politica provengano.

Fonte: ilblogdellestelle.it

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