La Sicilia può diventare il faro d’Europa per la produzione di energia solare

di MoVimento 5 Stelle Europa

In Sicilia produrre energia con fotovoltaico dovrebbe essere la norma. Invece, la Regione Siciliana si appoggia al carbon fossile per soddisfare i propri fabbisogni elettrici. Sembra un ossimoro, ma è la cruda realtà di oggi. L’elettricità che arriva nelle case dei siciliani viene prodotta per il 74% bruciando combustibili fossili, contro una media nel resto d’Italia del 61,5%. La cosa è non solo paradossale ma quasi ridicola se ci soffermiamo su questo grafico, che indica l’irraggiamento solare in Italia nel 2015. Anche i dati lo confermano poiché il rendimento di un fotovoltaico in Sicilia è superiore dell’8,2% rispetto alla media italiana.

La Sicilia produce energia attraverso l’olio esausto, le centrali di turbogas e tre impianti di petrolchimica (quello di Gela, di Augusta e di Milazzo), che stanno inquinando e continuano a inquinare. Questo perché chi l’ha governata non ha mai avuto una reale visione di futuro sostenibile. Ovviamente la Sicilia avrebbe tutte le possibilità per diventare un faro nella produzione di energia elettrica tramite le rinnovabili, anche se l’Europa non ci aiuta come dovrebbe: basta guardare cosa sta succedendo con i finanziamenti europei CEF-Energy che sono mirati allo sviluppo di infrastrutture energetiche all’avanguardia. A oggi l’unico paese d’Europa che non ha ancora ricevuto la sua parte dei fondi, oltre 5 miliardi di Euro, da poter investire in nuove infrastrutture è proprio l’Italia. Tuttavia, la Sicilia ha tutte le carte in regola per farcela da sola, perché le rinnovabili sono la sfida del futuro. Una sfida che dev’essere raccolta e affrontata.

Dal conto nostro, stiamo cercando di spingere le istituzioni europee a considerare il problema energetico non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale. Durante la discussione della proposta di regolamento per la governance dell’Unione dell’energia abbiamo chiesto che gli Stati UE siano tenuti a fissare obiettivi nazionali vincolanti, da raggiungere entro il 2030, sui benefici sociali connessi all’energia. Questo obiettivi dovranno riguardare:

– riduzione della povertà energetica;
– aumento della produzione energetica da fonti rinnovabili attraverso le collettività dell’energia, gli autoconsumatori, e l’autoproduzione da imprese, municipalità;
– diminuzione dei consumi energetici e delle emissioni di CO2 conseguente all’efficienza comportamentale;
– diminuzione degli impatti sanitari (compresi gli aspetti economici) legati alle minori emissioni di inquinanti in atmosfera ottenute grazie alla diffusione delle fonti rinnovabili e agli interventi di efficientamento energetico;
– diminuzione della quota di reddito procapite destinato agli usi energetici;
– aumento della quota di reddito procapite derivato dall’autoproduzione energetica.

A Bruxelles nei prossimi mesi saranno discussi molti pacchetti riguardanti il regolamento della governance energetica europea ed il risultato dei voti su queste problematiche potrebbero cambiare la mappa energetica dell’Europa. Tra i documenti più importanti troviamo:

– Revisione della direttiva sull’efficienza energetica verso il 2030;
– Revisione della direttiva sulle prestazione energetica nell’edilizia;
– Revisione della direttiva sulle energie rinnovabili verso il 2030;
– Regolamento per la governance dell’unione dell’energia;
– Revisione del regolamento sul mercato interno dell’elettricità;
– Revisione della direttiva sulle regole comuni del mercato interno dell’elettricità;
– Nuovo regolamento sulla preparazione al rischio nel settore dell’energia elettrica;
– Piano di lavoro per l’eco-design 2016-2019.

Questi testi ora sono nelle mani di Parlamento europeo e Consiglio per un processo legislativo intenso e pieno di sfide, che durerà almeno un paio di anni. È fondamentale che continuiamo a far sentire la nostra voce forte e chiara anche a livello europeo, poiché qui si decideranno le sorti del panorama energetico italiano.

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