Rischio incendi: il M5S chiede sinergia tra pubblico e privato per garantire la sicurezza

Gli incendi recentemente verificatisi a Sciacca hanno messo in luce l’estrema sensibilità del nostro territorio al rischio incendi e la mancanza di un’adeguata attenzione al problema.

Partendo dalle segnalazioni di singoli cittadini, il M5s ha cercato di individuare le aree di criticità della città chiedendo la collaborazione dei vari comitati di quartiere. Da queste è stata prodotta una planimetria con indicazione delle aree incolte che necessitano di scerbatura per prevenire il pericolo incendio.

Eppure esiste l’ordinanza sindacale n. 21 del 19/05/2015 che impone ai privati di mantenere le aree incolte di propria pertinenza in stato tale da poter prevenire incendi e garantire lo smaltimento della acque meteoriche. A questa si deve aggiungere la determinazione dirigenziale del 04/05/2017 con la quale sono stati affidati, in via d’urgenza, alla ditta ATI – SEA Servizi Ecologici Ambientali S.r.l., i servizi ambientali e di igiene pubblica nel territorio del comune di Sciacca che, oltre a prevedere un’efficiente gestione dei rifiuti, vedono inclusi i servizi di scerbatura delle aree pubbliche incolte.

A tal proposito, i consiglieri del M5S, Teresa Bilello e Alessandro Curreri , hanno presentato all’Amministrazione comunale un’interrogazione per conoscere se la stessa intenda procedere, nell’interesse della città e dei suoi cittadini, al rispetto dell’ordinanza sindacale del 19/05/2015, quali mezzi e personale l’attuale ditta abbia attualmente impegnato nelle operazioni di scerbatura nelle more di un affidamento d’urgenza e se si voglia procedere ad un’intensificazione del servizio di scerbatura al fine di ridurre il rischio incendio. All’interrogazione è stata allegata la planimetria del nostro territorio con indicate tutte le aree pubbliche e private segnalateci dai comitati di quartiere.

Il M5S ancora una volta affronta il problema individuando nella partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini il metodo giusto per risolverli e con l’occasione ringrazia tutti i comitati di quartiere per la fattiva collaborazione.

Si ricorda ancora che il servizio di segnalazione delle aree incolte rimane sempre attivo e disponibile ai cittadini mediante il link seguente: http://www.sciacca5stelle.it/segnala-aree/ .

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Avevamo ragione, la Corte Costituzionale ha fermato le trivelle di Renzi

di Andrea Fiasconaro – Capogruppo del M5S Lombardia

La sentenza 170, della Corte Costituzionale, pubblicata il 12 luglio scorso, ha dichiarato illegittimo il comma 7 dell’articolo 38 del Decreto legge 133, lo Sblocca Italia, che ribadisce che il rilascio e l’esercizio dei titoli minerari per la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale è materia concorrente tra Stato e Regioni.

Avevamo ragione nel chiedere l’impugnazione dell’articolo 38 dello ‘Sblocca Italia’ che consentiva la ricerca, la trivellazione e lo stoccaggio indiscriminati di idrocarburi sul territorio. La Corte Costituzionale ristabilisce che la materia è concorrente tra Stato e Regione, dunque sulla ricerca di idrocarburi lo Stato non può prendere decisioni per una Regione senza consultarla.

Solo il PD lombardo, allora completamente renziano, aveva difeso quel decreto pro trivelle che la Corte ha impugnato. E’ stato sventato il tentativo di Renzi di consentire al Governo di agire indisturbato con altre concessioni e prolungamenti che vanno contro la volontà dei cittadini e delle buone politiche per i territori e la tutela dell’ambiente. Ora la Lombardia faccia un ulteriore passo avanti, ripensi le politiche regionali sulle trivelle e gli stoccaggi e orienti il suo futuro sulle energie rinnovabili.

Fonte: ilblogdellestelle.it

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Rifiuti, M5S: “Autocompattatori del comprensorio di Sciacca a Lentini? Ennesima decisione paradossale di Crocetta, basterebbe riavviare l’impianto di Siculiana”

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“E’ di ieri l’ennesima decisione paradossale di Crocetta di dirottare gli autocompattatori di 17 comuni del comprensorio di Sciacca alla discarica di Lentini, piuttosto che a quella di Siculiana”. Lo dice il deputato Cinquestelle dell’Agrigentino Matteo Mangiacavallo. Il parlamentare del M5S parla di scelte incomprensibili e spiega che per raggiungere Lentini, gli autocompattatori devono compiere un percorso di circa otto ore andata e ritorno, con spese oltremodo insostenibili per le già disastrate casse dei Comuni; “per non parlare – aggiunge Mangiacavallo – del danno ambientale che arrecano i rifiuti quando attraversano un territorio così vasto”.

“Basterebbe riavviare l’impianto di Siculiana, a ridosso dei 17 comuni di Sciacca, – continua il portavoce all’Ars – per risolvere il problema, ma è chiaro che la volontà del governo Crocetta/PD è quella di cavalcare questa emergenza affinché si possa costringere i siciliani ad accettare i termovalorizzatori”.

Interviene anche l’ex presidente della commissione Ambiente all’Ars, il deputato Giampiero Trizzino: “Crocetta pensi a risolvere i problemi della nostra Isola, piuttosto che dare improbabili consigli ad altri amministratori. Affermazioni come quelle apparse ieri sui giornali, non sono accettabili, non sono rispettose nei confronti dei siciliani che stanno subendo l’ennesima emergenza sanitaria per evidente incapacità di questo governo”. Il portavoce 5 Stelle si riferisce alle dichiarazioni apparse ieri sulla stampa regionale, attraverso le quali il presidente Crocetta sostiene di aver risolto la crisi rifiuti della nostra regione in un solo mese e propone, addirittura, eventuali consulenze all’amministrazione comunale romana. “A volte – conclude Trizzino – abbiamo come l’impressione che il governatore Crocetta viva in un altro mondo, legga giornali che non esistono e pensi ad azioni politiche che nemmeno il miglior scrittore di fantascienza avrebbe mai immaginato”.

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Non inceneriteci il turismo – Lettera aperta alla città dell’Assemblea M5s Sciacca

L’Assemblea del M5S di Sciacca è pronta a coinvolgere i cittadini, le associazioni e i comitati per dire NO all’ennesimo scippo ai danni di Sciacca e quel che rimane della sua “vocazione turistica”. Contro l’idea del governo regionale di Crocetta e le scelte di Renzi, della Contrafatto e di tutto il PD, di installare un inceneritore, alias “tumorificio”, nella città di Sciacca il M5S avvierà una raccolta firme. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare e ad aderire alla protesta.

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Il Governo regionale a guida PD, in balia di un’emergenza rifiuti generata da una miope visione del problema, pensa all’ennesimo sfregio alla nostra cittadina: l’installazione di un termovalorizzatore nel nostro territorio.

Dopo la chiusura delle Terme e il costante depotenziamento dell’Ospedale, Crocetta e i “compagni” Cimino e Alfano continuano a perpetrare una chiara manovra politica a danno di Sciacca. Quest’ultima ipotesi, in fase di definizione presso l’assessorato all’ambiente, deriverebbe dalla “vocazione” territoriale del Comune per la presenza della discarica di Saraceno-Salinella. Della “vocazione” turistica del territorio e della sua evidente incompatibilità con impianti di questo tipo sembra invece non importare a nessuno.

Il M5S all’ARS si opporrà a qualsiasi piano regionale rivolto all’installazione d’inceneritori, e promuoverà l’organizzazione di un sistema virtuoso di gestione, che faccia dei rifiuti una risorsa invece che un problema.

In città porteremo avanti una battaglia decisa contro l’iniziativa del Governo regionale, con una campagna di raccolta firme e di sensibilizzazione della cittadinanza. Non permetteremo a nessuno dei rappresentanti locali di quei partiti che oggi governano la Sicilia, operando scelte scellerate, di cavalcare finte battaglie contro i capi bastone e, allo stesso tempo, mantenere al calduccio la tessera di partito e l’ipotesi di futura “benevolenza politica”.

Assemblea M5S Sciacca

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Interdizione alla pesca in due vaste porzioni dello Stretto di Sicilia, Mangiacavallo (M5S): “Subito misure compensative per i pescatori”

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Chiusura della pesca a strascico di tre aree nursery per il nasello e i gamberetti nello Stretto di Sicilia e una chiusura temporale nel Golfo di Gabes. Questa decisione, che riguarderà i periodi compresi tra luglio e settembre, dal 2016 al 2018, è stata sottoscritta lo scorso 3 giugno a St. Julian (Malta) nel corso della 40a riunione del General Fisheries Committee for the Mediterranean (GFCM) della FAO, incaricata di assicurare la gestione sostenibile della pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero.

“Due delle tre porzioni di mare interessate dal provvedimento, essendo antistanti la costa agrigentina, sono sicuramente battute dalla flotta peschereccia saccense che, pertanto, potrebbe avere ripercussioni economiche da tale decisione”. Per questo motivo, il deputato regionale del M5S Matteo Mangiacavallo chiede, con una nota indirizzata al Dipartimento regionale alla Pesca, di valutare la possibilità, di concerto con l’assessorato al ramo e il Ministero di riferimento, di adottare misure compensative a tutela dei pescatori saccensi.

“Stiamo verificando l’incidenza della decisione presa dal GFCM sulle aree battute dai nostri pescherecci – dichiara Mangiacavallo – nonché l’impatto economico sulle nostre marinerie.  Contestualmente a tale interdizione, siamo convinti che vadano attivate possibili misure compensative che assicurino il necessario ristoro economico nei confronti degli armatori”.

“Abbiamo inoltrato una nota al Dipartimento regionale alla Pesca mediterranea di modo che possa attivarsi con gli organi competenti – conclude Matteo Mangiacavallo – per ottenere un bilanciamento tra le azioni di tutela dei nostri mari con quelle a favore di un settore ormai in crisi da tempo ma che rappresenta uno degli assi portanti dell’economia siciliana e, in particolare modo, del territorio in cui vivo”.

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Trivelle, Tesoro: ‘Piattaforme non devono pagare Imu’. Sfida alla Cassazione. E i Comuni perdono 100-200 milioni

Secondo Enrico Gagliano del coordinamento nazionale No Triv, “si tratta di un condono neppure troppo mascherato”. La risoluzione del ministero, infatti, avrà effetti sulle sentenze non ancora passate in giudicato e lascerà a bocca asciutta i sindaci che hanno chiesto il versamento dell’imposta a Eni e Edison.

 

 

No Trivelle GreenPeace

Per le piattaforme di trivellazione le compagnie non devono pagare Imu e Tasi. Si azzera tutto, anche gli effetti di diverse sentenze che stabilivano l’esatto contrario. Il cambio di rotta è contenuto nella risoluzione 3/DF/2016 del 1 giugno con cui il dipartimento delle Finanze mette un punto sulla diatriba che va avanti ormai da tempo. Pineto (Teramo) ne è il comune simbolo, con un contenzioso lungo 17 anni con l’Eni. Ma sono diversi i territori coinvolti in battaglie nei tribunali per costringere le società a sborsare i soldi dell’Ici prima e poi dell’Imu. La scorsa estate la Guardia di finanza ha presentato a Edison ed Eni un verbale da 30 milioni di euro a causa del mancato versamento dell’imposta sugli immobili per il Campo Vega, la più grande piattaforma petrolifera in Italia, davanti alle coste di Pozzallo, in Sicilia. Le sorti dei contenziosi aperti saranno inevitabilmente segnate proprio da questa decisione. Che anticipa una soluzione normativa già annunciata dal governo. “Si tratta di un condono neppure troppo mascherato”, ha commentato a ilfattoquotidiano.it Enrico Gagliano del coordinamento nazionale No Triv. Secondo cui “questa risoluzione rischia di azzerare tutto, avendo effetti sulle sentenze non ancora passate in giudicato e, soprattutto, sul futuro”. Insomma, addio a un gettito per le casse dei Comuni che va dai 100 ai 200 milioni di euro l’anno.

CAMBIO DI ROTTA RISPETTO ALLA CASSAZIONE – La posizione del dipartimento di via XX Settembre va in direzione opposta rispetto alla sentenza 3618 della Cassazione, con cui il 24 febbraio scorso la Suprema Corte aveva stabilito che le piattaforme petrolifere sono assoggettabili all’imposta comunale sugli immobili “nonostante la loro allocazione nel mare territoriale”. Con quel verdetto i giudici hanno dato ragione al Comune di Pineto che aveva chiesto all’Eni 33 milionidi Ici, più sanzioni e interessi, dovuti per gli anni 1993-1998 e relativi a una piattaforma situata di fronte alla costa. Per la Cassazione esiste una potestà degli enti locali nell’ambito del mare territoriale (fino alle 12 miglia marine), paragonabile a quella esercitata sul proprio territorio, anche se con i limiti derivanti dalle convenzioni internazionali. E, inoltre, le piattaforme sono soggette a Ici in quanto “ascrivibili in catasto nella categoria D/7, stante la loro riconducibilità al concetto di immobile ai fini civili e fiscali”.

I DUBBI DI ASSOMINERARIA – Partendo da questo puntoAssomineraria ha chiesto chiarimento al ministero dell’Economia in merito al trattamento fiscale delle piattaforme. Secondo l’associazione “non sono immobili ai fini civilistici e catastali”, ma sono da considerarsi “macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo” (i cosiddetti ‘imbullonati’) e, quindi, escluse dalla stima catastale dalla legge di Stabilità. Da quest’anno, infatti, l’Imu è stata abolita per gli ‘imbullonati’, che vanno detratti dal calcolo della quota da versare in base ai costi contabili. Quindi, come aveva spiegato a ilfattoquotidiano.it l’avvocato Ferdinando D’Amario, legale del Comune di Pineto “non può essere considerata imbullonata tutta la struttura ma solo i beni mobili”. Secondo l’associazione delle imprese estrattive, inoltre, gli enti locali non avrebbero il potere impositivo sul mare territoriale “che non può essere descritto nel catasto”.

GLI INTOPPI CHE ‘SALVANO’ LE COMPAGNIE – La risoluzione firmata dal direttore generale delle Finanze del ministero dell’Economia, Fabrizia Lapecorella illustra gli ‘intoppi’ che impediscono il pagamento di Imu e Tasu: le piattaforme sono assenti dal Catasto, tanto che il rilievo sistematico nei mari italiani (e quindi l’inventario) non viene svolto dall’Amministrazione del catasto e dei servizi tecnici erariali, ma dall’Istituto idrografico della Marina. La Suprema Corte aveva previsto il problema del calcolo per le piattaforme non accatastate stabilendo che, in attesa dell’iscrizione al catasto, la base imponibile sarebbe stata determinata secondo i valori di bilancio. Il dipartimento delle Finanze sottolinea invece che l’Imu “ha per presupposto il possesso di immobili” e richiama le definizioni dell’Ici, facendo riferimento al decreto legislativo 504 del 30 dicembre 1992 nel quale si stabilisce che “per fabbricato si intende l’unità immobiliare iscritta o che deve essere iscritta nel catasto edilizio urbano”. Dato il riferimento esplicito al catasto edilizio urbano il dipartimento conclude che “per applicare i criteri di calcolo del valore contabile” occorre uno specifico intervento normativo che consenta “il censimento delle costruzioni situate nel mare territoriale”, ma anche “l’ampliamento del presupposto impositivo dell’Imu e della Tasi” anche agli immobili fuori catasto.

GLI EFFETTI IN ATTESA DELLA SOLUZIONE – La questione coinvolge da vicino otto comuni della costa adriatica (Pineto, Termoli, Tortoreto, Porto Sant’Elpidio, Pedaso, Cupra Marittima, Torino di Sangro, Falconara) e uno della Sicilia (Gela) che hanno chiesto il pagamento prima dell’Ici e poi dell’Imu sulle piattaforme petrolifere, ma la posta in gioco è molto più alta. Sono 119, infatti, le piattaforme interessate. A queste ne vanno aggiunte altre 8 di supporto e otto strutture non operative, per un gettito complessivo che si aggira tra i 100 e i 200 milioni di euro all’anno. Senza considerare gli arretrati. “È difficile calcolare a quanto ammonti la perdita per i comuni coinvolti, a beneficio di Eni ed Edison”, spiega Gagliano. Che ricorda alcune cifre: “Oltre ai 30 milioni per il contenzioso relativo alla piattaforma Vega, ci sono i 9 milioni per quello con il Comune di Porto Sant’Elpidio e gli 11 milioni pagati da Edison, trascinata in tribunale per il pagamento dell’Ici per ‘Rospo di Mare’, ma ci sono diverse situazioni ancora aperte su cui, c’è da scommettere questa risoluzione agirà anche in modo retroattivo”. Nel frattempo si attende la soluzione normativa annunciata dal governo alcune settimane fa, in risposta a un’interrogazione parlamentare. “Quest’ultima decisione – conclude Gagliano – non preannuncia nulla di buono, ma solo l’ennesimo regalo alle compagnie”.

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

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Video – Domenica #17Aprile2016, #VotaSì al il referendum contro le trivellazioni

Vota Sì per cancellare le norme che consentono alle compagnie petrolifere di stare nel nostro mare senza limiti di tempo. Abbiamo tutte le tecnologie verdi per sostituire il petrolio e diventare energeticamente indipendenti dalle lobby.

Condividi questo video e informa chi ancora è convinto che le balle di Renzi siano la verità!

Fonte: https://www.facebook.com/MoVimento5StelleSicilia/videos/997646573618185/

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Audizione all’Ars su Resort Torre Salsa, M5S: “Ci assicureremo vengano rispettate tutte le prescrizioni della Sovrintendenza”

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“Il progetto, attualmente, è in fase di revisione secondo gli adempimento prescritti della Sovrintendenza di Agrigento, tutto questo prima di passare allo step successivo. Per quanto ci riguarda, manterremo i riflettori puntati e vigileremo sulla riformulazione del progetto, assicurando che l’ambiente e il paesaggio, nonché la stessa riserva, vengano rispettati“. Così i deputati del Movimento 5 Stelle all’Ars Matteo Mangiacavallo e Giancarlo Cancelleri che avevano richiesto la convocazione dell’audizione tenutasi in IV commissione Ambiente e territorio, in merito al progetto che vedrebbe la realizzazione di un resort di lusso a due passi dalla riserva dell’Agrigentino di Torre Salsa.

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Resort a Torre Salsa, la Sovrintendenza fa posticipare l’audizione dal 5 al 13 aprile. M5S: “Fare chiarezza con urgenza”

Giallo sulle autorizzazioni. I Cinquestelle: “ Un giornale on line parla di ritiro”.

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Una cosa è certa, la Sovrintendenza di Agrigento ha già chiesto, proprio questa mattina, di posticipare l’audizione richiesta dal Movimento 5 Stelle, dal 5 aprile al 13 dello stesso mese. E’ dell’ultima ora, invece, l’indiscrezione emersa su una testata giornalistica regionale on line: pare che la stessa Sovrintendenza abbia già ritirato l’ autorizzazione concessa alla società che dovrebbe realizzare il Resort e la motivazione sarebbe da ricercare nell’approvazione del Piano paesaggistico della provincia di Agrigento; l’approvazione del Piano, ad opera degli uffici della Regione, bloccherebbe, infatti, automaticamente le autorizzazioni concesse. Così intervengono i deputati all’Ars del Movimento 5 Stelle che avevano presentato diverse richieste di accesso agli atti, un atto ispettivo parlamentare e avanzato la richiesta di audizione. “E’ bastato portare la questione a Palazzo dei Normanni per bloccare tutto?” – chiedono i parlamentari Cinquestelle. “Adesso – concludono – attendiamo ulteriori sviluppi di cronaca e quindi l’audizione del 13 aprile per fare chiarezza sulla vicenda”.

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Trivelle, M5S: “Fermiamo le concessioni eterne, Si al Referendum”. In dieci Regioni i Cinquestelle presentano la mozione per l’Election Day: “Presidente Mattarella torni indietro sui suoi passi”

Ad oggi Vega A, la piattaforma più grande d’Italia sorta trent’anni fa di fronte le coste di Ragusa, potrebbe continuare l’attività di ricerca e di estrazione anche per oltre 100 anni, “una prigionia senza fine”. L’appello dei portavoce Cinquestelle ai volti noti della Tv italiana: “Aiutateci ad informare i cittadini attraverso i vostri canali e le vostre pagine social”.

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I consiglieri e deputati Cinquestelle: “Renzi e Mattarella tirano dritto e scelgono la data del 17 aprile, mentre l’accorpamento del voto referendario a quello delle prossime elezioni amministrative, oltre a favorire la partecipazione democratica dei cittadini, scongiurerebbe soprattutto l’inutile spreco di milioni di euro di fondi pubblici”.

Evidentemente, sia Renzi che Mattarella vogliono far naufragare il referendum. Sembra sfumata l’ipotesi di accorpare la consultazione popolare con il primo turno delle amministrative”. Così il M5S che in ben dieci Regioni, Sicilia, Basilicata, Campania, Piemonte, Puglia, Veneto, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Friuli, ha depositato una mozione che invita il presidente della Repubblica a concedere l’Election Day. “Butteremmo via milioni di euro di fondi pubblici, – affermano dal Movimento 5 Stelle – e come se non bastasse, rischiamo non venga raggiunto il quorum”.

In poche parole, – afferma il deputato regionale siciliano Giampiero Trizzino – ci chiedono di scegliere tra una semplice proroga della concessione e la durata illimitata della stessa , e se non si dovesse raggiungere il quorum, correremmo il rischio, ad esempio, che Vega A, la piattaforma più grande d’Italia, con una superficie che si estende per oltre 184 km2, sorta trent’anni fa di fronte le coste di Ragusa, potrebbe continuare l’attività di ricerca e di estrazione anche per oltre 100 anni. Una prigionia senza fine”.

I consiglieri e deputati del M5S, nelle dieci Regioni, dichiarano guerra allo scempio delle coste italiane: “Avvieremo una campagna informativa senza precedenti: convegni, manifestazioni, banchetti e materiale illustrativo”. I portavoce Cinquestelle lanciano un vero e proprio appello e chiedono il supporto dei volti noti della Tv italiana: “Aiutateci ad informare i cittadini attraverso i vostri canali e le vostre pagine social”.

In ultimo interviene anche l’europarlamentare Ignazio Corrao: ”bisogna evitare a tutti i costi l’incredibile sperpero di 360 milioni di euro. La decisione del Consiglio dei Ministri di fissare il referendum  il 17 aprile 2016, sembra non avere alcuna giustificazione, dal momento che affrontare una spesa di circa 400 milioni di euro, per chiedere agli italiani di pronunciarsi su un unico quesito referendario, appare scelta a dir poco scellerata, oltre che fortemente antidemocratica”.

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