Sciacca, città delle zanzare! Chiediamo intervento immediato dell’Amministrazione

È notizia di ieri dell’intervento del deputato regionale del M5S Matteo Mangiacavallo che consentirà la messa in funzione del sistema di disinfestazione contro le zanzare di cui è dotato l’ospedale Giovanni Paolo II di Sciacca, collaudato nel 2013 e poi subito, inspiegabilmente, spento.

Molti quartieri di Sciacca, nel frattempo, tra l’indignazione dei residenti e dei turisti che li frequentano, sono letteralmente invasi da questi simpatici insetti.

Ricordiamo, come se fosse ieri, l’intervento dell’ASP di Agrigento che sollecitava i sindaci, già dal mese di Marzo, a provvedere entro il successivo alla disinfestazione per colpire i cicli biologici dello sviluppo di microrganismi: primi fra tutti le larve della zanzara “Tigre” e quelle delle zanzare trasmettono il virus Zika.

A Sciacca le larve sono diventate un popolo di zanzare assetate di sangue. Da Marzo ad oggi, l’amministrazione comunale ha annunciato almeno due disinfestazioni che, se sono state eseguite a dovere, testimoniano che le zanzare saccensi hanno maggiore resistenza rispetto a quelle di altri paesi. Potrebbe essere l’occasione per invitare entomologi nella nostra città per studiarne il caso.

E’ innegabile che la presenza di numerose zanzare possa essere un servizio aggiuntivo, rispetto ai pochi che la nostra cittadina offre, ma noi, come sicuramente i tanti turisti che affollano Sciacca, ne vorremmo fare piacevolmente a meno.

Mettendo al bando l’ironia, che il sindaco provveda ad una “nuova” disinfestazione di una città amministrata più dalle zanzare che dalla Giunta Valenti, ponendo fine a questa intollerabile e vergognosa situazione.

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Un anno di ARO: nuovi quartieri discarica, mancata estensione del porta a porta e premialità perse. Adesso facciamo i conti!

E’ passato un anno dall’entrata in vigore del piano ARO. La percentuale della raccolta differenziata,  benché aumentata, oggi non raggiunge ancora la soglia del 65% che era prevista sin dal sesto mese di avvio del servizio, né a maggior ragione quella del 86% prevista a conclusione del primo anno.

Questo è un primo fallimento e purtroppo i nodi da sciogliere sono ancora tanti.

Partiamo dal fenomeno della nascita dei nuovi quartieri discarica. Con l’avvio parziale del porta a porta, alcune zone della città, dove invece il porta a porta non è partito, si sono trasformate in discariche a cielo aperto. Diverse le cause di questa situazione, una fra tutte la mancata consegna a domicilio dei mastelli, che, se fosse avvenuta, avrebbe permesso non solo di preparare tutti i cittadini a una corretta differenziata, ma avrebbe inoltre garantito più facilmente di scovare gli evasori della TARI, gli stessi che ora, pur di sfuggire ai controlli, non ritirano i mastelli e gettano l’immondizia dove ancora è possibile.

Ma a conclusione del primo anno di contratto è anche ora di fare i conti. Il tempo dell’attesa è terminato cari Sindaco Valenti e Assessore Mandracchia. E’ giunto finalmente il momento di mettere a conoscenza la città, vessata da un aumento della TARI dell’11%, di come questa Amministrazione intenda compensare un anno di mancanze delle ditte e di come intenda rivalersi su di esse per quegli oneri che abbiamo pagato per intero, anche in presenza di un servizio parziale.

Non basta! I cittadini vogliono anche sapere se il porta a porta verrà esteso come promesso. A sentire l’Assessore Mandracchia l’Amministrazione si sarebbe dovuta presto accordare con le ditte per mantenere il porta a porta in località non fornite dal servizio nel piano ARO, come la Foggia o San Marco.  Si tratterebbe di un baratto di servizi, operazione in cui in cambio del servizio porta a porta  dovremo rinunciare ad altri servizi ritenuti non fondamentali (da chi poi?).

Premesso che siamo assolutamente favorevoli al mantenimento del porta a porta nelle contrade che ormai da anni sono abituate alla differenziata, vogliamo però che l’Amministrazione informi il Consiglio con conti alla mano. Perché le domande sorgono spontanee. Chi ha deciso che per mantenere il porta a porta in alcune località dobbiamo rinunciare a dei servizi compresi nel piano ARO ed eventualmente chi decide quali? Davvero la raccolta porta a porta ha un costo maggiore rispetto a quella di prossimità e di quanto? Siamo sicuri che la raccolta con i mastelli costa di più dell’acquisto e della gestione di nuovi cassonetti che vanno lavati periodicamente e svuotati mediante dei costosissimi autocompattatori?

Ancora poche certezze dunque, tranne una: Sciacca è stata esclusa dalle sovvenzioni previste nella Finanziaria 2018 per i Comuni ricicloni. Vediamo se riusciremo nell’impresa il prossimo anno!

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Ambiente, allarme M5S: progetto Eni per ricerca di idrocarburi con esplosioni in mare tra Gela e Licata

Interpellanza dei deputati della Commissione ambiente all’Ars: “Musumeci non prosegua la svendita avviata da Crocetta. Il progetto Eni è disarmante, tra l’altro la Sicilia riceve meno di 300 mila euro l’anno di royalties, praticamente un piatto di lenticchie”.

“Esplosioni in mare per la ricerca di idrocarburi nel canale di Sicilia davanti alle coste tra Gela e Licata. Musumeci non prosegua la svendita della Sicilia ai petrolieri per un piatto di lenticchie e neghi le autorizzazioni”.

A dichiararlo sono i deputati della Commissione Ambiente del Movimento 5 Stelle all’Ars Giancarlo Cancelleri, Stefania Campo, Giovanni Di Caro, Nuccio Di Paola e Matteo Mangiacavallo, che avendo accolto l’appello di cittadini e dell’associazione Stoppa la Piattaforma con in testa l’ingegnere Mario Di Giovanna, hanno depositato interpellanza urgente con la quale si chiede al governo Musumeci se ha intenzione di opporsi all’istanza dell’Eni.

“La nuova istanza presentata dalla ENI Divisione Exploration & Production – spiegano i deputati – ha riattivato le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale lo scorso 29 novembre. Il programma dei lavori mette i brividi, si prevedono infatti l’acquisizione di circa 120 Kmq nel golfo di Licata e Gela di sismica 3D attraverso la tecnica dell’airgun, una serie di esplosioni in mare che hanno effetti devastanti nella delicata flora e fauna marina, ed una fase finale con la perforazione di un pozzo esplorativo, il tutto finalizzato alla ricerca di gas e petrolio in mare. Quest’ultima istanza è l’ultima di una lunga serie che a varia titolo sono state richieste ed in molti casi ottenute nel Canale di Sicilia, che rischiano in caso di incidente rilevante di distruggere l’ambiente e l’economia Siciliana.

A peggiorare il tutto – sottolineano i deputati – le ricadute economiche per la Regione Siciliana sono praticamente nulle, a titolo d’esempio le Royalty pagate alla nostra Regione per tutte le piattaforme attive nel canale di Sicilia nel 2017 sono ammontate a soli 296.347,75 euro, meno di 6 centesimi a Siciliano, per mettere a rischio di disastro ambientale un’intera Regione”.

“Con la nostra interpellanza – spiegano i deputati – chiediamo al Presidente Musumeci se, nei termini previsti dalla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale che scadevano lo scorso 3 febbraio, si è opposto a questo ennesimo progetto di ricerca e se più in generale vuole intraprendere un opposizione politica e legale contro lo sfruttamento petrolifero ed industriale del Canale di Sicilia oggetto di numerosissime istanze e permessi di ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare o se vuole come il passato presidente Crocetta, svendere il nostro mare e mettere a rischio il nostro ambiente e la nostra economia – concludono – per pochi centesimi di euro a siciliano”.

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ARO: quanto ha pagato il Comune di Sciacca per un servizio incompleto?

Dopo circa sette mesi di attesa è stato finalmente firmato il contratto definitivo con le ditte vincitrici del bando per la concessione dei servizi previsti dal piano ARO. Adesso aspettiamo impazienti che vengano avviati tutti i servizi previsti, primo fra tutti il porta a porta nella maggior parte dei quartieri della nostra città. Oggi, tuttavia, vogliamo fare un piccolo passo indietro analizzando cosa è accaduto nei sette mesi trascorsi, augurandoci di non dovere costatare ancora una volta che i cittadini sono chiamati a pagare conti troppo salati. La tassa a cui ci riferiamo è la TARI, sulla quale avevamo già scoperto con una nostra interrogazione un errore sul calcolo dell’aliquota variabile e sulla quale dobbiamo tornare per capire i dettagli dell’incremento del 14,52% previsto per il prossimo anno, che andrà a coprire i disastri economici di una cattiva gestione della cosa pubblica, a fronte di un servizio nettamente peggiorato.

Purtroppo non ci entusiasma assistere al gioco delle parti nel quale i partiti tradizionali si alternano, dall’opposizione alla maggioranza, scambiandosi continue accuse sulle responsabilità, ma preferiamo piuttosto concentrarci sui fatti, per verificare e proporre eventuali suggerimenti perché i cittadini paghino il giusto per il servizio che ricevono.

Ricordiamo che la TARI è un tributo destinato a finanziare sia i costi del CONFERIMENTO in discarica che i costi della RACCOLTA dei rifiuti, servizio, quest’ultimo, gestito sin dai primi di maggio, con un contratto d’affidamento in procedura d’urgenza, dalle ditte SEA-BONO SLP vincitrici del bando del Piano ARO. Ma se da un lato è ormai noto che i costi per il CONFERIMENTO in discarica sono aumentati, a causa di un aumento delle tariffe di conferimento e alle difficoltà connesse all’uso della discarica Saraceno-Salinella e ad una raccolta differenziata che stenta a decollare, dall’altro lato è giusto che il sindaco chiarisca se i costi della RACCOLTA dei rifiuti siano invece diminuiti.

Ad oggi infatti non appare chiaro quanto è dovuto alle ditte, che da maggio gestiscono il servizio di raccolta dei rifiuti, considerato che la SEA-BONO SLP non ha avviato tutti i servizi previsti dal piano ARO e per i quali erano state stanziate delle somme ben precise. Tra quelli non avviati ricordiamo, primo fra tutti, la raccolta dei rifiuti porta a porta in gran parte della città, ma anche alcuni dei rimanenti come la raccolta differenziata spinta degli sfalci e delle potature dei privati, il compostaggio di comunità, la raccolta dei rifiuti urbani pericolosi, la raccolta degli ingombranti porta a porta, l’installazione dei sistemi di videosorveglianza mobili contro l’abbandono dei rifiuti, l’oasi dog e l’installazione di dispenser con i sacchetti per la raccolta degli escrementi degli animali, nonché la fornitura alle utenze di bidoni per la differenziata, di sacchetti biodegradabili per la frazione organica, dei nuovi contenitori per la raccolta di prossimità, degli innovativi contenitori muniti di dispositivo di controllo degli accessi e tanto altro ancora. Tutti servizi che, insieme all’attivazione di una campagna di comunicazione mirata prevista sin dal primo giorno di avvio del contratto e mai attivata, avrebbero consentito un incremento della raccolta differenziata fino al 65% e una riduzione dei rifiuti biodegradabili in discarica dell’82% come riportato nell’offerta tecnica dell’impresa aggiudicatrice dell’appalto.

E’ dunque palese, come evidenziato il 22 Agosto in un nostro comunicato, che le ditte SEA-BONO SLP abbiano condotto nei sette mesi trascorsi un servizio parziale rispetto a quanto pattuito dal contratto di affidamento, determinando un bassissimo livello di raccolta differenziata con maggiori conferimenti in discarica e pertanto una maggiorazione dei costi per tutti noi cittadini.

Alla luce delle osservazioni sopraesposte il M5S di Sciacca, tramite i suoi portavoce Teresa Bilello e Alessandro Curreri, chiede all’amministrazione di utilizzare gli importi previsti per i servizi dell’ARO non erogati per ridurre l’incremento previsto della TARI, augurandoci di non subire oltre al danno pure la beffa di dover pagare per intero un servizio parziale e di essere sanzionati dalla Regione per la modesta percentuale di raccolta differenziata raggiunta.

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Livelli di CO2 più alti da 800 mila anni #SceglieteIlFuturo #CancelleriPresidente #M5S #Sicilia

di Eleonora Evi, EFDD – M5S Europa

Anno dopo anno, l’Italia spende sempre di più in sussidi alle fonti fossili. In modo diretto o indiretto, finanziamo la produzione, le infrastrutture, i progetti che hanno alla base l’energia fossile. Nel 2016 la cifra è arrivata a 15,2 miliardi di Euro, come riporta lo studio realizzato da ODI-CAN Europe. Eppure ormai sono moltissimi gli studi scientifici che ci descrivono i benefici in termini ambientali, climatici, sanitari e occupazionali di un rapido abbandono delle fonti fossili e l’investimento massiccio nelle energie rinnovabili e sostenibili, ad esempio lo studio di 27 ricercatori delle quattro università più prestigiose al mondo Stanford, Berkeley, Berlino e Aarhus pubblicato a settembre di quest’anno.

È di ieri l’allarme lanciato dal WMO (World Meteorological Organization), l’agenzia meteorologica delle Nazioni Unite che denuncia che livelli di CO2 in atmosfera sono i più alti da 800 mila anni. Si tratta di un livello record, causato dall’azione dell’uomo e dai modelli di sviluppo nei principali settori produttivi, dall’agricoltura, ai trasporti, all’industria e alla produzione di energia, per citare quelli che contribuiscono maggiormente.

L’Europa e l’Italia cosa fanno? Continuano a sostenere economicamente un modello di sviluppo antistorico, anacronistico, inquinante e dannoso per la salute e l’ambiente, drogando il mercato con sussidi e agevolazioni da un lato e normative lasche e prive di qualunque ambizione dall’altro. Stiamo toccando livelli di ipocrisia inaudita di questa Europa. In ogni discorso, ogni dibattito in plenaria, la Commissione europea e tanti eurodeputati ricordano il grande impegno verso l’aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili, l’avvio di una vera decarbonizzazione da attuarsi immediatamente senza se e senza ma, infarciscono ogni loro proclama ricordando la battaglia contro i cambiamenti climatici e la necessità di difendere l’accordo di Parigi. Cosa rimane di tutte queste promesse nei testi che votiamo al Parlamento europeo e nell’azione pratica dei Governi degli Stati membri e in particolare di quello italiano? Nulla. E a dirlo sono le cifre investite nelle fonti fossili.

Per fare un esempio, in Europa invece che seguire la nostra proposta sull’introduzione di una tassazione sulla CO2 (la previsione di una Imposta sulle Emissioni Aggiunte (ImEA), quale strumento per la perequazione internazionale dei costi energetici e ambientali sulla produzione dei beni, sulla base del carbonio emesso, a prescindere dal luogo di fabbricazione), una proposta che sta trovando sempre maggiore risonanza sia dal mondo scientifico-accademico che da quello politico a livello globale, si sta portando avanti l’ennesimo sistema truffa: il cosiddetto ETS Emission Trade Scheme. Che fa guadagnare solo broker e investitori e non ha alcun effetto concreto sulla riduzione delle emissioni in atmosfera da parte dei settori industriali e della produzione di energia.

Anche il settore dei trasporti è emblematico e gioca un ruolo chiave nella partita delle fonti fossili. Non è bastato lo scandalo del dieselgate, non bastano le infrazioni sulla qualità dell’aria e la relativa multa che l’Italia si troverà presto a pagare e che alcune stime indicano che potrebbe addirittura superare il miliardo di euro, non bastano i costi sanitari che dobbiamo sostenere per curare le persone che si ammalano a causa dell’inquinamento atmosferico, del particolato sottile e degli ossidi di azoto presenti nell’aria. Ma soprattutto non bastano i numeri agghiaccianti delle morti premature – 84.400 persone – che ogni anno colpiscono il nostro paese, primo in Europa per mortalità prematura a causa dello smog.

Tutto questo non è bastato per far capire alla vecchia politica che è assurdo e irresponsabile nel 2017 investire in infrastrutture viabilistiche, autostrade, tangenziali e altre colate di cemento che favoriscono l’uso dell’auto privata e non risolvono i problemi della mobilità, del pendolarismo e dell’inquinamento atmosferico. Tutto questo non è bastato per far capire che il diesel, e in generale i motori a combustione, non hanno futuro e devono essere abbandonati. E invece, pur di proteggere le aziende automobilistiche, l’Europa ha concesso il raddoppio dei limiti degli inquinanti fino a data da destinarsi.

Ma la strada verso il Futuro è segnata. E noi la stiamo già percorrendo. In Sicilia abbiamo la possibilità di essere la prima regione che abbandonerà il modello fossile verso la piena realizzazione del potenziale rinnovabile del territorio. #SceglieteIlFuturo

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#M5S, Angelo Parisi assessore designato ai Rifiuti. L’ingegnere convinto sostenitore delle rinnovabili #SceglieteilFuturo #CancelleriPresidente #Sicilia

Il quinto nome della giunta pentastellata, in caso di vittoria di Cancelleri, è quello di un 45enne ingegnere ambientale, che cinque anni fa si è avvicinato al Movimento. Consulente della deputata regionale Angela Foti, ha contribuito a redigere il programma dei pentastellati in un settore in cui promettono una rivoluzione.

Di SALVO CATALANO

È Angelo Parisi l’assessore designato del Movimento cinque stelle ai Rifiuti. Ingegnere ambientale di Leonforte e laureato all’Università di Catania, il 45enne tecnico poco mediatico è la figura che Giancarlo Cancelleri ha scelto per guidare uno dei dipartimenti più delicati e su cui i pentastellati annunciano una rivoluzione, nel caso di vittoria. Il candidato alla presidenza ha approfittato ieri delle tappe in provincia di Enna, a Troina Piazza Armerina, per annunciare la nomina dell’ingegnere di Leonforte.

«Bisogna smetterla di considerare i rifiuti un problema – sono le prime parole di Parisi dopo la nomina – questi devono diventare quello che sono: una risorsa da sfruttare anche per creare nuovi posti di lavoro. E le discariche lentamente devono essere dismesse, fino a sparire completamente entro il 2050. I rifiuti devono assumere un percorso circolare che li porti ad essere riutilizzati. Il recupero della materie come i metalli e le plastiche non solo porterà a minore occupazione di spazi nelle discariche che vanno inesorabilmente verso l’esaurimento, ma potranno essere fonte di guadagno e occupazione. Come la raccolta porta a porta, che va incentivata al massimo».

Parisi si è avvicinato al Movimento già cinque anni fa e ha avuto modo di collaborare sia alla stesura del programma di Cancelleri che a numerose iniziative in giro per la Sicilia. Fa parte del comitato Cetri, il Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale, un’associazione nata nel 2010 composta da cittadini ed esperti in vari settori delle scienze economiche, tecniche e sociali «che condividono – si legge sul sito – la visione di un nuovo modello energetico distribuito, interattivo e democratico come proposto da Jeremy Rifkin nelle sue varie opere, riassunte ed organicamente organizzate nel suo ultimo libro La Terza Rivoluzione Industriale». All’interno del Cetri spende in particolare le sue qualifiche di progettista di impianti fotovoltaici ed esperto di modelli economici innovativi per le Fonti di energie rinnovabili.

Proprio per queste sue specificità, nel 2016 è stato consulente a pagamento della deputata regionale Angela Foti. In quell’occasione, insieme ad altri professionisti, ha contribuito a redigere il documento Sicilia post carbon, che sintetizza le linee programmatiche del Movimento in tema di energia e rinnovabili. «C’è stata sin da subito una perfetta coincidenza dei nostri principi ispiratori – spiega Foti – in particolare condividiamo l’approccio per cui l’energia è un diritto democratico naturale, così come lo sono l’acqua e il cibo». Parisi ha anche collaborato, durante la campagna elettorale di Ugo Forello per le Amministrative di Palermo, al piano energetico per il capoluogo.

L’ingegnere è il quinto assessore designato da Cancelleri, segue al ragioniere comisano Salvo Corallo, alle Infrastrutture; all’avvocato Giampiero Trizzino all’Ambiente, all’agronoma Federica Argentatiall’Agricoltura e all’informatico, ex sindaco di Licata, Angelo Cambiano agli Enti locali. 

Fonte: meridionews.it

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Pillole di programma – Acqua Pubblica e Ambiente – #M5S #Sicilia #CancelleriPresidente #SceglieteilFuturo

Immaginate una Sicilia senza più rifiuti per strada, immaginate di non dover mai più leggere che il Crocetta di turno vuole costruire degli inceneritori (https://goo.gl/susN9q), immaginate un servizio idrico, pubblico ed efficiente che rifornisca ogni abitazione di acqua pulita.
State immaginando una Sicilia a 5 stelle.
In questi cinque anni, da “semplice” opposizione parlamentare ci siamo battuti affinché tutto questo potesse diventare realtà. Ma quando sei numericamente in minoranza, e di fronte hai partiti i cui interessi non coincidono mai con gli interessi dei cittadini, è impossibile portare avanti idee di cambiamento.
Una volta al governo sarà facile invece eliminare qualunque forma di autorizzazione o finanziamento per la costruzione di inceneritori. Potenzieremo gli impianti di compostaggio e daremo piena applicazione alla strategia “rifiuti zero”.
Istituiremo la figura dell’Ispettore Ambientale Comunale per la prevenzione, la vigilanza ed il controllo della corretta gestione dei rifiuti e predisporremo un piano per la progressiva dismissione, entro il 2050, di tutte le discariche.
E ancora: avvieremo un Piano regionale per una corretta gestione del ciclo dell’acqua che classificherà e regolamenterà tutti gli usi idrici. Le reti siciliane soffrono di perdite che in alcuni casi superano pure il 60%. Le strutture e gli impianti risalgono agli anni 40 e costringono i comuni a servirsi di autobotti per espletare il servizio. Metteremo in cantiere lavori di efficientamento e di potenziamento di queste reti.
Introdurremo il Q.M.V. – quantitativo minimo vitale – giornaliero garantito al cittadino: 50 litri di acqua gratuiti per cittadino al giorno, così come stabilito dalla Commissione e dal Contratto Mondiale per l’acqua.
I sistemi di depurazione siciliani sono carenti e in alcuni casi assenti. L’Unione Europea ci ha condannati a una multa di 185 milioni di euro per la mancata messa a norma degli impianti. È dunque necessaria una riorganizzazione ed un miglioramento della rete fognaria e degli impianti di depurazione esistenti.
E poi ancora: la “Buona Tassa” (ne ho parlato su tutti i palchi), cioè faremo pagare una tassa a tutte le grosse aziende che inquinano la nostra terra, come ad esempio l’industria del petrolio e della raffinazione. Quel fondo lo utilizzeremo per mettere impianti fotovoltaici sui tetti delle persone meno abbienti (reddito energetico). Per dare loro la possibilità di non pagare più la bolletta energetica e a noi di respirare finalmente un’aria più pulita.
È arrivato il momento di raccogliere la sfida delle rinnovabili e saremo all’altezza.
La Sicilia è la più grande centrale naturale di energia rinnovabile. Le rinnovabili sono il futuro.
La Sicilia è il futuro!

Queste sono solo alcune delle cose che faremo una volta al governo di questa regione.
Su http://www.giancarlocancelleri.it/ trovate tutti i punti relativi all’intero programma.
Adesso tocca a voi scegliere che volto dare a questa terra. #SceglieteilFuturo!

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Il vuoto a rendere è legge grazie al MoVimento 5 Stelle

di MoVimento 5 Stelle

Dopo 4 anni e decine e decine di tentativi, finalmente ci siamo. Oggi diventa operativa una misura per ora sperimentale voluta, strappata coi denti ed ottenuta dal MoVimento 5 Stelle: il vuoto a rendere. Il governo ha deciso di attuarla nella versione più blanda possibile, ma non ci scoraggiamo. Faremo di tutto affinchè questa sperimentazione sia un successo. Ma abbiamo bisogno di tutti voi, dei cittadini, degli attivisti, di tutti i portavoce e dei nostri sindaci.

Tutto nasce da una proposta di legge a prima firma Stefano Vignaroli, poi diventata un emendamento nel Collegato ambientale. Infine, dopo due anni e numerosi pressing, il ministro Galletti ha firmato il regolamento. Il vuoto a rendere approvato non riguarderà direttamente il consumatore finale, che non dovrà fare nulla, né pagare alcuna cauzione.

Il sistema prevede in via sperimentale per la durata di un anno e su base volontaria del singolo esercente una cauzione per gli imballaggi contenenti birra o acqua minerale serviti al pubblico da alberghi e residenze di villeggiatura, ristoranti, bar e altri punti di consumo, dunque riguarda il “consumo fuori casa”. Qualcuno rimarrà deluso, ma ricordiamo che, a differenza di decenni fa, il consumo fuori casa (bar, alberghi o ristoranti) oggi ha un grosso fatturatoed è sempre in continuo aumento. E di conseguenza lo spreco ambientale di bottiglie di birra e acqua è davvero rilevante.

Ad aderire alla sperimentazione dovrà essere dunque l’esercente che dovrà pagar la cauzione iniziale ai produttori di acqua e birra e rendere indietro al produttore (attraverso il distributore) l’imballaggio utilizzato dal cliente che consuma nella propria attività commerciale. Il cliente avrà la garanzia che, consumando dall’esercente che aderisce all’iniziativa, quell’ imballaggio tornerà al produttore per essere riutilizzato. Gli esercizi commerciali aderenti al sistema “vuoto a rendere” saranno riconoscibili dal cliente attraverso un logo esposto che lo stesso Ministero fornirà. Vogliamo sottolineare l’importanza della parola “riutilizzo”. A differenza delle tanto citate e sognate macchinette nei supermercati, che sono finalizzate solamente al riciclo qui si sta parlando di riutilizzo, gerarchicamente più importante e virtuoso del riciclo.

Sia ben chiaro non ci stiamo inventando nulla e qualche produttore, come ad esempio la Peroni, già lo effettua questo tipo di vuoto a rendere, ma in quantità e modalità molto limitate. Questa sperimentazione punta a renderlo sistematico e poi estenderlo ad altre bevande. Per quanto riguarda il materiale dell’imballaggio, la legge non lo limita al vetro, ma essendo finalizzato al riutilizzo, attualmente solo il vetro è pronto a garantirlo.

Il vero difetto di questa legge è che il Governo non si è degnato di riconoscere alcun incentivo per invogliare gli esercenti ad aderire. L’esercente dovrebbe pagare dunque una cauzione, compilare dei moduli e trattenere i vuoti in attesa del distributore, senza nemmeno avere uno sconto TARI o di altro tipo. Sarebbe questa la misura ideale per incentivare gli esercenti: dover gestire e ritirare una tonnellata in meno di vetro fa risparmiare soldi al comune. Perché non dividere questo risparmio con l’esercente e con il distributore, terminali di questo processo virtuoso?

I sindaci 5 Stelle quindi, ecco cosa possono fare. Ma una parte importante è riservata anche ai nostri attivisti e portavoce in consiglio comunale: infatti alleghiamo qui uno schema di ordine del giorno oppure di mozione (in modo tale che possa essere presa in considerazione anche dai consiglieri M5s che sono all’opposizione) per la sperimentazione del sistema del vuoto a rendere.

Anche se la sperimentazione del vuoto a rendere durerà un anno che andrà dal 7 febbraio 2018 per concludersi il 6 febbraio 2019, occorre quindi fare in fretta in quanto l’adesione alla sperimentazione sarà monitorata. Dunque, affinché sia un successo bisogna fare in modo che gli esercenti aderiscano fin da subito.

Il nostro impegno continuerà per far sì che la sperimentazione possa essere un successo!

Fonte: www.ilblogdellestelle.it

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Il M5S di Sciacca ha presentato una mozione di indirizzo sul vuoto a rendere

Nella città di Sciacca assistiamo al perdurare dell’emergenza rifiuti, aggravata da una raccolta differenziata che stenta a decollare e da una serie di atteggiamenti incivili che deturpano il decoro della nostra città, con l’abbandono sistematico di bottiglie e rifiuti dinanzi alle stesse attività commerciali che somministrano cibo e bevande.

Il M5S ha tratto spunto dalla sperimentazione varata dal Ministero dell’Ambiente con apposito regolamento adottato il 3 Luglio del 2017 (decreto n. 142) che prevede, in via sperimentale, per gli esercizi commerciali e i distributori l’istituto del vuoto a rendere, pratica ambientale utilissima per ridurre a zero i rifiuti derivanti dall’utilizzo di imballaggi, lattine, bottiglie etc..

Poiché il regolamento ministeriale non prevede alcuna forma di agevolazione per le attività commerciali che parteciperanno alla sperimentazione, al fine di favorire le adesioni alla filiera del sistema del vuoto a rendere e diffondere la cultura del riutilizzo secondo la strategia “Rifiuti Zero” per cui ci battiamo da anni, il M5S intende impegnare l’Amministrazione di Sciacca a varare una serie di incentivi economici per tutti gli esercenti che aderiranno all’iniziativa.

Riteniamo che alcune agevolazioni, come ad esempio la riduzione di TARI o COSAP per servizi all’esterno, possano aiutare a diffondere la cultura del riciclo e del riutilizzo aiutando la formazione di una nuova coscienza ambientale nella città di Sciacca e contribuendo a risolvere in maniera definitiva la disastrosa gestione dei rifiuti.

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L’Amministrazione si attivi sin d’ora per prevenire possibili danni causati da piogge e alluvioni

Abbiamo imparato che ogni anno, con l’avvicinarsi dell’autunno, si presentano eventi atmosferici avversi caratterizzati da temporali e abbondanti precipitazioni che possono causare danni ingenti a diverse strutture pubbliche e private. Ricordiamo in particolare la violenta alluvione che lo scorso 25 novembre ha devastato il nostro territorio causando, oltre che danni alle cose, anche un morto e diversi feriti. Di certo non possiamo rimanere inerti aspettando le prossime piogge. Abbiamo imparato sulla nostra pelle che il cattivo funzionamento delle caditoie stradali, non manutenute, può causare allagamenti e fenomeni di ruscellamento con conseguenti danni per persone e cose e che l’ostruzione dei sifoni di scarico può provocare, in caso di notevoli precipitazioni, anche disagi di tipo igienico-sanitario.

Sappiamo che la pulizia delle caditoie stradali e delle condotte fognarie pubbliche è uno dei tanti servizi previsti dal piano ARO che dunque deve essere garantito dalla ditta affidataria. Sappiamo anche che è necessario mettere in atto tutti quegli interventi strutturali e non strutturali atti a mitigare il rischio idrogeologico che comprendano sia opere di ingegneria (pianificazione territoriale, interventi strutturali di messa in sicurezza dei centri abitati e delle infrastrutture, etc.) che opere di manutenzione del territorio (come la pulizia di valloni), piani di emergenza, attività conoscitive (valutazioni della pericolosità e del rischio da frana), piani di comunicazione e diffusione delle informazioni ai cittadini e quant’altro.

Per questo motivo noi del M5S, tramite i nostri portavoce, abbiamo presentato un’interrogazione al fine di sollecitare l’Amministrazione ad operare sia programmando nel medio periodo i dovuti interventi strutturali per ridurre i rischi idrogeologici sia mettendo in atto sin da subito gli interventi manutentivi necessari a dare ai cittadini saccensi la giusta tranquillità secondo un principio di prevenzione dei rischi, piuttosto che dover poi dover rimediare con somme ingenti a danni talvolta irreparabili.

L’Amministrazione pertanto non attenda oltre.

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