I Comuni termali in Sicilia potranno aggiungere la dizione “terme” in maniera più semplice e snella

Grande soddisfazione del primo firmatario del ddl Matteo Mangiacavallo (M5S).

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Ha superato quest’oggi l’esame della I commissione Ars, Affari istituzionali, il disegno di legge 843, primo firmatario il capogruppo del M5S Matteo Mangiacavallo. Il ddl consente ai Comuni dove insistono insediamenti o bacini termali l’aggiunta della dizione ‘terme’ alla propria denominazione attraverso la sola deliberazione del consiglio comunale. Quest’ultima dovrà però essere adottata a maggioranza dei due terzi dei consiglieri e dovrà essere sottoposta al silenzio assenso dei cittadini che potranno manifestare l’eventuale contrarietà sottoscrivendo, entro 60 giorni, apposita petizione popolare valida solo nel caso di raggiungimento della soglia di un quinto degli elettori iscritti nelle liste elettorali del comune interessato.

Esprime soddisfazione Matteo Mangiacavallo, primo firmatario del ddl: “Aggiungere la dizione “terme” alla denominazione di un Comune è un modo semplice e gratuito per promuovere queste preziose risorse presenti sul territorio”. Il parlamentare Cinquestelle ringrazia tutti i componenti della commissione e il suo presidente per la sensibilità e la celerità con la quale si è potuto discutere e votare la proposta. Analoga soddisfazione viene espressa  dai deputati Salvatore Cascio e Giovanni Panepinto dello stesso comprensorio di Mangiacavallo.

“Capisco che a Sciacca e Acireale, dove le terme sono chiuse, questa iniziativa potrebbe suonare come una beffa – conclude Mangiacavallo – ma l’ho voluta portare avanti ugualmente proprio perché non voglio pensare che lo saranno per sempre. Presto riavremo le nostre terme, ne sono convinto, e potremo promuoverle anche attraverso il nome delle città in cui sono presenti”. Adesso il disegno dovrà passare dal vaglio dell’aula, il deputato Mangiacavallo chiederà di fare calendarizzare la discussione quanto prima.

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Ddl acqua pubblica, non passa la pregiudiziale di incostituzionalità. M5S: “Adesso difendiamo e approviamo il testo così com’è”

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In discussione in queste ore all’Ars il ddl sull’Acqua pubblica “mentre, intanto, non passa la vergognosa, quanto ridicola, quanto pretestuosa pregiudiziale di incostituzionalità”. Così i deputati del Movimento 5 Stelle che, sin dal primo giorno di insediamento al parlamento regionale, hanno sostenuto la battaglia per un ritorno alla gestione pubblica dell’acqua. “Un banco di prova sulla agibilità a Sala d’Ercole della legge che da domani sarà votata, – afferma Angela Foti, deputata Cinquestelle componente della commissione Ambiente – che è stata brillantemente superata con l’archiviazione di una pregiudiziale che la dice lunga sugli interessi che questo testo sta andando a muovere proprio per i principi innovativi introdotti”.

“35 mila firme raccolte per il referendum, 150 delibere consiliari e 2 disegni di legge di iniziativa popolare, – ricorda il presidente della IV commissione Giampiero Trizzino, deputato Cinquestelle – hanno dimostrato che la Sicilia vuole che l’acqua torni ad essere un bene comune. I deputati siciliani hanno adesso il potere di dare seguito a quella volontà. Fare politica significa avere il coraggio di operare scelte responsabili, significa essere portavoce dell’espressione dei cittadini”.

Interviene anche l’altra deputata del M5S Valentina Palmeri: “Sull’acqua non si devono fare utili – dice la parlamentare – perché è un bene comune oltre che pubblico, si deve sancire questo principio universale in Sicilia, terra da sempre oggetto di forti speculazioni private, per non dire altro”. “Abbiamo inserito, inoltre, nel ddl tutta una serie di principi rivoluzionari – aggiunge Palmeri – e innovativi a sostegno del cittadino, della risorsa acqua e dell’ambiente”.

“Da domani si fa sul serio, – conclude, quindi, il deputato dell’Agrigentino Matteo Mangiacavallo – entrando nel merito della norma che ci auguriamo non venga stravolta, soprattutto sulla scelta della modalità di gestione che deve essere affidata in via esclusiva ad enti di diritto pubblico. Noi del M5S adotteremo una linea dura contro gli emendamenti che vanno nella direzione opposta o che aprano ai privati che stanno già vessando i cittadini siciliani da troppi anni”.

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Ddl Acqua pubblica domani in discussione all’Ars, M5S: “Approvare il testo così com’è altrimenti avranno vinto i privati”

La denuncia del deputato Cinquestelle: “Gli interessi dei privati sono ben difesi dentro l’Ars e a Palazzo d’Orleans”. Il parlamentare invita tutte le forze politiche dei Comuni della provincia a fare pressioni sui propri referenti al parlamento regionale.

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Domani in sala d’Ercole sarà avviata la discussione generale del disegno di legge per la ripubblicizzazione dell’acqua in Sicilia. Sono grandi le aspettative dei cittadini e crescono i timori tra le forze politiche per l’esito di una legge contrastata da lobby e poteri forti. Il primo scoglio da superare sarà la pregiudiziale di incostituzionalità, presentata dal gruppo degli ex MPA e sostenuta dal governo Crocetta. Ecco il commento del deputato del M5S, Matteo Mangiacavallo: “La legge per l’acqua pubblica incardinata in aula – commenta Mangiacavallo – è una legge per certi aspetti rivoluzionaria. Ribadisce i principi dello statuto siciliano e definisce un percorso attraverso il quale nessun privato potrà più gestire l’acqua nella nostra isola. E’ chiaro che questa va a colpire i cosiddetti poteri forti e che dovremo contrastare le loro resistenze, rappresentate in aula da forze politiche di maggioranza e opposizione, come ad esempio parte del PD, Forza Italia, NCD”.

Provengo da una provincia, quella di Agrigento, – continua il deputato del M5S – in cui il problema della privatizzazione dell’acqua è molto sentito, in cui i cittadini pagano bollette care e amare usufruendo di un pessimo servizio, gestito da una società che riscuote i canoni di depurazione anche nelle zone non servite; e che se non paghi, ti stacca il contatore”. “All’ARS sono difesi bene, – denuncia Mangiacavallo – c’è sicuramente Vincenzo Fontana dell’Ncd che quando era presidente dell’ATO aveva sottoscritto la convenzione e continua ad accarezzarsela; e Roberto Di Mauro che dopo aver fatto di tutto per far saltare la discussione di questo disegno di legge, ha fatto presentare la pregiudiziale di incostituzionalità al suo collega Giovanni Greco. Se non fosse un problema serio saremmo alle comiche, gli ex autonomisti dichiarano che lo statuto siciliano non vale nulla di fronte allo Sblocca Italia di Renzi, lo stesso decreto che tradisce l’esito referendario sull’acqua e trivella i nostri mari”.

“La verità è che buona parte dei partiti politici dimenticano gli interessi della collettività e si concentrano su quelli di pochi, su interessi privati, e per quelli fanno di tutto. Sono schifato e disgustato – conclude il parlamentare M5S Matteo Mangiacavallo – da domani ci aspettiamo diverse rappresaglie in aula per far saltare la legge. Tutti si improvviseranno costituzionalisti e fra questi ci saranno pure gli assessori di Crocetta. Il M5S ha chiesto al presidente della Regione di essere presente in Aula già dalla discussione generale. Vedremo chi difenderà, se il testo, e quindi i siciliani, o il suo governo e gli interessi di pochi”.

Così, un ultimo appello prima della discussione: “Chiedo a tutte le forze politiche di ogni Comune della provincia di Agrigento, ed a tutti i cittadini di fare pressioni sui propri referenti all’Ars. Nessuno tocchi i principi basilari di questa legge e la stessa venga approvata in tempi rapidissimi. Dalla nostra, daremo testimonianza di chi si opporrà e di chi, invece, favorirà l’approvazione del ddl, affinché la gente sappia la verità e quali azioni portano avanti i loro rappresentanti. Non esiste, ad esempio, il “renziano” che non vuole trivellare il mare, che non privatizza l’acqua e che non ammazza la “buona scuola” a meno che non scelga un altro partito. La finiscano di dichiararsi per l’acqua pubblica ed inserire norme che, invece, continuano a favorire i privati”.

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Il ddl per l’Acqua pubblica approda in aula. Grandi Manovre, manovrine, mezzucci e piccolezze del governo e del parlamento siciliano per difendere la gestione privatizzata in Sicilia

Il deputato M5S Matteo Mangiacavallo: “La legge siciliana sull’acqua continua a dar fastidio ai poteri forti e le loro risposte non si sono fatte attendere”.

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Mentre Crocetta si dichiara a favore dell’acqua pubblica e assicura la sua presenza in aula martedì prossimo, l’assessore all’Energia del suo governo, Vania Contrafatto, unitamente al dirigente Armenio hanno espresso parere negativo al ddl 455, insistendo col commissariamento del Consorzio Tre Sorgenti e della Voltano, con l’intento di far cedere le reti al gestore privato Girgenti Acque Spa.

“Stupiscono i tempi, – afferma il deputato M5S Matteo Mangiacavallo – un’accelerazione alquanto sospetta sulla quale aleggia l’ombra di possibili pressioni dall’alto, nonché il comportamento irrispettoso del governo nei riguardi dell’Assemblea Regionale Siciliana che, nel frattempo, concluso l’iter delle varie commissioni, ha incardinato in Aula il testo sulla ripubblicizzazione dell’acqua”.

E il fronte del NO alle norme per l’acqua pubblica sta emergendo anche all’interno dello stesso parlamento siciliano. Interviene anche la deputa Udc Margherita La Rocca Ruvolo. “Parte della maggioranza renziana, – afferma La Rocca – infatti, potrebbe far gruppo con l’opposizione di centro destra affiancando gli onorevoli Fontana (NCD) e Di Mauro (PDS) entrambi di Agrigento (provincia dove l’acqua è più costosa che altrove in Italia) che, dalla prima linea, chiedevano invano, a margine delle scorse sedute d’aula, il rinvio della trattazione del testo a settembre”. Il presidente dell’Ars Ardizzone, infatti, è consapevole che non potrà essere oltrepassata la date del 15 agosto per approvare la legge, sì da scongiurare il commissariamento e la conseguente automatica applicazione dello “Sblocca Italia.

L’azione dell'”ex autonomista” Di Mauro, per posticipare oltre ferragosto l’esame del testo, non si è fermata lì. Infatti, lo stesso deputato, dopo aver chiesto di rimandare di quasi una settimana l’incardinamento del ddl, dopo aver insistito sul rinvio del termine per la presentazione degli emendamenti (ottenendone solo il differimento di qualche ora) ha presentato, tramite l’on. Giovanni Greco una pregiudiziale di incostituzionalità.

“Fa specie – continua Mangiacavallo –  che la pregiudiziale di incostituzionalità sia stata presentata dai componenti dell’ex Mpa; quelli che un tempo erano autonomisti vorrebbero riportare le competenze sulla materia “acqua pubblica” a Roma quando sono e devono rimanere alla Regione siciliana. Finiscono, perfino, per difendere lo “Sblocca Italia” già oggetto di diversi ricorsi per incostituzionalità da parte di numerose regioni italiane, Sicilia esclusa ovviamente. Noi del M5S difenderemo il testo esitato dalla commissione Ambiente che rivendica i principi sanciti dall’art.14 dello Statuto e certamente non ci piegheremo a queste dinamiche alla stregua di altri deputati regionali che stanno difendendo la nefasta gestione privata dell’acqua”.

In conclusione, così la deputata La Rocca: “Se l’assessore Contrafatto parla di profili di incostituzionalità nel ddl, non capiamo come mai difenda così tenacemente gli stessi Aro frutto della frammentazione degli Ato”.

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M5S: “Liberi Consorzi, una legge per conservare il potere e dire a Renzi che il Pd è ancora in vita”

Per i deputati del Movimento 5 Stelle all’Ars, così come è arrivata al traguardo la norma è un pastrocchio. “Persa l’opportunità per l’affermazione del nostro Statuto. Unica nota positiva la fine dell’agonia per i dipendenti”.

Il gruppo parlamentare del Movimento 5 stelle all’Ars ha detto no alla legge che istituisce i liberi Consorzi, arrivata al traguardo completamente raffazzonata e completamente diversa da quella in cui credeva il Movimento.

“L”unica nota positiva della legge – dicono i deputati – è la fine dell’agonia per i dipendenti. Per il resto è quasi tutto da censurare. La discussione del disegno di legge è partita male sin dalle prime battute, quando la maggioranza di governo ha deciso di disegnare la geografia dei liberi consorzi secondo lo schema delle ex province. Sei liberi consorzi e tre città metropolitane al posto delle nove ex province. E a peggiorare la situazione è stata la norma con la quale si è stabilito che i confini delle città metropolitane coincidessero con quelli delle ex province. Città metropolitane che lungi dal limitare i propri confini con quelli stabiliti dal DPR del 1995 all’area metropolitana mettono insieme pezzi di territorio che già non avevano nulla in comune, quando erano contenuti negli stessi confini delle province, e che a maggior ragione mal si sposano con le ragione dell’istituzione di una città metropolitana. Anche in questo contesto l’istinto di conservazione ha prevalso su quello dell’innovazione”.

“Paradossale – dicono i deputati – appare, peraltro, la condizione posta per l’adesione alla città metropolitana di Catania dei comuni di Gela, Piazza Armerina e Niscemi, che nonostante un referendum popolare, dovranno confermare la loro volontà di permanervi, solo se una delibera del consiglio comunale ratificherà positivamente la volontà già espressa dai cittadini. Ecco, dunque, i giochi politici che il MoVimento, aveva tenuto fuori dalla porta, attraverso l’approvazione della norma che a suo tempo impose sul referendum, adesso rientrano dalla finestra. I giochi politici ora li faranno i soliti partiti al chiuso delle stanze di un consiglio comunale, dal quale dipenderà la sorte di comunità molto grandi come quelle, per esempio, di Gela”.

Numerososissime, secondo i deputati, sono le falle di questa legge. “Perché tanta paura da parte dei deputati regionali nei confronti dei Sindaci? Perché tutta questa opposizione alla trasformazione di un ente di area vasta da ente gestore di servizi a ente erogatore di servizi, secondo i principi basilari di sussidiarietà e coordinamento degli enti stessi? Perché reintrodurre le indennità se doveva essere svolto tutto a titolo gratuito? Quando il governo deciderà di rimpinguare le esigue risorse destinate ai lavoratori delle ex province? Sono tutti interrogativi, cui questa legge, fatta ed approvata solo per dare un senso ad una maggioranza che non esiste più, non dà risposte”.

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Ddl Acqua pubblica, questa mattina l’ok in commissione Bilancio all’Ars. La soddisfazione del M5S

Continua l’iter per la pubblicizzazione dell’acqua in Sicilia. Il presidente della commissione Ambiente Giampiero Trizzino (M5S): “Il disegno va approvato entro luglio, stiamo lottando contro il tempo perché il commissariamento è alle porte”. Interviene anche la deputata Cinquestelle Valentina Palmeri: “Basta rallentamenti, adesso dobbiamo pensare solo agli interessi dei siciliani”.

La IV Commissione è convocata per giovedì 16 luglio, a quel punto il testo sarà trasmesso in conferenza Capigruppo e, quindi, discusso in Aula martedì 21 luglio.

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La nostra battaglia per l’approvazione di una legge per l’acqua pubblica in Sicilia ha incassato questa mattina anche il parere favorevole della commissione Bilancio; i componenti, infatti, hanno espresso voto favorevole all’unanimità”. Grande la soddisfazione dei deputati M5S Giampiero Trizzino, presidente della commissione Ambiente e territorio, e Valentina Palmeri, componente della stessa Commissione. “Non è stato semplice – afferma Valentina Palmeri – dal momento in cui abbiamo dovuto fare i conti con il parere del ragioniere generale Sammartano, il quale poneva, comunque, solo qualche criticità sulla quantificazione dei costi del personale e sull’accantonamento dello 0,2% dei ricavi del servizio per la creazione di un fondo per i meno abbienti, per l’alleggerimento della bolletta di queste categorie di utenti”. “Si tratta di criticità – aggiunge – che saranno facilmente superabili con degli emendamenti ad hoc”. Interviene anche il presidente Trizzino, che sottolinea: “Dalla nostra, continueremo a difendere instancabilmente la tariffa per i meno abbienti”. “Il dirigente generale del dipartimento regionale Acqua e rifiuti Armenio, invece, – continua Palmeri – non presentandosi in commissione, ha inviato una nota con la quale poneva un mare di criticità che si riassumevano nel concetto dell’incostituzionalità del concetto di “servizio pubblico” e soprattutto della parte dove noi ribadiamo che il servizio idrico non ha connotazione di servizio “a rilevanza economica”. Considerazioni – precisa la parlamentare M5S – che comunque non entravano nel merito della scelta della commissione Bilancio. Adesso bisogna pensare solo al bene dei siciliani”. In conclusione, il deputato Giampiero Trizzino rende noti i prossimi passaggi di questo ddl: la IV Commissione, infatti, è convocata per giovedì 16 luglio, a quel punto il testo sarà trasmesso in conferenza Capigruppo e, quindi, discusso in Aula martedì 21 luglio: “Stiamo lottando contro il tempo perché il commissariamento è alle porte”.

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Legge sull’acqua esitata in IV Commissione Ars. Le dichiarazioni dei deputati Palmeri e Mangiacavallo: “E’ stata una vera e propria corsa ad ostacoli”

A commento della seduta di Commissione Ambiente svoltasi ieri, che ha esitato l’intero testo della legge di iniziativa parlamentare per il riordino del servizio idrico integrato in Sicilia  (legge che adesso passa il vaglio della Commissione Bilancio per un parere rispetto alla copertura delle norme aventi carattere finanziario) queste le dichiarazioni dei due deputati M5S Valentina Palmeri e Matteo Mangiacavallo, la prima componente proprio della IV Commissione.

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Nella norma uscita dalla IV commissione – afferma Valentina Palmeri – sono rimasti molti dei principi che difendiamo tenacemente da più di due anni, come i 50 litri gratuiti giornalieri per cittadino, gli enti di diritto pubblico come scelta gestionale, forme partecipative democratiche dei cittadini, la coincidenza degli ambiti territoriali ottimali con i bacini idrogeografici piuttosto che con le province, il ciclo chiuso dell’acqua nei processi industriali, ecc. Una battaglia, comunque, che purtroppo rischia di essere vanificata dai continui tentativi di stravolgimento del testo operati da altre forze politiche, tentativi, temo, che continueranno sia in commissione bilancio che in aula. Siamo riusciti a fare entrare nuove norme nel testo che spingono fortemente verso una gestione pubblica, come il concetto che l’acqua è bene pubblico “privo di rilevanza economica”, e quello che non si possono fare guadagni sull’acqua ma si deve ottenere il “pareggio di bilancio”: l’equilibrio, ovvero che sul computo della tariffa non deve essere recuperato il capitale investito secondo una visione capitalistica finalizzata al guadagno, ma si devono calcolare i soli costi necessari all’espletamento del servizio. Inoltre abbiamo introdotto la previsione delle protezioni catodiche alle condutture di adduzione in acciaio, allo scopo di prevenire, risparmiando notevolmente, le perforazioni delle stesse dovute ai processi di ossidazione“.

Interviene anche il parlamentare Mangiacavallo: “Usciamo da questa seduta soddisfatti per l’esito ma sconfortati ancora una volta per l’atteggiamento del governo regionale. Abbiamo approvato questa legge, per diversi aspetti innovativa su scala nazionale, col voto contrario dell’assessore all’Energia. Contrario all’impianto normativo di una legge per un ritorno dell’acqua pubblica in Sicilia e contrario finanche ai principi sanciti dallo Statuto siciliano. L’atteggiamento remissivo di Crocetta e dei suoi assessori nei confronti dei dictat renziani e dalle imposizioni che arrivano dal Decreto Sblocca Italia sono disarmanti. Invece che lottare col parlamento che tenta di legiferare in ossequio alla nostra autonomia, tanto declamata, si schiera apertamente con privatizzatori e privati, contro un ritorno alla gestione pubblica dell’acqua. Tutto questo è sconcertante per noi del M5S che certamente non abbiamo votato questo presidente ma lo deve essere anche per tutti coloro che, avendogli dato fiducia, stanno verificando come le tante promesse e i proclami della campagna elettorale si stanno scontrando con l’evidenza dei fatti“.

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Ars, acque minerali: canoni ridotti alle piccole imprese, nessun ‘regalo’ alle multinazionali. Passa la linea del M5S

I deputati Cinquestelle hanno anche inviato un fascicolo alla Procura della Repubblica contenete i dati anomali e le discrepanze tra l’acqua estratta e quella imbottigliata.

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E’ stato discusso e approvato ieri in commissione Attività produttive all’Ars il ddl 878 che regolarizza i canoni della concessione delle acque minerali in Sicilia. Sarà ora trasmesso in commissione Bilancio per il parere, e quindi approderà in sala d’Ercole per l’esito finale. Un testo di legge nuovo, praticamente stravolto, rispetto all’originale che fu bocciato senza mezzi termini a dicembre scorso proprio dal Movimento 5 Stelle, oggi fautore e promotore di una legge più equa. Nella sua stesura iniziale, infatti, il ddl tentava di “regalare” l’acqua minerale alle società multinazionali azzerando l’attuale canone di 2 euro. Ne prevedeva uno di 30 centesimi a metro cubo per l’acqua imbottigliata, uno di 20 centesimi per l’acqua “non imbottigliata ma comunque utilizzata” mentre nessuno per quella “non imbottigliata e non utilizzata”.

La commissione ieri ha accolto e votato all’unanimità due emendamenti presentati dai deputati Cinquestelle Matteo Mangiacavallo e Claudia La Rocca che istituiscono una soglia di 30 mila metri cubi di consumo. Tariffe inferiori, di circa un euro, per le società che si mantengono sotto la soglia, vicine ai due per chi la supera.

“Le logiche industriali, – ha commentato Claudia La Rocca – secondo le quali i costi si riducono a fronte di un maggiore quantitativo prodotto, non si possono applicare all’acqua che è un bene essenziale e non è certo infinito”. “Grazie ai nostri emendamenti, – aggiunge – siamo andati incontro alle esigenze delle piccole aziende siciliane senza fare regalie alle multinazionali dell’acqua, come forse avrebbe voluto Confindustria”.

“Il canone andrà calcolato sull’acqua estratta – continua Matteo Mangiacavallo – chi ne utilizza un quantitativo ridotto deve pagare meno, chi invece sfrutta le nostre risorse deve pagarla senza sconti”. “Abbiamo richiesto dati precisi sull’acqua estratta ed imbottigliata – conclude il deputato M5S – ma non ce li hanno forniti. Quelli parziali di cui siamo in possesso evidenziano come solo una parte dell’acqua estratta venga imbottigliata. Ci siamo chiesti: e l’altra che fine fa? Visto che gli uffici non sanno come risponderci, ci siamo rivolti alla Procura della Repubblica di Palermo. Ci risponderanno loro”.

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M5s: ferma al palo la legge regionale sull’esenzione Irap, le imprese giovanili e femminili nella morsa delle “menzogne all’italiana”

Il Movimento 5 Stelle presenta un ddl ed un’interpellanza per sbloccare gli effetti della L.R. n.11 del 2011, ancora ferma a causa di un decreto del presidente del Consiglio dei ministri mai emanato. Il primo firmatario, il Cinquestelle Matteo Mangiacavallo: “Venga attuata una volta per tutte l’esenzione Irap quinquennale così da dare ossigeno alle attività produttive siciliane”.

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Numerose imprese siciliane hanno avviato la loro attività nel 2011 e 2012, sulla scorta di una agevolazione fiscale per l’imprenditoria giovanile e femminile contenuta nella legge regionale n. 11 del 12 luglio 2011. Quest’ultima prevede, almeno nelle carte, l’esenzione dall’Irap (Imposta regionale sulle attività produttive), per cinque anni consecutivi, per tutte le imprese giovani e femminili siciliane. “La legge, tuttavia, non ha mai preso piede, – denunciano i deputati all’Ars del Movimento 5 Stelle – resta praticamente una lettera morta. E questo solo perché manca un decreto del presidente del Consiglio dei ministri, necessario ai termini di legge per la fissazione dell’inizio dell’agevolazione”.

Una volta tanto che la nostra regione partorisce una buona legge – afferma il deputato M5s Matteo Mangiacavallo, primo firmatario di un ddl e di una interpellanza che intendono sbloccare lo status quo – ci pensa direttamente il governo nazionale a mortificare le nostre attività produttive”. “Attraverso l’interpellanza – continua Mangiacavallo – chiediamo a Crocetta di assumere tutte le iniziative affinché il governo nazionale emani il tanto atteso decreto”.

Attraverso il ddl, invece, il deputato Cinquestelle e componente della commissione Attività produttive propone direttamente una modifica alla legge regionale nella parte in cui rinvia al DPCM, prevedendo in sostituzione l’emanazione di un decreto da parte dell’assessore regionale alle Attività produttive nel quale vengano indicati modalità e termini per l’esenzione Irap. “Si tratta di un utile strumento di supporto all’economia siciliana, – conclude Mangiacavallo – oltre che rappresentare un incentivo per dar vita a nuove realtà imprenditoriali. Ovviamente, non vanno dimenticate tutte quelle imprese che, proprio sulla scorta della legge, avevano dato vita alle loro attività e si trovano, oggi, travolti da un pantano di confusione e sotto la morsa delle menzogne all’italiana”.

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La Regione vuole vendere le Terme di Sciacca e Acireale? M5S: “Ci opporremo. Presto un ddl per rilanciare il settore”

In cantiere in casa Cinquestelle pure una mozione. I deputati all’Ars Mangiacavallo e Foti: “Notizie di stampa raccontano della volontà del governo di cedere le azioni delle società termali. La Regione non può farlo senza tenere conto della volontà dei cittadini”.

Il Movimento 5 Stelle all’Ars al capezzale delle terme di Acireale e di Sciacca con due atti parlamentari che sono già in cantiere: una mozione e un disegno di legge.

Apprendiamo dagli organi di informazione – affermano i parlamentari Matteo Mangiacavallo e Angela Fotidella volontà del governo regionale di vendere le azioni delle società termali di Sciacca ed Acireale. Sebbene il presidente Crocetta non sembra aver mai manifestato tale pensiero, da lui, conoscendolo bene, possiamo aspettarci di tutto ed ogni ipotesi sul futuro delle nostre Terme non può essere esclusa.

Se tale possibilità venisse confermata, è chiaro che ci opporremo con tutte le nostre forze. Il patrimonio termale, finito nelle mani di una Regione che ne è totalmente disinteressata e ha dimostrato di non sapere che farsene, appartiene ai cittadini saccensi e ai cittadini acesi e a loro, unici a ritenerlo di strategica importanza, deve essere chiesto cosa ne vogliono fare”.

In diverse occasioni noi del M5S – proseguono i deputati – abbiamo tentato di inserire il termalismo tra le aree ritenute strategiche dalla Regione Siciliana in modo che fosse possibile finanziare il rilancio delle due società partecipate attingendo a fondi comunitari; abbiamo cercato di escludere la possibilità che queste andassero in dismissione, eliminando lo stato di liquidazione che di fatto costringe i commissari in un limbo in cui non gli è neppure consentito optare per sistemi più economici di gestione delle utenze; abbiamo proposto di finanziare le spese per ridurne il deficit economico, ma, sistematicamente, Crocetta e la sua maggioranza hanno bloccato le nostre iniziative”.

Se le terme rappresentano esclusivamente un peso per la Regione e questa non riesce a gestirle – concludono i due deputati – che la proprietà transiti verso i territori in cui insistono, e quindi ai loro Comuni. Se la Regione vuole dismettere le quote azionarie delle società termali di Acireale e Sciacca, che lo faccia attraverso una campagna di azionariato popolare che punti ad assegnarle in maniera esclusiva ai cittadini acesi e saccensi, senza possibilità di speculazione. Presenteremo una mozione per evitare ulteriori scempi a danno dei beni termali e un disegno di legge per rilanciare il termalismo. Il Presidente Crocetta e la sua giunta, se non riescono ad amministrare le terme, come la Sicilia, smettano di far danno e tolgano il disturbo”.

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