Punto 1 programma elettorale M5S: abolizione Fiscal Compact

Il Movimento 5 Stelle, al momento, è l’unica organizzazione politica strutturata italiana, tra quelle partecipanti alla competizione elettorale europea, ad avere un programma, proprio perché è l’unica formazione davvero europeista: esattamente il contrario di ciò che affermano i professionisti al soldo della cupola mediatica. Infatti il Pd, Forza Italia, Lega Nord, agitano solo slogan demagogici generici, basati sui trend correnti, tentando di cavalcare il disagio sociale. Ecco che cosa intendono portare avanti i candidati Cinque Stelle quando andranno a Bruxelles, come portavoce europei a nome degli italiani pensanti.

Cancellazione del Fiscal Compact da parte della Repubblica Italiana.
Analisi e spiegazione del punto 1 del programma a cura di Sergio Di Cori Modigliani.

“E’ il punto centrale della battaglia in Europa per l’Italia. Il Movimento 5 Stelle è l’unica organizzazione politica italiana che ha posto nel proprio programma la necessità immediata di cancellare il Fiscal Compact, identificato come il diabolico meccanismo che distruggerà l’economia italiana.
Che cos’è il Fiscal Compact? E’ una clausola firmata dalle nazioni aderenti alTrattato di Maastricht che identifica il debito pubblico come l’elemento scatenante delle crisi economiche.
Questo assunto nasce dall’applicazione della dottrina liberista, basata sul presupposto che bisogna liberare il mercato privato dei capitali finanziari, e per far ciò bisogna poco a poco eliminare le spese dello Stato, andando a tagliare ogni presenza pubblica nel campo della sanità, dell’istruzione, dei servizi sociali, dei beni comuni, imponendo a ogni singola nazione l’abbattimento del debito e quindi impedendo ogni forma di investimento da parte dello Stato centrale. Per quanto riguarda l’Italia, che ha un debito complessivo nell’ordine di 2.100 miliardi di euro, è stato stabilito che la nostra nazione debba cancellarlo del 50% nell’arco di venti anni, corrispondente a 1.100 miliardi di euro, tagliando dalla spesa pubblica 55 miliardi di euro all’anno a partire dalla prima tranche che scade nella primavera del 2015. Questo significa che a gennaio del 2015 –restando il Fiscal Compact- l’Italia dovrà attuare una eccezionale manovra economica per trovare 55 miliardi di euro. E’ stato calcolato che per raggiungere un simile obiettivo senza operare tagli lineari dei servizi, nel 2014 l’economia italiana nel suo complesso dovrebbe aumentare di un valore tra un +8% e un +12% , come si verificò nel 1960. Le probabilità che ciò accada sono dello 0,0%. Il Fondo Monetario Internazionale, infatti, ha previsto per l’Italia nel 2014 (se va bene) una crescita intorno a un + 0,6%, ultima in Europa. L’Italia, quindi, sarà costretta a vendere parte delle proprie riserve auree depauperando il proprio risparmio strategico nazionale; sarà costretta a svendere le più importanti aziende strategiche nazionali pubbliche ai privati (energia elettrica, acqua, gestione di infrastrutture, Eni, telefonia, siderurgia, turismo balneare e turismo artistico); sarà costretta a svendere il proprio patrimonio artistico di riserva (i ragionieri europei hanno già iniziato la quantificazione di valore dei sotterranei della Galleria degli Uffizi, la somma di reperti archeologici del Museo dell’Antica Roma, il passaggio della gestione dei più importanti siti archeologici nazionali, da Pompei a Selinunte, da Segesta alle tombe etrusche di Volterra); a questo bisogna anche aggiungere la cessione del diritto di occupazione delle battigie dell’intero sistema di spiagge italiane appartenenti al demanio che verranno affidate a multinazionali del turismo gestite dal gruppo tedesco Allianz e dallaPrudential Bache anglo-americana; e infine dovrà ridurre di almeno 20 miliardi di euro all’anno l’investimento nell’istruzione pubblica con la possibile chiusura di almeno 250 atenei statali che passeranno ai privati, comprese grandi università con centinaia di anni alle spalle, la cancellazione della gestione nazionale degli asili-nido che diventeranno tutti privati, probabilmente la cancellazione definitiva di intervento da parte dello Stato a favore dei disabili, oltre che una fortissima tassazione sui ticket sanitari, la contrazione dei mezzi di trasporto pubblici, ecc. Per obbligare le nazioni a rispettare tali parametri, bisognava immettere “l’obbligo di aderenza al Fiscal Compact” all’interno dei singoli meccanismi istituzionali; doveva essere quindi il Parlamento a legiferare in materia. Il 26 luglio 2011, nel corso del Festival de l’Unità a Pesaro, il giornalista Giovanni Floris chiese all’allora segretario del Pd, Pierluigi Bersani, se il suo partito intendesse votare il fiscal compact e lui rispose “non sono mica matto, questo è un meccanismo da strozzini, vuol dire mettere in ginocchio l’Italia, ci obbliga a indebitarci per 20 anni per pagare debiti, che senso ha? Non lo farò mai”. Pochi mesi dopo, il Pd lo votava all’unanimità.Mario Monti era stato eletto premier per imporre questa decisione. Il 15 agosto del 2011, a Cortina d’Ampezzo, l’allora ministro dell’economia, Giulio Tremonti, rispondendo alla stessa domanda, dichiarava: “non diciamo sciocchezze. E’ un follia e un suicidio e il popolo della libertà non consentirà mai l’applicazione di questo parametro il cui fine consiste nel depauperare l’Italia senza scampo”. Il suo partito, Pdl, pochi mesi dopo, lo votava all’unanimità insieme al Pd. Il 28 agosto del 2011 a Pontida, Roberto Maroni, allora Ministro degli Interni, a nome della Lega Nord dichiarava: “ma stiamo scherzando! Non lo firmeremo mai perché noi siamo in prima linea sul territorio a difesa delle imprese”. Pochi mesi dopo lo firmava compatto insieme a Pd e Pdl. A Gennaio del 2014, il premier Matteo Renzi, non appena arrivato a Berlino dichiarò pubblicamente che l’Italia rispetterà fino in fondo sia il Fiscal Compact che l’obbligo di pareggio in bilancio. Per il Movimento 5 Stelle, questo è considerato il punto saliente del proprio programma elettorale alle europee.
Sotto la gogna di questa spaventosa cifra da trovare ogni singolo anno, dal 2015 al 2035, l’Italia annulla ogni possibilità di ripresa. La posta in gioco, oggi, è la più alta in assoluto mai giocata in Europa dal 1712.
Consiste nella destrutturazione della spina dorsale europea per trasformare il continente in un gigantesco bacino d’utenza di individui schiavizzati dal bisogno, quindi obbligati dalla necessità e dalle circostanze a dover accettare per forza ogni imposizione, ogni scelta esterna, ogni dettame, senza più poter fare appello al proprio diritto, sancito e conquistato, di scegliere in piena libertà l’esercizio all’autodeterminazione. E’ una Guerra Invisibile. Ma non per questo meno micidiale di una guerra immediatamente percepibile per le rovine, i lutti e i crateri provocati dalle bombe piovute dagli aerei nemici. E’ la Prima Guerra Mondiale della società post-moderna cresciuta nell’esposizione globale dell’uso dell’alta tecnologia che produce una realtà virtuale. E’ la Prima Guerra dell’”Homo Electronicus” e, come tale, si manifesta attraverso l’uso massivo dei “droni globali mediatici”: quotidiani bombardamenti a tappeto dove, al comando delle invisibili fortezze aeree, si trovano i piloti dirigenti della truppa professionale asservita alla cupola mediatica. Costoro eseguono gli ordini dei colossi della finanza anglo-americana-tedesca che vedono la possibilità di potersi appropriare per sempre dell’intera nostra ricchezza nazionale. In questa micidiale guerra europea ogni nazione ha i suoi droni mediatici, a ogni popolo e a ogni etnia viene offerta la rappresentazione quotidiana di falsi ideologici, di cifre menzognere, dove alla realtà viene sostituita la surrealtà, creando uno stato di confusione permanente; dove le più folli assurdità vengono presentate come norma di riferimento; dove il buon Senso comune è stato cancellato, in modo tale da poter presentare delle soluzioni deliranti e folli come ragionevoli e sensate. Spread, trend, governance, fiscal compact, buyback, firewall, margin call, FMI, BCE, EFSM, WB, ISM, sigle, acronimi e termini per lo più in lingua inglese che stanno a significare la nuova simbolica di massa, proposta e riproposta fino alla nausea, presentata come i nuovi totem di riferimento. Un bombardamento regolarmente presentato e offerto all’ora di cena.
Ma nulla è più precario, traballante, insicuro, quasi impossibile da controllare, di una gigantesca catena speculativa creata nel mondo virtuale delle transazioni bancarie, con investimenti sottratti ai bilanci ufficiali che da un momento all’altro possono determinare e provocare una gigantesca catastrofe finanziaria che farebbe scattare un effetto domino rovinoso. Vivono all’interno di un edificio traballante, terremotato (le banche e le istituzioni finanziarie) e si avvalgono della corruttela complice, nel disperato tentativo di salvare un sistema di valori, di relazionalità e di scambi che loro stessi hanno distrutto giorno dopo giorno, nella più totale dimenticanza e irresponsabilità, perché troppo presi dalle illusioni megalomani covate nei castelli dorati di un territorio di privilegio immeritato. Sono l’antico passato medioevale che ritorna, nel tentativo di ripostularsi per costruire un futuro che non esiste e per cancellare definitivamente, una volta per tutte, le conquiste nate dalla rivoluzione francese in poi.
Il futuro, invece, sono i giovani e tutti coloro che hanno mantenuto saldo il Senso e il Significato dei valori dell’esistenza. La Guerra Invisibile è la guerra traun’oligarchia di privilegiati che rappresenta gli interessi della finanza speculativa planetaria sovra-nazionale e i cittadini dei singoli popoli e delle singole nazioni.
Combatterla, questa guerra, è un dovere e un diritto di ogni cittadino europeo. E’ per questo motivo che il Movimento 5 Stelle ha messo al primo posto questo punto, nella piena consapevolezza di star combattendo una guerra: da una parte l’oligarchia del privilegio acquisito garantito, dall’altra le istanze della collettività”.
Sergio Di Cori Modigliani

*Dal libro #VinciamoNoi di Sergio Di Cori Modigliani (Adagio, 2014), con l’introduzione e primo capitolo di Gianroberto Casaleggio – IN USCITA A MAGGIO

Fonte: beppegrillo.it

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