Arance, olive e pomodori: così i partiti minacciano il #MadeInSicily #SceglieteIlFuturo #CancelleriPresidente #M5S #Sicilia

di Tiziana Beghin, Efdd – MoVimento 5 Stelle 

“Da anni l’agricoltura siciliana sta affrontando una terribile, ma “legale”, concorrenza sleale: nelle tavole degli italiani arrivano prodotti coltivati in Paesi lontanissimi, che producono frutta e verdura a prezzi irrisori perché il costo della manodopera altrove oscilla da pochi centesimi a due-tre dollari l’ora. Questa concorrenza sleale è un danno per i produttori italiani, ma anche per i consumatori perché fuori dall’Europa le regole sanitarie sono molto meno stringenti e, dunque, i prodotti sono molto meno sicuri. Ecco la situazione in Sicilia.

POMODORI
L’Italia è tra i primi produttori mondiali di pomodoro destinato a salse e concentrati, con oltre 5,18 milioni di tonnellate nel 2016. La Sicilia traina con orgoglio questa filiera nazionale di qualità. Ma mentre la produzione nazionale tocca picchi altissimi, le importazioni di concentrato di pomodoro dalla Cina, ad esempio, sono cresciute del 680% e nel 2016 hanno raggiunto quota 92 mila tonnellate. Un chilo di concentrato, sostituisce sette chili di pomodori, ecco quindi che abbiamo importato l’equivalente di quasi 700 mila tonnellate di pomodori cinesi. Certo, costano meno, ma la qualità? In Cina le regolamentazioni su pesticidi e fitofarmaci sono molto meno stringenti che da noi, per non parlare delle leggi sul lavoro che permettono una quasi-schiavitù, anche minorile. Competere in questo tipo di mercato è quasi impossibile! Al Parlamento europeo abbiamo chiesto che i pomodori pachino vengano inseriti nella lista delle indicazioni geografiche protette in Cina.

ARANCE/OLIVE
Da quando nel 2013 l’Unione Europea ha firmato un trattato di libero scambio col Marocco, la produzione siciliana di arance ne ha risentito pesantemente. Questo accordo è stato definito illegale dalla Corte di Giustizia, ma l’alto rappresentante per la politica estera europeo, Federica Mogherini (PD) ha fatto orecchie da mercante dando ai nostri agricoltori, oltre al danno, la beffa di sapere che nemmeno i nostri politici li avrebbero protetti. E se il consumatore consapevole in Sicilia sa riconoscere i prodotti della sua terra, lo stesso non si può dire di chi acquista arance all’estero, che sceglierà sempre il prodotto meno caro. Lo stesso discorso vale per le olive marocchine e tunisine che in assenza di un’adeguata salvaguardia, per la quale ci siamo battuti con forza, rischiano di entrare di prepotenza sui nostri mercati e distruggere la piccola produzione. Ricordiamo che le grandi marche di olio usano miscele di olive tunisine per risparmiare a danno della qualità e della tradizione siciliana.

GRANO 
Anche il grano è un prodotto siciliano d’eccellenza, ma che viene anche importato in grandi quantità da Paesi come Canada e Ucraina e qui il problema non riguarda la concorrenza, ma la qualità del prodotto che arriva in Italia. A causa del lungo trasporto e delle diverse condizioni di raccolta il grano che arriva in Italia è spesso contaminato da tossine pericolose, che permangono quando il grano viene trasformato per produrre pasta. Una situazione che il trattato con il Canada, il CETA, rischia di aggravare enormemente, autorizzando l’entrata senza dazio doganale per 100.000 tonnellate di grano canadese.

CERAMICA
Nella Commissione Commercio Internazionale ci siamo battuti per inserire la protezione di indicazioni geografiche anche per i prodotti che non sono agricoli, come la ceramica. Tra le nostre eccellenze esistono anche quelle artigianali, settore che in Sicilia dà forza lavoro e incremento economico. Dobbiamo difendere le produzioni locali e tradizionali che altrimenti andrebbero perse.

CENTRODESTRA E PD ALLEATI DI QUESTA EUROPA
Come dimostrano tutti questi casi, i risultati portati a casa dai partiti sono davvero pochi, anzi sono controproducenti. In tutti gli accordi commerciali negoziati, a pagare è sempre l’agricoltura. Ecco perché è fondamentale mandarli a casa. Solo noi abbiamo la forza di difendere le eccellenze locali dire un chiaro e forte “no” a tutti gli accordi commerciali che le mettono in pericolo.

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E’ l’agronoma Federica Argentati il primo assessore designato della giunta Cancelleri

Il primo assessore designato della possibile giunta 5stelle presentato oggi in conferenza stampa all’Ars dal candidato presidente della Regione. Argentati: “Agricoltura, una Ferrari che marcia come una 500. Fiscalità di vantaggio, pubblicità dei prodotti e utilizzo razionale dei fondi comunitari per farla correre”. Cancelleri: “Donna tenace e competente. Settore trainante per l’isola: non a caso partiamo da qui”

“L’Agricoltura? Una Ferrari che marcia come una 500, quando non è costretta a rimanere ai box . Con l’aiuto di tutte le filiere produttive, dei dirigenti, funzionari ed impiegati regionali e dei migliori tecnici riusciremo a farla correre come dovrebbe”. Federica Argentati, agronomo classe ’65, assessore designato all’Agricoltura per un’eventuale giunta a 5stelle non ha dubbi: “L’Agricoltura, assieme al Turismo, dovrebbe essere uno dei motori trainanti della Sicilia, ma invece non lo è, anzi, spesso rischia di diventarne la palla al piede, con terreni agricoli abbandonati e persone in fuga dal settore. Dobbiamo invertire la tendenza. Formule magiche non ne esistono, ma ricette parecchie, che bisogna mettere in pratica con l’aiuto di tutti, e quando dico tutti mi riferisco alle numerose filiere produttive del settore, ma anche alla burocrazia regionale, ai tanti dirigenti, funzionari ed impiegati che devono essere coinvolti nella politica di rilancio del settore”.

La Argentati, casella numero 1 nello scacchiere di governo 5 stelle ad essere occupata, è stata presentata oggi ai giornalisti dal candidato del Movimento alla presidenza della Regione, Giancarlo Cancelleri. “Siamo partiti da qui – ha detto Cancelleri – non a caso. Dobbiamo partire proprio dall’agricoltura, che per quanto riguarda la Sicilia, può essere assimilata alla più grande impresa di turismo del mondo. Occorre dare attenzione alle imprese, queste infatti non possono diventare grandi se la politica non ha attenzione per loro. Si è investito male, poco e confusamente. Andando in tutte le direzioni non siamo andati da nessuna parte, senza capire quale fosse la giusta rotta. Ripartiamo dalla terra, dalla salvaguardia dei prodotti della nostra terra, dalla necessità di ridare la possibilità alle imprese siciliane di comprare macchinari, di disporre di liquidità. Dobbiamo riuscire ad avere delle regole che possano permettere di competere a livello europeo cosa che al momento non è. Mi riferisco ai trattati di libero scambio, alla guerra mai finita su arance, olio”.

Nel corso della sua introduzione Cancelleri ha anche esaltato la centralità dell’ufficio regionale di Bruxelles, “che non va smantellato, ma potenziato”. “Ho sentito più volte dire da tutti che è uno spreco. Non non va chiuso, anzi. I trattati di libero scambio non giovano certamente al Mezzogiorno d’Italia. È stato uno scambio non alla pari. Dobbiamo farli cambiare, abbiamo subìto l’ostruzionismo dei grandi gruppi. In Europa creeremo il lobbista pubblico. Il lobbista del cittadino, lo farà in nome e per conto delle istituzioni siciliane. I nostri imprenditori avranno un ufficio dedicato per incontrare buyers”.

Della Argentati Cancelleri la ha evidenziato la tenacia e la competenza, fattori che hanno guidato la scelta. Federica Argentati vanta una profonda conoscenza del settore agricolo e delle sue problematiche. Dopo varie esperienze lavorative sia nel settore dell’impresa privata che in quello della ricerca scientifica, con svariate esperienze in campo nazionale ed internazionale, e approdo finale ai vertici del Distretto produttivo Agrumi di Sicilia, di cui è presidente. “I problemi – ha detto in conferenza stampa – sono noti: costi alti della produzione, scarsa redditività delle aziende, insufficienza delle risorse idriche, scarso rispetto dell’ambiente e della salute del consumatore, scarso sfruttamento delle risorse comunitarie, abbandono dei terreni, scarsa conoscenza dei nostri prodotti fuori dall’isola. Le soluzioni ci sono, ma bisogna sbracciarsi da subito per metterle in pratica”.

E nel programma del Movimento 5 Stelle, che il designato assessore ha sposato ed integrato , soluzioni ce ne sono parecchie e alcune anche a portata di mano. “Penso – dice – ad una adeguata campagna di comunicazione per lanciare i nostri prodotti fuori dall’isola. Il rapporto costo beneficio sarebbe notevole. Non ci vogliono risorse enormi e nelle pieghe del bilancio regionale si possono certamente individuare”. “ E’ necessario – ha continuato l’assessore designato – anche conoscere con esattezza la qualità e la quantità delle nostre produzioni ed ottenere la tracciabilità in etichetta per tutti i trasformati che, nel rispetto dei marchi di qualità UE, rafforzerebbe la prevista istituzione del marchio di qualità regionale (Qualità Sicura Sicilia) ed esalterebbe il valore della tracciabilità e la certificazione di tutti prodotti effettivamente ottenuti nell’isola. Ma le vere scommesse sono l’aumento delle redditività delle aziende, mediante anche il taglio dei costi che esse sostengono, ed una reale spinta all’aggregazione attraverso una serie di azioni quali l’ottenimento di una fiscalità di vantaggio attraverso l’applicazione della condizione di insularità già riconosciuta alla Sicilia e la spinta all’applicazione delle legge 33 del 2009 per agevolazioni fiscali e semplificazioni amministrative per le aziende aderenti ai Distretti Produttivi. E ancora l’ottimizzazione dell’uso delle risorse comunitarie mediante la rimodulazione dei bandi del PSR destinati all’ammodernamento delle aziende”.

“Centrale – ha affermato la Argentati – è anche la soluzione delle problematiche relative alle insufficienti risorse idriche, causate dalla gestione delle risorse stesse, ma pure dalle pessime condizioni delle condutture e delle dighe. È un problema che cercherò di attenzionare con grande costanza se dovessi essere io a gestire il settore nei prossimi anni”. Infine la pesca. “Qui – dice la Argentati – cercheremo ad esempio, di limitare i punti di debolezza del settore, come l’incidenza del costo energetico e la carenza di infrastrutture (aree attrezzate, mercati ittici) guardando con maggiore interesse alla possibilità di sfruttare rapporti di collaborazione con i Paesi in cui gli allevamenti a mare sono casi di eccellenza e promuovere la vocazione turistica anche di questo importante comparto strettamente connesso con l’agricoltura e la gestione dell’ambiente”.

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Agricoltura in crisi, il M5S: “Non diremo no all’ennesima pezza, ma urge riforma seria dei consorzi di bonifica”

La proposta del deputato Cinquestelle Mangiacavallo: “I costi per gli agricoltori dovrebbero essere quasi azzerati e i costi dell’acqua per uso irriguo andrebbero parificati con quelli delle altre Regioni”.

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“Cimino, Cascio e Panepinto stanno cercando di mettere una pezza a un danno causato proprio dal governo che sostengono. Di pezza in pezza sono gli agricoltori ad essere rimasti con le pezze nel sedere. Tutti sanno che è stato il governo Crocetta, con tutta la maggioranza che lo sostiene, ad introdurre, in una delle precedenti finanziarie, lo stanziamento incerto di somme destinate ai consorzi di bonifica e poi imporre ai consorzi di rivalersi sulle imprese agricole”. Così il deputato 5Stelle dell’Agrigentino Matteo Mangiacavallo che condanna da tempo questa scelta scellerata, “abbiamo anche proposto più volte emendamenti soppressivi di quel famigerato art.47, sistematicamente bocciato da commissione e Aula”.

La tesi del M5S è che non dovevano essere ridotte le risorse destinate ai consorzi di bonifica prima di aver riformato gli stessi per evitare, cosa poi avvenuta, ricadute dirette sull’asse primario dell’economia siciliana, ovvero l’agricoltura.

“I costi per gli agricoltori – continua il deputato del Movimento 5 Stelle – dovrebbero essere quasi azzerati e i costi dell’acqua per uso irriguo andrebbero parificati con quelli delle altre Regioni direttamente concorrenti. Non si può pensare di favorire l’esportazione dei nostri prodotti gravando i costi di produzione e non si può pensare di far ripartire economicamente la Sicilia affossando l’agricoltura”.

“Fatte queste premesse, – conclude Mangiacavallo – non diremo no a questa ennesima pezza, sostenendo la proposta Cimino, Cascio, Panepinto, in attesa però di una riforma seria dei consorzi di bonifica che porteremo avanti insieme agli agricoltori, nei loro interessi e negli interessi della collettività”.

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Guerra all’olio tunisino dall’Ars, Mangiacavallo (M5S) interpella la Regione e annuncia una mozione

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I Cinquestelle non ci stanno, “l’olio extravergine di oliva rappresenta uno dei prodotti portanti del settore agricolo siciliano e la scelta relativa all’immissione in commercio di altre 35 mila tonnellate di olio tunisino nel nostro Paese non è tollerabile”, lo dice il deputato all’Ars del Movimento 5 Stelle dell’Agrigentino Matteo Mangiacavallo che adesso interpella il presidente Crocetta e l’assessore alle Attività produttive. La battaglia dei Cinquestelle a tutela delle produzioni agricole nazionali non si arresta e sta toccando tutte le istituzioni rappresentative. Il parlamentare a Palazzo dei Normanni annuncia anche una mozione a riguardo firmata da tutti i 14 deputati M5S.

Alla Tunisia – afferma Mangiacavallo – era già stata concessa la possibilità di immettere nel mercato italiano una quota pari a 54 mila tonnellate di olio di oliva, generando un effetto negativo per il mercato dell’extravergine; le ulteriori 35 mila tonnellate non faranno altro che appesantire una situazione già al limite. In effetti, – continua – come dimostrato, la misura non aiuta di certo i produttori tunisini ma, al contrario, è utile soltanto a qualche imprenditore spregiudicato che mediante le importazioni di oli a basso prezzo riesce a lucrare a scapito dei produttori e dei consumatori siciliani”.

Dalla Regione facciano sentire forte la voce dei siciliani, – conclude Mangiacavallo – non possiamo permettere di perdere altri importanti pezzi della nostra economia”. Attraverso l’atto parlamentare, il Cinquestelle vuole sapere, quindi, quali iniziative intendano assumere assessorato e presidente in sede nazionale e comunitaria allo scopo di porre fine ai danni che l’olivicoltura e l’agricoltura siciliana in generale continuano a subire.

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“Acqua agli agricoltori, un imperativo categorico”. Dal M5S all’Ars due emendamenti al Bilancio per ripristinare i fondi ai consorzi di bonifica

Mangiacavallo e Cancelleri: “Occorre rilanciare l’economia siciliana ripartendo dall’agricoltura”.

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“Riformare i consorzi di bonifica per renderli più efficienti e ampliare la platea di competenze e servizi destinati ai produttori agricoli”. Passano da queste esigenze, condivise un po’ da tutti nel settore agricoltura, i due emendamenti presentati all’assestamento di Bilancio dal M5s all’Ars, che mirano a ripristinare i fondi per i consorzi.

“Occorre tornare indietro immediatamente – afferma Matteo Mangiacavallo – e restituire il ‘maltolto’. Per questo motivo abbiamo presentato atti che puntano ad abrogare le norme che recentemente aveva introdotto Baccei. Sia quella che toglie risorse ai consorzi di bonifica, in maniera indiscriminata e senza alcuna programmazione, sia quella che impedisce di erogare l’acqua per uso irriguo, oltre i servizi consortili, in tutti i casi di morosità. La Sicilia deve ripartire dall’agricoltura, troppo penalizzata in questi anni di governo Crocetta”.

“Il tema dei consorzi – afferma Giancarlo Cancelleri – era un discorso che avevamo avviato circa due anni fa. Il governo, non solo non ha messo mani alla riforma ma ha proceduto a tagliare i fondi destinati agli stessi. Tutto ciò è assurdo. Se prima non riformiamo i consorzi di bonifica, non regolamentiamo le spese e tagliamo gli sprechi, come facciamo a stabilire di quanto ridurre i finanziamenti? Invece, in una Regione amministrata al contrario avviene il contrario di tutto. Prima si tagliano i finanziamenti ai consorzi e poi, forse, si farà una riforma. Il risultato? La ricaduta sul mondo agricolo, che appare vessato dai consorzi che finiscono per aumentare i costi ai produttori agricoli e non erogare l’acqua agli utenti morosi”.

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Mangiacavallo (M5S): “Occorre rilanciare l’economia siciliana ripartendo dall’agricoltura”

Presentati due emendamenti all’assestamento di bilancio per ripristinare i fondi destinati ai consorzi di bonifica e garantire l’acqua agli agricoltori.

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Si è svolta mercoledì 16 settembre, presso la commissione Attività produttive all’Ars, l’audizione dei soggetti interessati alle problematiche del consorzio di bonifica AG 3, richiesta dal deputato regionale del M5S Matteo Mangiacavallo.

Queste le sue dichiarazioni circa le richieste di pagamento della differenza dei canoni dell’acqua per uso irriguo, avanzate dall’ente nei confronti degli agricoltori: “L’assessorato regionale all’agricoltura aveva assunto verbalmente, in più occasioni, impegni precisi nei confronti del consorzio di bonifica AG3 per il finanziamento  della somma necessaria a coprire la differenza tariffaria introdotta nel 2009 – dichiara Mangiacavallo – ma questi impegni sono stati disattesi dopo i primi anni. I consorzi, dunque, nelle ultime settimane si sono regolati di conseguenza per non restare le vittime sacrificali dei tagli imposti dall’assessore al bilancio durante la finanziaria”.

 “Su questi ultimi vorrei puntare l’attenzione – continua il deputato del M5S – perché dimostrano la cecità politica, ben più di grave di una classica miopia, di questa giunta regionale. Come si può pensare di rilanciare l’economia siciliana se si sottraggono risorse al suo asse portante, ovvero l’agricoltura? E lo hanno fatto non certo una ma diverse volte. Ad ogni finanziaria tolgono risorse ai coltivatori per dirottarle su forestali e precari. Una vera e propria guerra tra poveri”.

 “Occorre tornare indietro immediatamente – conclude Mangiacavallo – e restituire il “maltolto”. Per questo motivo abbiamo presentato, già in assestamento di bilancio, un emendamento che punta ad abrogare le norme che recentemente aveva introdotto Baccei. Sia quella che toglie risorse ai consorzi di bonifica, in maniera indiscriminata e senza alcuna programmazione, sia quella che impedisce di erogare l’acqua per uso irriguo, oltre i servizi consortili, in tutti i casi di morosità. La Sicilia deve ripartire dall’agricoltura, troppo penalizzata in questi anni di governo Crocetta”.

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Platani, Verdura e Magazzolo. Tre interrogazioni M5S approdano in Ars. L’assessore Caleca in audizione rassicura: “Ci stiamo attivando per risolvere il problema causato dalle piogge”

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E’ stata oggetto di discussione, oggi all’ARS, in III commissione Attività produttive, l’ennesima inondazione che ha colpito in questi giorni le campagne dell’Agrigentino, in particolare quelle di Ribera e del suo hinterland.

L’audizione, richiesta dal deputato regionale M5S Matteo Mangiacavallo, ha messo a confronto gli agricoltori con le istituzioni locali e regionali. L’assessore Caleca, intervenuto in risposta alle istanze dei coltivatori dei comuni coinvolti dal recente nubifragio, ha annunciato d’aver indetto un tavolo tecnico per la giornata di martedì prossimo, 10 Marzo, alla presenza di rappresentanti del genio civile, del corpo forestale, dell’ESA e delle amministrazioni locali al fine di programmare interventi straordinari sugli argini dei fiumi per quanto accaduto di recente, e di prevenzione sui rischi idrogeologici della zona per i prossimi mesi. L’assessore regionale all’agricoltura ha inoltre assicurato che i suoi uffici stanno verificando e valutando i danni rappresentati dagli agricoltori e dagli amministratori locali al fine di dichiarare al più presto lo stato di calamità naturale.

“Sono rincuorato dalle parole dell’assessore – ha commentato Matteo Mangiacavallo – la Regione non è riuscita a prevenire quello che ogni anno è un disastro annunciato, adesso, quantomeno, si sta attivando per il presente e per il futuro. Ho presentato, in questi giorni, tre interrogazioni per chiedere notizie sullo stato di Magazzolo, Verdura e Platani. Ho chiesto quali progetti aveva previsto il genio civile di Agrigento per prevenire questi ed altri danni. Stiamo verificando anche le responsabilità di Enel nelle recenti esondazioni dei torrenti. L’acqua non ha estirpato soltanto le colture ma ha fatto danni anche agli impianti. E qualcosa in più, certamente, poteva essere fatto, invece che aspettare di piangerci addosso“.

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Esondazione Platani – Il M5s chiede Audizione di agricoltori e governo regionale. Si terrà il 5 marzo all’Ars

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Dell’ennesima inondazione che ha colpito in questi giorni le campagne dell’agrigentino, in particolare quelle del riberese e i suoi aranceti, se ne discuterà all’ARS il prossimo 5 marzo.

Il deputato regionale M5S Matteo Mangiacavallo ha chiesto e ottenuto un’audizione in III commissione Attività produttive, alla presenza delle Istituzioni locali, degli agricoltori e del governo regionale.

Alla ribalta della cronaca c’è ancora il fiume Platani e gli altri torrenti che, in più parti, hanno rotto gli argini inondando non solo gli agrumeti ma anche i vigneti, gli uliveti e i pescheti. Il tavolo tecnico servirà a fare un punto della situazione sulle conseguenze dei violenti nubifragi che si sono abbattuti sulla provincia di Agrigento e sulle procedure inerenti al potenziale stato di calamità naturale.

Commenta Matteo Mangiacavallo: “Siamo vicini agli agricoltori che stanno vivendo il disagio delle piogge stagionali anche perché molti dei danni che oggi lamentano potevano essere evitati agendo in tempo, come anche noi avevamo richiesto. Mi viene da dire che “piove sul bagnato” dei terreni tassati dall’IMU agricola voluta dal governo Renzi. La Regione siciliana, che non è riuscita a prevenire quanto accaduto, si faccia adesso carico di fronteggiare il problema“.

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Il grido del M5s: in pericolo le imprese agricole e l’economia isolana tutta

A rischio la campagna irrigua siciliana per l’anno in corso, ancora nessuna copertura finanziaria per i lavoratori appartenenti alle Garanzie occupazionali. Il deputato Cinquestelle Matteo Mangiacavallo chiede che venga stralciato e discusso subito in Aula l’articolo “Salva aziende agricole siciliane”.

Mentre governo e aula hanno già salvato le imprese perlopiù con sede legale fuori dal territorio regionale, attraverso il tanto discusso ddl 500 “Salvaimprese”, le vere imprese siciliane, quelle agricole, asse portante e prevalente dell’economia della nostra Regione, manifestano tutta la loro sofferenza”. Così il deputato del Movimento cinque stelle all’Ars Matteo Mangiacavallo denuncia il rischio in cui incorre l’avvio della campagna irrigua per l’anno in corso. Tutto questo per via del fatto che la copertura finanziaria prevista per il personale attualmente in servizio risulta essere insufficiente e che manca la copertura sia normativa che finanziaria per l’avvio dei lavoratori appartenenti alle Garanzie occupazionali. “Il comparto delle Garanzie occupazionali – continua Mangiacavallo – è costituito da lavoratori precari da quasi un ventennio ma che grazie alla loro stagionale opera hanno garantito una tranquillità alle nostre imprese agricole”.

Il parlamentare Cinquestelle invia, quindi, una richiesta al presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone: “Per tentare di salvare il salvabile occorre accelerare i tempi di approvazione di almeno una parte del DDL 724 fermo in commissione bilancio. Stralciare l’art. 6 (Salva aziende agricole siciliane) , sì da poterlo discutere ed approvare immediatamente in aula, in tempi celeri e prima che sia troppo tardi”; detta urgenza, peraltro, è emersa ancor più evidente in seguito ad un incontro che il deputato M5s ha avuto con le organizzazioni sindacali di Flai-Cgil, Fai-Cisl E Filbi-Uil, lo scorso 2 Maggio 2014 presso gli uffici del Gruppo parlamentare del M5S sul tema dei consorzi di bonifica siciliani.

Se il governo e l’aula dovessero restare ciechi e sordi di fronte a tale richiesta, – conclude Mangiacavallo – parecchie colture sarebbero compromesse in maniera irreparabile, arrecando un notevole danno alle nostre imprese agricole ed all’intera economia della nostra isola”.

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Campagne al collasso senz’acqua, tantissime colture a rischio. M5S: “La norma sui consorzi di bonifica subito in aula”

Il deputato Mangiacavallo: “Stralciamo dalla Finanziaria-bis la norma sui consorzi di bonifica e approviamola subito. La legge di stabilità avrebbe dovuto avere la precedenza sul mutuo che serve a pagare le imprese del Nord”. Palmeri: “Cerchiamo di limitare i danni e diamo risposte a tutto il comparto agricolo”.

Campagne al collasso senz’acqua e tantissime varietà ortofrutticole che rischiano di sparire dalla tavola dei siciliani.

Tra le pieghe dei ritardi della Finanziaria c’è il futuro incerto di tantissime famiglie che lavorano nei campi e di tantissime colture siciliane.

La semina di tante varietà che dovevano essere piantate ai primi di aprile – afferma il deputato Matteo Mangiacavallo – è stata rinviata a causa della mancanza di fondi previsti in Finanziaria per fare partire la campagna irrigua. Coi tempi dilatati che si sono dati governo e parlamento e con quello perso da Crocetta e dalla sua maggioranza in rimpasti e nomine assessoriali, rischiano di rimanere soffocate le istanze di tanti imprenditori agricoli e piccoli coltivatori siciliani che aspettano l’acqua per irrigare i propri campi. Con questi ritardi stiamo provocando un danno enorme all’economia siciliana, fondata prevalentemente sull’agricoltura. Si aspettava l’acqua per gli inizi di aprile, non ci sarà prima di giugno. È una vergogna”.

Il Movimento 5 Stelle – dice Mangiacavallo – aveva chiesto al governo d anticipare l’arrivo in aula delle finanziaria-bis al mutuo miliardario, che rischia di imprigionare per trent’anni il futuro dei siciliani e perlopiù serve a pagare imprese del Nord, ma non ci ha ascoltato nessuno. Ora i nodi vengono al pettine. Cerchiamo di salvare il salvabile, quantomeno in agricoltura, stralciando dall’impalcatura della Finanziaria la norma sui consorzi di bonifica, per portarla immediatamente in aula“.

I danni per l’agricoltura – afferma la deputata Valentina Palmeri – ormai ci sono. Cerchiamo di limitarli al minimo, dando risposte ad alcuni dei tanti problemi che attanagliano il settore, come quello delle reti di distribuzione obsolete o delle tariffe elevate, solo per citare qualche esempio. Passata l’emergenza si potrà prendere in considerazione il riutilizzo in agricoltura delle acque reflue, opportunamente trattate”.

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