Comunicato stampa dell’Associazione socio-culturale “ControCorrente”

Agli organi di stampa

 COMUNICATO STAMPA

OGGETTO: ELEZIONI REGIONE SICILIA 2012

In questi giorni la Sicilia è andata alle urne per eleggere il nuovo Consiglio regionale ed il nuovo Presidente della regione. Ma ciò che ha fatto più notizia è stato il forte astensionismo. Quasi tutti i mass-media titolavano o parlavano di vittoria del “partito” dell’astensionismo.

Noi, riteniamo che chi si astiene non vince mai, tanto più quando si tratta di dover esercitare un diritto civico qual è il diritto di voto. Quindi è meglio, forse, parlare di sconfitta per chi non è andato a votare, lasciando di far decidere agli altri il proprio rappresentate.

L’associazione Socio-Culturale “ControCorrente”, inoltre, esprime le più sincere congratulazione per il neo deputato regionale, Matteo Mangiacavallo del Movimento 5 Stelle, e gli augura di svolgere il proprio ruolo con onore ed onestà, due elementi fondamentali che, oggi con le continue vicende che imperversano nel mondo della politica, sono stati dimenticati.

Sciacca lì 31/10/2012

L’Associazione Socio-Culturale

ControCorrente”

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Non chiamatela più antipolitica

Comunque si giudichi Grillo e il suo movimento, questa è politica. Nuova nei temi, nei linguaggi, nelle forme, nei luoghi, nelle persone. Ed assai più genuina, o tale ha saputo apparire – come evidenzia il voto siciliano – di quella di larga parte della classe politica: di destra, di centro, e, purtroppo, di sinistra.

di Angelo d’Orsi 

Il termine “antipolitica” sebbene creato dagli studiosi, è diventato un comodo alibi per il ceto politico, la coperta sotto la quale nascondersi davanti alla denuncia delle sue manchevolezze, della corruzione, dell’assenza di senso dello Stato, del vero e proprio mercimonio da troppo tempo perpetrato del ruolo istituzionale al quale cittadini e cittadine inconsapevoli, o male informati, o ingenui, li hanno chiamati.

In buona sostanza, il termine viene usato per bollare con marchio d’infamia coloro che non ci stanno a prendere per buone le ricette del “Palazzo”, coloro che – volti nuovi, idee non sempre nuove, ma concrete, linguaggi più nuovi delle idee…– o se ne stanno fuori, non votando, non partecipando neppure da spettatori alle competizioni elettorali, oppure tentano di restituire la parola alla piazza, o se preferite, alla “gente”. Antipolitica il Movimento 5 Stelle? E perché mai? Perché denuncia e condanna in blocco la classe politica, ecco la risposta. Certo. Ma quel 53% di siciliani e siciliane che non si sono recati alle urne, ieri, non sono a loro volta alla stessa stregua “antipolitica”? Non è forse il loro distacco dalle cabine elettorali, un segnale di sfiducia radicale verso la classe politica? E non è, anche, delusione per le promesse non mantenute? E, infine, non è disillusione sulla stessa portata del loro voto? A che serve? – insomma, si chiede almeno una fetta di quei non elettori (ai quali va aggiunto anche il cospicuo numero di schede bianche o annullate). A che serve continuare a votare? “Sono tutti uguali”, “pensano solo al loro interesse personale”, “della Sicilia (o della nazione) non gliene frega niente…”.

La tentazione qualunquista, insomma, affiora, ma l’allontanamento, e anche il diniego di questa politica non significa automaticamente il rifiuto di ogni, qualsivoglia politica. Se qualcuno è in grado di offrirne una diversa, io credo che uomini e donne dell’Isola, ma più in generale del Paese, sarebbero pronti a ritornare al voto. Il Movimento 5 Stelle ha fatto esattamente questo, anche se, nella votazione per la Presidenza regionale, non è andato oltre un certo limite, sia pure assai alto, tanto da diventare improvvisamente, inaspettatamente (ma solo per qualcuno) la prima forza politica isolana. In attesa di diventarla, forse, a livello nazionale.

Perché, anche davanti all’astensione, il Movimento vince? Perché, innanzi tutto, Grillo ha saputo impersonare il ruolo del leader-capopopolo, ma informato, ossia in grado di parlare con cognizione di causa – benché non sempre in modo adeguato: ma lo sono i leader nazionali degli altri partiti, forse? – di cose che interessano all’elettorato. La prima novità è proprio questa. I temi: invece di fare discorsi astratti e fumosi, Grillo ha parlato di temi concretissimi, che concernono la quotidianità (dai trasporti all’inquinamento ambientale…), temi che hanno a che fare con la complessa problematica della sopravvivenza. La politica di Grillo è una (sacrosanta, bisogna precisare) politica “terra terra”, che riporta insomma il baricentro in basso, rispetto alle grandi discussioni ideologiche, ma affronta i problemi della vita delle persone: una politica della sopravvivenza (si pensi al tema dei rifiuti, dell’energia, dell’acqua,…).

E lo ha fatto cambiando anche il linguaggio: ne ha usato uno adeguato ai problemi, ossia elementare, diretto, spesso volgare, o persino scurrile. Si fa capire, insomma. Non usa il gergo stucchevole dei politici di professione. Né quello finto popolaresco e calcistico del Cavaliere. Ha un lessico basico di poche parole, che tutti sono in grado di intendere. E, qui sta la terza novità, la forma della sua comunicazione è spettacolare. Il guitto Grillo, pur trasformandosi in un leader politico, sa parlare con il corpo, con i movimenti del busto e del bacino, con le braccia, con la testa che scuote e agita al momento adatto. È rimasto, insomma, un uomo di spettacolo; di nuovo, però, non nel senso berlusconiano. Non è il set, del teatro di posa, ingessato e studiato nei dettagli: il suo è il teatro di strada. E in strada – ecco la grande ulteriore arma vincente – si è svolta la campagna di Grillo: ha rifiutato ostinatamente la televisione. Del resto da anni ripete: “La televisione è vecchia”. Al suo posto ha sostenuto la linea del web, ma, paradossalmente (e qui forse davvero nessuno se lo aspettava) ha aggiunto e per certi versi sostituito alla Rete – pur continuandola a usare come supporto della comunicazione – il rapporto diretto, immediato, con la cittadinanza. Come i vecchi politici ha girato in lungo e in largo il territorio nazionale, sfondando anche quella Linea Gotica che separa tuttora il CentroNord dal Mezzogiorno, terra più ostica ed estranea.

Ora, a quanto dicono gli esiti elettorali, ha saputo anche conquistare la riottosa terra di Sicilia, incuneandosi come irriducibile terzo fra destra e sinistra, una destra spappolata e confusa e una sinistra priva di appeal, che vince da un lato, con l’ottimo candidato Crocetta, e perde, dall’altro, alleandosi con forze che in Sicilia esprimono la conservazione più canonica. Tutti, ahinoi, all’insegna di un rifiuto della “politica ideologica”, quasi che fosse possibile avere una qualsiasi vera politica senza il sostegno di idee-forza, appunto le ideologie, che sono idee che hanno un ruolo pratico, mirano a tradursi in prassi.

Anche Grillo giudica destra e sinistra categorie obsolete (ed è in buona compagnia): ma sbaglia, come sbagliano tutti coloro che così la pensano. La sua forza, del resto, non risiede certo nel sostrato ideologico, ma nei contenuti, come dicevo, nel linguaggio (verbale e non) e nelle modalità con cui li porge. E vincente, si è altresì rivelata la scelta di associare piazza fisica a piazza virtuale: una grande agorà nella quale il M5S ha saputo parlare dei cittadini e coi cittadini. E, infine, l’ultimo punto di forza, è costituito dalle “facce nuove”, i signor nessuno che si sono affiancati a Grillo: un po’ di tutto, sociologicamente: “ceto medio riflessivo”, artigiani, commercianti, impiegati, studenti, insegnanti, e persino le ormai mosche bianche della sinistra: gli operai!

Dunque: una politica nuova nei temi, nei linguaggi, nelle forme, nei luoghi, nelle persone. Certo, c’è anche qui il lider maximo, che sospettare di scarsa propensione alla democrazia è ormai consueto, e, temo, non immotivato: ma ora che il movimento ha fatto il grande balzo, ora che punta al parlamento nazionale, dopo quello regionale, e i tanti piccoli comuni nei quali ha piazzato qualche suo rappresentante, ora si è arrivati al bivio decisivo. Se vuole essere davvero un movimento politico nazionale, deve “degrillizzarsi”, ma se lo fa rischia di perdere la sua forza attrattiva. Lo stesso leader, in un tranquillo (direi spento) messaggio video, seduto, davanti a una scrivania, sia pure disordinata, con alle spalle libri e oggetti consueti a uno studio, ha mostrato che se si “normalizza”, perde il carisma. Eppure se aspira a governare, se vuole davvero essere un movimento popolare, il 5 Stelle deve prendere quella strada. Una situazione dilemmatica, dalla quale o l’insipienza dei competitors politici, o l’estro del “capo”, forse potrà trovare una via di uscita.

Ma, per favore, smettiamolo di parlare di “antipolitica”. Questa, comunque si giudichi Grillo e il suo movimento, nelle idiosincrasie che riesce a scatenare, specie per la volgarità e talora l’insipienza, non esente qua e là da punte di razzismo e beceraggine, questa è politica. Ed è assai più genuina, o tale ha saputo apparire, di quella di larga parte della classe politica: di destra, di centro, e, ahimé, di sinistra.

(30 ottobre 2012)

Fonte: temi.repubblica.it/micromega-online

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L’antipolitico

Il signor Q (è un nome di fantasia) ha perso il posto di lavoro, il figlio è da sempre disoccupato, gli è stata recapitata una cartella di Equitalia di 10.000 euro su cui sta indagando un commercialista che gli fa credito, la moglie ha bisogno di costosi medicinali a pagamento, non riesce a onorare le scadenze del mutuo e dovrà lasciare il suo appartamento, le bollette dell’acqua, del gas, della spazzatura, dell’energia elettrica sono mazzate che non prova neppure più a schivare. Gli arrivano ogni mese in piena faccia e le paga quando può insieme alla mora. La figlia ha rischiato uno stupro e in casa hanno già subito un furto. La porta blindata la sta pagando a rate. Nel fine settimana è sempre in fuga dall’inquinamento. L’aumento della benzina gli consente però solo un’autonomia di 50 km (andata e ritorno) per uscire dalla città, deve tornare indietro quando la spia della benzina diventa rosso incandescente. Il nonno si è spento da poco insieme alla sua pensione che contribuiva alla spesa settimanale alla Lidl, lasciando così la famiglia nella disperazione.
Il signor Q è un antipolitico viscerale, da sempre. “La politica è sporca (per questo lui se ne lava le mani)“. “La politica la fanno i politici“. “Io ho altro da fare che occuparmi di politica“. “C’è chi lavora e chi fa politica e io lavoro“. Il signor Q (quanti milioni di signor Q dormono da sempre sonni beati in Italia?) detesta la politica. Ma se lui non si occupa di politica, è la politica che si occupa di lui. Lo spolpa vivo. Gli toglie i diritti civili, la libertà di informazione, il diritto alla salute, la casa, il lavoro, la sicurezza, un futuro per i suoi figli. L’antipolitica del signor Q ha le sue radici profonde nel distacco tra cittadino e Stato, tra un mondo ideale, e inesistente, dove si coltivano i propri interessi privati, e il mondo “là fuori” che non busserà mai alla tua porta. Ognuno vale uno, ma chi non partecipa vale zero.

fonte: beppegrillo.it

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Guai confondere Grillo col MoVimento 5 Stelle

di Emiliano Liuzzi | 26 aprile 2012

Quando Pierluigi Battista, sul Corriere della Sera, parla di “sguaiataggine del grillismo”, è evidente che non si è mai mosso dal suo ufficio. Non sa di cosa parla, quando descrive il Movimento 5 Stelle. Perché se è vero che Beppe Grillo gioca a fare il padre padrone e, allo stesso tempo, il demagogo, l’incarnazione vivente di colui che vorrebbe prendere a picconate il partitismo, diverso è il ruolo che giocano i cosiddetti “grillini”, quelli che sono stati eletti con il Movimento 5 Stelle. E che la politica la fanno tutti i giorni sui banchi dei consigli regionali e comunali.

Per capire cos’è il Movimento 5 Stelle farebbero bene a farsi un giro nelle realtà dove esistono, e dove la politica si mastica giorno dopo giorno. I cosiddetti grillini sono una spina nel fianco ai partiti, giocano il ruolo che spesso dovrebbe essere demandato ai giornalisti: fanno i cani da guardia al potere, e allo stesso tempo, riescono a mettere sul tavolo proposte concrete di governo.

A Bologna, in consiglio regionale, ci sono due signori, ragazzi, sarebbe meglio definirli, comeGiovanni Favia e Andrea Defranceschi, che fanno politica. Eccome se la fanno. Avete presente l’irruenza di Grillo, la sguaiataggine di cui parla Battista? Bene: loro – ma come altre decine di esponenti del movimento – sono esattamente il contrario. Prudenti, riflessivi, preparati. Se oggi sappiamo che dove si sta costruendo la Variante di Valico, il raddoppio della Bologna-Firenze, la grande opera berlusconiana che avrebbe dovuto rilanciare il governo se non ci fossero state Ruby e Angela Merkel, c’è un paese che frana lo si deve anche a Defranceschi. Ha vissuto con quella gente della val di Sambro per mesi, accanto alle loro poche case, e si è sbattuto avanti e indietro perché Autostrade – ancora senza riuscirci – cambiasse i piani. Quel tratto di autostrada è costruito su una frana, la frana si muove e rischia di portarsi via paesi e case, oltre a mettere a rischio i viadotti dell’A1 che si spostano. Questa non è politica?

Non è politica andare in consiglio regionale e proporre l’abbattimento dei costi? Non è politica chiedere alla Regione un impegno perché la Maserati non venga smantellata? Ci spieghi, altrimenti, cosa si intenda per “fare politica”. Se è quella che si alternano a fare il Pd e il Pdl, no grazie.

Il governo è stato in piedi per anni grazie al sistema dell’antipolitica vera, quella incarnata da Bossi. Come mai i Battista hanno taciuto? Pontida è il luogo dove la politica è andata a morire, non è morta altrove, è morta lì, tra quelle genti mascherati da vichinghi e nelle stanze al piano interrato di Arcore.

Se poi Beppe Grillo alza i toni è un altro discorso. La mia non è una difesa di Grillo, che personalmente – per quanto possa interessare il lettore – non mi è per niente simpatico. Anzi. Non mi è simpatico il comico, lo showman, tantomeno il politico. Non mi piacciono i modi da despota che talvolta usa, il marchio del Movimento che si tiene ben stretto, le sue idee sull’euro. Ma a prescindere dalla sua persona, attorno a lui si è creato un Movimento, appunto, fatto di gente perbene e che sogna una politica perbene, trasparente, senza ruberie. E che difficilmente si dissolverà nel niente.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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Il Movimento 5 stelle, l’anti-politica e Aristotele

Aristotele. Dettaglio dalla Scuola di Atene di Raffaello Sanzio (1509)

Negli ultimi tempi fioccano le dichiarazioni rilasciate da politici tradizionali e da giornalisti autorevoli che mirano a sensibilizzare l’opinione pubblica perché non prevalga il sentimento dell’”anti-politica” e a screditare Il MoVimento 5 Stelle e Beppe Grillo, definiti elementi destabilizzanti della solida democrazia italiana.

Prima di esprimere la nostra opinione sull’argomento, vogliamo ricordare che la prima definizione di politica universalmente nota fu data da Aristotele, una delle menti filosofiche più innovative dell’antico mondo occidentale, legandola al termine polis che in greco significa città, la comunità dei cittadini; secondo il filosofo, “politica” significava l’amministrazione della “polis” per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano (Wikipedia).

Vogliamo altresì evidenziare che ai nostri tempi la definizione di “politica” più comunemente diffusa è quella di “arte, scienza del governo e dell’amministrazione dello Stato”.

A detta degli esponenti dei partiti politici tradizionali, il M5S sarebbe soltanto un movimento di protesta dichiaratamente contrario a ogni forma di amministrazione della “cosa pubblica” e dunque un movimento che propone l’anarchia quale risposta alla pur riconosciuta disastrosa situazione italiana. L’intenzione sembra essere chiara: avendo paura del risultato dei sondaggi che vedono i partiti tradizionali precipitare sempre più in basso nella classifica delle preferenze, i loro principali esponenti, incapaci sino a oggi di amministrare decentemente il nostro paese, coadiuvati da un cospicuo numero di giornalisti servili e compiacenti, trasmettono un messaggio volutamente alterato che distrae e rende diffidente chi lo ascolta agitando lo spauracchio dell’anarchia.

Noi del M5S di Sciacca rispondiamo a questa strategia mediatica affermando che, a ragione, potremmo ritenere il primo componente del M5S proprio Aristotele, il quale, appena 2400 anni fa, aveva già intuito quali fossero i suoi principi ispiranti: amministrazione per il bene di tutti e partecipazione di tutti i cittadini. Questo è lo spirito del M5S che si propone quale espressione civica per dar voce agli interessi della collettività.

A chi argomenta che il M5S sarà sempre una forza di opposizione e di contestazione, replichiamo con le nostre idee e le nostre proposte per far diventare le città più vivibili, per rilanciare l’economia, per rendere più trasparenti ed efficienti le amministrazioni, per ridurre gli sprechi. Si tratta d’idee prive di qualsiasi colorazione “di parte”, non sono né di destra né di sinistra, ma sono per la gente e non ci stancheremo mai di proporle a tutti coloro che saranno disposti ad ascoltarle e sostenerle.

Esortiamo i cittadini a non cascare nella trappola della mera propaganda politica/elettorale.

Il M5S non è contro la ”politica”, anzi è politica allo stato puro, intesa nel senso etimologico del termine.

Il M5S è contro gli intollerabili privilegi di una casta di politicanti e amministratori autoreferenziali che oggi chiedono agli Italiani enormi sacrifici, in un momento di profonda crisi, ma al contempo non sono disposti a rinunciare a indennizzi e pensioni da capogiro, a tagliare gli sprechi, a colpire gli interessi forti. A nulla sono valsi i buoni propositi pre-natalizi (vi ricordate quando si parlava di un taglio entro gennaio 2012?) né una commissione di “esperti” che ha concluso mestamente i suoi lavori constatando l’impossibilità oggettiva di stabilire quanto guadagnino i nostri politici date le numerose voci che contribuiscono ad arricchire il loro stipendio.

Il M5S è contro la prevalenza degli interessi di pochi (lobbies) sull’interesse pubblico. Dove sono finite quelle liberalizzazioni del mercato che avrebbero consentito un reale risparmio, necessario oggi più che mai, per le provate tasche dei cittadini?

Il M5S è contro i “rimborsi” elettorali cui oggi, nonostante gli scandali sulla loro gestione, fanno scudo le forze di governo e di opposizione. Una cosa è garantire il rimborso delle reali spese sostenute, dimostrate e certificate, altro è camuffare un vero e proprio finanziamento dei partiti a spese dei contribuenti. E non si può tollerare tutto ciò con la scusa che, senza finanziamento pubblico, soltanto i ricchi potrebbero fare politica, in primo luogo perché non conosciamo parlamentari poveri e in secondo luogo perché il M5S ha dimostrato e dimostra che con l’autofinanziamento si può fare politica.

In conclusione, se proprio volete attribuirci un anti, il M5S è anti-casta, è anti-lobby, è anti-finanziamento pubblico ai partiti. Altro che “anti-politica”!

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