Interdizione alla pesca in due vaste porzioni dello Stretto di Sicilia, Mangiacavallo (M5S): “Subito misure compensative per i pescatori”

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Chiusura della pesca a strascico di tre aree nursery per il nasello e i gamberetti nello Stretto di Sicilia e una chiusura temporale nel Golfo di Gabes. Questa decisione, che riguarderà i periodi compresi tra luglio e settembre, dal 2016 al 2018, è stata sottoscritta lo scorso 3 giugno a St. Julian (Malta) nel corso della 40a riunione del General Fisheries Committee for the Mediterranean (GFCM) della FAO, incaricata di assicurare la gestione sostenibile della pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero.

“Due delle tre porzioni di mare interessate dal provvedimento, essendo antistanti la costa agrigentina, sono sicuramente battute dalla flotta peschereccia saccense che, pertanto, potrebbe avere ripercussioni economiche da tale decisione”. Per questo motivo, il deputato regionale del M5S Matteo Mangiacavallo chiede, con una nota indirizzata al Dipartimento regionale alla Pesca, di valutare la possibilità, di concerto con l’assessorato al ramo e il Ministero di riferimento, di adottare misure compensative a tutela dei pescatori saccensi.

“Stiamo verificando l’incidenza della decisione presa dal GFCM sulle aree battute dai nostri pescherecci – dichiara Mangiacavallo – nonché l’impatto economico sulle nostre marinerie.  Contestualmente a tale interdizione, siamo convinti che vadano attivate possibili misure compensative che assicurino il necessario ristoro economico nei confronti degli armatori”.

“Abbiamo inoltrato una nota al Dipartimento regionale alla Pesca mediterranea di modo che possa attivarsi con gli organi competenti – conclude Matteo Mangiacavallo – per ottenere un bilanciamento tra le azioni di tutela dei nostri mari con quelle a favore di un settore ormai in crisi da tempo ma che rappresenta uno degli assi portanti dell’economia siciliana e, in particolare modo, del territorio in cui vivo”.

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No alle trivelle, catene umane nelle spiagge di 4 regioni: tre tappe in Sicilia

Il tour, dal titolo “Giù le mani dal nostro mare”, parte l’otto agosto e prevede anche agorà e banchetti informativi per sensibilizzare la popolazione.

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Con la Conferenza Stampa prevista per il prossimo 1 agosto a Bari (rotonda lungomare), si comunicherà l’inizio ufficiale della terza edizione dell’evento “Giù le mani dal nostro mare”, tour itinerante nelle spiagge per sensibilizzare sul problema delle trivellazioni marine che si svilupperà quest’anno nelle quattro regioni meridionali interessate dalla problematica: Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia.

Il 2 agosto, in attesa dell’inizio del tour previsto per sabato 8 agosto, si terrà il “NoTrivDay”: i diversi gruppi M5S organizzeranno dei banchetti informativi nei propri territori per sensibilizzare la cittadinanza e pubblicizzare il tour che partirà da Licata e terminerà il 6 settembre con una “festa” a Bari, nella rotonda del lungomare.

Come per gli anni scorsi ogni tappa prevederà una “catena umana” sul bagnasciuga delle spiagge coinvolgendo gli stessi bagnanti, si terranno inoltre delle agorà pubbliche a cura dei portavoce del Movimento 5 Stelle presenti.

Di seguito le tappe del tour:

  • 08 AGOSTO: LICATA (Sicilia)
  • 09 AGOSTO: GELA (mattina) (Sicilia)
  • 09 AGOSTO: AGRIGENTO (pomeriggio) (Sicilia)
  • 12 AGOSTO: TORRE CANNE (FASANO) (Brindisi)
  • 13 AGOSTO: SAN PIETRO VERNOTICO (Brindisi)
  • 14 AGOSTO: POLICORO (Basilicata)
  • 16 AGOSTO: ROCCA IMPERIALE (Basilicata/Calabria)
  • 17 AGOSTO: MONOPOLI (Bari)
  • 18 AGOSTO: SQUINZANO/TREPUZZI (Lecce – Puglia)
  • 19 AGOSTO: CASTELLANETA (Taranto- Puglia)
  • 20 AGOSTO: VIESTE (Foggia)
  • 21 AGOSTO: CAMPOMARINO (Taranto)
  • 22 AGOSTO: GALLIPOLI (Lecce)
  • 23 AGOSTO: ROSSANO CALABRO (Calabria)
  • 24 AGOSTO: CROTONE (Calabria)
  • 25 AGOSTO: BISCEGLIE (Puglia)
  • 27 AGOSTO: MANFREDONIA (Foggia)
  • 28 AGOSTO: POLIGNANO/MOLA (Bari)
  • 29 AGOSTO: MOLFETTA (Bari)
  • 30 AGOSTO: BARLETTA (Puglia)
  • 06 SETTEMBRE: TAPPA FINALE NELLA ROTONDA DEL LUNGOMARE A BARI

La locandina dell’evento:

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M5S: proteggiamo i pescatori siciliani dall’Isis. Presentata mozione all’Ars

PORTO DI SCIACCA (AG)

“Il canale di Sicilia non è più un luogo sicuro per i pescatori siciliani, l’Isis ha ormai varcato i confini della Libia e l’escalation di terrore è ormai alle porte”.

Il Movimento 5 Stelle lancia l’appello e presenta una mozione all’Ars.

“Impegniamo il governo regionale e, quindi, a cascata quello nazionale – afferma il deputato Cinquestelle, primo firmatario dell’atto parlamentare, Matteo Mangiacavallo – affinché venga garantita l’incolumità dei pescatori ma anche degli operatori turistici che svolgono la loro attività nel bacino del Mediterraneo. Le truppe del califfato, infatti, hanno già occupato alcune città costiere della Libia nella zona settentrionale del paese”.

Il presidente del consorzio dei pescatori di Lampedusa e Linosa ha già chiesto lo stato di calamità.

“Non bisogna perdere ulteriore tempo – conclude Mangiacavallo – è necessario un intervento urgente da parte delle autorità italiane. Con questo atto di indirizzo accogliamo la richiesta del presidente del Distretto produttivo della pesca Giovanni Tumbiolo che aveva lanciato un appello alla politica ad intervenire in occasione di un convegno recentemente organizzato dal M5s a Mazara del Vallo”.

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Il piano di Renzi per bucare il mare. M5S: “145 kmq di trivelle selvagge”

Il M5s presenta al Parlamento europeo il dossier sull’estrazione del petrolio: “Con lo Sblocca Italia decine di progetti anche nel Canale di Sicilia, su un’area grande quanto la Grecia. Useranno detonazioni a ridosso delle aree protette, è un disastro che va fermato”.

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Deepwater Horizon, la piattaforma petrolifera di proprietà Transocean affondata il 20 aprile 2010 nel Golfo del Messico. Oltre a costare la vita a 11 persone, l’incidente ha generato un gravissimo danno ambientale. In mare si sono riversati circa 5 milioni di barili di petrolio, che hanno provocato la distruzione di un intero ecosistema. L’oro nero ha ucciso migliaia di uccelli marini, mammiferi, tartarughe e pesci e ha gravemente danneggiato i coralli sul fondo del mare. E le operazioni di bonifica hanno fatto più male che bene, devastando i luoghi deputati alla riproduzione della fauna. Un quinto del petrolio giace ancora sul fondo del mare.

Un’area di 145 chilometri quadrati , di cui ben 123 in mare. Un territorio poco più vasto dell’intera Grecia che rischia di venire perforato per estrarre petrolio o per cercarlo attraverso detonazioni subacquee. Un rischio sempre più concreto a causa delle norme scellerate contenute nel decreto del governo Renzi, lo Sblocca Italia, che di fatto è uno Sblocca Trivelle“. E’ quanto denuncia Rosa D’Amato, eurodeputata del Movimento 5 stelle, che cita i dati del dossier ‘145 kmq di trivelle selvagge, il piano Renzi per bucare l’Italia e il suo mare’. Il dossier è stato presentato oggi al Parlamento europeo di Bruxelles nel corso del seminario ‘Don’t fossilize yourself’, promosso dalla stessa eurodeputata e dal gruppo Efdd.

Stiamo assistendo a un vero e proprio assalto dei petrolieri al mare e al territorio italiano – dice D’Amato -. Stando ai dati del ministero dello Sviluppo economico, al momento le compagnie petrolifere hanno presentato 120 richieste di cui 67 per la ricerca di idrocarburi in terraferma, 45 per la ricerca in mare e 8 per la prospezione in mare. Dal Nord al Sud, dall’Adriatico al Tirreno fino al Golfo di Taranto e al Canale di Sicilia, ci sono decine di progetti, alcuni già in fase avanzata, che rischiano di perforare o di usare delle vere e proprie detonazioni subacquee a ridosso di aree marine di fondamentale importanza per la biodiversità del mar Mediterraneo. E’ un disastro che va fermato“.

L’europarlamentare denuncia innanzitutto l’irrilevanza economica della Strategia energetica nazionale, che vuole più che raddoppiare entro il 2020 l’estrazione di idrocarburi in Italia: “A fronte di introiti per le compagnie petrolifere che nel 2013 hanno raggiunto i 6,5 miliardi di euro solo con la vendita delle materie prime estratte – dice D’Amato – i ricavi dalle royalties per lo Stato sono stati, sempre nel 2013, di poco superiori ai 420 milioni di euro. Di questi, ben 93 milioni tornano alle stesse compagnie petrolifere attraverso i buoni benzina rilasciati dal Fondo di riduzione prezzi carburanti. Una beffa nella beffa“. Ci sono poi i danni ambientali delle attività petrolifere che, dice sempre l’eurodeputata, “fanno del Mediterraneo uno dei mari più inquinati da idrocarburi al mondo“.

Eppure, con lo Sblocca Italia, “trivellare sarà sempre più facile. Il cavallo di Troia è essenzialmente uno: togliere alle Regioni il potere di veto sulla ricerca e sulla trivellazione di pozzi di petrolio e di metano. Tra le disposizioni del decreto, infatti, c’è quella che trasferisce d’autorità nel marzo 2015 le procedure di via sulle attività a terra dalle regioni al ministero dell’Ambiente, annullando il potere di veto delle comunità locali“.

Lo Sblocca Italia va fermato – conclude D’Amato -. Questo decreto costituisce una palese violazione delle norme europee, in particolare della Direttiva Offshore 2013/30/UE e dalla nuova Direttiva 2014/52/UE sulla Valutazione di impatto ambientale. Contro queste violazioni abbiamo dato e continueremo a dare battaglia in Europa“.

Fonte: lasiciliaweb.it

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“Stop alle trivellazioni in Sicilia”. Passano due mozioni e un odg M5S all’Ars

Le mozioni a firma delle deputate Valentina Palmeri e Angela Foti prevedono il blocco delle attività di ricerca di idrocarburi per mettere la Sicilia al riparo dal rischio sismico e per salvaguardare l’ecosistema e le attività produttive nell’area del Canale di Sicilia. L’ordine del giorno, a firma di Mangiacavallo, mira a scardinare lo Sblocca Italia con un ricorso alla Corte costituzionale e con un referendum.

foto gruppo m5s no triv

Si va verso lo stop della trivellazioni in Sicilia. L’Ars ha approvato oggi due mozioni e un ordine del giorno targati M5S che mirano a rendere difficilissima la vita ai petrolieri. Le mozioni (prime firmatarie Valentina Palmeri ed Angela Foti) impegnano il governo a fermare la ricerca  di idrocarburi nell’isola. Questo per mettere l’isola al riparo da eventuali rischi sismici connessi alla ricerca e per salvaguardare l’ecosistema e le attività produttive nel canale di Sicilia. Lo stop vale anche per le ricerche in corso. L’ordine del giorno, primo firmatario Matteo Mangiacavallo, cerca di scardinare invece gli articoli 37 e 38 del decreto Sblocca Italia, che rischiano di mettere in moto le trivelle un po’ dovunque in Sicilia.

“Con questo odg – dice Mangiacavallo – si impegna il governo a fare ricorso alla corte Costituzionale e ad indire un referendum abrogativo”.

La palla passa ora al governo regionale che, si spera, non farà orecchie da mercante, come ha fatto con altre mozioni approvate dall’Aula nel recente passato.

Le mozioni M5S sono state approvate nonostante il tentativo messo in atto dalla maggioranza di bloccare la votazione con la verifica del numero legale e col tentativo di rimandare in commissione il testo “per ulteriori approfondimenti”.

“L’argomento – ha detto Giampiero Trizzino – è stato affrontato abbondantemente in commissione. L’aula semivuota non è colpa nostra, anzi dimostra il grado di sensibilità della maggioranza”.

“Oggi in quest’aula – ha affermato il capogruppo Valentina Zafarana – si è cercato di difendere l’indifendibile e cioé che gli assenti hanno ragione e i presenti torto. E’ il ribaltamento della realtà. La maggioranza è morta, sempre che sia mia stata in vita”.

La mozione Palmeri nasce dall’esigenza di mettere al sicuro i territori siciliani da eventuali rischi sismici, connessi alle attività di ricerca ed estrazione.

“Questo tipo di attività – afferma la parlamentare, prima firmataria della mozione – potrebbe produrre una sismicità indotta o innescata, anche a diversi chilometri di distanza. Le estrazioni e le attività di ricerca potrebbero essere molto pericolose in una terra ad alto rischio sismico come la Sicilia, dove sono ancora vivi i ricordi dei disastrosi sismi di Messina nel 1908 e della Valle del Belice del 1968, e, per andare più indietro nel tempo, quello della Val di Noto del 1693”.

La mozione a firma Palmeri prende le mosse da quanto successo in Emilia Romagna, dove tutte le attività estrattive in via di autorizzazione sono state bloccate in seguito alle risultanze di una commissione di inchiesta (ICHESE), istituita dopo il sisma del maggio 2012, che sulla base della revisione di una ricca letteratura scientifica e dei rapporti disponibili, ha evidenziato, tra le altre cose, che “estrazioni e/o iniezioni legate allo sfruttamento di campi petroliferi possono produrre, in alcuni casi, una sismicità indotta o innescata”.

“La votazione di oggi – ha detto Valentina Palmeri – rappresentava un bivio di una importanza politica fondamentale, ognuno di noi era chiamato a prendersi una responsabilità politica grandissima perché si trattava di scegliere tra sicurezza e tutela per la salute ambientale, agricoltura, falde idriche salubri, pesca e futuro, da un lato e scarse quantità di petrolio dall’altra, la cui estrazione ci espone a immotivati e pericolosi rischi”.

La mozione Foti mira invece a salvaguardare l’ambiente, che l’inquinamento rischia di compromettere irrimediabilmente.

“Le trivellazioni – ha detto la Foti – pongono in concreto pericolo non solo tutto l’ecosistema del Mediterraneo, ma anche il lavoro dei pescatori e di sistemi economici, come il turismo, che dipendono strettamente dalla salute del mare”.

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Video corteo anti-trivelle del M5S a Licata

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LICATA – Popolo 5 Stelle, ecologisti, comitati e semplici cittadini assieme per dire no alle ricerche petrolifere. Ieri mattina, domenica 9 novembre, a Licata è andata in scena la mobilitazione nazionale contro le trivelle, che il decreto Sblocca Italia di Renzi rischia di mettere in azione un po’ ovunque. La manifestazione, una sorta di “chiamata alle armi” in difesa dell’ambiente, è partita da piazzale del Carmine per arrivare a piazza Attilio Regolo, dove i portavoce nazionali e regionali del Movimento 5 Stelle hanno tenuto un’agorà.

Fonte: lavalledeitempli.net

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Ambiente e popoli la stessa sorte, petrolio presagio di morte – Manifestazione a Licata il 9 novembre 2014

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Gli attivisti del Meetup di Licata esprimono forte preoccupazione per le scelte di carattere ambientale che il Governo nazionale è in procinto di attuare con l’imminente entrata in vigore del Decreto Sblocca Italia, che in realtà è un Decreto “Sblocca Trivelle” che interessa direttamente il nostro territorio con l’avvio del progetto “Offshore Ibleo” di ENI che prevede due perforazioni “esplorative” (Centauro 1 e Gemini 1) e sei pozzi di produzione commerciale (Argo 2 e Cassiopea 1-5), nelle acque del mare di Licata, progetto che ha ricevuto il parere favorevole da parte del ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare lasciando che le trivellazioni off-shore vengano autorizzate senza neanche prendere in considerazione il loro possibile impatto sul mare.

Tale progetto, assieme agli altri 13 in fase di approvazione nel Canale di Sicilia, apre alle trivellazioni mettendo a rischio le risorse e le ricchezze del mare oltre che l’economia turistica dei comuni costieri siciliani e il modello di sviluppo eco-sostenibile su cui i territori già da tempo stanno lavorando per il proprio futuro.

Inoltre nel decreto “Sblocca Italia” le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale per le attività di ricerca, prospezione ed estrazione in terraferma sono sottratte alle Regioni ed assegnate allo Stato, in contrasto con quanto stabilito nel Titolo V della Costituzione e con conseguente accentramento dei poteri a discapito del diritto delle comunità che abitano sul territorio di far sentire la propria voce.

Con l’entrata in vigore del Decreto vengono modificate le norme sulla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi che diventeranno attività di pubblica utilità, ciò implica che le eventuali autorizzazioni avranno effetto di variante urbanistica, cosa che porterà il Comune di Licata e i comuni interessati a essere spogliati delle proprie competenze strategiche sulla programmazione territoriale.

Il provvedimento solleva anche dubbi di legittimità in relazione alle garanzie sancite dalla Costituzione in favore degli Enti locali e delle Regioni, in considerazione del fatto che tutti i livelli istituzionali hanno il dovere di garantire la salute dei cittadini, di difendere e tutelare il territorio, l’ecosistema locale e le sue risorse naturali e paesaggistiche (terrestri e marine) e che le stesse vanno salvaguardate anche attraverso una forte opposizione a ogni atto che comporti qualsivoglia pericolo per le persone e per il territorio.

Come è noto, sulla nave Raimbow Warrior di Greenpeace approdata a Licata il 10 Ottobre 2014 si era costituito un coordinamento dei comuni siciliani contro le trivellazioni in mare, presenti ANCI Sicilia e ben 8 amministrazioni. L’obiettivo dell’incontro era subito chiaro: basta proclami, è tempo di agire!
I comuni devono attivarsi subito per fermare i progetti di trivellazione e le misure del decreto Sblocca Italia che ne favoriscono una deregulation. Da quell’incontro nasce subito la proposta di far passare una delibera in tutti i comuni siciliani, per chiedere al Governatore della Regione Siciliana di impugnare l’art.38 del Decreto, che riguarda le trivelle, come incostituzionale per fermare i piani del governo nazionale.

Per queste ragioni, gli attivisti del MeetUp M5S di Licata così come tutta la cittadinanza, non avendo avuto un palese riscontro ad oggi sull’emanazione di tale delibera comunale, chiedono che venga predisposta la discussione con urgenza nella prima seduta utile del Consiglio Comunale in presenza del Commissario Straordinario Cartabellotta che porti ad approvare la proposta di delibera dell’Anci Sicilia e adempiere ad una comune decisione presa sulla nave di Greenpeace e poi nella seduta aperta del Civico Consesso riunitosi al Teatro Re Grillo, un provvedimento necessario volto alla salvaguardia dell’ambiente e della difesa delle prerogative di un territorio votato al turismo, così come già sta avvenendo in molti Comuni che si affacciano nel Canale di Sicilia.

Auspichiamo che il Governatore della Sicilia, sciolga presto la propria “riserva” al riguardo e che il Governo Renzi si impegni, invece, di favorire un futuro energetico ‘carbon free’, alimentato da fonti rinnovabili e caratterizzato dall’efficienza energetica.

Con l’occasione portiamo a conoscenza sia all’Amministrazione che all’intera cittadinanza che giorno 9 Novembre il MeetUp Licata organizza attraverso un coordinamento regionale una manifestazione di protesta e sensibilizzazione contro le trivellazioni, una mobilitazione nazionale contro il Decreto “Sblocca Italia” che coinvolge 8 regioni d’Italia e far sentire la voce di disapprovazione contro questa follia dei petrolieri che a tutti i costi vogliono estrarre le ultime gocce di idrocarburi dal Mare Nostrum a discapito dell’ambiente dei territori, del mare, dell’economia della pesca e del turismo e della salute dei cittadini. Il corteo si muoverà dalla Piazza del Carmine sino ad arrivare in Piazza Attilio Regolo dove i Portavoce parlamentari nazionali e regionali si confronteranno con i cittadini in una libera Agorà e faranno conoscere le proposte del M5S come l’ #AttivaItalia e tante altre proposte.
Pertanto invitiamo tutti a partecipare liberamente e far fronte comune in questa battaglia di civiltà ricordando che #umariunsispurtusa e che intendono condividere esperienze, progetti ed idee utili alla crescita e alla maturazione di una coscienza “attiva” sui temi dell’ambiente, salute e dell’eco-sostenibilità.

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M5S, la mozione all’Ars: “Salviamo il Canale di Sicilia da altre trivellazioni offshore”

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La deputata Cinquestelle Angela Foti: “Le richieste di nuovi permessi di ricerca porteranno le attuali aree soggette a concessioni a più che raddoppiarsi, da 3.105,66 Kmq a 7.153,73 Kmq”. Il presidente della IV commissione Giampiero Trizzino: “Accendiamo i riflettori sul progetto ‘Piano Blu’ ideato con Greenpeace che prevede l’istituzione di una zona di protezione ecologica”.

Stop a nuovi permessi di ricerca di idrocarburi nel Canale di Sicilia”. Così il Movimento cinque stelle all’Ars, da sempre contrario alle trivellazioni offshore e allo scempio delle coste e dei mari italiani, chiede al governo regionale siciliano di predisporre tutte le iniziative necessarie alla salvaguardia dell’ecosistema e delle attività produttive inerenti lo stretto isolano.
La mozione, a firma della deputata Cinquestelle Angela Foti, è già stata depositata all’Ars e richiede il ripristino urgente e la nuova costituzione di Zone a tutela biologica nello Stretto di Sicilia (ZBT). “Il nostro obiettivo, – afferma la deputata Foti – è quello di far ritirare le passate concessioni e, ovviamente, di non concederne di nuove”.

Negli ultimi anni sono state introdotte, ai fini della salvaguardia delle coste e della tutela ambientale, limitazioni alle aree dove possono essere svolte nuove attività minerarie. “Ma non è sufficiente” – aggiunge Foti. Infatti, il Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152, “Norme in materia ambientale” stabilisce che “sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare”. Questo divieto, però, è valido unicamente per le istanze presentate successivamente all’emanazione del D.Lgs. 128 2010. “Si rappresenta che quasi tutte le istanze che riguardano il Canale di Sicilia sono antecedenti al 2010, buona parte di esse riguardano zone estremamente vicine alla costa”. Continua la parlamentare.

In definitiva, le richieste di nuovi permessi di ricerca porteranno le attuali aree soggette a concessioni a più che raddoppiarsi (da 3.105,66 Kmq a 7.153,73 Kmq). Dobbiamo evitare, a tutti i costi, – conclude Foti – l’aumento del numero di piattaforme presenti nel Canale di Sicilia che potrebbero causare danni incalcolabili soprattutto nel settore turistico e della pesca”.

Si tratta dell’ennesimo atto sostenuto dal Movimento 5 stelle contro le trivellazioni. Lo stesso presidente della commissione Ambiente all’Ars, il Cinquestelle Giampiero Trizzino, ha predisposto nel tempo numerose audizioni in merito alla questione, partecipando inoltre a diverse campagne di sensibilizzazione predisposte da Greenpeace; tra queste “U mari nun si spirtusa”, un appello rivolto ai sindaci e a tutti gli amministratori, per bloccare le trivellazioni. L’appello fu firmato anche dall’allora candidato alla presidenza della Regione Rosario Crocetta. “Semplice, chiediamo al presidente Crocetta di rispettare, almeno questa volta, un patto già firmato”. In chiusura, il presidente Trizzino accende ancora una volta i riflettori su “Piano Blu”, il progetto sviluppato l’anno scorso con Greenpeace, arenatosi poi negli uffici dell’ex assessore Lo Bello. Il Piano prevede la creazione di una zona di protezione ecologica, uno specchio d’acqua esclusivo all’interno del quale la bio diversità diventa l’oggetto principale di tutela, sul modello del Santuario dei cetacei nel mare ligure. “Non è tardi, – conclude Trizzino – chiediamo al neo assessore per l’Ambiente Sgarlata di portare avanti l’istanza e trasmettere tutto al Ministero quanto prima”.

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“Potrebbero innescarsi terremoti. La Regione blocchi tutte le trivellazioni in Sicilia”. Mozione M5S all’Ars

Lo stop per le nuove attività è già avvenuto in Emilia Romagna, dove è stata istituita una commissione di inchiesta dopo il sisma del 2012. La deputata Palmeri, prima firmataria dell’atto: “Le attività estrattive potrebbero essere pericolose in una terra a rischio sismico come la nostra isola”.

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“Potrebbero innescarsi terremoti, la Regione blocchi tutte le trivellazioni in via di autorizzazione, come avvenuto in Emilia Romagna, e pure quelle in corso”. Il Gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle all’Ars ha presentato una mozione per chiedere al governo regionale di fermare la ricerca e il prelievo di idrocarburi nell’isola, terra ad alto rischio sismico.

In particolare, il Movimento mira ad impegnare il presidente della Regione e la giunta regionale a stoppare tutte le autorizzazioni di ricerca e prelievo di idrocarburi sul territorio regionale in via di rilascio e a revocare quelle già rilasciate.

“Questo tipo di attività – afferma la parlamentare Cinquestelle Valentina Palmeri, prima firmataria della mozione – potrebbe produrre una sismicità indotta o innescata, anche a diversi chilometri di distanza. Le estrazioni e le attività di ricerca potrebbero essere molto pericolose in una terra ad alto rischio sismico come la Sicilia, dove sono ancora vivi i ricordi dei disastrosi sismi di Messina nel 1908 e della Valle del Belice del 1968, e, per andare più indietro nel tempo, quello della Val di Noto del 1693”.

L’atto del Movimento 5 Stelle prende le mosse da quanto successo in Emilia Romagna, dove tutte le attività estrattive in via di autorizzazione sono state bloccate in seguito alle risultanze di una commissione di inchiesta (ICHESE), istituita dopo il sisma del maggio 2012, che sulla base della revisione di una ricca letteratura scientifica e dei rapporti disponibili, ha evidenziato, tra le altre cose, che “estrazioni e/o iniezioni legate allo sfruttamento di campi petroliferi possono produrre, in alcuni casi, una sismicità indotta o innescata”.

La commissione ha concluso i suoi lavori con una serie di raccomandazioni che in Sicilia non trovano applicazione (le nuove attività di esplorazione per idrocarburi devono essere precedute da studi preliminari, devono essere accompagnate da attività di monitoraggio, etc).

Lo stop della attività estrattive e di indagine in Emilia Romagna era stato chiesto invano già nel 2011 (prima del terremoto, quindi) dal consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea De Franceschi, con un emendamento (bocciato) al piano energetico regionale.

“Fermare le trivellazioni – afferma Valentina Palmeri – è necessario, considerato che la politica europea in materia ambientale è fondata sul principio di precauzione, come strategia di gestione del rischio, quando i dati disponibili non consentono una valutazione completa del rischio per l’ambiente o per la salute degli esseri umani”.

La necessità di fermare le trivellazioni non nasce solo da pericolo terremoti.

“Continuare a discutere di trivellazioni ed estrazione di idrocarburi senza considerare le conseguenze sul territorio – afferma il presidente della commissione Ambiente dell’Ars, Giampietro Trizzino – è fuori da ogni logica. Chiederemo la trattazione d’urgenza della mozione che abbiamo depositato: è necessario votarla il prima possibile per dare modo all’Assemblea di determinarsi su un tema che non può più essere differito”.

“A prescindere dal rischio di eventuali sismi – afferma la deputata Cinquestrelle Angela Foti – la certezza è che questo tipo di trivellazioni danneggia le falde acquifere e ne provoca l’abbassamento . Questo comporta maggiori costi per il raggiungimento delle stesse. Solo questo basta ed avanza ad essere più che cauti con queste attività”.

“L’approvazione da parte dell’ARS della mozione – afferma l’Ing. Mario Di Giovanna, portavoce del comitato ‘Stoppa la Piattaforma’ – è un atto doveroso, occorre puntare decisamente verso forme di produzione di energia alternativa e distribuita nel territorio, che al contrario delle estrazioni petrolifere, non costituiscono un pericolo per l’uomo e che portano un reale sviluppo economico compatibile con l’ambiente”.

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La Rai e il “vizietto” dei tagli su argomenti ritenuti scomodi

È successo nella trasmissione “Lineablu”, andata in onda il 31 agosto 2013, che ha dedicato un ampio spazio alla città di Sciacca e alle sue risorse naturali (mare, ceramica, terme, etc.).

La puntata in questione, registrata un mese prima della messa in onda, ha visto tra i protagonisti l’ingegnere Mario Di Giovanna, appartenente al Comitato Stoppa La Piattaforma, che ha rilasciato dichiarazioni in merito alle ipotesi di sfruttamento petrolifero del mare saccense. In particolare, Di Giovanna, che porta avanti da anni una dura battaglia contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia, durante l’intervista a “Lineablu” ha espresso il proprio legittimo dissenso circa lo sfruttamento in chiave industriale del mare di Sciacca.

Ebbene, quell’intervista non è mai stata trasmessa, anzi è stata sostituita con le dichiarazioni di un geologo, Carlo Cassaniti, che, contrariamente a quanto espresso da Di Giovanna, rassicurava sulla bontà delle trivellazioni e sull’opportunità di una zonizzazione del Canale di Sicilia al fine di individuare porzioni di mare compatibili con l’estrazione petrolifera.

L’idea che si possa dividere in zone, più o meno sensibili ai fini delle trivellazioni” – afferma Di Giovanna – “di fatto ammette che è possibile trivellare in sicurezza, ma è assolutamente priva di ogni fondamento logico. Eseguire una zonizzazione del nostro mare per fini petroliferi equivale a sostenere che il petrolio, riversato in mare a causa di un incidente, rimane confinato all’interno di invisibili confini che delimitano tali zone”.

Su suggerimento dei deputati nazionali siciliani del M5S, la cittadina a 5 stelle alla Camera Mariella Liuzzi ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Presidente della Commissione Vigilanza Rai e al Presidente del Consiglio di Amministrazione della Rai, in cui si chiede per quali ragioni l’intervista all’ingegnere Di Giovanna è stata prima registrata e successivamente censurata; perché al posto della predetta intervista sono andate in onda le dichiarazioni del geologo Cassaniti concernenti lo stesso argomento affrontato dal Di Giovanna, ma di contenuto diametralmente opposto; per quali ragioni non sono state trasmesse entrambe le interviste e si è invece preferito oscurare del tutto il punto di vista del Comitato Stoppa la Piattaforma in merito alle trivellazioni nel mare di Sciacca; se la censura in oggetto costituisce parte di una più ampia politica – apparentemente perseguita dalla Rai anche in altre occasioni, come durante il programma “Petrolio” andato in onda nel mese di agosto su Rai Uno – volta a sostenere le estrazioni petrolifere sul territorio italiano e creare consenso attorno a tali attività; se tale politica comunicativa favorevole alle trivellazioni costituisca una sorta di occulta contropartita nell’ambito di accordi commerciali e pubblicitari tra la Rai e le compagnie petrolifere quali, ad esempio, l’Eni.

La risposta della Commissione non è tardata ad arrivare (vedi link), così come le riflessioni della stessa deputata M5S Liuzzi dopo un’attenta lettura della stessa (vedi link).

In primo luogo Cassaniti “è ritenuto un esperto per approfondire il tema delle trivellazioni dal punto di vista scientifico; tale testimonianza dunque non veniva utilizzata in contrapposizione alle teorie del Comitato Stoppa La Piattaforma o ad altra qualsivoglia posizione bensì come parere tecnico”. Sicuramente esperto come Tabarelli di Nomisma Energia? Chissà!

Ma vi è di più. L’intervista censurata dell’ingegnere Di Giovanna, secondo la RAI, non è andata in onda poiché la conduttrice “dopo aver sottolineato che i pescatori locali hanno deciso di prendere posizione e di sostenere il Comitato Stoppa la piattaforma, intervista Pino Gullo, presidente della Lega Pesca Sicilia, che sottolinea come la pesca siciliana chieda con molta forza una regolamentazione al pari di quello che è avvenuto nell’Alto Tirreno e conclude che per poche manciate di petrolio si va a distruggere l’industria della pesca … che dà lavoro a moltissime famiglie”. In questo caso, però, la RAI non ha ritenuto che fosse necessario l’intervento di un esperto, così come accaduto per la presa di posizione a favore del petrolio, né che non esiste in alcun modo una scusante alle perforazioni petrolifere, anche qualora esse avvengano in sicurezza.

E veniamo infine alla chicca finale della risposta all’interrogazione: “Nel rispetto dei principi d’imparzialità e completezza dell’informazione, si precisa infine che, non essendo presenti nei servizi sopra riassunti delle dichiarazioni o interviste di rappresentanti di compagnie petrolifere (per es. Eni), gli autori hanno deciso che, nell’economia del programma, le due voci fossero sufficienti ed esaustive a raccontare tale problematica”. Giusto! C’era già l’opinione di un geologo che sosteneva l’ENI e la richiesta di regolamentazione del Presidente della Lega Pesca Sicilia.

Il “vizietto” di mamma Rai di non dare spazio alle voci contrarie ai poteri forti continua a manifestarsi, soprattutto nelle trasmissioni di maggiore ascolto!

Relativamente alla questione delle trivellazioni, è da sottolineare come dalla Regione Sicilia non pervengano segnali di risposta, restando a oggi inascoltate anche le richieste scaturite dalla IV Commissione Ambiente e Territorio dell’Assemblea Regionale Siciliana presieduta dal pentastellato Giampiero Trizzino. Al termine di un’audizione tenutasi lo scorso mese di febbraio con Greenpeace, il Comitato Stoppa La Piattaforma e altre associazioni ambientaliste, Trizzino aveva chiesto un accordo Stato-Regione per razionalizzare il sistema normativo e le autorizzazioni per le trivellazioni nel Canale di Sicilia e la formazione di un tavolo tecnico con i rappresentanti degli enti preposti, ma la richiesta non ha avuto ancora alcun seguito.

Palermo, 27 settembre 2013

Fonte: sicilia5stelle.it

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