Punto 2 programma elettorale M5S: adozione degli eurobond

Il Movimento 5 Stelle, al momento, è l’unica organizzazione politica strutturata italiana, tra quelle partecipanti alla competizione elettorale europea, ad avere un programma, proprio perché è l’unica formazione davvero europeista: esattamente il contrario di ciò che affermano i professionisti al soldo della cupola mediatica. Infatti il Pd, Forza Italia, Lega Nord, agitano solo slogan demagogici generici, basati sui trend correnti, tentando di cavalcare il disagio sociale. Ecco che cosa intendono portare avanti i candidati Cinque Stelle quando andranno a Bruxelles, come portavoce europei a nome degli italiani pensanti.

Adozione degli Eurobond
Analisi e spiegazione del punto 2 del programma a cura di Sergio Di Cori Modigliani.

Per consentire di applicare nella zona euro il principio di comunità economica, per condividere e suddividere i rischi e gli interessi, il movimento cinque stelle chiede formalmente alla Banca Centrale Europea l’istituzione degli eurobond, ovvero di BPT europei e comunitari che abbiano un unico valore secco.
Gli stati si finanziano, oltre che attraverso il meccanismo retributivo del carico fiscale imposto ad aziende e persone fisiche, vendendo BPT (Buoni Poliennali del Tesoro) sul mercato internazionale. Regolarmente vengono fatte aste per piazzare questi titoli attirando investitori, e lo Stato paga degli interessi a chi acquista questi titoli. Se l’economia della nazione va molto bene, gli interessi sono molto bassi. Se l’economia va male, gli interessi sono molto alti perché il rischio è maggiore per chi investe. Il più basso interesse praticato sul pianeta sui BPT è quello del Giappone: 0,657%, nazione solida che ha un pil intorno agli 8.500 miliardi di dollari e un indebitamento pubblico intorno ai 20.000 miliardi, pari a un – 234%. Basterebbe questo dato per comprendere la falsità delle argomentazioni liberiste che sostengono come la ricchezza di una nazione derivi da una spesa pubblica contenuta. Il Giappone investe ogni anno circa 3.500 miliardi di dollari (stampando yen) nella ricerca scientifica, nell’istruzione avanzata, nell’alta tecnologia, in infrastrutture ad uso pubblico, e il consumo interno aumenta costantemente garantendo la circolazione della moneta, oltre al fatto di avere il tasso di disoccupazione più basso al mondo, intorno al 2% della popolazione attiva.
In virtù di questo principio, le discrepanze e le diseguaglianze tra situazioni economiche diverse di nazioni che si trovano sulla stessa barca vengono annullate.
In tal modo non sarebbe più la Germania con tassi molto bassi ad attirare capitali (mentre il Portogallo, la Grecia, la Spagna, l’Italia sono costretti a praticare un interesse tre volte superiore dissanguandosi) ma la comunità di nazioni nel suo insieme. La Germania è contraria al varo degli eurobond, perché mantenendo una situazione come quella attuale si avvantaggia pagando il danaro internazionale tre volte di meno dell’Italia e quindi diventando più competitiva in termini finanziari. Il Movimento Cinque Stelle ufficialmente chiede e pretende il varo immediato di eurobond e di consentire alla Banca Centrale Europea di stampare buoni del tesoro.

*Dal libro #VinciamoNoi di Sergio Di Cori Modigliani (Adagio, 2014), con l’introduzione e primo capitolo di Gianroberto Casaleggio– IN USCITA A MAGGIO

Vai al Punto 1 programma elettorale M5S: abolizione Fiscal Compact

Fonte: beppegrillo.it

Share

La lezione siciliana del Movimento 5 Stelle

I grillini a Roma collezionano gaffe e si sono conquistati qualche antipatia di troppo. Quelli siciliani, invece, sono diventati in pochi mesi un caso mediatico di successo. Perché tanta differenza? Ci sono almeno due buoni motivi …

PALERMO – Per le grandi firme, ma per la verità per le firme di tutte le misure, la fenomenologia di Vito Crimi è diventata ormai un genere letterario a sé. È un must cimentarsi nel pezzo di colore sul palermitano scelto dal Movimento 5 Stelle come capogruppo al Senato, magari allargando l’inquadratura alla sua compagna di avventura (o sventura, a seconda dei punti di vista), la capogruppo alla Camera Roberta Lombardi. Li hanno accostati ai Jalisse, all’orso Yogi e alla Signorina Rottermeier di Heidi, e chi più ne ha più ne metta. Sui social abbiamo visto impazzare le parodie di “Vito lo Smentito” e l’hashtag #Romanzocrimi spopola su Twitter, anche Crozza e Fiorello lo hanno preso di mira.

Di certo, i primi passi di Crimi e della pattuglia pentastellata di Camera e Senato, sono stati incerti e costellati da inciampi. Il capogruppo palermitano è stato smentito a più ripresa da Beppe Grillo, è incorso in un paio di gaffe come quella sul Capo dello Stato che “non si è addormentato” incontrandoli, o quella sui giornalisti che “gli stanno sul c.”, sempre costretto poi a imbarazzanti scuse pubbliche. Ma le disavventure di Crimi, al di là dei dispiaceri personali del generoso ragazzone palermitano esportato in Lombardia, incarnano quella che i media e l’opinione pubblica hanno registrato come una falsa partenza dei 5 Stelle. Le prime mosse del plotone grillino a Camera e Senato hanno strappato pochi applausi e attirato qualche antipatia. Gli onorevoli e senatori grillini, complici uscite pittoresche come quella sui microchip sottopelle di Zeitgeist e altre amenità, hanno fin qui trasmesso un’immagine non troppo brillante e l’intervista del siciliano Tommaso Currò che dice a Grillo “non siamo automi e neanche bambini” ha fotografato alla perfezione l’immagine di una comunità che appare sotto tutela, con il fiato sul collo dell’ingombrante binomio Grillo-Casaleggio.

È curioso, però, tentare un parallelismo tra la deputazione nazionale a cinque stelle e quella dell’Assemblea regionale siciliana. Nell’Isola, infatti, i grillini hanno fin qui goduto, al netto di un paio di antipatici scivoloni, di una compiaciuta attenzione da parte dei media. E sicuramente, dal punto di vista dell’immagine, se la sono cavata molto meglio dei colleghi “cittadini” di Roma. Dagli stipendi restituiti all’operosità in Assemblea, complice l’intesa con Rosario Crocetta, Giancarlo Cancelleri e compagni hanno monopolizzato l’attenzione dei media locali e nazionali, offrendo un’immagine di impegno e rinnovamento, fino alla creazione del mito di un “modello Sicilia”, della cui esportazione a livello nazionale si è a lungo (e a sproposito) vagheggiato, fino all’incidente maturato sulla legge della doppia preferenza di genere che ha segnato il tramonto del feeling con Crocetta.

Certo, i passi falsi non sono mancati, come il discutibile (o forse meglio, inaudito) video del vicepresidente dell’Ars Venturino contro il giornalista di Repubblica Emanuele Lauria. “l’auto di servizio che non è un’auto blu”. Ma nell’insieme, per chi scrive è difficile negare che i 5 Stelle siculigodano di una reputazione invidiabile dai colleghi senatori e deputati nazionali.

Ma perché Cancelleri piace e Crimi viene preso a pesci in faccia da tutti? Al di là della simpatia e delle qualità personali (e il giovane capogruppo nisseno dell’Ars fin qui ha dato prova di avere buon senso e misura), ci sono forse anche ragioni politiche da prendere in considerazione. La prima è probabilmente legata al rapporto con Grillo e Casaleggio. Che marcano strettissimi, fino all’asfissia, i loro uomini romani, mentre per ovvi motivi lasciano maggiori margini di autonomia alle periferie. E non è un caso, forse, che la deputazione dell’Ars fin qui si sia guardata bene dall’esprimere giudizi troppo netti sui fatti nazionali, evitando di finire travolta dallo tsunami.

C’è poi un secondo elemento, legato alla legge elettorale. I grillini siciliani per arrivare in Parlamento hanno dovuto essere votati. Totalizzando anche migliaia di preferenze. Voti veri, persone anche esterne al Movimento, che li hanno scelti, operando una selezione sul territorio. Quella che il Porcellum non consente, col sistema delle liste bloccate. Per il Parlamento nazionale, deputati e senatori grillini sono stati tutti scelti con le primarie e non nominati come in altri partiti. Ma le “parlamentarie” a cinque stelle si sono celebrate on line con una partecipazione limitata a un pugno di intimi, e sono bastati un centinaio (o meno) di voti a qualche candidato per staccare il biglietto per Roma. Anche questo limite nel processo di selezione può avere avuto il suo peso. Tanto più che le “parlamentarie” sono state affollate da candidati già bocciati alle regionali, ripescati con qualche decina di clic dai militanti on line.

Insomma, forse i primi a dover guardare con maggiore attenzione al “modello Sicilia” dovrebbero essere proprio Grillo e Casaleggio. Che fino a oggi hanno snobbato (per non dire maltrattato) i media nazionali, forti della carica travolgente dell’ex comico e di una profonda sintonia con la pancia del Paese, confermata dallo straordinario risultato elettorale del movimento. Ma quando alla pancia si parla, diventare antipatici è un rischio che proprio non ci si può permettere. Gli ultimi sondaggi (per quel che ancora valgono dopo il flop delle elezioni) hanno fatto suonare un primo campanello d’allarme per i Cinque stelle. La “cura siciliana”, ossia un movimento più pragmatico, meno “grillocentrico” e più selettivo, può essere la strada giusta per non perdere lo slancio. A meno che il Movimento non proceda nel percorso inverso, quello di una ‘romanizzazione’ della pattuglia siciliana. Quella di cui ha parlato il crocettiano Nino Malafarina, secondo il quale l’irrigidimento dei grillini siciliani sulla legge della doppia preferenza sia figlia del l’irrigidimento romano del movimento. Che Malafarina abbia ragione o meno, l’impressione è che da quel genere di percorso, i 5 Stelle siciliani avrebbero molto da perdere.

Twitter: @salvotoscano1

Fonte: livesicilia.it

Share