CORRUZIONE: ITALIA SUL PODIO EUROPEO. L’INTERVISTA

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L’Italia è, dopo la Bulgaria, il Paese più corrotto d’Europa. A livello mondiale si posiziona al 61esimo posto. Bisogna fare presto con provvedimenti più incisivi, perché gli scandali Mafia Capitale e Trivellopoli, purtroppo, non sono isolati. Il Movimento 5 Stelle ha un piano per il contrasto della corruzione in Italia e in Europa. I corrotti riciclano mazzette e tangenti all’estero, così come fa la criminalità organizzata.

Abbiamo intervistato Sergio Valentini di Transparency International, l’associazione che ogni anno stila la classifica sulla corruzione.

Che cosa è Transparency International?

Transparency International è la più importante organizzazione per il contrasto alla corruzione nel mondo. In Italia è attiva dal 1993 e stila la classifica di percezione della corruzione, ma anche quelle di chi paga le tangenti e l’effettivo livello di corruzione. Il nostro obiettivo è quello di avere una idea di come i Paesi si muovono nel contrasto della corruzione da un anno all’altro. Vogliamo dare consigli e provocare dei miglioramenti.

Come si calcola il livello di corruzione in ogni Paese?

Bisogna distinguere fra l’indice di percezione della corruzione e l’indice di effettivo del pagamento della corruzione stessa. Questa è calcolato per metà sulla base di interviste e commenti di opinion makers, persone che lavorano nel campo amministrativo, per l’altra metà sulla base di analisi che vengono fatte con un metodologia identica in tutto il mondo. Queste due classifiche in Italia non coincidono, ma quello che è peggio in Europa non sono le stesse. Quattro Paesi europei che sono fra i migliori dieci Paesi con il più basso indice di percezione percepita, sono fra i primi 10 posti dei Paesi che pagano più tangenti al mondo. La corruzione è una tassa sulla povertà. Chi paga la mazzetta ha più soldi di chi la riceve. Facciamo dei nomi: Svizzera, Olanda, Germania e Gran Bretagna sono fra i primi posti assoluti per pagamenti di tangenti.

Come si posiziona l’Italia in questa classifica?

Male. È il penultimo Paese dell’Unione europea. È pressoché stabile come posizionamento negli ultimi anni, prima però peggiorava, dunque ci sono segnali di miglioramento. Va sottolineato che, da un punto di vista legislativo, l’Italia è nel contrasto alla corruzione molto avanti. Bisogna fare una differenza fra l’obbligo di legge e quella che è la percezione della corruzione in Italia e dell’Italia nel mondo.

All’Italia serve un piano speciale contro la corruzione?

Probabilmente all’Italia serve una applicazione rigorosa delle leggi esistenti. Che poi ci sia una sottovalutazione della criminalità in tutta Europa è un dato di fatto visto che ogni Paese la misura e la verifica in modo diverso. E devo ammettere che l’iniziativa del Movimento 5 Stelle porta all’attenzione la transazionalità delle filiere criminali.

Cosa bisogna fare?

Quello che manca oggi è un serio sistema di reporting che tuteli chi lancia l’allarme, che in inglese si chiama whisteblowing, i cosiddetti lanciatori di allerta. Chi ha il coraggio di parlare, anche se in passato ha avuto dei problemi, deve essere protetto dalle ritorsioni. Questo oggi in Italia non è credibile.

Come deve essere protetto il whisteblower?

Con l’anonimato assoluto. Con la possibilità di fornire dati oggettivi e inoppugnabili e consentendo di avere un sistema di doppio controllo – il sistema di check and balance britannico – perché a volte chi riceve la segnalazione è implicato. Di norma chi ẻ più in alto conosce meglio le dinamiche corruttive di chi è in basso.
ECCO LE PROPOSTE DEL M5S PER COMBATTERE LA CORRUZIONE E LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA.

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Approvata in commissione Affari Istituzionali la modifica proposta dal M5S

Ddl anti-corruzione, emendamento 5 Stelle che disinnesca potenziali truffe nella formazione

Con questa legge – afferma il deputato M5S Salvatore Siragusa – si vuole affermare il principio della trasparenza e della pulizia delle Istituzioni affinché vicende come quelle di cui si legge in questi giorni non si abbiano più a ripetere. E’ vero che tutto deve essere ancora accertato e che ogni singolo fatto deve essere dimostrato in fase giudiziaria, ma è altrettanto vero che troppo spesso la Formazione ha fatto parlare di sé per fatti che nulla hanno a che fare con i suoi scopi istituzionali”.

Di seguito l’emendamento approvato che, tra l’altro, viene esteso all’intera categoria dei dirigenti regionali e non solo a quelli generali.

E’ fatto divieto all’amministrazione regionale di affidare appalti, concessioni di lavori, forniture di beni e servizi e di stabilire rapporti di natura finanziaria o autorizzativa in favore di deputati regionali, componenti della Giunta regionale o dirigenti generali o non generali dell’amministrazione regionale o del loro coniuge non legalmente separato o convivente, il cui stato sia accertato giudizialmente o comprovato da atti della pubblica amministrazione, di loro ascendenti o discendenti, parenti o affini sino al secondo grado, che ricoprano il ruolo di rappresentante legale, di amministratore o di dirigente, o siano soci, anche occulti, la cui qualità sia accertata giudizialmente, in enti o imprese, anche in forma societaria, operanti nel settore della formazione professionale”.

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La corruzione travolge la Regione siciliana

Bruxelles taglia dirigenti immobili

di Carlo Alberto Tregua

Gli scandali della Formazione e del Turismo sono finalmente emersi, dopo dieci anni di inchieste serrate che abbiamo sviluppato senza guardare in faccia a nessuno. Il vaso di Pandora è stato scoperchiato e il verminaio è venuto alla luce, perché non c’è fumo senza arrosto, nonostante i tentativi di giustificazione e le smentite dei presunti colpevoli. Tutti hanno utilizzato le risorse pubbliche: deputati, dirigenti, imprenditori, senza limiti e senza vergogna.
Saranno individuate le responsabilità penali, ma non è questo che importa ai siciliani. Importa individuare le responsabilità di assessori e dirigenti regionali che hanno consentito questi comportamenti e i relativi reati, eventualmente appurati. La responsabilità di assessori e dirigenti è evidente quando si guarda l’altra questione che ha ridotto in miseria la Sicilia: la mancata utilizzazione dei fondi europei.
Ciò è accaduto, in primo luogo, per l’incuria e l’incapacità degli stessi; in secondo luogo, perché le Giunte regionali di Cuffaro e Lombardo non avevano risorse per co-finanziare i progetti cantierabili e non hanno effettuato i doverosi controlli.

Ma a questa analisi manca la parte finale: la Giunta Crocetta non ha insediato una Commissione d’inchiesta indipendente, composta da persone di alta levatura morale, per portare alla luce dell’opinione pubblica i responsabili, ripetiamo, non dei reati penali, che hanno creato i disastri: Formazione e Turismo e mancata spesa dei fondi Ue.
Cosicché Bruxelles comincia a tagliare i rimborsi, a cominciare dai 60 milioni di euro di fondi per i grandi eventi. Nessuno venga a dire che le difficoltà risiedono nei regolamenti comunitari complessi, perché vi sono state Regioni che li hanno utilizzati fino all’ultimo euro.
C’è un ulteriore rilievo da fare: giornali e televisioni regionali non si sono occupati di questi gravissimi fatti se non quando la Magistratura ha aperto le inchieste, mentre erano a tutti noti il marasma, il disservizio e la corruzione presenti alla Regione.
Crocetta ha fatto un turn over di dirigenti, spostandoli dalla vecchia alla nuova posizione, ma non ha messo nessuno di essi sotto inchiesta amministrativa.

Si dice che la criminalità organizzata abbia una grave responsabilità nella corruzione della Regione e dei Comuni, nonché di altri Enti. Questo fatto è stato ben delineato dalla Corte dei Conti. E così sarà nel prossimo Giudizio di parificazione che essa presenterà in Sicilia venerdì prossimo.
E’ inutile continuare a pensare alla mafia con la coppola, perché non esiste più. Oggi agisce mediante professionisti e imprenditori apparentemente incensurati che entrano in combutta con i dirigenti pubblici di vario livello. è inutile nasconderlo, se questi ultimi fossero integerrimi, la corruzione nella Pubblica amministrazione non potrebbe attecchire.
Fra le sirene della corruzione ora sono state inserite anche le escort, presenti un po’ ovunque, persino nel regno di Matteo Renzi, vale a dire il Municipio di Firenze.
Occorre pulizia, netta e radicale. Crocetta risulta essere persona onesta e, dunque, non può esimersi dall’impugnare la frusta e andare fino in fondo per fare pulizia. Egli sa che la corruzione è anche sostenuta dalla lentezza delle procedure che obbligano i richiedenti a cercare scorciatoie.

Il presidente della Regione deve capire se i fascicoli rimangono sui tavoli di dirigenti e dipendenti più del tempo necessario. Lo può appurare soltanto se i fascicoli sono totalmente digitalizzati e se può verificarne l’andamento attraverso una traccia che indichi giorno e ora dei loro spostamenti, nonché l’intervento dei dirigenti e dei dipendenti. Il controllo è essenziale e va affidato a persone integerrime, possibilmente esterne all’amministrazione.
Sappiamo che in Regione la situazione è magmatica, volutamente per evitare che la trasparenza vinca. Ma senza l’inserimento dei quattro valori fondamentali di una Comunità, merito, responsabilità, crescita e solidarietà, la Sicilia è destinata a competere col Terzo Mondo.
L’Etna è diventata Patrimonio Unesco dell’Umanità, ma su questo ci torneremo. Ora ci preme sapere dal presidente della Regione se intenda utilizzare questo importantissimo riconoscimento per attirare in Sicilia almeno 5 milioni di turisti, e come intenda farlo.

Articolo pubblicato il 25 giugno 2013

Fonte: qds.it

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Il flop liste pulite e gli sprechi. Report fa le pulci alla Sicilia.

Focus sull’Isola a una settimana dal voto

Lunedì 22 Ottobre 2012 – di Salvo Cataldo

Il programma Rai di Milena Gabanelli (nella foto) ha acceso i riflettori sulle elezioni regionali e sui tanti, tra indagati e rinviati a giudizio, finiti in corsa per un posto all’Ars. Sotto la lente d’ingrandimento anche l’esercito dei forestali e le tante anomalie di una Regione che fa i conti con i precari degli enti locali e le storture dell’autonomia speciale.

“Tra sette giorni in Sicilia si svolgeranno elezioni molto importanti. Chi vincerà aumenterà le proprie possibilità di conquistare anche il governo del Paese”. Il refrain, ripetuto più volte da Milena Gabanelli durante il suo “Report”, dà la misura del livello d’attenzione dei media nazionali sulle urne siciliane che domenica eleggeranno il nuovo governatore. La puntata del programma domenicale di Rai Tre gira attorno agli atavici mali dell’Isola, come il precariato negli enti pubblici, offrendo il classico spaccato di una regione incapace di imparare dai propri errori e porvi rimedio.

A far notizia, come sempre, sono i numerosi indagati e condannati in lista per un posto all’Ars. La parentesi sugli aspiranti onorevoli alle prese con la giustizia è corposa e così sul banco degli imputati finiscono soprattutto coloro che avrebbero dovuto vigilare e fungere da garanti. In particolare tre dei dieci aspiranti alla poltrona più importante di Palazzo d’Orleans: Musumeci, Crocetta e Miccichè. Divisi negli schieramenti ma uniti da un unico filo rosso: l’aver fatto posto nelle proprie liste a condannati e indagati. A Musumeci vengono imputate le candidature di Rudy Maira, segretario regionale del Cantiere popolare e indagato a Caltanissetta per una vicenda di appalti pilotati, e Salvino Caputo, che ha ricevuto una condanna a due anni per tentato abuso d’ufficio e falso ideologico. Immancabile il riferimento all’ex presidente della Regione, Giuseppe Drago, condannato a tre anni per peculato e adesso di nuovo in campo con Cantiere popolare. Situazione analoga dalle parti del centrosinistra, dove l’Udc ha portato alla candidatura di Giuseppe Spata, condannato a un anno per abuso d’ufficio. Stessa accusa che viene rivolta all’ex sindaco di Alcamo, Giacomo Scala, comunque messo in campo dal Pd. Miccichè, invece, finisce nel mirino per la candidatura di Franco Mineo: rinviato a giudizio per intestazione fittizia di beni, usura, malversazione e peculato. Mineo è accusato di essere il prestanome di Angelo Galatolo, presunto boss dell’Acquasanta. Citato anche il caso di Riccardo Minardo (Partito dei siciliani), rinviato a giudizio per truffa aggravata e malversazione ai danni dello Stato. “Report” non risparmia neanche Cateno De Luca, candidato governatore di Rivoluzione Siciliana sotto processo per tentata concussione e abuso d’ufficio.

Arriva poi il capitolo degli sprechi e delle “specialità” che la Sicilia si concede: c’è l’esercito dei forestali, ridotto negli anni ma aumentato nelle ore di lavoro concesse dal governo regionale. Le telecamere della trasmissione Rai vanno fino a Godrano, paese con poco più di mille abitanti in provincia di Palermo, dove l’impiego in Forestale è la norma (compresi sindaco, vicesindaco e presidente del Consiglio comunale). Quello degli antincendio non è l’unico esercito finito sotto ai riflettori: c’è anche quello dei consulenti scelti dal governo Lombardo, senza dimenticare i tanti precari degli enti locali. Non manca, inoltre, il riferimento alle spese dell’Ars, che soltanto di recente hanno subito una piccola sforbiciata. Nel racconto di “Report”, inoltre, finisce anche quella spending review in salsa siciliana più volte sbandierata dal governo regionale e arenatasi in estate tra le secche di un Parlamento ormai in vacanza. Tutto questo mentre la riduzione da 90 a 70 degli eletti di Palazzo dei Normanni è ancora in discussione tra Camera e Senato e, nel migliore dei casi, entrerà in vigore soltanto nel 2017.

Fonte: livesicilia.it

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Voto in Sicilia, un esercito d’inquisiti in lista. Dal falso in bilancio alla corruzione.

Tutti i partiti sposano la causa delle liste pulite. E nonostante questo molte formazioni gettano nella mischia elettorale personaggi con guai giudiziari. Del resto l’Assemblea regionale siciliana ha toccato il record di 24 deputati tra indagati e imputati su un totale di novanta

di Giuseppe Pipitone | 30 settembre 2012

Per mesi è stata la parola d’ordine di tutti i candidati presidenti della Regione Sicilia. Dopo aver assistito all’Assemblea regionale più inquisita della storia – che ha toccato il record di 24 deputati su 90 tra indagati, imputati o addirittura arrestati (quasi il 30 per cento: tre su dieci) – i candidati governatori hanno arringato le folle promettendo una attenta pulizia tra tutti gli aspiranti deputati regionali. Anche Gianfranco Miccichè, candidato presidente di Grande Sud, Futuro e Libertà e Partito dei Siciliani (ovvero il nuovo nome del Mpa di Raffaele Lombardo), aveva toccato l’argomento, predicando però massima cautela. “Liste pulite? Il tema va affrontato ma con prudenza”, era stato il monito dell’ex luogotenente di Silvio Berlusconi in Sicilia. E infatti il suo partito ha ricandidato Franco Mineo, imputato per intestazione fittizia di beni e indagato per abuso d’ufficio. “Forse per qualcuno sarebbe stato più facile cavalcare l’onda demagogica che ricorre in questi giorni, ma noi abbiamo preferito accordare una apertura di fiducia a Mineo: non siamo il tribunale dell’inquisizione”, ha cercato di spiegare il coordinatore di Grande Sud Giacomo Terranova, suscitando l’immediata replica di Futuro e Libertà, che appoggia Miccichè ma gli contesta le candidature per bocca di Fabio Granata: “Il codice etico va applicato, non è l’inquisizione ma una garanzia per i cittadini. Miccichè desista da questa decisione”.

Miccichè, però, non ha desistito. E anzi ha rilanciato candidando a Messina Mario Briguglio, sindaco del comune peloritano di Scaletta, coinvolto nell’inchiesta sull’alluvione che tre anni fa causò la morte di 37 persone. Accusato insieme ad altri 17 amministratori locali di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni gravi colpose, il suo slogan è “prima la sicurezza del tuo territorio”. In sostegno di Miccichè, si ricandida con il Partito dei Siciliani anche Giuseppe Arena, condannato in primo grado a 2 anni e 9 mesi insieme all’ex sindaco di Catania Umberto Scapagnini per falso in bilancio.

Aveva rischiato di rimanere fuori dalle liste di Lombardo Riccardo Minardo, arrestato nell’aprile 2011 per associazione a delinquere, truffa aggravata e malversazione ai danni dello Stato, sospeso Dallas e poi riammesso una volta tornato a piede libero. Alla fine il suo nome è stato incluso nel collegio di Ragusa. A Catania gli autonomisti ricandidano anche Fabio Mancuso, in uscita dal Pdl, arrestato per bancarotta nel dicembre scorso.

Anche i Popolari d’Italia Domani si erano espressi sulle liste pulite. “Il caso di avviso di garanzia non è un ostacolo, perché significa che stanno facendo un accertamento e non c’è alcuna ragione di esclusione, altrimenti le liste le facciamo fare alle procure”, aveva spiegato l’ex ministro dell’agricoltura Saverio Romano, assolto in primo grado per concorso esterno a Cosa Nostra e attualmente indagato per corruzione. Il suo partito però è andato oltre. E a Ragusa ha candidato Giuseppe Drago, che non ha alcun avviso di garanzia o accertamento all’attivo, ma una condanna definitiva per peculato: quand’era governatore si sarebbe appropriato dei fondi riservati alla presidenza. La Cassazione lo aveva pure interdetto dai pubblici uffici, e nel 2010 Drago si era dovuto dimettere da parlamentare nazionale. Nel giugno scorso l’interdizione è scaduta e adesso Drago è tornato in pista.

Si è ricandidato con il Pid anche Santo Catalano, che a causa di un patteggiamento a un anno e undici mesi per abuso edilizio aveva rischiato di decadere da deputato nel giugno del 2011. Dichiarato ineleggibile dal tribunale civile era stato salvato dal voto segreto dei colleghi onorevoli, che a pericolo scampato lo avevano anche festeggiato tra i corridoi di palazzo d’Orleans. Il partito dell’ex governatore Salvatore Cuffaro candida anche il deputato nazionale Pippo Gianni, ex sindaco di Priolo, arrestato nel 1994 per concussione e condannato in primo grado a tre anni. Nel 2000 fu assolto dalla Cassazione, nel frattempo però vinse 23 milioni di lire giocando al lotto i numeri “smorfiati” della sua condanna in primo grado. Risolti i guai con la giustizia, tempo fa Gianni fece parlare di sé, quando chiarì la sua posizione sulle quote rosa in politica: “Le donne non ci devono scassare la minchia” sintetizzò.

E a proposito di liste pulite, in casa del Pdl avevano invece cercato di fare le cose per bene. Prima avevano varato un codice etico tutto interno al partito del predellino, poi avevano ritirato la candidatura di Roberto Corona, deputato uscente arrestato nel dicembre scorso dalla procura di Roma e attualmente indagato per truffa. Tra i berlusconiani che sostengono la candidatura di Nello Musumeci è rimasto però Salvino Caputo, condannato in appello a un anno e cinque mesi per tentato abuso d’ufficio, e ci riprova anche l’ex sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca, condannato a sei mesi per peculato. Sempre col Pdl si candida per la prima volta l’ex sindaco di Trapani Girolamo Fazio, condannato in primo grado per violenza privata: recentemente avrebbe anche morso il naso di un avversario politico alla fine di una seduta del consiglio comunale trapanese.

La pulizia dell’Ars è stato ovviamente uno dei primi punti del programma di Rosario Crocetta, ex sindaco antimafia di Gela ora appoggiato dal Pd e dall’Udc. Con il partito di Pierferdinando Casini corrono però Marco Forzese, indagato nell’inchiesta sulle promozioni facili al comune di Catania, e Pippo Nicotra, sindaco del comune di Aci Catena poi sciolto per mafia nei primi anni ’90. Nel listino di Crocetta doveva essere incluso anche l’ex sindaco di Alcamo e presidente dell’Anci Sicilia Giacomo Scala, imputato per abuso d’ufficio a Trapani. Alla fine però Scala è stato candidato soltanto nella lista del Pd. “Il mio caso, cioè l’abuso d’ufficio, non è previsto nel codice etico del Pd fra quelli che prevedono l’esclusione dalla liste”, ha spiegato. Qualche vertenza con la giustizia c’è anche tra gli undici aspiranti governatori. Corre per diventare presidente anche Cateno De Luca, arrestato per concussione nel giugno scorso e attualmente indagato. E mentre viene il dubbio che le famose liste pulite alla fine non siano poi così tanto linde, gli uscieri di Palazzo dei Normanni ci hanno tenuto in queste ore a diramare un comunicato stampa, con cui annunciano che fino a domenica l’Ars rimarrà chiusa. Il motivo? Una semplice disinfestazione dei locali. Come dire che, in ogni caso, Palazzo d’Orleans sarà pulito.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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