Quanto può essere credibile chi, messo già alla prova, ha fallito?

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I politici vecchio stampo si impegnano, da sempre, nella ricerca di tutti i modi possibili per autoriciclarsi, tentando di ottenere spazi, visibilità o vantaggi in termini di poltrone e scranni.

Perseguendo tali scopi, si comprende che ai politicanti di mestiere il M5S deve fare davvero una grandissima paura sia per i principi secondo cui opera sia perché unica forza politica in grado di scardinare un sistema rivelatosi incapace di dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini. Si capisce perché il voto cosiddetto di protesta, che in passato veniva considerato negativamente, oggi è così spudoratamente ricercato. Si capiscono le ragioni delle recenti affermazioni dell’ex consigliere comunale nonché ex assessore Fabio Leonte la cui analisi, però, parte da presupposti errati.

Infatti il M5S si presenta agli elettori, che per primi lo hanno compreso, non come una ma come l’unica alternativa politica al vecchio sistema dei partiti inceppatosi da decenni, allontanatosi anni luce dalla gente e divenuto sempre più autoreferenziale.

Il M5S gode oggi di una credibilità conquistata con i fatti, gli elettori non lo scelgono per protesta ma perché lo ritengono migliore e attendibile.

Quale credibilità può avere, invece, come paladino della protesta o come ammistratore “competente” chi, avendo ricoperto ruoli di rilievo in consiliature e in amministrazioni passate, non è stato in grado di risollevare le sorti della città?

Quale credibilità può avere come novello politico chi oggi valuta la possibilità di una grande ammucchiata col Partito Democratico, col solo tentativo di rimanere a galla e di eliminare dai giochi il M5S, unico elemento dirompente del sistema, anziché proporsi come valida alternativa all’attuale schieramento politico che governa la città?

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