Alluvione nell’agrigentino, Mangiacavallo (M5S): “Governo regionale preveda gli stanziamenti necessari per tutte le popolazioni colpite dal maltempo”

Il deputato regionale saccense: “Da anni chiediamo interventi di prevenzione con uomini e mezzi già pagati dalla Regione. Oggi contiamo i danni. In questi giorni Crocetta ha parlato di 30 milioni per il Comune di Licata. Che si faccia presto e si faccia l’impossibile, con ulteriori finanziamenti per ripristinare i territori e risarcire i cittadini danneggiati da questa calamità naturale”.

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Foto prelevata dal profilo Facebook de “Le Foto di Sciacca” (https://www.facebook.com/lefoto.disciacca/)

“Se si utilizzassero gli uomini e mezzi già pagati dalla Regione Siciliana e di fatto non operativi per fare la prevenzione dei dissesti idrogeologici e la pulizia periodica di canali di scolo con scerbatura e rimozione dei detriti, i danni che stiamo a contare oggi, con famiglie siciliane e, in particolare modo, agrigentine ridotte sul lastrico a causa dell’ennesima esondazione, forse si sarebbero potuti ridurre. I miei atti parlamentari inviati al presidente Crocetta e alla sua giunta sono rimasti lettera morta”. A dichiararlo è il deputato regionale M5S Matteo Mangiacavallo che chiede così al presidente della Regione Rosario Crocetta di estendere l’impegno economico promesso all’indomani dell’alluvione che ha colpito Licata, anche ai comuni di Sciacca, Caltabellotta, Ribera, Cianciana e tutti i comuni dell’agrigentino che hanno subito danni con il maltempo di queste ore. “Da anni – aggiunge Mangiacavallo – chiediamo e proponiamo di utilizzare i forestali, i lavoratori del consorzio di bonifica, gli ex Esa per fare la prevenzione e restituire dignità questi lavoratori ma la nostra rimane una voce che grida nel deserto. A questo punto, sollecito il governo ad impegnarsi per i Comuni gravemente colpiti dal maltempo di queste ore con i necessari stanziamenti per dare ristoro alle popolazioni danneggiate. A causa di una macchina amministrativa ingolfata all’inverosimile, la Sicilia pur disponendo di uomini e mezzi spesso pagati per non svolgere alcuna mansione, potrebbe fare prevenzione e non essere costretta a subire danni che mettono sul lastrico centinaia di famiglie ed imprese”.

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Nuova rete ospedaliera, in provincia di Agrigento penalizzata solo Sciacca. Chiusi diversi reparti e tagliati 50 posti letto

Mangiacavallo (M5S): “Faremo le barricate in commissione. Presentata risoluzione per salvare e potenziare l’attuale struttura”.

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“La bozza della nuova rete ospedaliera è un ‘oggetto misterioso’. Non è mai arrivata ai parlamentari dell’ARS ma i contenuti sono di dominio pubblico. Non si conoscono i dettagli ma i particolari che emergono dalle indiscrezioni sono abbastanza inquietanti”. A commentarli è il deputato regionale, capogruppo del M5S all’ARS, Matteo Mangiacavallo.

“L’assessore Gucciardi è venuto a Sciacca a prenderci in giro – aggiunge il parlamentare 5Stelle – e continua a farlo a distanza. In questi giorni ha parlato di linee guida mentre nella ‘fantomatica’ bozza i tagli ai posti letto e ai reparti sono già precisi e stabiliti”.

Mangiacavallo continua: “Nei nostri ospedali riuniti, a Ribera chiude il pronto soccorso, Sciacca perde 50 posti letto oltre a reparti importanti come quello di rianimazione, urologia e otorinolaringoiatria; mentre altri verranno ridimensionati. Nell’agrigentino sarà penalizzato solo il territorio saccense. Tutto questo è inaccettabile, anche in applicazione del decreto Balduzzi. Si dovrebbe perseguire una sanità de-territorializzata con un’offerta di serie A per tutti i cittadini. Invece avremo zone ben servite e altre, come quelle dell’hinterland saccense, che precipitano indietro di 50 anni. Una vera e propria vergogna”.

“Dove sono i rappresentanti politici saccensi pronti a stendere i tappeti rossi al passaggio di esponenti nazionali e regionali di NCD e PD che con Lorenzin, Alfano, Gucciardi e Crocetta stanno ‘chiudendo’ Sciacca? Con quale bandiera addosso sentiamo ancora il loro coraggio di parlare?  Si vergognino se pensano di candidarsi ancora”. Infine, il capogruppo del Movimento 5 Stelle Mangiacavallo annuncia barricate in commissione Sanità: “Abbiamo già presentato una risoluzione per il mantenimento ed il potenziamento dell’offerta sanitaria negli ospedali riuniti di Sciacca e Ribera, proprio come aveva promesso Gucciardi, smentito dai fatti”.

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Rifiuti, M5S: “Autocompattatori del comprensorio di Sciacca a Lentini? Ennesima decisione paradossale di Crocetta, basterebbe riavviare l’impianto di Siculiana”

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“E’ di ieri l’ennesima decisione paradossale di Crocetta di dirottare gli autocompattatori di 17 comuni del comprensorio di Sciacca alla discarica di Lentini, piuttosto che a quella di Siculiana”. Lo dice il deputato Cinquestelle dell’Agrigentino Matteo Mangiacavallo. Il parlamentare del M5S parla di scelte incomprensibili e spiega che per raggiungere Lentini, gli autocompattatori devono compiere un percorso di circa otto ore andata e ritorno, con spese oltremodo insostenibili per le già disastrate casse dei Comuni; “per non parlare – aggiunge Mangiacavallo – del danno ambientale che arrecano i rifiuti quando attraversano un territorio così vasto”.

“Basterebbe riavviare l’impianto di Siculiana, a ridosso dei 17 comuni di Sciacca, – continua il portavoce all’Ars – per risolvere il problema, ma è chiaro che la volontà del governo Crocetta/PD è quella di cavalcare questa emergenza affinché si possa costringere i siciliani ad accettare i termovalorizzatori”.

Interviene anche l’ex presidente della commissione Ambiente all’Ars, il deputato Giampiero Trizzino: “Crocetta pensi a risolvere i problemi della nostra Isola, piuttosto che dare improbabili consigli ad altri amministratori. Affermazioni come quelle apparse ieri sui giornali, non sono accettabili, non sono rispettose nei confronti dei siciliani che stanno subendo l’ennesima emergenza sanitaria per evidente incapacità di questo governo”. Il portavoce 5 Stelle si riferisce alle dichiarazioni apparse ieri sulla stampa regionale, attraverso le quali il presidente Crocetta sostiene di aver risolto la crisi rifiuti della nostra regione in un solo mese e propone, addirittura, eventuali consulenze all’amministrazione comunale romana. “A volte – conclude Trizzino – abbiamo come l’impressione che il governatore Crocetta viva in un altro mondo, legga giornali che non esistono e pensi ad azioni politiche che nemmeno il miglior scrittore di fantascienza avrebbe mai immaginato”.

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Agricoltura in crisi, il M5S: “Non diremo no all’ennesima pezza, ma urge riforma seria dei consorzi di bonifica”

La proposta del deputato Cinquestelle Mangiacavallo: “I costi per gli agricoltori dovrebbero essere quasi azzerati e i costi dell’acqua per uso irriguo andrebbero parificati con quelli delle altre Regioni”.

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“Cimino, Cascio e Panepinto stanno cercando di mettere una pezza a un danno causato proprio dal governo che sostengono. Di pezza in pezza sono gli agricoltori ad essere rimasti con le pezze nel sedere. Tutti sanno che è stato il governo Crocetta, con tutta la maggioranza che lo sostiene, ad introdurre, in una delle precedenti finanziarie, lo stanziamento incerto di somme destinate ai consorzi di bonifica e poi imporre ai consorzi di rivalersi sulle imprese agricole”. Così il deputato 5Stelle dell’Agrigentino Matteo Mangiacavallo che condanna da tempo questa scelta scellerata, “abbiamo anche proposto più volte emendamenti soppressivi di quel famigerato art.47, sistematicamente bocciato da commissione e Aula”.

La tesi del M5S è che non dovevano essere ridotte le risorse destinate ai consorzi di bonifica prima di aver riformato gli stessi per evitare, cosa poi avvenuta, ricadute dirette sull’asse primario dell’economia siciliana, ovvero l’agricoltura.

“I costi per gli agricoltori – continua il deputato del Movimento 5 Stelle – dovrebbero essere quasi azzerati e i costi dell’acqua per uso irriguo andrebbero parificati con quelli delle altre Regioni direttamente concorrenti. Non si può pensare di favorire l’esportazione dei nostri prodotti gravando i costi di produzione e non si può pensare di far ripartire economicamente la Sicilia affossando l’agricoltura”.

“Fatte queste premesse, – conclude Mangiacavallo – non diremo no a questa ennesima pezza, sostenendo la proposta Cimino, Cascio, Panepinto, in attesa però di una riforma seria dei consorzi di bonifica che porteremo avanti insieme agli agricoltori, nei loro interessi e negli interessi della collettività”.

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Non inceneriteci il turismo – Lettera aperta alla città dell’Assemblea M5s Sciacca

L’Assemblea del M5S di Sciacca è pronta a coinvolgere i cittadini, le associazioni e i comitati per dire NO all’ennesimo scippo ai danni di Sciacca e quel che rimane della sua “vocazione turistica”. Contro l’idea del governo regionale di Crocetta e le scelte di Renzi, della Contrafatto e di tutto il PD, di installare un inceneritore, alias “tumorificio”, nella città di Sciacca il M5S avvierà una raccolta firme. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare e ad aderire alla protesta.

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Il Governo regionale a guida PD, in balia di un’emergenza rifiuti generata da una miope visione del problema, pensa all’ennesimo sfregio alla nostra cittadina: l’installazione di un termovalorizzatore nel nostro territorio.

Dopo la chiusura delle Terme e il costante depotenziamento dell’Ospedale, Crocetta e i “compagni” Cimino e Alfano continuano a perpetrare una chiara manovra politica a danno di Sciacca. Quest’ultima ipotesi, in fase di definizione presso l’assessorato all’ambiente, deriverebbe dalla “vocazione” territoriale del Comune per la presenza della discarica di Saraceno-Salinella. Della “vocazione” turistica del territorio e della sua evidente incompatibilità con impianti di questo tipo sembra invece non importare a nessuno.

Il M5S all’ARS si opporrà a qualsiasi piano regionale rivolto all’installazione d’inceneritori, e promuoverà l’organizzazione di un sistema virtuoso di gestione, che faccia dei rifiuti una risorsa invece che un problema.

In città porteremo avanti una battaglia decisa contro l’iniziativa del Governo regionale, con una campagna di raccolta firme e di sensibilizzazione della cittadinanza. Non permetteremo a nessuno dei rappresentanti locali di quei partiti che oggi governano la Sicilia, operando scelte scellerate, di cavalcare finte battaglie contro i capi bastone e, allo stesso tempo, mantenere al calduccio la tessera di partito e l’ipotesi di futura “benevolenza politica”.

Assemblea M5S Sciacca

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M5S: “Altro che vittoria di Crocetta e del Pd. Per avere l’elemosina dallo Stato pure un ‘mutuo’ da 900 milioni di euro”

La conferma dal dossier sulla legge di stabilità 2015, realizzato congiuntamente dai servizi del Senato e della Camera. Cancelleri: “L’ennesima manovra lacrime e sangue sulla pelle dei siciliani”. Cappello. “Hanno congelato lo statuto fino alla prossima legislatura”.

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Sarà un mutuo vero e proprio da rimborsare con tanto di interessi quello che permetterà di restituire allo Stato la tranche di 900 milioni trasferiti da Roma all’interno dell’accordo da un miliardo e 685 milioni firmato ieri tra Stato e Regione. A togliere ogni dubbio è il dossier sulla legge di stabilità 2015 realizzato congiuntamente dai servizi del Senato e della Camera, sul finanziamento dei contributi alle regioni Sicilia e Valle d’Aosta.

“Il comma 689 delle legge 208/2015, infatti, prevede che il contributo di 900 milioni attribuito alla Regione siciliana sia restituito con accantonamenti crescenti di 9,9 milioni per il 2016, 14,8 milioni per il 2017, 18,2 milioni per il 2018 e 21,2 milioni di euro a decorrere dal 2019”.

“Quella che il governo Crocetta, Faraone e il Pd hanno spacciato per una grande vittoria – dice il deputato Giancarlo Cancelleri – in realtà è l’ennesimo bluff di questo governo, con ricadute sanguinose sulla pelle dei siciliani. Innanzitutto una quota parte sarà da restituire con gli interessi. La concessione di gran parte della restante porzione, 500 milioni circa, invece, è subordinata a una serie di prescrizioni e di politiche lacrime e sangue che, ovviamente, lasceranno il segno sulla pelle dei siciliani”.

L’accordo “che ancora una volta – dice Cancelleri – ci viene fatto passare sulla testa, bypassando il parlamento” prevede tra le altre cose, dal 2017 al 2020, la riduzione strutturale della spesa corrente in misura non inferiore al 3 per cento e il completo recepimento della legge del Rio, “cosa che – commenta Cancelleri – di fatto azzera tre anni di lavoro a sala d’Ercole”.

“L’accordo – dice il deputato Francesco Cappello – di fatto congela lo statuto speciale fino alla prossima legislatura, visto che il governo regionale non ha il coraggio di metterlo in pratica, e quello nazionale non ha la forza di abolirlo. E tutto questo in cambio di briciole e di grandi privazioni per i siciliani. Continuiamo a contribuire in misura rilevante al risanamento delle casse dello Stato in cambio del nulla. I siciliani sono la merce di scambio per la sopravvivenza di questo governo regionale. Ci chiediamo come mai la Valle d’Aosta, pure a Statuto speciale, sempre nel medesimo tavolo abbia raggiunto notevoli vantaggi economici a differenza nostra?”.

“Di fatto – commenta il parlamentare Sergio Tancredi – si congelano le entrate della Sicilia ad un livello che ne garantisce la mera sopravvivenza, senza possibilità di sviluppo e di recupero del gap economico pluriennale imposto dallo Stato con la compiacenza della politica siciliana”.

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Crocetta finge o non ha compreso. Per i siciliani l’accordo è un disastro

Il governatore ha usato toni trionfalistici dopo l’intesa sui 500 milioni, ha ignorato l’Ars e ha nascosto le pesanti rinunce della Sicilia.

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Di Accursio Sabella

Ha esultato, brindato e utilizzato i soliti toni trionfalistici per descrivere la firma dell’accordo a Palazzo Chigi che ha dato il via libera ai 500 milioni ancora bloccati nella finanziaria regionale. E proprio quei toni, quell’entusiamo di Rosario Crocetta suggeriscono dubbi e interrogativi. Due, in particolare. Il bivio di questa vicenda è tutto lì: il presidente della Regione non si è accorto, ha ignorato, sottovalutato alcuni passaggi di quell’intesa o, semplicemente, in piena consapevolezza ha rifilato un “pacco” ai siciliani? Oltre questa biforcazione non c’è nulla. Non c’è una terza strada possibile, a guardar bene i termini dell’accordo. Che ha, sostanzialmente, riconosciuto alla Sicilia il diritto ad avere soldi propri, ma solo a condizione di buttare nel cestino un bel pezzo di autonomia, di considerare il parlamento come una sorta di ufficio protocollo e soprattutto di costringere i siciliani a tagli sanguinosi nei prossimi anni.

E allora, questo trionfalismo? Il presidente della Regione, insomma, ha compreso di avere rinunciato ai ricorsi contro lo Stato dinanzi alla Corte costituzionale? Si è reso conto, ad esempio, di aver rinunciato persino a quelli già vinti? E di aver detto addio alle possibili, future vittorie scaturenti da cause in corso?

La rinucia ai contenziosi

Nei giorni scorsi, per fare un esempio, il governo Renzi ha riconosciuto alla Valle d’Aosta un trasferimento di 70 milioni di euro per le accise impropriamente incamerate dallo Stato. Stiamo parlando di una Regione a Statuto speciale, ma di 120 mila abitanti o poco più. Quella sentenza che ha portato al riconoscimento dei 70 milioni, riguardava anche la Sicilia. Ma per l’Isola gli effetti sono stati già neutralizzati dalla prima scelta di Crocetta di rinunciare ai contenziosi: quella del giugno del 2014. Una storia assai simile a quella recente. “La Regione si impegna a ritirare, entro il 30 giugno 2014, – questo il testo del vecchio accordo – tutti i ricorsi contro lo Stato pendenti dinnanzi alle diverse giurisdizioni relativi alle impugnative di leggi o di atti conseguenziali in materia di finanza pubblica, promossi prima del presente accordo, o, comunque, a rinunciare per gli anni 2014-2017 agli effetti positivi sia in termini di saldo netto da finanziare che in termini di indebitamento netto che dovessero derivare da eventuali pronunce di accoglimento”. Passa meno di un anno e la Consulta riconosce alla Sicilia e alle altre Regioni a Statuto speciale il diritto a incassare le entrate relative alle accise sull’energia. Somme che invece, dal 2012, col decreto “Cresci Italia” il governo romano aveva avocato a sé. Per un totale, in questo caso, di 235 milioni annui per le Regioni interessate. La quota annuale spettante alla Sicilia si aggirava intorno ai 73 milioni di euro, da moltiplicare per sei anni. E sono già oltre 400 milioni. Quasi equivalenti alla cifra liberata trionfalmente due giorni fa.

Quei soldi erano già della Sicilia

È, quello, solo uno degli esempi di pronunce della Corte costituzionale a favore dell’Isola. Lo Consulta lo ha fatto per otto volte negli ultimi due anni e mezzo. Ma a quelle “vittorie” non è seguito nulla. Nessun introito per l’Isola, proprio a causa di quell’accordo. E adesso, Crocetta ci è ricascato. Nonostante persino la Corte dei conti, che non ha mai risparmiato critiche alla gestione finanziaria del governo regionale, avesse segnalato lo squilibrio dei rapporti tra Stato centrale e Regione siciliana. “Nel corso del 2014, – annotava un anno fa il procuratore generale d’Appello Diana Calaciura – la Struttura di gestione dell’Agenzia delle entrate ha ‘trattenuto’ le entrate riscosse nella Regione per complessivi 585,5 milioni di euro, riversandole direttamente al bilancio dello Stato a titolo di accantonamenti tributari e, per di più, in assenza di qualsiasi comunicazione formale alla Regione”. Lo Stato si era “preso” già 585 milioni che spettavano alla Regione. Più o meno gli stessi soldi ai quali Crocetta ha brindato nei giorni scorsi. “Ancora una volta, – sottolineavano le Sezioni riunite della Corte dei conti – in un momento di affanno finanziario per i conti della Regione siciliana, somme statutariamente spettanti non vengono erogate dai competenti organi statali”. E non manca proprio un passaggio sulla rinuncia del presidente della Regione ai contenziosi con lo Stato e alla sentenza della Corte costituzionale che ha riconosciuto il diritto della Sicilia a trattenere le somme legate all’aumento delle accise su energia e carburanti fin dal 2011. Soldi che, almeno per gli anni precedenti alla firma dell’accordo, dovevano essere risconosciuti alla Sicilia: “La disposizione dichiarata costituzionalmente illegittima – spiegano i giudici contabili – risale al 2011, appare evidente che, laddove le entrate spettanti fossero state prontamente restituite alla Regione, quest’ultima avrebbe potuto utilizzarle, nell’ambito della propria autonomia statutaria”. Soldi della Sicilia, quindi, che lo Stato non ha mai restituito: una parte a causa della rinuncia di Crocetta, dall’altra per una scelta volontaria del governo centrale, censurata dai magistrati contabili.

Le rinunce di Crocetta e dei siciliani

Per assicurarsi i “nuovi” cinquecento milioni, poi, Crocetta ha “condannato” la Sicilia a tagli pari a oltre 400 milioni l’anno per i prossimi anni, al recepimento acritico di alcune riforme statali, alla riduzione delle spese per il personale, persino a ignorare il voto dell’Assemblea regionale che aveva impegnato il governo a ritirare la rinuncia ai contenziosi del 2014. E invece, il governatore non solo non ha ritirato quella rinuncia, ma ne ha presentata un’altra, persino “preventiva” sulle cause che la Regione potrà vincere in futuro.

E allora, a quali soldi deve brindare la Sicilia? Visto che Crocetta, dopo quelle rinunce dannose ha deciso di arrendersi pure in vista delle prossime pronunce? E a chiederlo sono esponenti di settori assai diversi. Oltre, ovviamente, alle forze di opposizione, come Forza Italia, ecco l’affondo della Cgil: “Le dichiarazioni del Presidente Crocetta sull’accordo Stato-Regione – ha detto il segretario regionale Michele Pagliaro – trasudano di un trionfalismo non giustificato, considerando le reali conseguenze che avrà e soprattutto le contropartite che sono state fornite che comporteranno per i prossimi 4 anni tagli per 500 milioni l’anno”. Non solo un problema di tagli, poi: “Questo accordo – prosegue Pagliaro – sancisce di fatto la cancellazione dell’Autonomia e fa specie il fatto che il Parlamento siciliano non proferisca in merito parola” Quanto alle contropartite dell’accordo, il segretario della Cgil rileva che “c’è la riduzione del 3% ogni anno della spesa corrente (esclusa sanità) dal 2017 al 2020; l’ulteriore riduzione della spesa per il pubblico impiego; l’ adozione dei fabbisogni standard per i comuni; l’applicazione totale delle leggi Delrio e Madia”. “Quelle – ribadisce il deputato alla Camera di Sinistra Italiana, Erasmo Palazzotto – sono somme dovute e non nuove risorse, frutto della rimodulazione di fondi che già spettavano alla Sicilia, come le mancate entrate Irpef. C’è quindi poco da festeggiare adesso vedremo se Crocetta e la sua litigiosa maggioranza sapranno far fruttare lo scongelamento di questi fondi, attesi per un anno”.

In pratica i citati tagli di 500 milioni l’anno per i prossimi 4 anni. E così, ecco arrivare anche le critiche dei movimenti autonomisti-sicilianisti, come quello di Sicilia Nazione, che parla di “circonvenzione di incapaci politici”. “Renzi obbliga l’imbelle Crocetta – prosegue la nota – a firmare un ulteriore accordo che condanna la Sicilia all’asfissia finanziaria. Dopo quello del 2014 che costò alle casse siciliane oltre 5 miliardi, Crocetta fa il bis rinunciando ancora una volta ai contenziosi con lo Stato e agli altri diritti previsti dallo Statuto. Si tratta di un raggiro che costa alla Regione Siciliana almeno altri 8 miliardi, e che in più determina anche una forte riduzione di quello che per Statuto toccherebbe alla nostra isola. Siamo di fronte al tradimento e al totale azzeramento dell’Autonomia, avvenuto senza neanche coinvolgere il Parlamento siciliano che a questo punto assume, insieme alla Commissione Paritetica, il triste ruolo di passacarte”. Pare che oggi Crocetta incontrerà Ardizzone per spiegare i termini dell’accordo. Ma il bivio è sempre lì: Crocetta illustrerà un accordo che non ha compreso del tutto, o si presenterà al parlamento siciliano, ancora una volta ignorato, per una sorta di recita, che somiglia a una beffa, se non a un raggiro? Una terza via non c’è.

Fonte: livesicilia.it

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ENNESIMO RINVIO DELL’INCONTRO CON L’ASSESSORE GUCCIARDI PER L’OSPEDALE DI SCIACCA – MANGIACAVALLO (M5S): “VENUTO MENO IL RISPETTO PER LE ISTITUZIONI”

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Doveva svolgersi oggi in Assessorato regionale alla salute un incontro istituzionale tra i sindaci del comprensorio saccense, la deputazione interessata e il comitato cittadino Sanità in merito alle problematiche dell’Ospedale di Sciacca.

Nella giornata di ieri, l’assessore Baldo Gucciardi ha fatto però annullare tutti gli appuntamenti programmati nella giornata odierna, e con essi anche questo confronto, richiesto più volte negli ultimi mesi. Si tratta del terzo incontro annullato negli ultimi trenta giorni e dell’ennesimo rinvio che al deputato regionale del M5S Matteo Mangiacavallo non è andato giù.

“Anche in presenza di motivazioni valide per questa nuova disdetta – dichiara Mangiacavallo – viene davvero dura cercare altre evidenze per certificare lo scarso interesse di questo governo regionale verso la città di Sciacca e e il suo territorio. Con l’era Crocetta hanno toccato il fondo della cattiva amministrazione della cosa politica e con le vertenze Terme e Ospedale di Sciacca, lo stanno finanche raschiando. Il rispetto per i cittadini è venuto meno da sempre, adesso sta venendo a mancare anche quello verso le Istituzioni”.

“Non ho alcuna intenzione di sollecitare nuovi incontri o elemosinare risposte e nuovi appuntamenti – continua Matteo Mangiacavallo – per il rispetto che la nostra città deve ormai esigere, l’assessore alla Salute venga a Sciacca come ha promesso diversi mesi fa. Che sia chi lo sostiene, il PD e gli altri partiti che governano insieme a Crocetta questo governo fallimentare per il popolo siciliano, a sollecitare la sua visita. Io sarò a fianco dei cittadini e del Comitato per ogni azione di protesta dura e forte e continuerò a far viaggiare le carte a livello istituzionale”.

“Se il Comitato, circa un mese fa, si chiedeva “Chi sta affossando l’Ospedale” – conclude il deputato saccense – adesso, oltre a nomi e cognomi, ha pure le schiere di partiti e politici che reggono le fila di un governo regionale che tanto male stanno facendo a Sciacca, alla Sicilia, ai cittadini di questa Terra e a tutti i beni comuni”.

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Mangiacavallo (M5S): subito la commissione di inchiesta su Girgenti Acque

Inammissibili i distacchi fognari e il pagamento dei canoni di depurazione nelle zone non dovute. Il deputato Cinquestelle ha presentato 25 atti parlamentari in tre anni, 6 nell’ultima settimana per invocare un ritorno alla gestione pubblica dell’acqua.

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Sono già 25 gli atti parlamentari, presentati in tre anni di legislatura dal deputato regionale del M5S Matteo Mangiacavallo, che riguardano esclusivamente le questioni “Girgenti Acque” e “privatizzazione dell’acqua” in provincia di Agrigento. In ciascuno di questi si chiede un intervento immediato e risoluto del governo regionale che solamente in un caso ha risposto con un Decreto di nomina di una commissione ispettiva che doveva valutare la legittimità delle tariffe applicate dal gestore, ma che ancora, ad oggi, risulta inapplicato.

Nelle ultime settimane sono stati depositati ben sei atti tra i quali un’interpellanza per chiedere di verificare le zone del territorio agrigentino non coperte dal servizio di depurazione e fognatura da escludere dal pagamento dei relativi canoni indebitamente versati dagli utenti, un’interpellanza per bloccare il distacco del servizio di fognatura per gli utenti morosi, la richiesta di applicazione dell’art.12 della recente legge regionale 19/2015 con il quale il presidente Crocetta doveva istituire un’apposita commissione tecnica per valutare l’operato del gestore e proporre eventuale risoluzione anticipata. Di quest’ultima sono in attesa nei liberi consorzi di Enna, Caltanissetta e Agrigento.

La questione acqua in provincia di Agrigento è sotto l’attenzione dei media nazionali ma, a quanto vediamo, non interessa al governo Crocetta, – dichiara Matteo Mangiacavallo – e non basta farsi sentire, convocarli e sollecitarli. Rimangono politicamente sordi e muti. Nel frattempo dobbiamo sopportare le angherie di un gestore, inefficace, inefficiente, antieconomico e inadempiente, che dice di non far pagare i canoni di depurazione e fognatura nelle zone non servite quando sappiamo che ciò non è vero. Lo va sbandierando in conferenza stampa, per radio e TV mentre la gente continua a pagare, caro e amaro, anche il non dovuto. Siamo tornati a chiederne la verifica ma da ATO Idrico e dalle istituzioni regionali non si muove foglia”.

Qualche mese fa, a seguito di una nostra interpellanza, avevamo ottenuto un decreto che istituiva una commissione ispettiva per valutare le tariffe applicate dalla Girgenti Acque – continua il deputato regionale – ma ancora ne attendiamo l’applicazione. Poi abbiamo votato una legge regionale in cui il sottoscritto e tutto il gruppo del M5S ha voluto fortemente che si inserisse la costituzione di una commissione tecnica per valutare l’operato del gestore e verificarne le inadempienze. Anche per questa è tutto fermo. Anche questo è un argomento che, evidentemente, non interessa a chi governa questa Regione. Noi non ci fermeremo e non ci stancheremo, ne possono stare certi. Se non bastano gli atti parlamentari già presentati, continueremo a tempestarli e a manifestare questa vergogna”.

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Terme di Sciacca, il deputato regionale Matteo Mangiacavallo (M5S): “L’unica soluzione e’ quella proposta dal M5S, tutte le altre portano al fallimento della società”

Il parlamentare Cinquestelle risponde alla richiesta dell’associazione L’AltraSciacca impegnando tutto il gruppo parlamentare M5S nella lotta per la salvezza delle terme: “L’intento di Crocetta, la totale distruzione delle Terme di Sciacca”.

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Sono trascorsi sei mesi dalla delibera dell’assemblea dei soci della Terme di Sciacca Spa che decretava la chiusura delle attività dello stabilimento termale e del Grand Hotel. Da quel 6 marzo 2015 la già buia vicenda della società termale in liquidazione ha registrato momenti che hanno sfiorato il ridicolo, come la telefonata del ministro Alfano per sollecitare un incontro, svoltosi poi tra il presidente della regione Crocetta e il sindaco di Sciacca, alla presenza dei deputati regionale La Rocca Ruvolo e Mangiacavallo (M5S). Ma qual è lo stato dell’arte: la totale assenza di risposte da parte dell’Asp di Agrigento che, secondo l’infausto piano governativo, avrebbe dovuto assumere la gestione dello stabilimento; l’inizio delle procedure di vendita dell’ex Motel Agip, uno dei beni di proprietà delle Terme di Sciacca Spa in liquidazione. Su questi argomenti torna il deputato Matteo Mangiacavallo per fare un punto della situazione.

“Si troveranno tutte le soluzioni alla vicenda Terme di Sciacca – dichiara il deputato saccense – solo quando si metterà la parola fine a questo governo regionale e andranno a casa anche coloro che lo sostengono. Mi auguro che i sostenitori di Crocetta presenti a Sciacca facciano un mea culpa e non abbiano l’ardire di difenderne l’operato per poi presentarsi ad un elettorato che è stato preso fin troppo in giro in questi 33 mesi di esperienza crocettiana. Crocetta ha portato a compimento l’opera, già iniziata da diversi anni, di tutti i partiti e i governi che lo hanno preceduto, nessuno escluso: la totale distruzione delle Terme di Sciacca”.

“Il Motel Agip è stato messo in vendita? Era previsto nel piano di risanamento del debiti della S.p.A. – continua Mangiacavallo – era il bene meno pregiato ed era logico che venisse aggredito per primo. Nessuno, però, tocchi gli altri perché sarebbe davvero la rivoluzione, altro che quella ‘farlocca’ annunciata da Crocetta. Faremo le barricate per difenderli. Poi, se fossi Turriciano avrei rimesso l’incarico fin da subito”.

Sulla possibilità che l’Asp prenda in carico la gestione dello stabilimento: “Stiamo perdendo il nostro tempo ad assistere al nulla dettato da una classe dirigente regionale che, nella migliore delle ipotesi, riesce soltanto ad improvvisare. Quando hanno creato la S.p.A., alla quale venivano trasferiti non solo i beni ma anche i debiti dell’Azienda Autonoma, era sin troppo prevedibile che la gestione non potesse andare avanti, soprattutto se frutto di una lottizzazione politica. Quando la stessa società è stata posta in liquidazione era altrettanto prevedibile che le attività sarebbero state portate alla chiusura. Senza ricapitalizzazione o finanziamenti e con debiti che aumentano di mese in mese, era solo questione di tempo”.

“Che soluzioni per evitare il fallimento, dopo la chiusura? – conclude Mangiacavallo – Sono quelle che propone il M5S da tempo, attraverso emendamenti e disegni di legge che il governo regionale non vuole prendere in considerazione e sono le stesse che aveva avanzato Raffaello Pilotto in commissione Bilancio più di un anno fa. Prima o poi, ne sono convinto, se non si vuole assistere al fallimento, spero di essere ascoltato. Occorre che vengano ammessi gli errori del passato e si corregga immediatamente la rotta. Che venga ripristinata l’Azienda Autonoma delle Terme di Sciacca, che debiti e beni vengano ritrasferiti dalla Terme di Sciacca S.p.A. all’Azienda e che la Regione venga messa cosi nelle condizioni di risanarli e pareggiare i bilanci. Dopo di ciò la proprietà dovrebbe essere ceduta al Comune di Sciacca che, in piena autonomia, potrebbe pensare ai bandi per l’affidamento della gestione. Finché tutto rimane alla Regione e all’incapacità dei suoi burocrati e dei suoi amministratori, le nostre Terme non vedranno lustro. La politica deve sanare i debiti, e le malefatte andare via dalle Terme di Sciacca”.

Sull’invito de L’AltraSciacca a coinvolgere l’intero gruppo parlamentare del M5S: “Il gruppo è sempre stato compatto sulle proposte che abbiamo portato avanti in commissione e in aula. Le sostiene e continuerà a sostenerle. Posso assicurare il nostro impegno assiduo e continuo. Raccolgo l’invito degli amici de L’AltraSciacca e cercherò di far fissare un incontro a Palermo al più presto. Il territorio ha bisogno di risposte e non certo di chiacchiere, di proclami elettorali, di becere passerelle e di spartizioni politiche. Quel tempo è tramontato da un pezzo e la gente ne è stanca quanto noi”.

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