Il M5S denuncia i piani segreti della Regione – “Crocetta come Lombardo: lavora a un inceneritore a Bellolampo”

Una richiesta di accesso agli atti fatta dai parlamentari di sala d’Ercole fa luce sui piani del governo per la gestione rifiuti. Giorgio Ciaccio: “Nemmeno Orlando sapeva nulla”.

La Regione starebbe lavorando ad un inceneritore a Bellolampo. E’ quanto risulta dalle carte che i parlamentari all’Ars hanno ottenuto grazie ad una richiesta di accesso agli atti fatta al dipartimento regionale della Protezione civile.

In un verbale del 3 gennaio scorso relativo alla “realizzazione degli impianti e delle infrastrutture di completamento della piattaforma integrata di Bellolampo” il responsabile unico del procedimento “rappresenta la necessità di determinare un quadro planimetrico dell’intera piattaforma di Bellolampo…individuando anche un’area per la localizzazione di un impianto di valorizzazione termica del rifiuto residuale da TMB” (le note ecoballe ndr).

In un verbale di qualche giorno prima il responsabile unico del procedimento precisa che “l’impostazione progettuale…produrrà una frazione residuale secca che…dovrà essere inviata ad un impianto di valorizzazione energetica (es pirolisi o altro) da prevedere anche nell’ambito della medesima piattaforma di Bellolampo per il completamento del ciclo”.

La volontà della Regione – afferma il deputato Giorgio Ciaccio – appare evidentissima da questi documenti e mostra una netta continuità col governo Lombardo. Crocetta non può continuare a dire che non vuole l’inceneritore e demandare ai suoi sottoposti di procedere sottobanco nella realizzazione del primo step che invece porta in quella direzione: il TMB, cioè l’Impianto di trattamento meccanico biologico che servirà a produrre le famose ecoballe”.

Quando si parla di parte residuale – continua Ciaccio – ci si riferisce alla parte residua dopo la raccolta differenziata. Se a Palermo la raccolta differenziata è pari al 6% circa, vuol dire che tutto sarà trattato per produrre ecoballe. Ci diranno che l’impianto è pulito che le ecoballe possono essere esportate… Sono frottole. Non si capirebbe perché, allora, prevedere la realizzazione di un impianto del genere in montagna e non vicino al porto o ad una stazione, per ridurre i costi di trasporto. La verità è che vogliono accatastare le ecoballe per farle finire, alla prossima emergenza, nell’inceneritore”.

Dei progetti delle Regione sarebbe all’oscuro pure il sindaco Orlando che recentemente ha tenuto un incontro all’Ars con i responsabile del gruppo Ambiente del Movimento Cinque Stelle di Palermo.

Sia il sindaco che l’assessore alla vivibilità Barbera – sostiene Ciaccio – si sono mostrati sorpresi nel prendere visione dei verbali che abbiamo avuto tramite la nostra richiesta di accesso agli atti. Una cosa è certa: noi non permetteremo mai la realizzazione di un inceneritore. Piuttosto ci incateniamo a Bellolampo”.

Il governo – afferma il deputato Claudia La Rocca – deve fare chiarezza. Chi parla di raccolta differenziata non può parlare, al contempo, di distruzione termica della materia. Ci chiediamo perché si pensa alla costruzione di “impianti di valorizzazione energetica”, invece di impianti di estrusione a freddo per il recupero di gran parte dell’indifferenziato. E tutto ciò contrariamente a quanto previsto nelle direttive europee, che vedono recupero energetico e discariche agli ultimi due posti nella gerarchia della gestione dei rifiuti. Evidentemente la Sicilia è partita dall’ultimo gradino, ampliando le discariche e paventando la costruzione di inceneritori e simili”.

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M5S chiede chiarezza al Governo regionale sul piano rifiuti

Dopo il botta e risposta tra Regione e Confindustria scende in campo il Movimento 5 Stelle, che nelle ultime settimane ha denunciato il flop degli impianti con tre atti parlamentari. La Rocca: “Troppe ipocrisie nel gestire il sistema”. Trizzino: “Chi gestisce pezzi del sistema dovrebbe essere super partes”. Foti: “Qual è la differenza tra questo governo e quelli che lo hanno preceduto?”.

Sulla gestione rifiuti la Regione faccia subito chiarezza”.

Il gruppo parlamentare del Movimento Cinque Stelle fa sentire la sua voce dopo la querelle Marino-Confindustria e pretende che “la Regione dichiari subito e chiaramente la sua pozione in merito, sgombrando il campo da qualsiasi ipocrisia”.

In Sicilia – dicono i parlamentari 5 Stelle – ci sono una legge ed un piano rifiuti abbastanza recenti. Il governo deve avere il coraggio di rispettarli. Dal canto suo Crocetta deve mantenere fede a quanto detto in campagna elettorale non avvalorando l’idea dell’ampliamento delle discariche o della costruzione di impianti di valorizzazione energetica, che non è altro che un modo elegante per definire gli inceneritori. Il presidente deve soprattutto dimostrare di voler muoversi nella direzione indicata dalle direttive europee, che fissano precise gerarchie nelle distruzione dei rifiuti”.

Per la parlamentare Claudia La Rocca il tema rifiuti è sempre stato trattato con ipocrisia.

La raccolta differenziata – dice La Rocca – non arriva al 10 per cento, e, prima di parlare di distruzione della materia, si dovrebbe cominciare a farla funzionare davvero, sempre che ce ne sia la volontà politica. Altrimenti dovremmo cominciare a chiederci cosa c’è dietro il flop delle isole ecologiche e alle gare per gli impianti di compostaggio che vanno sistematicamente deserte o che vengono rinviate. Noi ce lo chiediamo, tanto che nello spazio di pochi giorni abbiamo presentato ben tre atti parlamentari all’Ars. Speriamo che il governo non li faccia marcire”.

Per esprimere giudizi o suggerire indirizzi – afferma il presidente della commissione Ambiente, Giampiero Trizzino – si dovrebbe essere super partes. Ci lascia molto perplessi, ad esempio, che arrivino indicazioni da chi detiene pezzi delle gestione dei rifiuti in Sicilia”.

Quale sia il vero progetto di questo nuovo governo e, soprattutto, quali siano le differenze con i precedenti governi se lo chiede il deputato Angela Foti.

La Sicilia – dice – brancola nel buio. Dopo l’ingresso delle SRR i Comuni, nella confusione dettata dalla novità, cominciano a bandire gare senza che sia chiaro quali siano i principi da seguire, a partire dall’esclusione delle ditte che sono anche proprietarie di discariche, alla scelta del porta a porta come unico metodo di raccolta, solo per citare qualche esempio. Si sta procedendo solo ad autorizzare impianti a biomasse e discariche mentre sugli impianti di compostaggio c’è il nulla di fatto, mentre nessuna pianificazione è stata fatta sugli impianti per la frazione secca, che porterebbero migliaia di posti di lavoro. Il M5S è convinto che l’unica strada da seguire sia la strategia rifiuti zero che non è,come per qualcun altro uno slogan elettorale, ma un percorso concreto ed applicabile della normativa vigente”.

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Gare per impianti di compostaggio in Sicilia deserte o rinviate – Interrogazione M5S all’Ars per capire i motivi del flop


Tre gare deserte e due rinviate a data da destinarsi: impiantistica per lo smaltimento rifiuti ferma al palo. Il Movimento 5 Stelle chiede spiegazioni al Governo

Tre gare deserte e due rinviate a data da destinarsi: è un flop, o quasi, il programma di rinnovo del sistema degli impianti per lo smaltimento dei rifiuti in Sicilia fatto nel 2011, che prevedeva la costruzione di 19 impianti di compostaggio.

Le gare andate deserte sono quelle previste per l’assegnazione degli appalti di Noto, S. Cataldo, e Capo D’Orlando. Altre due (Augusta e Casteltermini) sono state rinviate a data da destinare.

Non tanto meglio è andata agli altri impianti previsti, di cui solo pochi hanno visto la luce.

Gli impianti di compostaggio – dice Claudia La Rocca, prima firmataria dell’interrogazione – sono indispensabili per il trattamento della frazione organica, che costituisce il 35 per cento dei rifiuti e sono inoltre indispensabili per un corretto avvio della raccolta differenziata”.

Al presidente della Regione e all’assessore per l’energia, La Rocca e gli altri 13 parlamentari 5 Stelle chiedono di sapere quali siano misure che intende avviare il governo per verificare le motivazioni che hanno portato al fallimento delle gare in oggetto e quali siano le azioni che intende attuare per la messa in opera degli impianti.

Quella degli impianti di compostaggio non è che l’ultimo, in ordine cronologico, dei problemi del ciclo di smaltimento dei rifiuti. Appena qualche giorni fa i deputati del Movimento 5 Stelle all’Ars avevano presentato un’altra interrogazione per fare luce sul disastro delle isole ecologiche per la raccolta differenziata, delle quali il 70 per cento non è in funzione.

Solo quando capiremo che i rifiuti sono una risorsa – afferma Claudia La Rocca – la Sicilia farà sul serio un passo avanti. Qui non si parla soltanto di tutela dell’ambiente e della salute, già comunque importanti, si parla di economia reale, di lavoro”.

Sugli impianti di compostaggio fermi nel Ragusano (comuni di Vittoria e Ragusa) sempre i parlamentari Cinque Stelle (prima firmataria Vanessa Ferreri) hanno presentato una interrogazione al presidente della Regione e all’assessore al Territorio ed Ambiente per sapere se non ritengano opportuno sollecitare gli uffici competenti e i comuni di Vittoria e Ragusa al fine di fare entrare al più presto in funzione le strutture di Pozzo Bollente e Cava dei Modicani.

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Gestione dei rifiuti a 5 Stelle

“Salve a tutti sono Angela Foti, cittadina a 5 Stelle eletta all’ARS. Con la Legge votata il 29 Dicembre un altro importante passo è stato fatto per la realizzazione del programma del MoVimento voluto fortemente dai cittadini sull’argomento “Rifiuti“. Finalmente i comuni possono organizzarsi in forma singola o associata per studiare i piani di raccolta dei rifiuti sulla città e con un iter burocratico alleggerito tornare ad avere la responsabilità e scegliere i metodi per come fare la raccolta dei rifiuti. Questo è molto importante, un passo che ci avvicina alla “Strategia Rifiuti Zero” perchè se siamo noi cittadini a volere, i comuni possono finalmente attuare dei piani di raccolta efficienti ed efficaci. Solo così potremo avere dei piani di recupero delle materie ed emplementare i posti di lavoro, che non si avranno se continuiamo a sversare nelle discariche che oramai sono sature. Il processo di responsabilità dei comuni e dei cittadini va sempre più avanti. Il MoVimento 5 Stelle mantiene le promesse!” Angela Foti

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MoVimento 5 Stelle Sicilia – Ambiente – Gestione rifiuti

GESTIONE RIFIUTI

[important]Vi ricordiamo che il Programma è in continua evoluzione e costante miglioramento e mira ad essere più esaustivo grazie ai numerosi suggerimenti che ci giungono da tutti voi e che speriamo continuiate a fornirci ai nostri contatti info@sicilia5stelle.it e movimento5stellesciacca@gmail.it.[/important]

1 – Attuazione di politiche locali che puntino al raggiungimento della strategia “Rifiuti Zero”:
Separazione dei rifiuti alla fonte
Raccolta “porta a porta”
Tariffazione puntuale
Compostaggio
Riciclo
Riduzione a monte dei rifiuti
Riuso e riparazione
Impianti per il recupero di altri materiali dalla frazione residuale
Centri di ricerca per l’analisi della frazione residuale
Riprogettazione di prodotti costituiti da materiali non riciclabili
Apposizione di aggravi fiscali su imballaggi non riciclabili
Responsabilizzazione della società (mediante concessione di benefit/malus legati al comportamento)
2 – Smantellamento degli ATO o SRR e costituzione di consorzi tra comuni (partecipazione dei sindaci a titolo gratuito).
3 – Ricognizione dell’impiantistica esistente in Sicilia e completamento della stessa sul modello del Centro Riciclo Vedelago e/o simili.
4 – No alla distruzione termica, in qualsiasi forma, dei rifiuti.
5 – Rapido intervento che ponga rimedio al permanere in discarica della frazione umida dei rifiuti solidi urbani. Il processo di decomposizione degli stessi, con conseguente formazione di percolato, costituisce un danno immediato a causa del rilascio di pericolose tossine nell’atmosfera e negli strati superficiali della geosfera fino ad arrivare, nei casi più gravi, all’inquinamento della falda acquifera.
6 – Ripristino ed integrazione dei cestini gettacarte, realizzazione degli impianti di Compostaggio, di riciclo degli Inerti e di raccolta dei RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche).
7 – Incentivi per l’autodenuncia e/o dismissione di rifiuti pericolosi (amianto ecc.)
8 – Bonifica delle discariche abusive.
9 – Applicazione dell’art. 6, punti 3 e 5, del D. Lgs. n.95/92; e dell’art. 2 punto 4 del Decreto del Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato n. 392 del 16/05/96 “Regolamento recante norme tecniche relative alla eliminazione degli olii usati” ed estensione delle norma anche alle batterie per veicoli.
10 – Scelta del TMM (trattamento meccanico manuale) dei rifiuti, rispetto al TMB (trattamento meccanico biologico): nel primo caso si opera un trattamento a freddo dei rifiuti già differenziati a monte dai cittadini, tramite la divisione secco-umido.
11 – Passaggio dalla TARSU (Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani) alla TIA (Tariffa Rifiuti): quest’ultima prevede una quota fissa a carico del contribuente, affiancata da un’altra quota, che varia in base del volume di rifiuti prodotto.
12 – Green Public Procurement: in accordo con la direttiva 2008/98/CE, promozione da parte delle PA, di iniziative che diano priorità alla prevenzione e alla riduzione dei rifiuti a monte e subordinatamente alla corretta gestione degli stessi.

[warning]Per finanziare la campagna elettorale del MoVimento 5 Stelle Sicilia
http://www.kapipal.com/def8bb27c4874c55b3c9b47d87b8a8f6[/warning]

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Il MoVimento 5 Stelle Sicilia risponde alle 24 domande di La Repubblica Palermo

Il Movimento 5 Stelle siciliano ha deciso di rispondere alle 24 domande suddivise per categoria (Fondi EU, Rifiuti, Burocrazia, Formazione, Agricoltura, Cultura) poste in data 02/10/2012 dal quotidiano “La Repubblica” edizione Palermo. Queste risposte saranno inoltrate anche alla redazione locale del quotidiano, facendo fede che è a discrezione della testata giornalistica decidere di pubblicarle. Da parte nostra abbiamo voluto dare una risposta concreta a temi che conosciamo e che abbiamo affrontato nel nostro programma visionabile sul sito www.sicilia5stelle.it, anche perché riteniamo sia giusto dare ampia informazione sui programmi.

FONDI EUROPEI

La Sicilia ha ottenuto dal 2000 ad oggi circa 20 miliardi di euro da Bruxelles e ha speso pochissimo COSA FARE PER VELOCIZZARE LE SPESE? La Sicilia è stata dal 2007 al 2013 “regione ad obiettivo convergenza” e lo sarà per la prossima tornata dei fondi strutturali. Il nostro programma mira alla creazione di una task force di esperti, reclutati all’interno della stessa amministrazione (senza accedere a consulenze esterne), che sarà dedita alla gestione e al controllo dei progetti da sottoporre ai fondi europei. Occorre responsabilizzare un’amministrazione che ha dato prova di essere poco o niente responsabile.

La Regione non riesce a esercitare controlli rigorosi sulla spesa, QUALI CONTROLLI VANNO FATTI SULLA EFFETTIVA REALIZZAZIONE DEI PROGETTI E SUI MECCANISMI PER OTTENERE I FONDI? C’è una risposta semplicissima e valida: programmare progetti sulla base della loro concreta fattibilità. Il controllo sui progetti non deve fermarsi alla loro programmazione, ma deve coprire tutto il loro iter, fino alla completa realizzazione dell’opera. Inoltre, dopo la realizzazione, bisogna verificare attraverso sistemi di feedforward, la capacità di soddisfare i bisogni dei cittadini, in relazione ai quali il progetto è stato realizzato.

Troppi cambi ai vertici della burocrazia regionale COME GARANTIRE LA CONTINUITA’ AMMINISTRATIVA? La proposta del M5S è di ripristinare un sistema di controlli preventivi, dando voce in primo luogo agli utenti, coi quali dovranno essere negoziati tutti gli obiettivi delle direttive presidenziali e assessoriali da dare agli uffici, per verificarne la significatività per l’utenza. D’altro canto, per consentire una congrua programmazione dell’attività, le direttive, di norma, dovranno avere cadenza pluriennale, con obbiettivi di più breve durata e la possibilità di modifiche solo se necessarie.
In pratica l’attività “macro” dell’amministrazione regionale dovrà essere negoziata tra tre parti: 
la politica, 
le associazioni di interessi (sindacati, associazioni di consumatori, associazioni datoriali),
i vertici amministrativi, i quali dovranno avere incarichi temporanei, non rinnovabili ma non rimovibili se non per gravi, documentate responsabilità.

Nonostante la mole dei finanziamenti il pil della Sicilia è sceso COME SI FA A CAMBIARE IL TIPO DI SPESA INDIRIZZANDO I FINANZIAMENTI SULLE INFRASTRUTTURE DAVVERO UTILI ANZICHE’ SU SAGRE E MANIFESTAZIONI? Ascoltando i cittadini, che sono da sempre omessi dalle decisioni politiche. Noi crediamo nel modello delle “public inquiry” che garantisce una partecipazione dal basso sulle scelte strategiche da fare sul territorio: si può riprogrammare sulla base delle reali esigenze della comunità soltanto ascoltando chi vive il territorio, tenendo conto sia dei classici indicatori economici quali il PIL, sia di indicatori che misurano in modo alternativo ma altrettanto importante l’efficacia e l’efficienza della spesa pubblica, quali ad esempio il Better Life Index sviluppato dall’OCSE e il BES sviluppato dal CNEL e dall’ISTAT.

RIFIUTI

La raccolta è in crisi in tutta l’isola BISOGNA CONTINUARE AD AFFIDARE LA GESTIONE ALLE DIECI SOCIETA’ REGIONALI INDIVIDUATE NELLA RIFORMA DEGLI ATO, OPPURE BISOGNA TORNARE A FARLA GESTIRE DIRETTAMENTE DAI COMUNI? Il Movimento 5 Stelle, così come riportato nel programma elettorale, auspica che la raccolta sia gestita dai comuni o consorzi fra comuni. In ogni caso, una sana gestione dei rifiuti richiede, in primo luogo, una seria campagna di informazione, in modo da estendere immediatamente la Raccolta Differenziata (RD) su tutto il territorio (come è stato fatto dai comuni che hanno aderito alla Strategia verso Rifiuti Zero 2020), inoltre si deve avere la possibilità di sanzionare gli inadempimenti contrattuali e revisionare a breve scadenza (5-6 anni) i contratti stessi. Infine è interesse del Comune avere ottimi risultati dalla Raccolta Differenziata, poiché maggiore è la RD e la sua qualità, maggiori sono i relativi contributi, che il Comune/consorzio percepirà dal CONAI.

Solo il 60% dei 13.500 lavoratori del settore è addetto alla raccolta in strada COSA FARE DEL PERSONALE IN ESUBERO? Tra i 10 punti previsti dalla Strategia Rifiuti Zero 2020, vi è la costituzione di alcuni centri adibiti alla Riparazione e Riuso (punto 6). Si potrebbe, quindi, riconvertire il personale in esubero.

Discariche in via di esaurimento BISOGNA PUNTARE SUI TERMOVALORIZZATORI O CERCARE SOLUZIONI ALTERNATIVE? Il Movimento 5 Stelle approva e promuove la strategia “verso rifiuti zero 2020″ non ammette l’incenerimento dei rifiuti (sia che avvenga in impianti “dedicati” che in cementifici o impianti a “biomassa”) poiché ritenuto impopolare non solo per la sua nocività, ma anche perché esso distrugge risorse preziose per l’ambiente e per l’economia. Infatti, non casualmente, il Parlamento Europeo ha recentemente approvato indirizzi che, muovendo dalla crescente crisi di approvvigionamento di materie prime, spinge gli Stati membri a massimizzare il riutilizzo ed il riciclaggio dei materiali, arrivando per la prima volta a parlare di “messa al bando entro il 2020″ di inceneritori e discariche. Inoltre, con un decimo dei soldi necessari a costruire un inceneritore ,che sarebbe pronto in non meno di 4-5 anni (vedi Parma), ed in Sicilia sarebbero certamente il doppio, si possono fare serie campagne di informazione, comprare carrellati per i condomini, realizzare compostiere di quartiere, oltre al fatto che proponiamo il passaggio dalla Tarsu alla TIA che mira ad incentivare il cittadino stesso a produrre meno rifiuti (meno rifiuti indifferenziati si producono meno si paga).

La differenziata è ferma al 10% DOVE TROVARE LE RISORSE PER INCREMENTARLA RAPIDAMENTE? Incrementare la differenziata ha dei costi che possono essere ammortizzati nel tempo e produrre sviluppo in questo settore trasformando i rifiuti in risorsa, ma i comuni devono anche credere nel concetto di Differenziata e quindi  tagliare le spese inutili (vedi fondi per associazioni fantasma, spettacoli di dubbio valore, ecc.) per costituire un fondo dedicato alla RD. I comuni ad oggi incassano (o peggio ancora “pensano di incassare”) dalla Tarsu meno di quanto spendono. La causa è da ritrovare nel fatto che molta gente evade questa tassa sia per problemi economici, in quanto non equamente distribuita, sia perché non credono di usufruire di alcun servizio. Occorre quindi una campagna informativa e, come difatti proponiamo nel nostro programma regionale, il  passaggio a TIA (obbligatorio dal 2013), concordato anche con le attività commerciali (attualmente le stesse, ad eccezione della ristorazione, pagano già una tarsu più elevata, in quanto gli immobili hanno una destinazione urbanistica commerciale ed in più, sottoscrivono dei contratti con privati, per lo smaltimento dei rifiuti speciali che producono: es. lampade uv, neon, cartucce, batterie esauste ecc.). 

BUROCRAZIA

I tempi di conclusione dei procedimenti amministrativi fissati dalla riforma non vengono rispettati dagli uffici BISOGNA PREVEDERE UNA DEROGA PER ALCUNE PRATICHE OPPURE LA RIFORMA VA RIVISTA IN TOTO? La riforma va rivista in toto, è necessario ripensare alla Regione, superando definitivamente la legge regionale 10/2000 e le sue parziali modifiche successive.

Le Pratiche gestite on line restano una minoranza  E’ GIUSTO CHE IL SERVIZIO CONTINUI AD ESSERE AFFIDATO AD UNA SOCIETA’ ESTERNA? Bisogna ricercare gli informatici già presenti all’interno dei ruoli regionali, inquadrarli in un profilo professionale (come già previsto dal contratto vigente – generalmente inapplicato su questo punto) aggiornarli e inserirli in uffici al servizio del Dipartimento funzione pubblica. Altri eventuali inserimenti dall’esterno solo in base a concorsi pubblici.

Nessuna regione ha tanti dipendenti quanti ne ha la Sicilia e il bilancio non riesce più a sopportare la spesa E’ OPPORTUNO RIDURRE IL NUMERO DI PERSONALE E DIRIGENTI? COME FARE? La Regione deve smettere di essere vista come un ammortizzatore sociale. Si deve definire la struttura ed il fabbisogno di risorse, anche umane in base ad un piano industriale chiaro trasparente e discusso pubblicamente. Non se ne può più del balletto: “troppi impiegati”, “no, ci sono moltissime competenze”. Bisogna, quindi, iniziare a misurare le reali

risorse in relazione ai reali bisogni della popolazione. In base a tale valutazione si decideranno i provvedimenti necessari.

Negli ultimi 4 anni sono state assegnate 900 consulenze per una spesa di 8,5 milioni di euro COME RIDURRE IL NUMERO DEI CONSULENTI? Bisogna eliminare le consulenze esterne e ritrovare le competenze tra ai componenti del ruolo unico dei dirigenti, incrementando il numero degli incarichi di studio e rivedendo gli importi delle componenti del salario accessorio, riequilibrando i compensi per i diversi incarichi dirigenziali. Legiferare affinché l’attribuzione di una consulenza sia effettuata (previo accertamento della mancanza del profilo richiesto e previa pubblicazione in gazzetta e sui maggiori quotidiani nazionali dell’intenzione di reperire una consulenza), con contestuale comunicazione alla procura della Corte dei Conti.

LA FORMAZIONE

I dipendenti in Sicilia sono oltre 10 mila, la metà del personale in servizio in tutta Italia COME RIDURRE IL NUMERO? Applicando la legge; gli enti abilitati a svolgere le attività formative devono esistere almeno dal 1975 e non avere fine di lucro; tutti gli altri non hanno titolo per ricevere finanziamenti a fondo perduto e ciò che è stato loro erogato è frutto di abuso e fonte di responsabilità erariale. Questi soggetti giuridici (ed il personale che ne fa parte) può essere utilizzato in attività esterne presso le pubbliche amministrazioni e/o impiegato in progetti finanziati dal FSE.

La riforma voluta da Lombardo si è rivelata inefficace a ridurre il numero degli enti di formazione COME FARE AD ACCORPARLI? Lombardo non ha voluto alcuna riforma né ve ne è stata alcuna; Centorrino ed Albert hanno esclusivamente mirato a distruggere un sistema “per consentire” agli uomini del PD di impadronirsi delle macerie a buon prezzo. Non c’ è nulla da accorpare: gli enti aventi diritto erano solo 49, oggi sono 48, visto che il centro radio, presieduto in passato dal padre del candidato alla presidenza della regione Sturzo, si è estinto. Basterebbe applicare la legge e si tornerebbe al numero esistente nel 2001, perfettamente gestibile.

Gli enti sono in larga parte controllanti da politici o loro familiari  SI Può RICORRERE AD UN CODICE ETICO CHE REGOLAMENTI I RAPPORTI TRA ENTI E DEPUTATI? I deputati non devono avere alcun interesse nel settore; sono come la peronospera per la vite, distruggono senza costruire ed il conflitto di interessi è sempre dietro l’angolo. Poiché le assunzioni devono essere giustificate da esigenze oggettive, il tocco di professionalità in più per corsi altamente qualificanti, si potrà avere con specialisti esterni, con poche ore, senza ricorrere a nuove assunzioni. Il M5S è a favore di un codice etico che regolamenti questi rapporti in maniera chiarissima.

Solo nove corsisti su cento trovano lavoro E’ POSSIBILE CONCEDERE FONDI SOLO AGLI ENTI CHE GARANTISCANO RISULTATI CONCRETI? E’ possibile premiare gli enti che ottengono migliori risultati collocando più corsisti in modo da incentivare la loro attività, spingendoli a seguirli anche post formazione, sottraendo risorse per gli anni successivi agli enti che si curano solo di pagare gli stipendi al loro personale. D’altronde è previsto per legge  che il PROF sia oggetto di valutazione ed un punteggio premiale, costituito da un elevato numero di successi nell’inserimento lavorativo, potrà essere determinante nell’affidamento dei corsi successivi e dei relativi finanziamenti.

L’AGRICOLTURA

In 10 anni sono andati in fumo 200 mila posti di lavoro SI Può IPOTIZZARE DI SPOSTARE L’UTILIZZO DEI FONDI UE DAL SOSTEGNO AL REDDITO DEGLI AGRICOLTORI AGLI INVESTIMENTI? I Fondi strutturali sono organizzati sulla base di piani operativi, i quali a loro volta sono distribuiti in settori dove è particolarmente importante il riequilibrio con il quadro economico europeo. La Regione ha un peso nella indicizzazione dei fondi, ma chiaramente è tenuta al rispetto delle prescrizioni dell’UE. I fondi devono essere destinati in tutti gli ambiti che pagano il prezzo del loro dissesto. In Sicilia purtroppo sono troppi, a partire dall’agricoltura, al turismo, all’energia. La realtà agricola siciliana sia per produzioni che per orografia è molto varia. Molto spesso l’agricoltore ha difficoltà a competere con prodotti di natura estera, poiché le superfici sono piccole e non si possono meccanizzare le raccolte. Il sostegno al reddito dell’agricoltore evita la definitiva migrazione dalle campagne. Cosa si deve fare? In primis creare  presupposti per lo sviluppo di nuove aziende di trasformazione, rendendo più competitivo il prodotto locale, e ridurre la burocrazia a livello della presentazione dei progetti (perché i fondi ci sono ma spesso non si sa come accedere a questi finanziamenti) solo dopo aver fatto funzionare il settore, si può immaginare di togliere il contributo per sfruttarlo su nuovi piani di sviluppo.

COME PUO’ INTERVENIRE LA REGIONE NELLA CREAZIONE DI FILIERE CHE RIDUCANO AL MINIMO I PASSAGGI DAL PRODUTTORE AL CONSUMATORE RIDUCENDO ANCHE I COSTI? Possiamo certamente promuovere e incentivare la nascita di mercatini agricoli a chilometro zero in ogni comune, per garantire qualità dei prodotti legati al territorio siciliano e la premialità degli agricoltori che si misurano sul mercato, ottenendo un risparmio per le famiglie e un guadagno diretto del mondo contadino. Possiamo, inoltre, incentivare la nascita di mense pubbliche e private con prodotti eco-compatibili e a chilometro zero, soprattutto per gli asili, le scuole, gli ospedali, enti pubblici e aziende.

Pochi controlli sulla provenienza dei prodotti COME MIGLIORARLI? E’ OPPORTUNO IL PROLIFERARE DEI MARCHI DOC E IGP O E’ MEGLIO INCENTIVARE SOLO POCHI MARCHI? Oltre alla promozione dei prodotti legati al territorio attraverso la loro valorizzazione e commercializzazione come DOP e IGP il movimento auspica, come già avvenuto in altre realtà con enorme successo, la creazione di un marchio cappello per i prodotti del territorio siciliano finalizzato, oltre che alla sensibilizzazione del consumatore locale, anche alla promozione dei prodotti del territorio in un mercato più ampio, anche con campagne di promozione a livello Nazionale ed Europeo utilizzando i fondi comunitari relativi.

In Sicilia non c’è un centro di lavorazione ed imballaggio di prodotti agricoli E’ POSSIBILE PREVEDERE UNO STANZIAMENTO AD HOC? E’ più che mai auspicabile e da sostenere ogni iniziativa volta al mercato che potenzi o addirittura implementi la nascita di ciò che in marketing vengono definiti “nuovi prodotti” e in questo senso i prodotti ortofrutticoli di quarta gamma si inseriscono come un modo per valorizzare le produzioni locali e andare incontro al mercato che chiede prodotti che indossino l’abito del Fast food, senza rinunziare ai benefici propri dei prodotti ortofrutticoli freschi, confezionati, pronti per il consumo e che rispettano le norme di eco-imballaggi a vantaggio di un’agricoltura sostenibile.

I BENI CULTURALI

Tutti i siti culturali della Regione incassano meno del solo sito di Pompei COME SI Può AUMENTARE IL NUMERO DEI VISITATORI I SITI POSSONO ESSERE AFFIDATI AI PRIVATI?

C’è da dire che Pompei ed Ercolano non rappresentano il termine di paragone più corretto in quanto sono, malgrado la vicinanza geografica, la 6° attrazione turistica più visitata al mondo con 2,5 milioni di visite annue, mentre gli arrivi totali nelle nostre strutture ricettive sono di 4 milioni, che si suddividono tra turismo balneare, congressuale, eno-gastronomico, montano ed anche culturale. Il problema quindi non è da ravvisare in chi gestisce i siti, ma nelle motivazioni per cui la Sicilia non ospita un numero maggiore di turisti. Queste cause, secondo sondaggi realizzati dagli esercenti, vengono individuate principalmente nella fortissima pressione fiscale, che nella ricettività non permette di offrire prezzi più bassi, ma anche nella scarsezza di infrastrutture che, talvolta, rende quasi irraggiungibili molti dei nostri siti.

La Regione ha 1750 custodi, in media 11 per ogni sito eppure molti musei non riescono ad aprire di pomeriggio COME SI Può REDISTRIBUIRE IL PERSONALE? Non si può generalizzare equiparando un sito archeologico ad es. di Agrigento con uno dell’entroterra palermitano come quello di San Giuseppe Jato. La differenza non sta nella bellezza o nel valore artistico-storico del sito, ma nell’affluenza di persone che insistono su quella zona. Quindi, premettendo una più oculata e mirata redistribuzione del personale nei vari siti, è importante diffondere la conoscenza dell’esistenza di molte aree che spesso risultano completamente ignorate. Credo che nessuno dei siciliani sia a conoscenza ed abbia visitato ognuno dei siti (anche naturalistici) che si trovano sulla nostra isola.

Mancano i soldi per la manutenzione ordinaria a musei ed aree archeologiche COME TROVARE I SOLDI NECESSARI? Purtroppo vediamo come il denaro sia una componente molto importante nella società odierna, e se esso non viene gestito da persone virtuose è facile arrivare ad un decadimento anche materiale della società (si veda il crollo della Domus pompeiana del Novembre 2010). I governi si stanno orientando verso i finanziamenti privati ed i finanziamenti alle banche. Tutto ciò non può che influire negativamente su tutto il resto. I fondi ci sono, ma sono gestiti male, sperperati e resi inaccessibili per lungaggini burocratiche che vanno abbattute.

Per riprendere l’esempio del sito di San Giuseppe Jato, se non fosse intervenuta l’Università di Zurigo, nessuno avrebbe mai rinvenuto i reperti disseminati per 200 ettari in quelle le campagne. Questo è inammissibile in un paese di arte e di artisti. Iniziamo col togliere i finanziamenti ai partiti (come era già stato deciso tramite referendum), ai giornali, alle aziende private, alle banche. Si tratta di miliardi di euro, credo sarebbe un buon inizio perché è la cultura che ha reso grande la storia di questo paese e della regione Sicilia.

Ci sono molte aree archeologiche e beni abbandonati e non aperti al pubblico COME RENDERE FRUIBILI QUESTE AREE? È necessario sensibilizzare i cittadini comunicando loro, a partire dalla formazione scolastica, che tutte le meraviglie di cui è dotata la Sicilia non sono opere obsolete e vecchie, ma beni antichi e di unico valore. È indispensabile iniziare ad applicare il DDL del 2011 che prevede il ritorno dell’insegnamento della lingua e della cultura siciliana, affidare poi alle Università (sotto la supervisione di esperti e professionisti del settore) la fase di recupero e di restauro dei siti e, una volta resi fruibili, consegnarli alla Regione e ai cittadini che sentiranno quegli stessi monumenti come figli propri. La fruibilità bisogna ricercarla nell’informazione scolastica, migliorando i percorsi e restituendo ai cittadini beni di inestimabile valore, dimenticati dagli organi preposti, vigilando sul loro operato.

Movimento 5 Stelle Sicilia

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