La dignità del vivere quotidiano

La pesata - Gianbecchina
La pesata – Gianbecchina

Il M5S siciliano ha già dato il via a una campagna elettorale che, da qui a fine Ottobre, lo vedrà impegnato a fronteggiare, con le poche risorse delle quali dispone, i giganti della vecchia politica siciliana. Gruppi sparsi per tutta la Sicilia stanno incontrando la gente nelle piazze, nelle fiere e in ogni luogo che possa diventare un centro di ascolto delle loro opinioni e delle loro proposte per il cambiamento.

Nel pieno rispetto di uno dei principi cardini del M5S stiamo chiedendo, di fatto, di partecipare alla stesura di quel programma che sarà il nostro faro durante la campagna elettorale e quando siederemo a Palazzo dei Normanni.

Il nostro gruppo di Sciacca è impegnato in queste iniziative in un territorio molto particolare, quella provincia di Agrigento maglia nera nell’indice del benessere, che quest’anno ha passato il testimone di ultima classificata alla sola Siracusa (‘Il sole 24 ore’); ma c’è poco da gioire di questo ‘passo avanti’.

È proprio in occasione di uno di questi banchetti informativi che ho vissuto un’esperienza di cui voglio rendervi partecipi. Ieri sera eravamo a Lucca Sicula, centro agricolo nell’entroterra agrigentino, in occasione di una delle ultime feste estive che si svolgono nel nostro hinterland. Armati di tanta buona volontà e motivati da quello in cui crediamo, lasciamo le comode poltrone delle nostre case o i rilassanti aperitivi della nostra città, diretti in un paesino di poco più di 2000 abitanti, difficile da raggiungere per il pessimo sistema viario.

Quando arriviamo è festa anche per noi; piazziamo il banchetto e ci immergiamo subito in quell’atmosfera di festa di paese in cui nessuno ti nega un sorriso. Siamo un bel gruppo e sebbene bandiere, spillette e magliettine ci identifichino subito come gli ‘stranieri’, i Lucchesi, da buoni siciliani, non ci fanno certo mancare la loro ospitalità.

Cominciamo ad approcciare la gente, qualcuno dobbiamo accompagnarlo nella passeggiata per scambiare quattro chiacchiere (‘vado di fretta’), altri si fermano incuriositi. I giovani e i meno giovani sono accumunati da un elemento: la disillusione, quando non l’apatia, per la politica e per i partiti in genere. Pochi credono che le cose possano cambiare e le richieste riguardano spesso il sostegno al lavoro (agricolo in questo contesto territoriale) e la lotta ai privilegi della casta. Con questi temi ci confrontiamo ormai da quando abbiamo deciso di avviare la nostra campagna informativa, e ci rendiamo conto che esistono esigenze realmente condivise dalla gente.

Ogni tanto ci scappa qualche risata, come in quella discussione con due anziani, molto rigidi nelle loro posizioni, cui ho tirato fuori la storia che ormai avevamo convinto anche il sindaco del paese (ovviamente era tutto un bluff).

Altre volte ti arrivano schiaffi in faccia, non fisici da farti arrossire il viso (magari, prima o poi, anche quelli), ma di quelli che ti fanno stringere il cuore.

Incontriamo un ragazzo, sarà qualche anno più giovane di me, moglie e due figli piccoli al seguito (il più grande avrà 3 anni). La moglie, si scusa, ma ci lascia subito per far giocare i bimbi nelle giostre, lui rimane a chiacchierare con noi con quella gentilezza e garbo che non trovi più nelle città.

È diplomato in ragioneria ma per vivere fa il bracciante agricolo. Non ha bisogno di dirci quanto sia duro il suo lavoro, i segni glieli leggi addosso. Ci racconta della sveglia all’alba, del lavoro per i campi in questo o quel posto (‘dove c’è bisogno’), delle difficoltà a ‘campare’ la famiglia anche nelle piccole cose, del desiderio che almeno i suoi figli possano avere un futuro migliore, di quando aveva 18 anni e aveva creduto al politico di turno che con le solite promesse lo aveva preso in giro. Ascolto ma non riesco a parlare, dinanzi al peso di quelle parole tutto il resto sembra sbiadirsi. Domani sentirò qualcuno raccontarmi simili cose, ma quel genuino racconto della difficoltà del vivere, del desiderio di giustizia sociale, mi fa sentire in colpa, anche per il solo fatto di non dovermi spezzare la schiena ogni giorno per ‘campare’.

Siamo tornati a casa e questa mattina ho deciso di raccontare quanto vissuto. L’ho fatto perché credo che questa sia la gente e le necessità con cui dovremo confrontarci, per tentare di restituire loro la dignità del vivere quotidiano!

Cristiano Bilello – MoVimento 5 Stelle Sciacca

Share