Il disastro di Gela e’ figlio di un’economia sbagliata

La Sicilia è una delle terre più inquinate d’Europa.

La Sicilia non può continuare a pagare un prezzo così alto: 9 campi di estrazione e 5 raffinerie fanno di questa terra une delle più inquinate d’Europa. Se a questo si aggiunge la mancanza di controlli degli impianti, si capisce la portata del dramma”.

Questo il commento del parlamentare del Movimento Cinque Stelle, Giampiero Trizzino, presidente della commissione Ambiente dell’Ars, sul disastro ecologico di Gela.

“Che cosa ottengono i cittadini in cambio? Malattie e disastri ambientali, niente altro che questo. E’ ora – continua Trizzino – di finirla di sostenere che questa economia porta lavoro. Il lavoro nel 2013 è nella green economy e in modelli di sviluppo compatibili con l’ambiente. Invece qui si continua a vivere nel Medioevo. Ed ecco il motivo di quello che è successo oggi a Gela”.

“Il fatto avvenuto è gravissimo – commenta Valentina Palmeri  – parlamentare M5S, componente della commissione Ambiente dell’Ars  – e non fa che confermare che il sito di Gela, dove si verificano ingenti riversamenti di greggio nella biosfera circostante da anni, è a rischio.  La magistratura deve indagare sulle cause, ma anche accertarsi che chi opera i controlli lo faccia in maniera cristallina, senza vincoli  di dipendenza col controllato. Gela è una grande emergenza e bisogna guardarvi dentro con la lente di ingrandimento”.

“Non si protegge  l’immagine di Gela nascondendo i problemi, come fa il sindaco, anzi su di essi – e sono tanti – bisogna accendere i riflettori per cercare di risolverli”, afferma Giuseppe Lo Monaco del Movimento Cinque Stelle di Gela. “Proprio nei giorni  scorsi il sindaco  aveva detto che a Gela era tutto a posto e che le immagini negative pubblicate da un periodico erano vecchie di anni: la risposta gli è arrivata immediatamente dagli eventi”.

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