Mafia, appello M5S: una follia togliere scorta a familiari Ignazio Cutrò

I deputati agrigentini all’Ars Mangiacavallo e Di Caro al prefetto: “Si riconsideri tale scelta”.

Chi ha dato il proprio contributo alla lotta alla mafia deve essere tutelato dallo Stato. Togliere la scorta al testimone di giustizia Ignazio Cutrò è una scelta che non condividiamo assolutamente e che speriamo venga al più presto rivista. A tal proposito vorremmo incontrare a breve il prefetto di Agrigento per comprendere la ratio secondo la quale viene tolta qualsiasi forma di tutela ai familiari di Cutrò, specie all’indomani di intercettazioni nelle quali dei mafiosi locali lasciavano intendere di colpire, appena lo Stato si fosse stancato di proteggere il testimone di giustizia e la sua famiglia”. A dichiararlo sono i deputati agrigentini del Movimento 5 Stelle all’Ars Matteo Mangiacavallo e Giovanni Di Caro, in merito alla decisione di togliere la scorta ai familiari di Cutrò da parte dell’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale del Ministero dell’Interno ed il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, che fa capo alla Prefettura di Agrigento. “Porteremo il caso – spiegano i deputati – all’attenzione della commissione antimafia all’Ars, quando questa verrà costituita. Nel frattempo, confidando nella sensibilità del prefetto di Agrigento, auspichiamo che la scelta venga riconsiderata. Nel frattempo, segnaliamo l’accaduto ai colleghi di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica per avere risposte dal nuovo Governo, appena questo – concludono – si sarà insediato”.

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Cutrò, il M5S chiede il ritiro urgente del provvedimento di revoca del programma di protezione

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“Venga ritirato subito il provvedimento di revoca del programma di protezione a Ignazio Cutrò”, lapidario il Movimento 5 Stelle in Sicilia che esprime massima solidarietà e vicinanza al testimone di giustizia originario di Bivona e a tutta la sua famiglia. I Cinquestelle all’Ars chiedono il ritiro urgente dell’ingiustificato e pericolosissimo provvedimento. L’atto di revoca giunge dalla Commissione centrale presieduta dal viceministro dell’interno, senatore del PD Filippo Bubbico. Come si evince dalla nota stampa dei testimoni di giustizia, inoltre, si tratta dello stesso senatore e viceministro che nella veste di presidente della Commissione centrale rifiuta al Cutrò la consegna delle relazioni del Viminale che confermano che l’impresa edile di Cutrò è fallita a causa delle denunce contro la mafia della Bassa Quisquina. “Il testimone di giustizia dell’Agrigentino – afferma Mangiacavallo – rischia la vita ogni giorno per aver denunciato i soprusi della criminalità organizzata nel suo territorio, lo stesso territorio dove ha deciso di restare con tutta la famiglia, e oggi lo Stato lo abbandona, forse perché la sua è una voce scomoda”. E conclude: “Se dovesse succedere qualcosa a Ignazio Cutrò e alla sua famiglia, la politica tutta ne sarà responsabile”.

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Caso Cutrò, il M5S chiede risposte urgenti al Ministero degli Interni

I deputati all’Ars si rivolgono ad Alfano: “Pensi ai bisogni dei cittadini piuttosto che a ponti che non servono a nessuno”.

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Nel giorno in cui l’imprenditore di Bivona ha annunciato di volersi dare fuoco, tutto il Movimento 5 Stelle Sicilia esprime massima solidarietà a Ignazio Cutrò. “E’ un dato di fatto che le denunce contro la mafia abbiano danneggiato le aziende dell’imprenditore, decretandone la chiusura. Ma come può un intero Ministero fare finta di nulla? Una coscienza umana questi politici ce l’hanno?”.

I Cinquestelle adesso chiedono risposta urgente al Ministero dell’Interno e inviano una nota ad Alfano: “Cutrò minaccia di togliersi la vita, non si può perdere ulteriore tempo”.

In ultimo, un affondo allo stesso ministro che proprio oggi ha presentato un nuovo progetto per il ponte di Messina: “Il ministro pensi ai bisogni dei cittadini piuttosto che a ponti che non servono a nessuno”.

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