All’Ars stipendi fino a 25 mila euro al mese

Anche dai trasferimenti ai gruppi e intergruppi parlamentari benefici per i singoli deputati che arrivano a 11,8 milioni di euro. Ai deputati residenti a Palermo è pure riconosciuto un rimborso spese trasporto mensile di 277 €

Palermo – Un deputato semplice dell’Assemblea regionale siciliana in questa legislatura arriva a percepire poco più di 20 mila euro mensili. Il dato è frutto di una rielaborazione del Quotidiano di Sicilia su cifre pubblicate sul sito istituzionale di Palazzo reale.

Lo stipendio di un parlamentare regionale comunque può variare da una cifra base di 20 mila euro – in assenza di indennità di funzione – a poco più di 22 mila euro se il deputato è segretario di commissione o presidente, fino a 25 mila euro per il presidente dell’Ars. Sono cifre che però riguardano i deputati residenti a Palermo. Gli altri invece hanno diritto a trecento o quattrocento euro in più come rimborso spese per il trasporto, variabile secondo la distanza che li separa dall’Ars.
Nell’edizione del Quotidiano di Sicilia del 9 novembre, scrivendo di busta paga del parlamentare regionale, abbiamo trattato l’argomento dell’indennità. Retribuzione che è la più alta d’Italia per l’equiparazione del trattamento economico dei deputati dell’Ars ai membri del Senato (legge regionale 44/65). In questo articolo (vedi tabella a parte) trattiamo le altre voci che compongono lo stipendio del deputato.

In questo caso consideriamo l’importo lordo dell’indennità, pari a circa 10 mila euro, tenendo conto della busta paga resa pubblica a settembre dal deputato Cateno De Luca (10.705 euro). Al netto l’indennità è pari a 5.101,68 per via della ritenuta fiscale, del contributo pensionistico e dell’assistenza sanitaria integrativa.

All’indennità si aggiungono la diaria, pari 3.500 euro, il rimborso spese per l’esercizio del mandato di 3.180 euro e l’indennità variabile di trasporto su gomma. Per quest’ultimo è stabilito un importo annuo di 7.989 euro al parlamentare in caso di tragitto superiore ai 100 chilometri e di 6.646,50 euro se il tragitto è inferiore. Per i residenti a Palermo l’importo ammonta a 3.323 euro.

A queste cifre bisogna sommare il contributo mensile di 3 mila euro (erano 3.750 prima dei tagli di ottobre del consiglio di Presidenza) per il funzionamento del gruppo parlamentare di appartenenza a supporto dell’attività. Il totale di cui beneficia il deputato semplice ammonta così a poco più di 20 mila euro mensili, ma occorre aggiungere anche i benefici indiretti dall’appartenenza a gruppi e intergruppi parlamentari (capitolo VI del bilancio preventivo dell’Assemblea).

L’Ars eroga i contributi anche agli intergruppi, voce che rientra nel capitolo di bilancio dei trasferimenti ai gruppi parlamentari. Nel 2011, come risulta dal rendiconto dell’Ars, la spesa è stata pari a 85 mila euro. Nel bilancio preventivo del 2012 è prevista un’uscita di 100 mila euro. La spesa totale preventivata nel 2012 per i gruppi parlamentari, compreso il personale, ammonta a 12,6 milioni di euro. Da questa cifra bisogna sottrarre 810 mila euro (750 euro mensili in meno per ciascun deputato con i tagli di ottobre) per arrivare ad una previsione di spesa in bilancio di 11,8 milioni di euro. La quantificazione dei contributi ai gruppi parlamentari tiene conto dell’equiparazione dell’Ars al Senato.

Il QdS sostiene da anni che per tagliare i costi della politica alla radice bisogna intanto abrogare la legge 44/65 che allinea il trattamento economico dei deputati dell’Ars alle Camere, nello specifico caso al Senato. E’ l’unico caso in Italia. Non esiste un privilegio del genere nelle altre regioni autonome (Qds del 2 ottobre e del 9 novembre). Le retribuzioni sono più basse, così come lo sono nelle regioni a statuto ordinario.

Contrari, come hanno detto al QdS, sono Nicola D’Agostino (Partito dei siciliani ex Mpa) e Francesco Cascio (Pdl). Marco Falcone (Pdl) ha annunciato che ha “già pronto” un disegno di legge per modificare la norma e che presenterà il testo “all’indomani dell’insediamento” all’Ars. Il deputato non parla di abrogazione. Sostiene che occorre “passare ai fatti, modificando proprio quella legge (L.R. 44/65) che è l’alibi per chi ostacola l’eliminazione delle specificità e dei privilegi riservati ai parlamentari dell’Ars”.

di Giovanna Naccari

Articolo pubblicato il 17 novembre 2012

Fonte: qds.it

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