“Potrebbero innescarsi terremoti. La Regione blocchi tutte le trivellazioni in Sicilia”. Mozione M5S all’Ars

Lo stop per le nuove attività è già avvenuto in Emilia Romagna, dove è stata istituita una commissione di inchiesta dopo il sisma del 2012. La deputata Palmeri, prima firmataria dell’atto: “Le attività estrattive potrebbero essere pericolose in una terra a rischio sismico come la nostra isola”.

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“Potrebbero innescarsi terremoti, la Regione blocchi tutte le trivellazioni in via di autorizzazione, come avvenuto in Emilia Romagna, e pure quelle in corso”. Il Gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle all’Ars ha presentato una mozione per chiedere al governo regionale di fermare la ricerca e il prelievo di idrocarburi nell’isola, terra ad alto rischio sismico.

In particolare, il Movimento mira ad impegnare il presidente della Regione e la giunta regionale a stoppare tutte le autorizzazioni di ricerca e prelievo di idrocarburi sul territorio regionale in via di rilascio e a revocare quelle già rilasciate.

“Questo tipo di attività – afferma la parlamentare Cinquestelle Valentina Palmeri, prima firmataria della mozione – potrebbe produrre una sismicità indotta o innescata, anche a diversi chilometri di distanza. Le estrazioni e le attività di ricerca potrebbero essere molto pericolose in una terra ad alto rischio sismico come la Sicilia, dove sono ancora vivi i ricordi dei disastrosi sismi di Messina nel 1908 e della Valle del Belice del 1968, e, per andare più indietro nel tempo, quello della Val di Noto del 1693”.

L’atto del Movimento 5 Stelle prende le mosse da quanto successo in Emilia Romagna, dove tutte le attività estrattive in via di autorizzazione sono state bloccate in seguito alle risultanze di una commissione di inchiesta (ICHESE), istituita dopo il sisma del maggio 2012, che sulla base della revisione di una ricca letteratura scientifica e dei rapporti disponibili, ha evidenziato, tra le altre cose, che “estrazioni e/o iniezioni legate allo sfruttamento di campi petroliferi possono produrre, in alcuni casi, una sismicità indotta o innescata”.

La commissione ha concluso i suoi lavori con una serie di raccomandazioni che in Sicilia non trovano applicazione (le nuove attività di esplorazione per idrocarburi devono essere precedute da studi preliminari, devono essere accompagnate da attività di monitoraggio, etc).

Lo stop della attività estrattive e di indagine in Emilia Romagna era stato chiesto invano già nel 2011 (prima del terremoto, quindi) dal consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea De Franceschi, con un emendamento (bocciato) al piano energetico regionale.

“Fermare le trivellazioni – afferma Valentina Palmeri – è necessario, considerato che la politica europea in materia ambientale è fondata sul principio di precauzione, come strategia di gestione del rischio, quando i dati disponibili non consentono una valutazione completa del rischio per l’ambiente o per la salute degli esseri umani”.

La necessità di fermare le trivellazioni non nasce solo da pericolo terremoti.

“Continuare a discutere di trivellazioni ed estrazione di idrocarburi senza considerare le conseguenze sul territorio – afferma il presidente della commissione Ambiente dell’Ars, Giampietro Trizzino – è fuori da ogni logica. Chiederemo la trattazione d’urgenza della mozione che abbiamo depositato: è necessario votarla il prima possibile per dare modo all’Assemblea di determinarsi su un tema che non può più essere differito”.

“A prescindere dal rischio di eventuali sismi – afferma la deputata Cinquestrelle Angela Foti – la certezza è che questo tipo di trivellazioni danneggia le falde acquifere e ne provoca l’abbassamento . Questo comporta maggiori costi per il raggiungimento delle stesse. Solo questo basta ed avanza ad essere più che cauti con queste attività”.

“L’approvazione da parte dell’ARS della mozione – afferma l’Ing. Mario Di Giovanna, portavoce del comitato ‘Stoppa la Piattaforma’ – è un atto doveroso, occorre puntare decisamente verso forme di produzione di energia alternativa e distribuita nel territorio, che al contrario delle estrazioni petrolifere, non costituiscono un pericolo per l’uomo e che portano un reale sviluppo economico compatibile con l’ambiente”.

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La Rai e il “vizietto” dei tagli su argomenti ritenuti scomodi

È successo nella trasmissione “Lineablu”, andata in onda il 31 agosto 2013, che ha dedicato un ampio spazio alla città di Sciacca e alle sue risorse naturali (mare, ceramica, terme, etc.).

La puntata in questione, registrata un mese prima della messa in onda, ha visto tra i protagonisti l’ingegnere Mario Di Giovanna, appartenente al Comitato Stoppa La Piattaforma, che ha rilasciato dichiarazioni in merito alle ipotesi di sfruttamento petrolifero del mare saccense. In particolare, Di Giovanna, che porta avanti da anni una dura battaglia contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia, durante l’intervista a “Lineablu” ha espresso il proprio legittimo dissenso circa lo sfruttamento in chiave industriale del mare di Sciacca.

Ebbene, quell’intervista non è mai stata trasmessa, anzi è stata sostituita con le dichiarazioni di un geologo, Carlo Cassaniti, che, contrariamente a quanto espresso da Di Giovanna, rassicurava sulla bontà delle trivellazioni e sull’opportunità di una zonizzazione del Canale di Sicilia al fine di individuare porzioni di mare compatibili con l’estrazione petrolifera.

L’idea che si possa dividere in zone, più o meno sensibili ai fini delle trivellazioni” – afferma Di Giovanna – “di fatto ammette che è possibile trivellare in sicurezza, ma è assolutamente priva di ogni fondamento logico. Eseguire una zonizzazione del nostro mare per fini petroliferi equivale a sostenere che il petrolio, riversato in mare a causa di un incidente, rimane confinato all’interno di invisibili confini che delimitano tali zone”.

Su suggerimento dei deputati nazionali siciliani del M5S, la cittadina a 5 stelle alla Camera Mariella Liuzzi ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Presidente della Commissione Vigilanza Rai e al Presidente del Consiglio di Amministrazione della Rai, in cui si chiede per quali ragioni l’intervista all’ingegnere Di Giovanna è stata prima registrata e successivamente censurata; perché al posto della predetta intervista sono andate in onda le dichiarazioni del geologo Cassaniti concernenti lo stesso argomento affrontato dal Di Giovanna, ma di contenuto diametralmente opposto; per quali ragioni non sono state trasmesse entrambe le interviste e si è invece preferito oscurare del tutto il punto di vista del Comitato Stoppa la Piattaforma in merito alle trivellazioni nel mare di Sciacca; se la censura in oggetto costituisce parte di una più ampia politica – apparentemente perseguita dalla Rai anche in altre occasioni, come durante il programma “Petrolio” andato in onda nel mese di agosto su Rai Uno – volta a sostenere le estrazioni petrolifere sul territorio italiano e creare consenso attorno a tali attività; se tale politica comunicativa favorevole alle trivellazioni costituisca una sorta di occulta contropartita nell’ambito di accordi commerciali e pubblicitari tra la Rai e le compagnie petrolifere quali, ad esempio, l’Eni.

La risposta della Commissione non è tardata ad arrivare (vedi link), così come le riflessioni della stessa deputata M5S Liuzzi dopo un’attenta lettura della stessa (vedi link).

In primo luogo Cassaniti “è ritenuto un esperto per approfondire il tema delle trivellazioni dal punto di vista scientifico; tale testimonianza dunque non veniva utilizzata in contrapposizione alle teorie del Comitato Stoppa La Piattaforma o ad altra qualsivoglia posizione bensì come parere tecnico”. Sicuramente esperto come Tabarelli di Nomisma Energia? Chissà!

Ma vi è di più. L’intervista censurata dell’ingegnere Di Giovanna, secondo la RAI, non è andata in onda poiché la conduttrice “dopo aver sottolineato che i pescatori locali hanno deciso di prendere posizione e di sostenere il Comitato Stoppa la piattaforma, intervista Pino Gullo, presidente della Lega Pesca Sicilia, che sottolinea come la pesca siciliana chieda con molta forza una regolamentazione al pari di quello che è avvenuto nell’Alto Tirreno e conclude che per poche manciate di petrolio si va a distruggere l’industria della pesca … che dà lavoro a moltissime famiglie”. In questo caso, però, la RAI non ha ritenuto che fosse necessario l’intervento di un esperto, così come accaduto per la presa di posizione a favore del petrolio, né che non esiste in alcun modo una scusante alle perforazioni petrolifere, anche qualora esse avvengano in sicurezza.

E veniamo infine alla chicca finale della risposta all’interrogazione: “Nel rispetto dei principi d’imparzialità e completezza dell’informazione, si precisa infine che, non essendo presenti nei servizi sopra riassunti delle dichiarazioni o interviste di rappresentanti di compagnie petrolifere (per es. Eni), gli autori hanno deciso che, nell’economia del programma, le due voci fossero sufficienti ed esaustive a raccontare tale problematica”. Giusto! C’era già l’opinione di un geologo che sosteneva l’ENI e la richiesta di regolamentazione del Presidente della Lega Pesca Sicilia.

Il “vizietto” di mamma Rai di non dare spazio alle voci contrarie ai poteri forti continua a manifestarsi, soprattutto nelle trasmissioni di maggiore ascolto!

Relativamente alla questione delle trivellazioni, è da sottolineare come dalla Regione Sicilia non pervengano segnali di risposta, restando a oggi inascoltate anche le richieste scaturite dalla IV Commissione Ambiente e Territorio dell’Assemblea Regionale Siciliana presieduta dal pentastellato Giampiero Trizzino. Al termine di un’audizione tenutasi lo scorso mese di febbraio con Greenpeace, il Comitato Stoppa La Piattaforma e altre associazioni ambientaliste, Trizzino aveva chiesto un accordo Stato-Regione per razionalizzare il sistema normativo e le autorizzazioni per le trivellazioni nel Canale di Sicilia e la formazione di un tavolo tecnico con i rappresentanti degli enti preposti, ma la richiesta non ha avuto ancora alcun seguito.

Palermo, 27 settembre 2013

Fonte: sicilia5stelle.it

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Mozione all’Ars del M5S per fermare le trivelle nel Belice

Giampiero Trizzino, portavoce del M5S all’A.R.S., Presidente della Commissione Ambiente e Territorio
Giampiero Trizzino, portavoce del M5S all’A.R.S., Presidente della Commissione Ambiente e Territorio

No alle estrazioni nella Valle del Belice. Il gruppo parlamentare del M5S all’Ars, raccogliendo le istanze dei comuni della zona e del comitato No Trivelle, ha dichiarato guerra alle attività di estrazione nell’area del Trapanese e ha chiesto al governo regionale di revocare le autorizzazioni già rilasciate, di fermare le attività di ricerca in corso e sospendere i procedimenti ancora in attesa di autorizzazione.

Per stoppare le trivelle i 15 deputati stellati, primo firmatario il presidente della commissione Ambiente Giampiero Trizzino, hanno presentato una mozione all’Assemblea, preparata assieme all’ingegnere Mario Di Giovanna e ai dottori Giuseppe Palazzolo e Alessia Cerzoso, esperti in diritto dell’ambiente.

La mozione prende le mosse dalla pubblicazione su alcuni quotidiani dell’avviso per la ricerca di idrocarburi, denominato Masseria Frisella, in un area di 681,66 Kmq in piena Valle del Belice, per il quale, nonostante l’opposizione di numerosi comuni della zona, è arrivato il parere favorevole dell’Urig, l’organo di vigilanza nel settore estrattivo.

“Lo sfruttamento industriale del territorio, ed in particolare l’estrazione di idrocarburi – si legge nella mozione – comporta rischi di incidenti, di sversamenti e inquinamento delle falde acquifere e dell’aria, ed è incompatibile con lo sviluppo economico ed ecosostenibile che l’area della Valle del Belice ha da anni intrapreso con successo. E’ inoltre penalizzante per la popolazione che ha già scelto di contribuire allo sviluppo del Paese con l’installazione nel proprio territorio di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili”.

Il procedimento avallato dall’Urig inoltre presenterebbe irregolarità di carattere amministrativo.

La mozione approderà in Aula a fine mese.

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Comunicato stampa del Comitato “Stoppa La Piattaforma”

Si conclude oggi, ultimo giorno di campagna elettorale, l’iniziativa del Comitato “Stoppa La Piatattaforma”, appoggiata anche da Greenpeace, di far firmare ad ogni candidato alla presidenza della Regione Siciliana l’appello contro le trivellazioni nel Mediterraneo.

Ricordiamo che questo appello è già stato sottoscritto da circa 45 sindaci e da 57.000 siciliani e con lo stesso si chiede a gran forza che lo sviluppo nel canale di Sicilia sia legato al turismo e alla pesca nel pieno rispetto dell’Ambiende, il tutto mettendo al bando ogni ipotesi di sfruttamento petrolifero del nostro mare.

Sia il nostro Comitato “Stoppa La Piattaforma” che Greenpeace hanno da settimane preso contatto con gli staff dei candidati alla presidenza della Regione, chiedendo di sottoscrivere l’appello.

Il consenso è stato trasversale, anche se non possiamo ritenerci soddisfatti.

Infatti numerosi sono i candidati alla presidenza che non hanno ritenuto opportuno sottoscrivere l’appello.

I Candidati alla presidenza della Regione che si sono impegnati, sottoscrivendo l’appello, alla salvaguardia del canale di Sicilia e che quindi hanno sposato pubblicamente la campagna di Greenpeace, sono(Ordine Alfabetico):

  • Cancelleri, del Movimento 5 Stelle
  • Crocetta, candidato della coalizione PD-UDC
  • Marano, candidata di SEL e IDV
  • Miccihè, candidato di Grande Sud

Degli altri, purtroppo, nonostante le insistenti richieste, non ci è dato sapere cosa pensino relativamente alla trivellazioni nel Mare Mediterraneo.

In questa singolare campagna elettorale in cui, in linea generale, poco si è saputo relativamente ai programmi dei vari schieramenti, speriamo con questa inizativa di avere fornito agli elettori un elemento utile per la scelta del nostro futuro Presidente.

Cordialmente,

Mario Di Giovanna
Portavoce del Comitato “Stoppa La Piattaforma”

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