Inciucio programmato. Il PD non ha mai voluto un governo col M5S.

Le incredibili dichiarazioni di Marina Sereni, vicepresidente della Camera. Stupito persino Bruno Vespa

Dichiarazioni che, a questo punto, spazzano via ogni dubbio. Il PD chiese al Movimento 5 Stelle soltanto i voti necessari alla fiducia. Nessuna proposta per un Governo insieme, nessuna proposta per un programma condiviso. Incredulo, in studio, persino il conduttore Bruno Vespa che non riesce a capacitarsi delle parole di Marina Sereni.

Il giornalista del Fatto Andrea Scanzi commenta così su Facebook:

Nuova perla del Pd, che con Marina Sereni ammette candidamente di non avere mai pensato a un governo con M5S, ma di avere chiesto al M5S di dare la fiducia rimanendo esterni e di fatto non rompendo le scatole. Cade (ma era già caduto) anche un altro alibi del Partito Disastro, che voleva fare sin dall’inizio l’inciucione. E lo ha fatto. (sono meravigliosi).

Fonte: cadoinpiedi.it

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I grillini rompono con Crocetta: “Rivoluzione finita prima di cominciare”

Ieri giornata di tensione e musi lunghi all’Ars. Ormai è rottura totale tra il Movimento 5 Stelle e la vecchia e clientelare politica siciliana. La vecchia partitocrazia usurata dal clientelismo – Pd, Pdl, Udc e lo stesso Governo di Rosario Crocetta – hanno fatto quadrato sul bilancio. Va in frantumi il “Metodo Sicilia” sbandierato dal presidente della Regione e trionfa il metodo delle vecchie clientele.

Al di là delle chiacchiere, ieri il presidente della Regione, Rosario Crocetta, ha chiamato ad uno ad uno i parlamentari della “sinistra” per verificare la tenuta del suo Governo. Io do una cosa a te, tu dai una cosa a me e vissero tutti felici e contenti. Della serie: “Compagni, la Rivoluzione è sospesa. Prima ci facciamo i cavoli nostri con la Finanziaria, poi si vedrà”.

Gli unici che puntano sul vero cambiamento sono i deputati del Movimento 5 Stelle. Ma per la vecchia partitocrazia siciliana gli emendamenti grillini sono fumo negli occhi. Così la Commissione Finanze taglia tutti gli emendamenti al bilancio targato M5S.

La cosa che più stupisce è che il taglio degli emendamenti è avvenuto in pochissimo tempo e senza che gli stessi emendamenti siano stati esaminati e discussi. La scusa adottata è che il bilancio, quest’anno contiene solo spese di funzionamento della ‘macchina’ regionale. Cosa in parte vera, perché tutte le cose di peso sono state piazzate in Finanziaria.

In ogni caso, il segnale è preciso: quando la Commissione Finanze aprirà il dibattito sulla Finanziaria gli emendamenti dei grillini non avranno vita facile. Alla vecchia partitocrazia siciliana e al Governo Crocetta dà molto fastidio la freschezza dei giovani deputati innovatori e picconatori del Movimento di Grillo. I giorni in cui il governatore si vantava del “Metodo Sicilia” da portare avanti con i grillini è morto e sepolto. E’ il prezzo che Crocetta deve pagare al Pd e al Pdl che a Roma si accingono a governare insieme e sono, alla fine, gli unici che potranno allargare i cordoni della borsa per dare ‘ossigeno’ al bilancio asfittico della Sicilia?

Per i tanti parlamentari che frequentano da varie legislature il Parlamento siciliano, infastidisce avere intorno giovani che viaggiano a doppia velocità e hanno le idee chiare. Si verifica , quindi, che a seguito di un lavoro intenso e certosino il M5S ha rastrellato circa 330 milioni di euro dalle pieghe truffaldine del bilancio regionale, colpendo sprechi e spese inutili. Clientele che, da anni, si dividono Governo e parlamentari di “comodo”.

Una somma cospicua recuperata e utilizzabile per l’avvio di concrete politiche di rilancio economico, sostegno sociale ed equità tra diverse fasce di cittadini. Ecco perché il Movimento 5 Stelle dà fastidio. Il taglio ai “tagli di bilancio” è figlio di una Commissione Finanze a guida democristiana: come dire, cambiano i tempi ma restano incancreniti meccanismi da Prima Repubblica.

Cosa avrebbero fatto i grillini di queste risorse? Sicuramente una parte, circa 110 milioni, sarebbero andati a sostegno del sistema Piccole e medie imprese; una parte per finanziare il reddito di dignità (circa 440 euro per qualche migliaio di siciliani “poverissimi”), riduzione Irap, finanziamento della legge regionale n.24 del 6 marzo 1976 in favore dei lavoratori della formazione professionale. Risorse che avrebbero potuto dare sostegno a politiche finalizzate al rispetto dell’ambiente e del territorio come il disincentivo all’estrazione di idrocarburi o a quella praticata nelle cave.

O, ancora, iniziative come quella volta alla riduzione della commercializzazione dell’acqua in bottiglie di plastica e molto altro.

In tarda serata di ieri, dopo una lunga riunione di gruppo, i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno elaborato un pensante comunicato stampa di denuncia sulla conduzione dei lavori in Commissione Finanze sul taglio “politico” dei loro emendamenti. Iniziativa poi stoppata dai “saggi” parlamentari di un partito – l’Udc – che non esiste a Roma e che non si spiega come possa ancora reggere in Sicilia.

Ieri sera il Parlamento siciliano ha perso l’ennesima occasione di mostrarsi rinnovato, gli emendamenti presentati dai deputati del Movimento 5 stelle miravano a fare “cassa” e, senza aggiungere nuove spese, puntavano a scelte volte al rilancio dell’economia siciliana e all’attuazione di politiche sociali eque e di contrasto al disagio sociale.

La verità è che sono stati diversi gli “interessi” messi a rischio dai tagli praticati nei capitoli di bilancio dai “ragazzi” siciliani di Beppe Grillo. Uno per tutti, una quota interessante di risorse si potrebbe liberare ponendo fine ai contratti per la dirigenza esterna, uno scandalo di regime che va avanti da anni nel silenzio generale. O il taglio di una parte delle’indennità dei dirigenti regionali. Quindi i soldi per pagare consulenze d’oro spesso ingiustificate, ma che rispondono a precise evidenze clientelari. O, ancora, l’eterno scandalo della sede della Regione a Bruxelles, un “Carrozzone mangiasoldi” difeso dal presidente della Regione in persona per motivi ancora tutti da chiarire. E la sede di Roma, sempre della Regione, altra fonte di sprechi. Scandali vecchi e nuovi coperti e avallati da un Governo – il Governo Crocetta – che mostra con sempre maggiore chiarezza il volto del clientelismo da vecchia Sicilia tardo democristiana.

di Giuseppe Messina (23/4/2013)

Fonte: linksicilia.it

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Rigassificatore: no alla mozione del M5S. Funziona l’asse PD-PDL contro Agrigento.

 

Bocciata dal Pdl e dal Pdmenoelle la mozione contro il rigassificatore di Porto Empedocle che il deputato agrigentino Matteo Mangiacavallo del movimento cinque stelle ha presentato ieri all´assemblea regionale siciliana.

Bersani e Berlusconi hanno punti in comune anche nella provincia agrigentina e portano all´incasso l´Enel, che gratificherà con il piatto di lenticchie delle compensazioni i Comuni che parteciperanno ai tavoli delle previste elargizioni, col beneplacito persino dei sindacati dei lavoratori,oltre che della Confindustria.

Nonostante l´elettorato agrigentino solo pochi giorni fa con un voto straordinario abbia mandato a casa gran parte di quella classe dirigente che da decenni ha abbandonato e distrutto uno degli angoli più belli del mondo, i residui già putridi della morente casta hanno emesso gli ultimi rantolii, bloccando la mozione contro il rigassificatore.

Tutto questo avveniva ieri a Palermo quando l´assessore agrigentino al territorio e all´ambiente Mariella Lo Bello abbandonava l´aula mentre si discuteva la mozione, per tornare solo quando era in corso la votazione. Sono sempre assenti quando si tratta di affrontare i problemi della nostra terra. La stessa Lo Bello ha chiesto nuovi accertamenti sul Muos di Niscemi, sull´elettrodotto del messinese e sulle trivellazioni nel mare di Sicilia per meglio tutelare la salute e la sicurezza della gente di quei paesi, ma non ha mosso un solo dito per chiedere le stesse cose quando si è trattato del rigassificatore di Porto Empedocle. La sua posizione era nota e non ci sorprende. Quello che ci amareggia è il fatto che si sia allontanata dall´aula. Ma cosa aspettarsi dagli esponenti di un partito, quello Democratico, che ha fatto alleanze con Mpa e Fli alle comunali e con Udc alle regionali. Che attendersi da quel Pd che ha sostenuto un Presidente della Provincia eletto dal centro-destra, per partecipare comunque al governo del territorio, nonostante D´Orsi avesse un pesante procedimento giudiziario in corso ?

Il Pd perde voti ad ogni elezione in città ed in provincia. Anche per la vicenda del rigassificatore nel capoluogo ha perso la fiducia di tantissimi giovani e persino di ambientalisti che prima erano vicini al partito di Bersani.

Che la destra miope di Alfano, Gentile, Cimino, Firetto apra le braccia all´Enel e alle varie multinazionali non fa storia in questa terra devastata da sempre dagli interessi incrociati tra questi poteri senz´anima, dediti solo ad egoistici e clientelari interessi di bottega. Ma speravamo davvero che il Pd e il Megafono di Crocetta avrebbero almeno riaperto una discussione sul rigassificatore per coinvolgere più ampiamente il territorio, le popolazioni, per stringere sulle richieste di maggiori controlli su ogni versante ed in particolare sulla salute e sulla sicurezza.

L´asse Pd-Pdl, vecchia sinistra e vecchia destra, ad Agrigento si ricompatta e fa muro contro la rivoluzione che li sta spazzando via. Lo hanno già fatto: ad Agrigento con il Pd che ha portato un giovane avvocato appena uscito dall´Udc a diventare Sindaco di una città che oggi non ha neppure le strade a posto; in provincia con il sostegno al governo del lombardiano D´Orsi che resta in piedi grazie al sostegno del segretario provinciale del Pd Emilio Messana; a Palermo dove il Pd ha sostenuto Lombardo senza sentirsi imbarazzato per quel processo sul governatore a tutti noto; a Roma con il Pd che insieme al Pdl, al Fli, all´Udc ha retto il moccolo al governo Monti e portato i suoi voti per approvare una manovra che salva le banche e affama le famiglie e le imprese. Seguendo la stessa logica, adesso il Pd agrigentino non può dire no al Sindaco di Porto Empedocle,l´on. Firetto, leader dello scomparso Udc, che ha sostenuto Crocetta.

Non può dire no a tante cose il Pd; non può dire no a tante cose la Cgil agrigentina da sempre favorevole al rigassificatore.

Ormai da tempo altri interessi (vedi Mps, vedi la famosa intercettazione “abbiamo una banca ?”) portano il Pd più verso la destra pseudo europeista e filo-tedesca che non verso questo nostro territorio. Dalle nostre città il Pd è d´altra parte è scomparso di fatto, persino nei dettagli: nelle campagne di tesseramento, nelle sue riunioni di circolo e in quelle primarie in cui i giovani non hanno potuto votare e hanno fanno fuoco e fiamme ma poi si sono arresi per evitare di uscire da un sistema in cui anche loro intendono ben collocarsi, avendo ben visto come i vecchi di oggi, un tempo giovani,di benefici anche trentennali ne hanno ottenuti, (eccome !). E tutto ciò grazie ai privilegi della politica e della inamovibilità, piuttosto che grazie al duro lavoro in officina o in un ufficio pubblico con gli stipendi bloccati. E allora sì al rigassificatore e vaffan…la Valle dei Templi, la Casa di Pirandello, la salute della gente, del mare, l´impatto ambientale, i pericoli di un disastro. E quando ci fosse da discutere di queste cose, basta lasciare l´aula al momento giusto.

Il Becero

Fonte: bellaciaoag.it

 

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Regione Lombardia, indagati 40 consiglieri Pdl e Lega per peculato

Cene di lusso, munizioni e pure ‘Mignottocrazia’, il libro di Paolo Guzzanti comprato da Nicole Minetti coi soldi pubblici. Oltre a lei e decine di colleghi finiscono sotto inchiesta anche i capigruppo Paolo Valentini (Pdl) e Stefano Galli (Lega). Avrebbero giustificato come “istituzionali” spese sospette, che ogni anno valgono milioni di euro. La Finanza acquisisce anche i documenti di Pd, Idv e Sel

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 14 dicembre 2012

Sigarette, munizioni da caccia e acquisto di cioccolatini giustificati come “impegno istituzionale”. Ma ci sono anche i ristoranti alla moda, e ‘Mignottocrazia‘ il libro di Paolo Guzzanti che Nicole Minetti si è fatta rimborsare. Eppure erano rimborsi al di fuori dell’attività politica, anche se effettuati coi soldi pubblici. Dopo le spese contestate della Regione Piemonte, che includevano night club e drink alle Canarie, finiscono sotto inchiesta i capigruppo in Regione Lombardia del Pdl e della Lega Nord, Paolo Valentini e Stefano Galli, indagati con l’accusa di peculato. Stesso destino che è toccato a circa 40 consiglieri della maggioranza di Roberto Formigoni. Tra loro anche l’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi, Nicole Minetti, già imputata nel processo sul caso Ruby. Da quanto emerge la consigliera, oltre al libro di Guzzanti, avrebbe pagato 400 euro per una cena al ristorante da Giannino e 750 euro per comprare un iPad. Non solo: uno scontrino è relativo a consumazioni per 832 euro al Principe di Savoia, mentre sono decine gli scontrini per altre cene e taxi. Ma le indagini non riguardano solo il centrodestra al Pirellone, perché la Finanza oggi ha acquisito con un decreto di esibizione i documenti relativi alle spese di altri gruppi, tra cui Pd, Idv e Sel. L’ordine è stato presentato anche nell’ufficio della presidenza del Consiglio.

E’ un lungo elenco di spese quotidiane e c’è chi rientra tra gli ‘over 100 mila euro’, e chi invece ha chiesto di inserire, tra i rimborsi del proprio gruppo politico, spese personali di poche centinaia di euro. Per 22 persone c’è l’invito a comparire degli inquirenti per essere interrogati dai titolari dell’inchiesta. Le spese nel mirino della procura riguardano due legislature, tra il 2008 e il 2012, in cui si contestano spese dei singoli imputati inseriti come spese di rappresentanza istituzionale, quindi soldi pubblici destinati all’attività politica.

L’inchiesta sulle spese dei consiglieri, è iniziata con le verifiche al leghista ed ex presidente del Consiglio regionale Davide Boni, accusato di corruzione, e all’ex assessore del Pdl Franco Nicoli Cristiani. Dalle intercettazioni ambientali sono state riscontrate spese e fatture giustificate come impegni ‘istituzionali’ che di istituzionale, però, avevano ben poco. E il cui totale, secondo gli inquirenti, in Lombardia ogni anno vale milioni di euro. A seguito delle intercettazioni, i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria, su ordine del procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e di pm Paolo Filippini e Antonio D’Alessio, lo scorso 10 ottobre erano andati in Regione con un decreto di esibizione di documenti e avevano acquisito i rendiconti dei gruppi consiliari lombardi di Pdl e Lega dal 2008 al marzo del 2010. Sul decreto in quella occasione erano indicati i nomi di tre indagati per peculato e truffa aggravata: Boni, Nicoli Cristiani e l’ex assessore regionale Massimo Buscemi del Pdl. Sotto la lente di ingrandimento degli investigatori sono finite soprattutto le spese di comunicazione e di rappresentanza, ritenute sospette, dei gruppi consiliari del centrodestra e in particolare i finanzieri avrebbero accertato spese, per cene e viaggi, illecite.

Tra scontrini e autocertificazioni la Finanza, ricorda oggi Repubblicahanno trovato irregolarità che in molti casi sarebbero “lampanti, smaccate”. Il controllo da parte della Corte dei Conti attraverso il quale dovrebbero passare è soltanto una “operazione trasparenza di facciata”, visto che “alla giustizia contabile non è consentito il controllo delle spese, ma solo il saldo finale”. E così dopo gli scandali in Lazio, col capogruppo Pdl Fiorito che usava i soldi pubblici per auto e vacanze, i 17 consiglieri in Sardegna indagati per peculato, e i processi in avvio in Campania e Basilicata, viene travolta la Regione Lombardia. E non si esclude che, pure tra i banchi dell’opposizione, arrivino i finanzieri per acquisire i rendiconti delle spese di Pd, Sel e Idv.

Galli: “Nessun avviso. Campagna elettorale per Ambrosoli” – Il capogruppo della Lega spiega però di non avere “ricevuto nulla” e aggiunge: “Non riusciamo a capire il motivo. Penso che ci sia in atto una campagna elettorale a favore di Ambrosoli“. Galli poi punta il dito contro gli avversari politici: “Se l’indagine è quella che emerge dai giornali, allora il sistema dei rimborsi è lo stesso che stanno usando il Pd, Sel, l’Idv, l’Udc e i Pensionati, ma su di loro i pm non stanno indagando”. Poi viene smentito nei fatti dall’acquisizione della gdf dei documenti di altri gruppi consiliari.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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