Mercato ittico, il M5S di Sciacca interroga l’Amministrazione circa il progetto ammesso a finanziamento in ambito del PO FEAMP

Nel novembre del 2016 è stato approvato dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea il bando pubblico di attuazione relativo a “Porti, luoghi di sbarco, sale per la vendita all’asta e ripari di pesca” del Programma Operativo del Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP) 2014-2020.

Il Comune di Sciacca ha provveduto alla presentazione di un progetto riguardante l’ammodernamento e la valorizzazione del Mercato Ittico, il cui costo complessivo di spesa risulta essere pari a 643.623,00 Euro. Nella graduatoria definitiva delle 12 istanze ammesse, pubblicata lo scorso 19 ottobre, quella del Comune di Sciacca risulta classificatasi al settimo posto con un costo ammesso a finanziamento pari a 626.064,68 Euro, presentando un taglio di spese minimo rispetto al costo complessivo richiesto. Naturalmente il beneficiario del finanziamento ammesso dovrà rispettare modalità e tempi di esecuzione del progetto previsti dal bando.

La realizzazione di tale progetto assume un’importanza strategica in quanto si doterà la nostra marineria di uno strumento assolutamente necessario per la valorizzazione, la pubblicizzazione e la programmazione della pesca saccense e dei suoi prodotti.

I portavoce del M5S Teresa Bilello e Alessandro Curreri hanno presentato ieri, 29 novembre, un’interrogazione a risposta orale per conoscere l’orientamento politico dell’Amministrazione comunale in riferimento al suddetto progetto e chiedere se la stessa intende avviare una fase di concertazione con tutti gli operatori che potrebbero essere interessati all’utilizzo di tale struttura.

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L’UE affama i pescatori siciliani. È il momento di cambiare rotta #SceglieteilFuturo #CancelleriPresidente #M5S #Sicilia

di Rosa D’Amato, EFDD – M5S Europa

Nelle prossime settimane i ministri della pesca dei paesi membri dell’UE si ritroveranno per ridiscutere la situazione delle attuali quote pesca (CFP). Questa discussione toccherà da vicino migliaia di piccole imprese italiane che lavorano nel settore, basti ricordare che l’Italia è seconda dietro la Francia per potenza della sue flotte. In particolare la Sicilia sarà la regione maggiormente interessata dalla ricollocazione delle CFP, soprattutto perché sarà discusso un aumento delle quote di pesca del tonno del 55% circa, un prodotto che da vita a un business notevolissimo incentrato spesso con il suo commercio verso il Giappone. La pesca in Sicilia dovrebbe rappresentare un settore fondamentale per l’economia e lo sviluppo della regione. Invece, versa in una crisi profonda e le imprese e le tante famiglie che traggono il loro sostentamento da quest’attività sono sempre più penalizzate.

Ricordiamoci che la flotta siciliana è composta di 3.021 battelli, pari al 23,1 per cento del totale nazionale. La tipologia di pesca prevalente in ambito regionale è quella della “piccola pesca” (2.046 battelli, il 67,7 per cento regionale), seguita dallo “strascico” (523 battelli, il 17,3 per cento regionale), imbarcazioni solitamente di maggiore dimensione e maggior potenza motrice, e da “polivalenti passivi” (184 battelli, il 6,1 per cento regionale). Dei 7.597 pescatori siciliani la maggior parte fino a qualche anno fa erano imbarcati sui battelli della “piccola pesca”.

Purtroppo sia la decisione della ICCAT di contenere la quantità di tonno pescato entro un certo limite con l’obiettivo della conservazione dei tunnidi dell’atlantico, sia la gestione delle quote pesca da parte dell’Unione Europea, hanno contribuito a mettere in ginocchio il settore ittico e la piccola pesca siciliana. Nel primo caso la decisione dell’ICCAT ha causato un problema di bilanciamento dell’ecosistema, difatti con l’aumento della popolazione dei tunnidi dovuta alla protezione degli stessi, si è registrata contemporaneamente una diminuzione drastica nella presenza in mare di sardine e acciughe che sono il nutrimento principale dei tonni. La conseguenza diretta è che i pescatori siciliani di sarde e acciughe hanno iniziato a soffrire pesantemente della mancanza di questi pesci in mare. Il problema tocca anche indirettamente le aziende siciliane di trasformazione che lavorano con questi pesci, poiché devono acquistare sarde e acciughe provenienti da Spagna e Francia con un conseguente aumento dei costi.

D’altro canto l’applicazione delle quote pesca sui tonni rossi è considerata dai pescatori siciliani una legge assassina. Dato che consente a pochi grandi operatori di pescare il tonno siciliano mentre i piccoli pescatori non muniti delle adeguate e costose licenze di fatto scompaiono. Non solo i piccoli pescatori siciliani se la devono vedere con i grandi operatori italiani del settore ma anche con quelli provenienti da altri paesi europei, in particolare dalla Spagna. Infatti, le quote pesca suddividono le quantità di pesce pescabile per Paese, tenendo conto di quante tonnellate le flotte di un paese possono pescare. Statisticamente la Spagna, grazie al fatto che ha accesso anche al pesce dell’oceano Atlantico, registra un livello di tonnellate di pesce pescato impressionante soprattutto se comparato all’Italia. Per questa ragione la UE concede alla Spagna un’elevata percentuale di quote pesca dei tonni rossi nel mediterraneo. Concretamente l’Europa sta aiutando la Spagna a smantellare il settore ittico siciliano andando contro i proprio principi di mercato libero basato sulla competizione.

Come al solito, l’Europa si fa attanagliare dagli interessi delle grandi multinazionali, oramai il mercato del tonno è diventato un mercato estremamente remunerativo grazie all’ingenti quantità richieste dal Giappone. Da qui le pressioni delle grandi multinazionali sulle scelte degli organismi politici europei come al solito danneggiano i piccoli produttori assieme ai consumatori. Noi siamo dalla parte delle piccole e medie imprese, le vogliamo tutelare ad ogni costo. Continueremo a monitorare questa situazione che tocca un mondo imprenditoriale importante, troppo spesso dimenticato.

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E’ l’agronoma Federica Argentati il primo assessore designato della giunta Cancelleri

Il primo assessore designato della possibile giunta 5stelle presentato oggi in conferenza stampa all’Ars dal candidato presidente della Regione. Argentati: “Agricoltura, una Ferrari che marcia come una 500. Fiscalità di vantaggio, pubblicità dei prodotti e utilizzo razionale dei fondi comunitari per farla correre”. Cancelleri: “Donna tenace e competente. Settore trainante per l’isola: non a caso partiamo da qui”

“L’Agricoltura? Una Ferrari che marcia come una 500, quando non è costretta a rimanere ai box . Con l’aiuto di tutte le filiere produttive, dei dirigenti, funzionari ed impiegati regionali e dei migliori tecnici riusciremo a farla correre come dovrebbe”. Federica Argentati, agronomo classe ’65, assessore designato all’Agricoltura per un’eventuale giunta a 5stelle non ha dubbi: “L’Agricoltura, assieme al Turismo, dovrebbe essere uno dei motori trainanti della Sicilia, ma invece non lo è, anzi, spesso rischia di diventarne la palla al piede, con terreni agricoli abbandonati e persone in fuga dal settore. Dobbiamo invertire la tendenza. Formule magiche non ne esistono, ma ricette parecchie, che bisogna mettere in pratica con l’aiuto di tutti, e quando dico tutti mi riferisco alle numerose filiere produttive del settore, ma anche alla burocrazia regionale, ai tanti dirigenti, funzionari ed impiegati che devono essere coinvolti nella politica di rilancio del settore”.

La Argentati, casella numero 1 nello scacchiere di governo 5 stelle ad essere occupata, è stata presentata oggi ai giornalisti dal candidato del Movimento alla presidenza della Regione, Giancarlo Cancelleri. “Siamo partiti da qui – ha detto Cancelleri – non a caso. Dobbiamo partire proprio dall’agricoltura, che per quanto riguarda la Sicilia, può essere assimilata alla più grande impresa di turismo del mondo. Occorre dare attenzione alle imprese, queste infatti non possono diventare grandi se la politica non ha attenzione per loro. Si è investito male, poco e confusamente. Andando in tutte le direzioni non siamo andati da nessuna parte, senza capire quale fosse la giusta rotta. Ripartiamo dalla terra, dalla salvaguardia dei prodotti della nostra terra, dalla necessità di ridare la possibilità alle imprese siciliane di comprare macchinari, di disporre di liquidità. Dobbiamo riuscire ad avere delle regole che possano permettere di competere a livello europeo cosa che al momento non è. Mi riferisco ai trattati di libero scambio, alla guerra mai finita su arance, olio”.

Nel corso della sua introduzione Cancelleri ha anche esaltato la centralità dell’ufficio regionale di Bruxelles, “che non va smantellato, ma potenziato”. “Ho sentito più volte dire da tutti che è uno spreco. Non non va chiuso, anzi. I trattati di libero scambio non giovano certamente al Mezzogiorno d’Italia. È stato uno scambio non alla pari. Dobbiamo farli cambiare, abbiamo subìto l’ostruzionismo dei grandi gruppi. In Europa creeremo il lobbista pubblico. Il lobbista del cittadino, lo farà in nome e per conto delle istituzioni siciliane. I nostri imprenditori avranno un ufficio dedicato per incontrare buyers”.

Della Argentati Cancelleri la ha evidenziato la tenacia e la competenza, fattori che hanno guidato la scelta. Federica Argentati vanta una profonda conoscenza del settore agricolo e delle sue problematiche. Dopo varie esperienze lavorative sia nel settore dell’impresa privata che in quello della ricerca scientifica, con svariate esperienze in campo nazionale ed internazionale, e approdo finale ai vertici del Distretto produttivo Agrumi di Sicilia, di cui è presidente. “I problemi – ha detto in conferenza stampa – sono noti: costi alti della produzione, scarsa redditività delle aziende, insufficienza delle risorse idriche, scarso rispetto dell’ambiente e della salute del consumatore, scarso sfruttamento delle risorse comunitarie, abbandono dei terreni, scarsa conoscenza dei nostri prodotti fuori dall’isola. Le soluzioni ci sono, ma bisogna sbracciarsi da subito per metterle in pratica”.

E nel programma del Movimento 5 Stelle, che il designato assessore ha sposato ed integrato , soluzioni ce ne sono parecchie e alcune anche a portata di mano. “Penso – dice – ad una adeguata campagna di comunicazione per lanciare i nostri prodotti fuori dall’isola. Il rapporto costo beneficio sarebbe notevole. Non ci vogliono risorse enormi e nelle pieghe del bilancio regionale si possono certamente individuare”. “ E’ necessario – ha continuato l’assessore designato – anche conoscere con esattezza la qualità e la quantità delle nostre produzioni ed ottenere la tracciabilità in etichetta per tutti i trasformati che, nel rispetto dei marchi di qualità UE, rafforzerebbe la prevista istituzione del marchio di qualità regionale (Qualità Sicura Sicilia) ed esalterebbe il valore della tracciabilità e la certificazione di tutti prodotti effettivamente ottenuti nell’isola. Ma le vere scommesse sono l’aumento delle redditività delle aziende, mediante anche il taglio dei costi che esse sostengono, ed una reale spinta all’aggregazione attraverso una serie di azioni quali l’ottenimento di una fiscalità di vantaggio attraverso l’applicazione della condizione di insularità già riconosciuta alla Sicilia e la spinta all’applicazione delle legge 33 del 2009 per agevolazioni fiscali e semplificazioni amministrative per le aziende aderenti ai Distretti Produttivi. E ancora l’ottimizzazione dell’uso delle risorse comunitarie mediante la rimodulazione dei bandi del PSR destinati all’ammodernamento delle aziende”.

“Centrale – ha affermato la Argentati – è anche la soluzione delle problematiche relative alle insufficienti risorse idriche, causate dalla gestione delle risorse stesse, ma pure dalle pessime condizioni delle condutture e delle dighe. È un problema che cercherò di attenzionare con grande costanza se dovessi essere io a gestire il settore nei prossimi anni”. Infine la pesca. “Qui – dice la Argentati – cercheremo ad esempio, di limitare i punti di debolezza del settore, come l’incidenza del costo energetico e la carenza di infrastrutture (aree attrezzate, mercati ittici) guardando con maggiore interesse alla possibilità di sfruttare rapporti di collaborazione con i Paesi in cui gli allevamenti a mare sono casi di eccellenza e promuovere la vocazione turistica anche di questo importante comparto strettamente connesso con l’agricoltura e la gestione dell’ambiente”.

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Pesca, Governo attui nostre misure anti-crisi

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Roma, 7.07.2016 – “Consentire alle aziende del settore ittico di accedere alle misure assicurative per la pesca, oltre a quelle per l’acquacoltura; usare i finanziamenti anche per le consulenze sulle strategie aziendali e di mercato, e incentivare operazioni di microcredito con garanzia pubblica, anche attraverso l’istituzione di un fondo operante senza la valutazione economico-finanziaria del soggetto beneficiario”. È questo, in sintesi, il contenuto della risoluzione dei deputati del M5S della Commissione Agricoltura sul Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP).
“Le nostre proposte vanno a colmare i gap della risoluzione del Pd a prima firma Vennitelli e a rafforzare le azioni per il sostegno e la tutela delle imprese ittiche. Mentre infatti il testo della maggioranza – spiega la deputata 5stelle Silvia Benedetti, prima firmataria della risoluzione – fa riferimento solo al sostegno all’acquacoltura (previsto dall’articolo 57 del Regolamento CE n. 508/2014 del Parlamento europeo e del consiglio relativo al FEAMP), il nostro provvedimento propone invece anche l’applicazione degli articoli 27 e 35, estendendo dunque il campo delle tutele”. “Le difficoltà economiche che stanno attraversando gli operatori della pesca, in seguito all’impennata dei prezzi del carburante e al deterioramento degli stock ittici, unitamente alle perdite in acquacoltura causate da patologie ittiche per lo più legate al cambiamento climatico, rendono sempre più urgenti misure strutturali concrete che vadano in una doppia direzione: favorire l’accesso al credito introducendo modalità innovative come il microcredito senza valutazione economico-finanziaria”, aggiunge il portavoce M5S Filippo Gallinella. “Chiediamo che il Governo adotti al più presto misure adeguate, come quelle proposte dal M5S, per fronteggiare la crisi della pesca e tutelare gli operatori del settore, a cominciare da un corretto ed efficace utilizzo delle risorse del Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e per la Pesca”, concludono i pentastellati.

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Interdizione alla pesca in due vaste porzioni dello Stretto di Sicilia, Mangiacavallo (M5S): “Subito misure compensative per i pescatori”

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Chiusura della pesca a strascico di tre aree nursery per il nasello e i gamberetti nello Stretto di Sicilia e una chiusura temporale nel Golfo di Gabes. Questa decisione, che riguarderà i periodi compresi tra luglio e settembre, dal 2016 al 2018, è stata sottoscritta lo scorso 3 giugno a St. Julian (Malta) nel corso della 40a riunione del General Fisheries Committee for the Mediterranean (GFCM) della FAO, incaricata di assicurare la gestione sostenibile della pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero.

“Due delle tre porzioni di mare interessate dal provvedimento, essendo antistanti la costa agrigentina, sono sicuramente battute dalla flotta peschereccia saccense che, pertanto, potrebbe avere ripercussioni economiche da tale decisione”. Per questo motivo, il deputato regionale del M5S Matteo Mangiacavallo chiede, con una nota indirizzata al Dipartimento regionale alla Pesca, di valutare la possibilità, di concerto con l’assessorato al ramo e il Ministero di riferimento, di adottare misure compensative a tutela dei pescatori saccensi.

“Stiamo verificando l’incidenza della decisione presa dal GFCM sulle aree battute dai nostri pescherecci – dichiara Mangiacavallo – nonché l’impatto economico sulle nostre marinerie.  Contestualmente a tale interdizione, siamo convinti che vadano attivate possibili misure compensative che assicurino il necessario ristoro economico nei confronti degli armatori”.

“Abbiamo inoltrato una nota al Dipartimento regionale alla Pesca mediterranea di modo che possa attivarsi con gli organi competenti – conclude Matteo Mangiacavallo – per ottenere un bilanciamento tra le azioni di tutela dei nostri mari con quelle a favore di un settore ormai in crisi da tempo ma che rappresenta uno degli assi portanti dell’economia siciliana e, in particolare modo, del territorio in cui vivo”.

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In crisi la pesca siciliana, il M5S chiede l’approvazione urgente del piano redatto dal Cnr nel 2008

Il deputato Cinquestelle Matteo Mangiacavallo: “Avviare tavoli con il Ministero, l’assessorato regionale, i pescatori ed i ricercatori per aggiornare il documento di gestione per la pesca ai piccoli pelagici e portarlo all’approvazione immediata”.

pescherecci

Sempre più evidenti le difficoltà per i pescatori nel Mediterraneo, la diminuzione delle popolazioni ittiche ne è la maggiore causa. Parte così un’interpellanza M5S, a prima firma del deputato M5S Matteo Mangiacavallo che chiede l’approvazione urgente del piano di gestione per la pesca ai piccoli pelagici con le reti a circuizione della flottiglia siciliana. “Si tratta di un piano – afferma Mangiacavallo – redatto dal Cnr già nel 2008 e consegnato all’assessorato regionale dell’Agricoltura e pesca nello stesso anno”. “Probabilmente chiuso in qualche cassetto, – continua il deputato Cinquestelle – ad oggi, il documento non risulta ancora approvato dal Ministero delle politiche agricole e forestali”. I pescatori, in effetti, piangono anni di sistemi di pesca massivi, come il cosiddetto “volante a coppia”, che consente di pescare varie tonnellate di pesce in una sola battuta. “E così, – conclude il parlamentare M5S Matteo Mangiacavallo – lo stato delle risorse ittiche, ed in particolare delle acciughe, è fortemente critico; c’è sempre meno pesce da pescare”. Il parlamentare chiede, quindi, venga avviato un tavolo tecnico di concertazione urgente con il Ministero, l’assessorato regionale, gli operatori della pesca ed i ricercatori scientifici, così da aggiornare il piano e portarlo all’approvazione immediata.

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M5S: proteggiamo i pescatori siciliani dall’Isis. Presentata mozione all’Ars

PORTO DI SCIACCA (AG)

“Il canale di Sicilia non è più un luogo sicuro per i pescatori siciliani, l’Isis ha ormai varcato i confini della Libia e l’escalation di terrore è ormai alle porte”.

Il Movimento 5 Stelle lancia l’appello e presenta una mozione all’Ars.

“Impegniamo il governo regionale e, quindi, a cascata quello nazionale – afferma il deputato Cinquestelle, primo firmatario dell’atto parlamentare, Matteo Mangiacavallo – affinché venga garantita l’incolumità dei pescatori ma anche degli operatori turistici che svolgono la loro attività nel bacino del Mediterraneo. Le truppe del califfato, infatti, hanno già occupato alcune città costiere della Libia nella zona settentrionale del paese”.

Il presidente del consorzio dei pescatori di Lampedusa e Linosa ha già chiesto lo stato di calamità.

“Non bisogna perdere ulteriore tempo – conclude Mangiacavallo – è necessario un intervento urgente da parte delle autorità italiane. Con questo atto di indirizzo accogliamo la richiesta del presidente del Distretto produttivo della pesca Giovanni Tumbiolo che aveva lanciato un appello alla politica ad intervenire in occasione di un convegno recentemente organizzato dal M5s a Mazara del Vallo”.

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E’ vero, si sente l’odore di frittura, non è aria ma una panella elettorale

Non comprendiamo quali perplessità abbia potuto generare nelle cooperative marinare di Sciacca il nostro comunicato. Ci sembra che la nostra posizione, favorevole alla soluzione trovata per la questione della pesca del I° Maggio, sia stata espressa con chiarezza. Altrettanto chiaro riteniamo sia stato il nostro disappunto nei confronti di un modus operandi ben consolidato nei partiti tradizionali: risolvere le questioni a ridosso delle elezioni per raccattare consenso elettorale.

Forse le nostre parole sono state state male interpretate, o peggio ancora, volutamente manipolate da chi, ormai da diversi anni, esercita un’evidente influenza sulla gente della marina e delle sue associazioni. Pertanto, se strumentalizzazione c’è stata, il M5S non l’ha messa in atto ma soltanto opportunamente evidenziata.

Ci piacerebbe vedere da parte del senatore Marinello un impegno costante per i comparti in sofferenza non solo durante i periodi interessati dalle campagne elettorali. Se il settore della marineria saccense oggi si trova in grosse difficoltà è a causa del totale disinteresse manifestato dalla politica di qualunque ordine e grado negli ultimi decenni, non certo a causa del M5S o del disfattismo che gli viene imputato. Problemi come l’inesistenza del mercato ittico, il costo eccessivo del carburante, lo sviluppo di una pesca eco-sostenibile, una legislazione chiara e definitiva a tutela dei nostri pescatori e del nostro mare sono ancora in attesa di una soluzione. Piuttosto i rappresentanti delle cooperative stiano attenti all’impegno profuso dai parlamentari “espressioni del territorio” contro le trivellazioni nel nostro mare: si tratta di una situazione che, se dovesse evolvere a favore delle compagnie petrolifere, sul serio rischia di far chiudere i battenti all’intero comparto in modo definitivo.

E’ vero, si sente l’odore di frittura, non è aria ma una panella elettorale.

Meetup Sciacca 5 stelle

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M5S: ”Deroga al divieto di pesca del novellame assurda ed inconcepibile. L’assessore Cartabellotta faccia subito marcia indietro.”

La decisione dell’assessore Cartabellotta di derogare al divieto di pesca di novellame in Sicilia, previsto dall’Unione Europea, non solo è assurda ma è addirittura inconcepibile, nell’ottica rivoluzionaria che doveva guidare l’attuale governo”.

Il  Movimento Cinque Stelle censura nettamente il provvedimento dell’assessore del governo Crocetta, che ha dato il via alla pesca del novellame per dare respiro al settore in crisi.

Il conclamato stato di crisi del settore della pesca – sostiene il capogruppo Giancarlo Cancelleri – non si risolve depauperando il mare della propria risorsa neonata, ma incentivando un serio “fermo biologico”, basato sulla “specie”, che comprenda anche tutte le forme di pesca sperimentale, attualmente praticata anche in luoghi interdetti alla pesca professionale di “sardine” e “rossetto”, come  nella zona di mare di Capo Feto e alla Foce del Pantano Longarini”.

Auspichiamo – afferma il il deputato Matteo Mangiacavallo – un pronto e sollecito passo indietro dell’assessorato regionale e una necessaria “pausa di riflessione”.  Tale pesca, devastante per tutte le forme di vita presenti nei fondali marini, per l’ecosistema e per la riproduzione di buona parte di pesce azzurro, non si poteva e non si doveva autorizzare, nemmeno per poche unità e nemmeno per pochi mesi all’anno. Siamo d’accordo con il commissario dell’UE: il novellame va cancellato dai nostri menù”.

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