Referendum 2016: il quorum non si raggiunge ma a Sciacca un mare di Sì

Mangiacavallo (M5S): “Orgoglioso e fiero della mia città e del suo 54%.”

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Un esito referendario, quello del 17 Aprile, che ha registrato, nonostante i vari tentativi di boicottaggio, il voto di 15 milioni di italiani che hanno sostenuto il SI per dire NO alle trivelle. E’ questo il dato più importante in un Paese in cui il partito di maggioranza è rappresentato dagli astensionisti, con quel 46% cronico della popolazione che non vuole più recarsi alle urne. Il quorum si è fermato ad un 32% che, in termini numerici, è comunque superiore alla quota rappresentata dal partito di maggioranza attualmente al governo. In Sicilia, dove la soglia è rimasta più bassa, primeggia Sciacca, unica città in cui il quorum non solo è stato raggiunto ma è stato superato con uno straordinario 54%. Ecco il commento di Matteo Mangiacavallo, deputato del M5S all’ARS:

“Quel 32% raggiunto – dichiara Mangiacavallo – è comunque un risultato importante, poiché ottenuto tra la disinformazione della gente e l’invito di alte cariche dello Stato a non andare a votare. Il risultato è doppiamente importante, soprattutto in vista delle nuove consultazioni referendarie del prossimo autunno dove non è richiesto il quorum e gli italiani, stavolta, dovranno votare NO per salvare la nostra Costituzione. A proposito di quorum, credo sia giunto il momento di rilanciare la proposta del M5S di abolirlo definitivamente, così, come in tutti i paesi civili, chi non va a votare ha davvero torto. E’ troppo comodo cavalcare l’astensionismo per rendere nullo un referendum”.

“Che dire del 54% raggiunto a Sciacca? – continua Matteo Mangiacavallo – Dire che sono fiero e orgoglioso della mia città è dir poco. Sciacca, per una volta, ha mostrato compattezza e determinazione nella difesa della nostra risorsa più grande, il mare, fonte di ricchezza economica, dalla pesca al turismo. Sciacca ha abbracciato il suo mare con un mare di SI ed è un segnale forte che manda al governo regionale e italiano. E’ la vittoria dei comitati civici, delle associazioni, di tutti gli schieramenti politici e di tutti i cittadini”.

“Adesso occorre essere compatti ancora una volta – conclude il deputato saccense – per difendere l’acqua, il Tribunale, l’Ospedale e le Terme. E’ un’aggressione continua di tutti i nostri beni comuni e il M5S c’è è ci sarà, dimostrando valori che in politica cominciano a mancare da tempo, quelli legati alla coerenza e all’onestà. Sarà difficile, per gli esponenti dei partiti che rappresentano a Sciacca la maggioranza che governa la Sicilia e l’Italia, fare la stessa cosa, senza giocare un doppio ruolo degno del migliore opportunista. E i saccensi, forti del risultato di ieri, ne sono certo, non si faranno più prendere in giro da quattro politicanti da strapazzo”.

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Trivelle, M5S: “Fermiamo le concessioni eterne, Si al Referendum”. In dieci Regioni i Cinquestelle presentano la mozione per l’Election Day: “Presidente Mattarella torni indietro sui suoi passi”

Ad oggi Vega A, la piattaforma più grande d’Italia sorta trent’anni fa di fronte le coste di Ragusa, potrebbe continuare l’attività di ricerca e di estrazione anche per oltre 100 anni, “una prigionia senza fine”. L’appello dei portavoce Cinquestelle ai volti noti della Tv italiana: “Aiutateci ad informare i cittadini attraverso i vostri canali e le vostre pagine social”.

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I consiglieri e deputati Cinquestelle: “Renzi e Mattarella tirano dritto e scelgono la data del 17 aprile, mentre l’accorpamento del voto referendario a quello delle prossime elezioni amministrative, oltre a favorire la partecipazione democratica dei cittadini, scongiurerebbe soprattutto l’inutile spreco di milioni di euro di fondi pubblici”.

Evidentemente, sia Renzi che Mattarella vogliono far naufragare il referendum. Sembra sfumata l’ipotesi di accorpare la consultazione popolare con il primo turno delle amministrative”. Così il M5S che in ben dieci Regioni, Sicilia, Basilicata, Campania, Piemonte, Puglia, Veneto, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Friuli, ha depositato una mozione che invita il presidente della Repubblica a concedere l’Election Day. “Butteremmo via milioni di euro di fondi pubblici, – affermano dal Movimento 5 Stelle – e come se non bastasse, rischiamo non venga raggiunto il quorum”.

In poche parole, – afferma il deputato regionale siciliano Giampiero Trizzino – ci chiedono di scegliere tra una semplice proroga della concessione e la durata illimitata della stessa , e se non si dovesse raggiungere il quorum, correremmo il rischio, ad esempio, che Vega A, la piattaforma più grande d’Italia, con una superficie che si estende per oltre 184 km2, sorta trent’anni fa di fronte le coste di Ragusa, potrebbe continuare l’attività di ricerca e di estrazione anche per oltre 100 anni. Una prigionia senza fine”.

I consiglieri e deputati del M5S, nelle dieci Regioni, dichiarano guerra allo scempio delle coste italiane: “Avvieremo una campagna informativa senza precedenti: convegni, manifestazioni, banchetti e materiale illustrativo”. I portavoce Cinquestelle lanciano un vero e proprio appello e chiedono il supporto dei volti noti della Tv italiana: “Aiutateci ad informare i cittadini attraverso i vostri canali e le vostre pagine social”.

In ultimo interviene anche l’europarlamentare Ignazio Corrao: ”bisogna evitare a tutti i costi l’incredibile sperpero di 360 milioni di euro. La decisione del Consiglio dei Ministri di fissare il referendum  il 17 aprile 2016, sembra non avere alcuna giustificazione, dal momento che affrontare una spesa di circa 400 milioni di euro, per chiedere agli italiani di pronunciarsi su un unico quesito referendario, appare scelta a dir poco scellerata, oltre che fortemente antidemocratica”.

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Trivelle, il referendum si farà. Il M5S Sicilia: “Finalmente voce agli italiani”

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Sì al referendum sulle trivellazioni, la Corte Costituzionale si è appena espressa dichiarando ammissibile il quesito sulla norma che riguarda la durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate. Lo stesso quesito era già stato dichiarato ammissibile dalla Cassazione. “Finalmente sarà data voce agli italiani”, affermano i 14 deputati a Palazzo dei Normanni del Movimento 5 Stelle. Gli stessi deputati, in tutti questi anni, hanno intrapreso una vera e propria battaglia per fermare lo scempio dei mari e delle coste; e così hanno organizzato manifestazioni pubbliche, presentato numerosi atti parlamentari, ottenuto l’aumento delle royalties, ed in ultimo, hanno portato all’Ars la proposta referendaria, bocciata però dalla stessa maggioranza di governo.

A far giustizia, adesso, ci hanno pensato i nove Consigli regionali (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) che, invece, sono riusciti a portare avanti la proposta dei quesiti. Ed oggi l’Ok definitivo della Corte, e dunque il referendum si farà”. Lo dice il parlamentare M5S Giampiero Trizzino, presidente della commissione Ambiente fino a pochi mesi fa, prima che il Pd facesse indigestione di poltrone, nonchè primo firmatario di più atti parlamentari col medesimo obiettivo, dire No alle trivellazioni.

Il M5S è già pronto a sostenere la campagna referendaria che dovrà portare gli italiani a decidere tra pochi mesi su un tema importante e sensibile quanto quello dell’energia nucleare. “Le alternative alle fonti fossili esistono –concludono i Cinquestelle – e non sono un’utopia, basta avere il coraggio di intraprendere scelte di politica ambientale responsabili e in linea con il principio di sostenibilità. Ovviamente la battaglia continua”.

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No alle trivelle, catene umane nelle spiagge di 4 regioni: tre tappe in Sicilia

Il tour, dal titolo “Giù le mani dal nostro mare”, parte l’otto agosto e prevede anche agorà e banchetti informativi per sensibilizzare la popolazione.

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Con la Conferenza Stampa prevista per il prossimo 1 agosto a Bari (rotonda lungomare), si comunicherà l’inizio ufficiale della terza edizione dell’evento “Giù le mani dal nostro mare”, tour itinerante nelle spiagge per sensibilizzare sul problema delle trivellazioni marine che si svilupperà quest’anno nelle quattro regioni meridionali interessate dalla problematica: Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia.

Il 2 agosto, in attesa dell’inizio del tour previsto per sabato 8 agosto, si terrà il “NoTrivDay”: i diversi gruppi M5S organizzeranno dei banchetti informativi nei propri territori per sensibilizzare la cittadinanza e pubblicizzare il tour che partirà da Licata e terminerà il 6 settembre con una “festa” a Bari, nella rotonda del lungomare.

Come per gli anni scorsi ogni tappa prevederà una “catena umana” sul bagnasciuga delle spiagge coinvolgendo gli stessi bagnanti, si terranno inoltre delle agorà pubbliche a cura dei portavoce del Movimento 5 Stelle presenti.

Di seguito le tappe del tour:

  • 08 AGOSTO: LICATA (Sicilia)
  • 09 AGOSTO: GELA (mattina) (Sicilia)
  • 09 AGOSTO: AGRIGENTO (pomeriggio) (Sicilia)
  • 12 AGOSTO: TORRE CANNE (FASANO) (Brindisi)
  • 13 AGOSTO: SAN PIETRO VERNOTICO (Brindisi)
  • 14 AGOSTO: POLICORO (Basilicata)
  • 16 AGOSTO: ROCCA IMPERIALE (Basilicata/Calabria)
  • 17 AGOSTO: MONOPOLI (Bari)
  • 18 AGOSTO: SQUINZANO/TREPUZZI (Lecce – Puglia)
  • 19 AGOSTO: CASTELLANETA (Taranto- Puglia)
  • 20 AGOSTO: VIESTE (Foggia)
  • 21 AGOSTO: CAMPOMARINO (Taranto)
  • 22 AGOSTO: GALLIPOLI (Lecce)
  • 23 AGOSTO: ROSSANO CALABRO (Calabria)
  • 24 AGOSTO: CROTONE (Calabria)
  • 25 AGOSTO: BISCEGLIE (Puglia)
  • 27 AGOSTO: MANFREDONIA (Foggia)
  • 28 AGOSTO: POLIGNANO/MOLA (Bari)
  • 29 AGOSTO: MOLFETTA (Bari)
  • 30 AGOSTO: BARLETTA (Puglia)
  • 06 SETTEMBRE: TAPPA FINALE NELLA ROTONDA DEL LUNGOMARE A BARI

La locandina dell’evento:

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M5S, contro le trivelle azioni a tutto campo

E intanto uno studio dell’Ingv rivela la presenza di vulcani sottomarini attivi al largo della costa sud-occidentale della Sicilia.

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E’ una dichiarazione di guerra a tutti gli effetti quella che i deputati del Movimento 5 stelle all’Ars fanno alle trivelle in Sicilia e, mutatis mutandis, al governo regionale che ha siglato l’accordo “scellerato” con Assomineraria.

Dopo due mozioni, un ordine del giorno, una proposta di referendum, un disegno di legge voto e una denuncia alla Commissione europea, stamani l’annuncio in conferenza stampa, alla quale ha partecipato pure il sindaco Orlando, delle nuove azioni che metteranno in campo per bloccare il piano di estrazioni in shore e off shore nell’Isola.

Il primo passo è la chiamata a raccolta dei siciliani il prossimo venerdì alle 15.30 a Palermo, davanti a Palazzo d’Orleans, dove è previsto un sit-in organizzato in collaborazione con l’Anci Sicilia, Legambiente, Greenpeace e l’associazione No triv per chiedere a Crocetta il rispetto degli atti parlamentari approvati contro i progetti industriali sugli idrocarburi.

Quindi, il secondo, strettamente legato all’esito della riunione di ieri dei capigruppo all’Ars che hanno dato il via libera per la discussione in aula, fissata il 7 gennaio prossimo, al ddl voto che mira all’abrogazione dell’articolo 38 del decreto legge 12 settembre 2014 (il cosiddetto Sblocca Italia), convertito poi in legge. Se da Sala d’Ercole arriverà l’ok, saranno poi i  parlamentari siciliani a Roma a dover cercare di farlo battezzare legge dello Stato.

Nella pentola in ebollizione dei grillini non c’è solo il ddl voto: ha avuto recentemente il via libera dalla commissione Ambiente anche la proposta di referendum abrogativo dello stesso articolo, mentre in precedenza erano state approvate da sala d’Ercole due mozioni a firma Palmeri e Foti e un ordine del giorno a firma Mangiacavallo. Comun denominatore di tutti questi atti, è sempre lo stop alle trivelle ma con diverse sfaccettature.

La mozione Palmeri ha impegnato il governo a fermare la ricerca sulla terraferma per mettere al riparo la regione da possibili rischi sismici, quella a firma Foti a stoppare i petrolieri  nel canale di Sicilia con la costituzione di zone a tutela biologica, mentre l’atto di Mangiacavallo  mira all’abrogazione degli articoli 37 e 38 con il ricorso al referendum e alla Corte costituzionale. La proposta della Foti, in particolare, richiama all’attenzione oltre ai rischi sismici, anche quelli connessi all’attività vulcanica, un fattore quest’ultimo non tenuto nella giusta considerazione dai governi nazionale e regionale. E che invece è stato oggetto di studio da parte dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) che nel 2010 mise nero su bianco un rapporto tecnico “Primi tentativi di monitoraggio dei resti sottomarini dell’eruzione che nel 1831 costruì l’isola Ferdinandea nel Canale di Sicilia”. Ebbene, le conclusioni di quel report fanno tremare i polsi, perché confermano, tra le altre cose, l’idea che il rilievo sottomarino prospiciente Sciacca è sede di un’area vulcanica attiva e di grandi dimensioni (25×35 chilometri circa).

“Esiste, quindi, la possibilità- si legge nelle conclusioni del report- di una ripresa dell’attività vulcanica in una zona relativamente prossima alle coste meridionali della Sicilia, entro un raggio di alcune decine di chilometri da Capo San Marco e da Sciacca, distanza non molto più grande di quella che separa la cattedrale di Catania dai crateri sommitali dell’Etna.

Queste considerazioni- prosegue l’Ingv- hanno chiare implicazioni sulla valutazione del rischio vulcanico e sismico ma, allo stato attuale, non sono sufficienti ad indicare un problema pressante e a disegnare uno scenario di rischio imminente. Tuttavia, anche se questi vulcani non eruttano regolarmente come l’Etna, possono in qualsiasi momento dare luogo a eruzioni sottomarine di tipo esplosivo, le quali, a loro volta potrebbero generare tsunami e devastare una costa densamente popolata con possibili ripercussioni sull’opposta sponda del Mediterraneo”.

Secondo Domenico Macaluso, responsabile del Nucleo operativo subacqueo Lega navale italiana, che ha effettuato delle ricerche sottomarine per conto dell’Ingv “la presenza di questi vulcani dimostra che ci sono coni eruttivi avventizi di un unico grande vulcano. Le ricerche sottomarine, arricchite anche dagli studi degli archivi, ed effettuate fra il 1999 ed il 2006 hanno fatto luce pure su un evento cronologicamente lontano, un terremoto seguito da un maremoto, che il 21 luglio del 365 d.C. distrusse molte città della Sicilia sud-occidentale, come Selinunte, Allavam ed Eraclea Minoa”.

Fonte: www.ilmoderatore.it

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Il piano di Renzi per bucare il mare. M5S: “145 kmq di trivelle selvagge”

Il M5s presenta al Parlamento europeo il dossier sull’estrazione del petrolio: “Con lo Sblocca Italia decine di progetti anche nel Canale di Sicilia, su un’area grande quanto la Grecia. Useranno detonazioni a ridosso delle aree protette, è un disastro che va fermato”.

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Deepwater Horizon, la piattaforma petrolifera di proprietà Transocean affondata il 20 aprile 2010 nel Golfo del Messico. Oltre a costare la vita a 11 persone, l’incidente ha generato un gravissimo danno ambientale. In mare si sono riversati circa 5 milioni di barili di petrolio, che hanno provocato la distruzione di un intero ecosistema. L’oro nero ha ucciso migliaia di uccelli marini, mammiferi, tartarughe e pesci e ha gravemente danneggiato i coralli sul fondo del mare. E le operazioni di bonifica hanno fatto più male che bene, devastando i luoghi deputati alla riproduzione della fauna. Un quinto del petrolio giace ancora sul fondo del mare.

Un’area di 145 chilometri quadrati , di cui ben 123 in mare. Un territorio poco più vasto dell’intera Grecia che rischia di venire perforato per estrarre petrolio o per cercarlo attraverso detonazioni subacquee. Un rischio sempre più concreto a causa delle norme scellerate contenute nel decreto del governo Renzi, lo Sblocca Italia, che di fatto è uno Sblocca Trivelle“. E’ quanto denuncia Rosa D’Amato, eurodeputata del Movimento 5 stelle, che cita i dati del dossier ‘145 kmq di trivelle selvagge, il piano Renzi per bucare l’Italia e il suo mare’. Il dossier è stato presentato oggi al Parlamento europeo di Bruxelles nel corso del seminario ‘Don’t fossilize yourself’, promosso dalla stessa eurodeputata e dal gruppo Efdd.

Stiamo assistendo a un vero e proprio assalto dei petrolieri al mare e al territorio italiano – dice D’Amato -. Stando ai dati del ministero dello Sviluppo economico, al momento le compagnie petrolifere hanno presentato 120 richieste di cui 67 per la ricerca di idrocarburi in terraferma, 45 per la ricerca in mare e 8 per la prospezione in mare. Dal Nord al Sud, dall’Adriatico al Tirreno fino al Golfo di Taranto e al Canale di Sicilia, ci sono decine di progetti, alcuni già in fase avanzata, che rischiano di perforare o di usare delle vere e proprie detonazioni subacquee a ridosso di aree marine di fondamentale importanza per la biodiversità del mar Mediterraneo. E’ un disastro che va fermato“.

L’europarlamentare denuncia innanzitutto l’irrilevanza economica della Strategia energetica nazionale, che vuole più che raddoppiare entro il 2020 l’estrazione di idrocarburi in Italia: “A fronte di introiti per le compagnie petrolifere che nel 2013 hanno raggiunto i 6,5 miliardi di euro solo con la vendita delle materie prime estratte – dice D’Amato – i ricavi dalle royalties per lo Stato sono stati, sempre nel 2013, di poco superiori ai 420 milioni di euro. Di questi, ben 93 milioni tornano alle stesse compagnie petrolifere attraverso i buoni benzina rilasciati dal Fondo di riduzione prezzi carburanti. Una beffa nella beffa“. Ci sono poi i danni ambientali delle attività petrolifere che, dice sempre l’eurodeputata, “fanno del Mediterraneo uno dei mari più inquinati da idrocarburi al mondo“.

Eppure, con lo Sblocca Italia, “trivellare sarà sempre più facile. Il cavallo di Troia è essenzialmente uno: togliere alle Regioni il potere di veto sulla ricerca e sulla trivellazione di pozzi di petrolio e di metano. Tra le disposizioni del decreto, infatti, c’è quella che trasferisce d’autorità nel marzo 2015 le procedure di via sulle attività a terra dalle regioni al ministero dell’Ambiente, annullando il potere di veto delle comunità locali“.

Lo Sblocca Italia va fermato – conclude D’Amato -. Questo decreto costituisce una palese violazione delle norme europee, in particolare della Direttiva Offshore 2013/30/UE e dalla nuova Direttiva 2014/52/UE sulla Valutazione di impatto ambientale. Contro queste violazioni abbiamo dato e continueremo a dare battaglia in Europa“.

Fonte: lasiciliaweb.it

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Ambiente e popoli la stessa sorte, petrolio presagio di morte – Manifestazione a Licata il 9 novembre 2014

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Gli attivisti del Meetup di Licata esprimono forte preoccupazione per le scelte di carattere ambientale che il Governo nazionale è in procinto di attuare con l’imminente entrata in vigore del Decreto Sblocca Italia, che in realtà è un Decreto “Sblocca Trivelle” che interessa direttamente il nostro territorio con l’avvio del progetto “Offshore Ibleo” di ENI che prevede due perforazioni “esplorative” (Centauro 1 e Gemini 1) e sei pozzi di produzione commerciale (Argo 2 e Cassiopea 1-5), nelle acque del mare di Licata, progetto che ha ricevuto il parere favorevole da parte del ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare lasciando che le trivellazioni off-shore vengano autorizzate senza neanche prendere in considerazione il loro possibile impatto sul mare.

Tale progetto, assieme agli altri 13 in fase di approvazione nel Canale di Sicilia, apre alle trivellazioni mettendo a rischio le risorse e le ricchezze del mare oltre che l’economia turistica dei comuni costieri siciliani e il modello di sviluppo eco-sostenibile su cui i territori già da tempo stanno lavorando per il proprio futuro.

Inoltre nel decreto “Sblocca Italia” le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale per le attività di ricerca, prospezione ed estrazione in terraferma sono sottratte alle Regioni ed assegnate allo Stato, in contrasto con quanto stabilito nel Titolo V della Costituzione e con conseguente accentramento dei poteri a discapito del diritto delle comunità che abitano sul territorio di far sentire la propria voce.

Con l’entrata in vigore del Decreto vengono modificate le norme sulla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi che diventeranno attività di pubblica utilità, ciò implica che le eventuali autorizzazioni avranno effetto di variante urbanistica, cosa che porterà il Comune di Licata e i comuni interessati a essere spogliati delle proprie competenze strategiche sulla programmazione territoriale.

Il provvedimento solleva anche dubbi di legittimità in relazione alle garanzie sancite dalla Costituzione in favore degli Enti locali e delle Regioni, in considerazione del fatto che tutti i livelli istituzionali hanno il dovere di garantire la salute dei cittadini, di difendere e tutelare il territorio, l’ecosistema locale e le sue risorse naturali e paesaggistiche (terrestri e marine) e che le stesse vanno salvaguardate anche attraverso una forte opposizione a ogni atto che comporti qualsivoglia pericolo per le persone e per il territorio.

Come è noto, sulla nave Raimbow Warrior di Greenpeace approdata a Licata il 10 Ottobre 2014 si era costituito un coordinamento dei comuni siciliani contro le trivellazioni in mare, presenti ANCI Sicilia e ben 8 amministrazioni. L’obiettivo dell’incontro era subito chiaro: basta proclami, è tempo di agire!
I comuni devono attivarsi subito per fermare i progetti di trivellazione e le misure del decreto Sblocca Italia che ne favoriscono una deregulation. Da quell’incontro nasce subito la proposta di far passare una delibera in tutti i comuni siciliani, per chiedere al Governatore della Regione Siciliana di impugnare l’art.38 del Decreto, che riguarda le trivelle, come incostituzionale per fermare i piani del governo nazionale.

Per queste ragioni, gli attivisti del MeetUp M5S di Licata così come tutta la cittadinanza, non avendo avuto un palese riscontro ad oggi sull’emanazione di tale delibera comunale, chiedono che venga predisposta la discussione con urgenza nella prima seduta utile del Consiglio Comunale in presenza del Commissario Straordinario Cartabellotta che porti ad approvare la proposta di delibera dell’Anci Sicilia e adempiere ad una comune decisione presa sulla nave di Greenpeace e poi nella seduta aperta del Civico Consesso riunitosi al Teatro Re Grillo, un provvedimento necessario volto alla salvaguardia dell’ambiente e della difesa delle prerogative di un territorio votato al turismo, così come già sta avvenendo in molti Comuni che si affacciano nel Canale di Sicilia.

Auspichiamo che il Governatore della Sicilia, sciolga presto la propria “riserva” al riguardo e che il Governo Renzi si impegni, invece, di favorire un futuro energetico ‘carbon free’, alimentato da fonti rinnovabili e caratterizzato dall’efficienza energetica.

Con l’occasione portiamo a conoscenza sia all’Amministrazione che all’intera cittadinanza che giorno 9 Novembre il MeetUp Licata organizza attraverso un coordinamento regionale una manifestazione di protesta e sensibilizzazione contro le trivellazioni, una mobilitazione nazionale contro il Decreto “Sblocca Italia” che coinvolge 8 regioni d’Italia e far sentire la voce di disapprovazione contro questa follia dei petrolieri che a tutti i costi vogliono estrarre le ultime gocce di idrocarburi dal Mare Nostrum a discapito dell’ambiente dei territori, del mare, dell’economia della pesca e del turismo e della salute dei cittadini. Il corteo si muoverà dalla Piazza del Carmine sino ad arrivare in Piazza Attilio Regolo dove i Portavoce parlamentari nazionali e regionali si confronteranno con i cittadini in una libera Agorà e faranno conoscere le proposte del M5S come l’ #AttivaItalia e tante altre proposte.
Pertanto invitiamo tutti a partecipare liberamente e far fronte comune in questa battaglia di civiltà ricordando che #umariunsispurtusa e che intendono condividere esperienze, progetti ed idee utili alla crescita e alla maturazione di una coscienza “attiva” sui temi dell’ambiente, salute e dell’eco-sostenibilità.

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La Rai e il “vizietto” dei tagli su argomenti ritenuti scomodi

È successo nella trasmissione “Lineablu”, andata in onda il 31 agosto 2013, che ha dedicato un ampio spazio alla città di Sciacca e alle sue risorse naturali (mare, ceramica, terme, etc.).

La puntata in questione, registrata un mese prima della messa in onda, ha visto tra i protagonisti l’ingegnere Mario Di Giovanna, appartenente al Comitato Stoppa La Piattaforma, che ha rilasciato dichiarazioni in merito alle ipotesi di sfruttamento petrolifero del mare saccense. In particolare, Di Giovanna, che porta avanti da anni una dura battaglia contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia, durante l’intervista a “Lineablu” ha espresso il proprio legittimo dissenso circa lo sfruttamento in chiave industriale del mare di Sciacca.

Ebbene, quell’intervista non è mai stata trasmessa, anzi è stata sostituita con le dichiarazioni di un geologo, Carlo Cassaniti, che, contrariamente a quanto espresso da Di Giovanna, rassicurava sulla bontà delle trivellazioni e sull’opportunità di una zonizzazione del Canale di Sicilia al fine di individuare porzioni di mare compatibili con l’estrazione petrolifera.

L’idea che si possa dividere in zone, più o meno sensibili ai fini delle trivellazioni” – afferma Di Giovanna – “di fatto ammette che è possibile trivellare in sicurezza, ma è assolutamente priva di ogni fondamento logico. Eseguire una zonizzazione del nostro mare per fini petroliferi equivale a sostenere che il petrolio, riversato in mare a causa di un incidente, rimane confinato all’interno di invisibili confini che delimitano tali zone”.

Su suggerimento dei deputati nazionali siciliani del M5S, la cittadina a 5 stelle alla Camera Mariella Liuzzi ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Presidente della Commissione Vigilanza Rai e al Presidente del Consiglio di Amministrazione della Rai, in cui si chiede per quali ragioni l’intervista all’ingegnere Di Giovanna è stata prima registrata e successivamente censurata; perché al posto della predetta intervista sono andate in onda le dichiarazioni del geologo Cassaniti concernenti lo stesso argomento affrontato dal Di Giovanna, ma di contenuto diametralmente opposto; per quali ragioni non sono state trasmesse entrambe le interviste e si è invece preferito oscurare del tutto il punto di vista del Comitato Stoppa la Piattaforma in merito alle trivellazioni nel mare di Sciacca; se la censura in oggetto costituisce parte di una più ampia politica – apparentemente perseguita dalla Rai anche in altre occasioni, come durante il programma “Petrolio” andato in onda nel mese di agosto su Rai Uno – volta a sostenere le estrazioni petrolifere sul territorio italiano e creare consenso attorno a tali attività; se tale politica comunicativa favorevole alle trivellazioni costituisca una sorta di occulta contropartita nell’ambito di accordi commerciali e pubblicitari tra la Rai e le compagnie petrolifere quali, ad esempio, l’Eni.

La risposta della Commissione non è tardata ad arrivare (vedi link), così come le riflessioni della stessa deputata M5S Liuzzi dopo un’attenta lettura della stessa (vedi link).

In primo luogo Cassaniti “è ritenuto un esperto per approfondire il tema delle trivellazioni dal punto di vista scientifico; tale testimonianza dunque non veniva utilizzata in contrapposizione alle teorie del Comitato Stoppa La Piattaforma o ad altra qualsivoglia posizione bensì come parere tecnico”. Sicuramente esperto come Tabarelli di Nomisma Energia? Chissà!

Ma vi è di più. L’intervista censurata dell’ingegnere Di Giovanna, secondo la RAI, non è andata in onda poiché la conduttrice “dopo aver sottolineato che i pescatori locali hanno deciso di prendere posizione e di sostenere il Comitato Stoppa la piattaforma, intervista Pino Gullo, presidente della Lega Pesca Sicilia, che sottolinea come la pesca siciliana chieda con molta forza una regolamentazione al pari di quello che è avvenuto nell’Alto Tirreno e conclude che per poche manciate di petrolio si va a distruggere l’industria della pesca … che dà lavoro a moltissime famiglie”. In questo caso, però, la RAI non ha ritenuto che fosse necessario l’intervento di un esperto, così come accaduto per la presa di posizione a favore del petrolio, né che non esiste in alcun modo una scusante alle perforazioni petrolifere, anche qualora esse avvengano in sicurezza.

E veniamo infine alla chicca finale della risposta all’interrogazione: “Nel rispetto dei principi d’imparzialità e completezza dell’informazione, si precisa infine che, non essendo presenti nei servizi sopra riassunti delle dichiarazioni o interviste di rappresentanti di compagnie petrolifere (per es. Eni), gli autori hanno deciso che, nell’economia del programma, le due voci fossero sufficienti ed esaustive a raccontare tale problematica”. Giusto! C’era già l’opinione di un geologo che sosteneva l’ENI e la richiesta di regolamentazione del Presidente della Lega Pesca Sicilia.

Il “vizietto” di mamma Rai di non dare spazio alle voci contrarie ai poteri forti continua a manifestarsi, soprattutto nelle trasmissioni di maggiore ascolto!

Relativamente alla questione delle trivellazioni, è da sottolineare come dalla Regione Sicilia non pervengano segnali di risposta, restando a oggi inascoltate anche le richieste scaturite dalla IV Commissione Ambiente e Territorio dell’Assemblea Regionale Siciliana presieduta dal pentastellato Giampiero Trizzino. Al termine di un’audizione tenutasi lo scorso mese di febbraio con Greenpeace, il Comitato Stoppa La Piattaforma e altre associazioni ambientaliste, Trizzino aveva chiesto un accordo Stato-Regione per razionalizzare il sistema normativo e le autorizzazioni per le trivellazioni nel Canale di Sicilia e la formazione di un tavolo tecnico con i rappresentanti degli enti preposti, ma la richiesta non ha avuto ancora alcun seguito.

Palermo, 27 settembre 2013

Fonte: sicilia5stelle.it

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L’acqua dei petrolieri

“Il MoVimento 5 Stelle inizia un percorso partecipato per una legge speciale a tutela delle risorse idriche e contro l’inquinamento di acqua, aria e terra. I petrolieri e i loro amici politici perforano fino a 7 km di profondità. Usano sostanze chimiche, spappolano la roccia di scisto e con essa la serenità di intere comunità. Perforano senza alcun limite e controllo, vicino a ospedali, corsi d’acqua, aree di ricarica dei bacini idrici e sorgenti, centri abitati, lungo le faglie sismiche o nelle aree coltivate. Sceglie Scaroni, decide Passera, permette Clini, promulga Romani, conferma Zanonato e il cittadino subisce senza essere ascoltato o risarcito. È tempo di una legge speciale che abolisca le royalties in ambito petrolifero (sono l’obolo di distrazione di massa), e che fermi gli effetti che l’attività estrattiva provoca su aria, suolo, sottosuolo. Il cammino verso questa proposta di legge partecipata vedrà insieme esperti, Comitati di cittadini e portavoce nelle Istituzioni. Si inizia mercoledì 26 giugno alle 9.30 alla Sala Tatarella della Camera dei Deputati. Si confronteranno i portavoce M5S Vito Petrocelli e Mirella Liuzzi, la professoressa Maria Rita d’ Orsogna (California State University), il professor Franco Ortolani (Università di Napoli), il professor Massimo Civita (Politecnico di Torino), la professoressa Albina Collella (Università della Basilicata), il professor Enzo di Salvatore (Università di Teramo), Luca Pardi presidente di ASPO-Italia, Felice Santarcangelo e Giuseppe Macellaro dei Comitati No Scorie Trisaia e No Triv e Giulio Melegari e Gianni Franzoni, tecnici del petrolio ed ex dipendenti Eni.” M5S Camera e Senato

Fonte: beppegrillo.it

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Comunicato stampa del Comitato “Stoppa La Piattaforma”

Si conclude oggi, ultimo giorno di campagna elettorale, l’iniziativa del Comitato “Stoppa La Piatattaforma”, appoggiata anche da Greenpeace, di far firmare ad ogni candidato alla presidenza della Regione Siciliana l’appello contro le trivellazioni nel Mediterraneo.

Ricordiamo che questo appello è già stato sottoscritto da circa 45 sindaci e da 57.000 siciliani e con lo stesso si chiede a gran forza che lo sviluppo nel canale di Sicilia sia legato al turismo e alla pesca nel pieno rispetto dell’Ambiende, il tutto mettendo al bando ogni ipotesi di sfruttamento petrolifero del nostro mare.

Sia il nostro Comitato “Stoppa La Piattaforma” che Greenpeace hanno da settimane preso contatto con gli staff dei candidati alla presidenza della Regione, chiedendo di sottoscrivere l’appello.

Il consenso è stato trasversale, anche se non possiamo ritenerci soddisfatti.

Infatti numerosi sono i candidati alla presidenza che non hanno ritenuto opportuno sottoscrivere l’appello.

I Candidati alla presidenza della Regione che si sono impegnati, sottoscrivendo l’appello, alla salvaguardia del canale di Sicilia e che quindi hanno sposato pubblicamente la campagna di Greenpeace, sono(Ordine Alfabetico):

  • Cancelleri, del Movimento 5 Stelle
  • Crocetta, candidato della coalizione PD-UDC
  • Marano, candidata di SEL e IDV
  • Miccihè, candidato di Grande Sud

Degli altri, purtroppo, nonostante le insistenti richieste, non ci è dato sapere cosa pensino relativamente alla trivellazioni nel Mare Mediterraneo.

In questa singolare campagna elettorale in cui, in linea generale, poco si è saputo relativamente ai programmi dei vari schieramenti, speriamo con questa inizativa di avere fornito agli elettori un elemento utile per la scelta del nostro futuro Presidente.

Cordialmente,

Mario Di Giovanna
Portavoce del Comitato “Stoppa La Piattaforma”

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