Invitiamo i Saccensi ad eseguire scrupolosamente la raccolta differenziata

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L’Assemblea permanente del M5S di Sciacca invita tutta la popolazione ad eseguire scrupolosamente la raccolta differenziata. Differenziare i rifiuti significa rispettare l’ambiente ma anche ridurre i costi della loro raccolta. In questo periodo di emergenza creato da un governo regionale assolutamente incapace di affrontare e risolvere i veri problemi dei siciliani, differenziare i rifiuti significa evitare che la nostra Sciacca sia sommersa dalla spazzatura compromettendo le basilari condizioni di pubblica sicurezza igienico-sanitaria. In questo periodo di massima presenza turistica, effettuare la raccolta differenziata significa evitare che i nostri ospiti abbiano uno sgradevole ricordo della loro permanenza nella nostra città che li induca a parlarne negativamente.

Auspichiamo che la modalità di raccolta multi-materiale scelta dall’amministrazione sia una scelta di brevissimo termine, per permettere alla popolazione di recuperare il grande gap culturale accumulato in quattro anni di totale immobilismo sul fronte ambientale, e che si possa nel più breve tempo possibile arrivare alla raccolta mono-materiale, notoriamente più efficiente e meno costosa.

Nello spirito di servizio che ci contraddistingue, a breve fisseremo un incontro con la cittadinanza, di cui daremo pronta comunicazione, per discutere dell’emergenza rifiuti e condividere le buone pratiche per una corretta raccolta differenziata.

Assemblea permanente M5S Sciacca

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Isole ecologiche, in Sicilia un fallimento. Il 70% è out. Interrogazione M5S

Deludente anche la riuscita dei centri comunali di raccolta. Per cercare di conoscere le intenzioni del governo regionale e lo stato degli impianti nell’isola i parlamentari del Movimento hanno presentato un’ interrogazione. Fatta pure una richiesta di accesso agli atti.

Angela Foti

Un fallimento, o quasi. Il 70% delle isole ecologiche per la raccolta differenziata realizzate in Sicilia non è in funzione. Poco più fortunata la sorte dei centri comunali di raccolta, dei quali “solo” il 35% è fermo.

La mappa che fotografa l’impiantistica della Regione siciliana, realizzata dal Dipartimento regionale Acqua e Rifiuti, è impietosa e racconta di un sistema di trattamento rifiuti in Sicilia scadente.

Delle 259 isole ecologiche esistenti, infatti, ben 183 sono out, mentre solo 63 dei 98 centri comunali di raccolta siciliani sono in attività.

Dati per nulla incoraggianti, che hanno indotto il Movimento Cinque Stelle a capirci di più con una interrogazione rivolta al Presidente della Regione e all’assessore all’Energia, che vede tra le prime firmatarie le deputate Claudia La Rocca e Angela Foti.

Ai rappresentanti del governo regionale i parlamentari chiedono il perché del mancato funzionamento degli impianti e se è in programma la loro attivazione. I Parlamentari chiedono inoltre di sapere quali misure il governo stia portando avanti per prevenire la produzione dei rifiuti ed innalzare il livello di raccolta differenziata, che vede la Sicilia ancora agli ultimi posti in Italia con una percentuale pro capite annua del 9,4 per cento, a fronte della media nazionale del 35,5 per cento.

Dal governo La Rocca, Foti e gli altri 12 parlamentari a sala d’Ercole vogliono sapere anche se sono stati predisposti interventi per affrontare le problematiche legate al riutilizzo dei rifiuti e lo stato d’attuazione del programma per l’incremento del sistema impiantistico destinato alla frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata dei rifiuti.

Per raccogliere altri dati in merito alla gestione dei rifiuti in Sicilia i parlamentari siciliani del Movimento hanno fatto anche una richiesta di accesso agli atti all’assessorato all’Energia per avere l’elenco completo degli impianti per il recupero e trattamento dei rifiuti pubblici e privati.

“I rifiuti – afferma Claudia La Rocca – sono una risorsa, sono oro, e solo quando lo capiremo la Sicilia farà sul serio un passo avanti. Qui non si parla soltanto di tutela dell’ambiente e della salute, già comunque importanti, si parla di economia reale, di lavoro. L’Europa ci chiede il rispetto di una precisa gerarchia nella gestione dei rifiuti e ricordo che ai primi 3 posti sono previsti la prevenzione, il riutilizzo ed il riciclo”.

“Il 90 per cento dei rifiuti prodotti in Sicilia – aggiunge Angela Foti – oggi finisce in discarica con un danno enorme per l’economia e per  l’ambiente. Un terzo di questi sono definiti frazione organica e andrebbero a compostaggio (il processo biologico/aerobico che porta alla produzione di una miscela di sostanze umidificate, il compost) se non fosse che l’impiantistica in Sicilia è sottodimensionata o inutilizzata”.

“Questa situazione – continua Foti – è inaccettabile, a maggior ragione se si è consapevoli del fatto che a pesare, puzzare e rendere inservibili tutti gli altri materiali è proprio ” l’umido” che finisce nel sacchetto e comporta costosi pretrattamenti. Il rimedio è sbloccare immediatamente i centri di compostaggio il cui iter autorizzativo è fermo in assessorato da mesi. E’ fondamentale, poi,  incentivare e promuovere il compostaggio domestico, possibilmente predisponendo un albo dei compostatori con delibera comunale, specialmente nei piccoli comuni e in tutte le zone rurali. Il fertilizzante naturale ottenuto  sarebbe utilissimo per il crescente ritorno all’agricoltura biologica”.

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I dodici tir affondati (e dimenticati) al largo di Capo Zafferano

Affondati 4 mesi fa, il M5S lancia un appello alla Regione per recuperarli. Una potenziale bomba ecologica ad una ventina di chilometri dalla costa palermitana.

Da quasi quattro mesi 12 tir giacciono dimenticati al largo di Capo Zafferano, a circa a due miglia nord est, dove si trovano in seguito a quanto accaduto il 9 dicembre scorso, quando un traghetto – partito da Livorno alla volta del capoluogo siciliano – appartenente all’azienda “Grimaldi” e denominato “Euro Cargo Cagliari”, trovatosi in balia della burrasca riversò in mare una dozzina di autoarticolati e di rimorchi.

I tir, due dei quali contenevano generi alimentari e pacchi di varia natura, mentre uno era vuoto, si trovano ancora lì, in un tratto di mare con una profondità di 500 metri: ma adesso, quando sono trascorsi più di 100 giorni, qualcosa si muove e la vicenda torna finalmente d’attualità tra i banchi della politica. A riportarla alla ribalta è Salvatore Siragusa, deputato del Movimento 5 Stelle, che lancia un appello alla Regione: “Si recuperino al più presto i tir affondati al largo di Capo Zafferano”, ha sottolineato l’esponente M5S chiedendo alla giunta Crocetta, di trovare un modo per disinnescare “una grande, potenziale, bomba ecologica”.

“Studieremo – ha detto Siragusa – un atto politico che impegni il Governo a muoversi per risolvere il problema che, oltre a compromettere l’ambiente, rischia di penalizzare particolarmente i pescatori del luogo, che già in qualche caso hanno visto danneggiate le loro attrezzature dai mezzi adagiati sul fondo”.
In attesa di risposte concrete da Palazzo d’Orleans Siragusa, assieme ad un altro collega del Movimento 5 Stelle, Matteo Mangiacavallo, ha sollevato il problema dei tir nel corso di un incontro all’Ars con una delegazione di pescatori di Porticello. Nell’occasione, sono stati anche affrontati le difficoltà che da tempo sta attraversando la categoria.

Fonte: Italpress – Corriere del Mezzogiorno

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Con acqua pubblica al via la grande battaglia ambientalista di Grillo e Movimento 5 Stelle

Pubblicato il 02 mar 2013 da Marina Perotta

Hanno vinto le elezioni i neo ambientalisti del Movimento 5 Stelle e i media del mainstream dopo aver ignorato per anni Beppe Grillo ora provano a analizzare la situazione. E’ divertente assistere ai dibattiti in tv: sembrano tutti boccheggiare davanti alle urla di Grillo e nessuno si è chiesto cosa siano a significare quelle 5 stelle, ossia acqua pubblica, energie rinnovabili, connettività pubblica, raccolta differenziata, sanità pubblica. Qualcuno devo dire le ha anche lette ma senza cogliere quell’immensa rivoluzione che sta in quelle due parole:acqua pubblica.

Il prossimo passo di Grillo sarà introdurre nella Costituzione l’acqua pubblica e la scuola pubblica, come ha più volte dichiarato durante i comizi dello tsunami tour:

La Costituzione non è perfetta. Calamandrei, quello che l’ha scritta, la chiamava l’incompiuta, perché diceva che non ci sono strumenti per i cittadini per controllare l’acqua pubblica e la scuola. Lo diceva chi l’ha scritta. Quindi noi non vogliamo stravolgere la costituzione, vogliamo aggiungerci ad esempio che sia obbligatorio per il parlamento discutere le leggi di iniziativa popolare.

D’altronde gli attivisti del Movimento 5 Stelle eletti nei comuni alle scorse tornate elettorali stanno lavorando anche sull’introduzione dell’acqua pubblica negli Statuti. Ma perché questo grande scontro sull’acqua pubblica?

Nel 2008 il governo Berlusconi tra i suoi primi atti diede il via alla privatizzazione dell’acqua. Ma il 13 giugno 2011 fu annunciata la vittoria ai referendum per acqua pubblica e nucleare. Il referendum fu il frutto del coordinamento dei Movimenti per l’acqua che portarono oltre 1 milione e mezzo di firme: un successo epocale.

E da allora centinaia di tentativi della politica di abrogare la volontà espressa legittimamente da 27 milioni di italiani: perché?

Lo spiega bene Padre Alex Zanotelli, pasionario dell’acqua pubblica, in un suo post ospitato dal Blog di Grillo scriveva:

Capisco che alle banche e alla finanza interessa molto l’acqua perché tra 30 anni non avremo più petrolio. Il problema centrale non sarà più il petrolio ma sarà l’acqua. Con il surriscaldamento del pianeta avremo sempre meno fonti idriche, quindi diventerà il grande oro blu. Ecco perché vogliono metterci le mani sull’acqua e allora capisco l’enorme pressione che ha il governo Monti da parte dell’Europa, delle multinazionali dell’acqua Veolia e Suez e di tutto in mondo finanziario perché si stracci il referendum. L’Europa ha paura del contagio referendum sull’acqua  ecco perché allora bisogna reagire. Mi fa piacere, vedevo già oggi che il governo comincia già a vacillare su queste questioni e mi auguro davvero che i partiti votino contro questo Art. 20 e salvino il referendum, è il minimo che possiamo chiedere!

L’art.20 alla bozza di decreto delle liberalizzazioni fu uno dei primi atti del governo Monti nato nel novembre 2011 e inserito nel gennaio 2012.

Oggi abbiamo di fatto una abrogazione di quel referendum per l’acqua pubblica approvata il 28 dicembre del 2012 e dunque ecco che il Forum italiano dei movimenti per l’acqua chiede alle nuove forze parlamentari:

una presa di posizione con cui si richieda all’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas di ritirare la delibera, approvata il 28 dicembre scorso, che nei fatti sancisce la negazione del referendum reintroducendo la remunerazione del capitale investito sotto le mentite spoglie degli “oneri finanziari”.

Detto fatto, per le nuove forze parlamentari i 150 del Movimento 5 Stelle e infatti all’indomani della vittoria scrive Grillo:

Faranno un governissimo pdmenoelle – pdelle. Noi siamo l’ostacolo. Contro di noi non ce la possono più fare, che si mettano il cuore in pace. Potranno andare avanti ancora 7, 8 mesi a fare un disastro, ma cercheremo di tenerlo sotto controllo. Cominceremo a fare quello che abbiamo sempre detto, le nostre stelle: l’acqua pubblica, la scuola pubblica, la sanità pubblica. Se ci seguono ci seguono. Se no la battaglia sarà molto dura per loro, molto dura.

Sapete perché Beppe Grillo non collaborerà mai con Pierluigi Bersani? Perché proprio Bersani con il Pd non ha mai partecipato alla raccolta firme per l’acqua pubblica e anzi ha assecondato le privatizzazioni per l’acqua salvo poi dichiarare che il Si al referendum sull’acqua pubblica lo avrebbe votato.

Foto: Getty Images

Fonte: ecoblog.it

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