Trivelle, M5S: “Fermiamo le concessioni eterne, Si al Referendum”. In dieci Regioni i Cinquestelle presentano la mozione per l’Election Day: “Presidente Mattarella torni indietro sui suoi passi”

Ad oggi Vega A, la piattaforma più grande d’Italia sorta trent’anni fa di fronte le coste di Ragusa, potrebbe continuare l’attività di ricerca e di estrazione anche per oltre 100 anni, “una prigionia senza fine”. L’appello dei portavoce Cinquestelle ai volti noti della Tv italiana: “Aiutateci ad informare i cittadini attraverso i vostri canali e le vostre pagine social”.

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I consiglieri e deputati Cinquestelle: “Renzi e Mattarella tirano dritto e scelgono la data del 17 aprile, mentre l’accorpamento del voto referendario a quello delle prossime elezioni amministrative, oltre a favorire la partecipazione democratica dei cittadini, scongiurerebbe soprattutto l’inutile spreco di milioni di euro di fondi pubblici”.

Evidentemente, sia Renzi che Mattarella vogliono far naufragare il referendum. Sembra sfumata l’ipotesi di accorpare la consultazione popolare con il primo turno delle amministrative”. Così il M5S che in ben dieci Regioni, Sicilia, Basilicata, Campania, Piemonte, Puglia, Veneto, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Friuli, ha depositato una mozione che invita il presidente della Repubblica a concedere l’Election Day. “Butteremmo via milioni di euro di fondi pubblici, – affermano dal Movimento 5 Stelle – e come se non bastasse, rischiamo non venga raggiunto il quorum”.

In poche parole, – afferma il deputato regionale siciliano Giampiero Trizzino – ci chiedono di scegliere tra una semplice proroga della concessione e la durata illimitata della stessa , e se non si dovesse raggiungere il quorum, correremmo il rischio, ad esempio, che Vega A, la piattaforma più grande d’Italia, con una superficie che si estende per oltre 184 km2, sorta trent’anni fa di fronte le coste di Ragusa, potrebbe continuare l’attività di ricerca e di estrazione anche per oltre 100 anni. Una prigionia senza fine”.

I consiglieri e deputati del M5S, nelle dieci Regioni, dichiarano guerra allo scempio delle coste italiane: “Avvieremo una campagna informativa senza precedenti: convegni, manifestazioni, banchetti e materiale illustrativo”. I portavoce Cinquestelle lanciano un vero e proprio appello e chiedono il supporto dei volti noti della Tv italiana: “Aiutateci ad informare i cittadini attraverso i vostri canali e le vostre pagine social”.

In ultimo interviene anche l’europarlamentare Ignazio Corrao: ”bisogna evitare a tutti i costi l’incredibile sperpero di 360 milioni di euro. La decisione del Consiglio dei Ministri di fissare il referendum  il 17 aprile 2016, sembra non avere alcuna giustificazione, dal momento che affrontare una spesa di circa 400 milioni di euro, per chiedere agli italiani di pronunciarsi su un unico quesito referendario, appare scelta a dir poco scellerata, oltre che fortemente antidemocratica”.

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Trivelle, il referendum si farà. Il M5S Sicilia: “Finalmente voce agli italiani”

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Sì al referendum sulle trivellazioni, la Corte Costituzionale si è appena espressa dichiarando ammissibile il quesito sulla norma che riguarda la durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate. Lo stesso quesito era già stato dichiarato ammissibile dalla Cassazione. “Finalmente sarà data voce agli italiani”, affermano i 14 deputati a Palazzo dei Normanni del Movimento 5 Stelle. Gli stessi deputati, in tutti questi anni, hanno intrapreso una vera e propria battaglia per fermare lo scempio dei mari e delle coste; e così hanno organizzato manifestazioni pubbliche, presentato numerosi atti parlamentari, ottenuto l’aumento delle royalties, ed in ultimo, hanno portato all’Ars la proposta referendaria, bocciata però dalla stessa maggioranza di governo.

A far giustizia, adesso, ci hanno pensato i nove Consigli regionali (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) che, invece, sono riusciti a portare avanti la proposta dei quesiti. Ed oggi l’Ok definitivo della Corte, e dunque il referendum si farà”. Lo dice il parlamentare M5S Giampiero Trizzino, presidente della commissione Ambiente fino a pochi mesi fa, prima che il Pd facesse indigestione di poltrone, nonchè primo firmatario di più atti parlamentari col medesimo obiettivo, dire No alle trivellazioni.

Il M5S è già pronto a sostenere la campagna referendaria che dovrà portare gli italiani a decidere tra pochi mesi su un tema importante e sensibile quanto quello dell’energia nucleare. “Le alternative alle fonti fossili esistono –concludono i Cinquestelle – e non sono un’utopia, basta avere il coraggio di intraprendere scelte di politica ambientale responsabili e in linea con il principio di sostenibilità. Ovviamente la battaglia continua”.

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Con acqua pubblica al via la grande battaglia ambientalista di Grillo e Movimento 5 Stelle

Pubblicato il 02 mar 2013 da Marina Perotta

Hanno vinto le elezioni i neo ambientalisti del Movimento 5 Stelle e i media del mainstream dopo aver ignorato per anni Beppe Grillo ora provano a analizzare la situazione. E’ divertente assistere ai dibattiti in tv: sembrano tutti boccheggiare davanti alle urla di Grillo e nessuno si è chiesto cosa siano a significare quelle 5 stelle, ossia acqua pubblica, energie rinnovabili, connettività pubblica, raccolta differenziata, sanità pubblica. Qualcuno devo dire le ha anche lette ma senza cogliere quell’immensa rivoluzione che sta in quelle due parole:acqua pubblica.

Il prossimo passo di Grillo sarà introdurre nella Costituzione l’acqua pubblica e la scuola pubblica, come ha più volte dichiarato durante i comizi dello tsunami tour:

La Costituzione non è perfetta. Calamandrei, quello che l’ha scritta, la chiamava l’incompiuta, perché diceva che non ci sono strumenti per i cittadini per controllare l’acqua pubblica e la scuola. Lo diceva chi l’ha scritta. Quindi noi non vogliamo stravolgere la costituzione, vogliamo aggiungerci ad esempio che sia obbligatorio per il parlamento discutere le leggi di iniziativa popolare.

D’altronde gli attivisti del Movimento 5 Stelle eletti nei comuni alle scorse tornate elettorali stanno lavorando anche sull’introduzione dell’acqua pubblica negli Statuti. Ma perché questo grande scontro sull’acqua pubblica?

Nel 2008 il governo Berlusconi tra i suoi primi atti diede il via alla privatizzazione dell’acqua. Ma il 13 giugno 2011 fu annunciata la vittoria ai referendum per acqua pubblica e nucleare. Il referendum fu il frutto del coordinamento dei Movimenti per l’acqua che portarono oltre 1 milione e mezzo di firme: un successo epocale.

E da allora centinaia di tentativi della politica di abrogare la volontà espressa legittimamente da 27 milioni di italiani: perché?

Lo spiega bene Padre Alex Zanotelli, pasionario dell’acqua pubblica, in un suo post ospitato dal Blog di Grillo scriveva:

Capisco che alle banche e alla finanza interessa molto l’acqua perché tra 30 anni non avremo più petrolio. Il problema centrale non sarà più il petrolio ma sarà l’acqua. Con il surriscaldamento del pianeta avremo sempre meno fonti idriche, quindi diventerà il grande oro blu. Ecco perché vogliono metterci le mani sull’acqua e allora capisco l’enorme pressione che ha il governo Monti da parte dell’Europa, delle multinazionali dell’acqua Veolia e Suez e di tutto in mondo finanziario perché si stracci il referendum. L’Europa ha paura del contagio referendum sull’acqua  ecco perché allora bisogna reagire. Mi fa piacere, vedevo già oggi che il governo comincia già a vacillare su queste questioni e mi auguro davvero che i partiti votino contro questo Art. 20 e salvino il referendum, è il minimo che possiamo chiedere!

L’art.20 alla bozza di decreto delle liberalizzazioni fu uno dei primi atti del governo Monti nato nel novembre 2011 e inserito nel gennaio 2012.

Oggi abbiamo di fatto una abrogazione di quel referendum per l’acqua pubblica approvata il 28 dicembre del 2012 e dunque ecco che il Forum italiano dei movimenti per l’acqua chiede alle nuove forze parlamentari:

una presa di posizione con cui si richieda all’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas di ritirare la delibera, approvata il 28 dicembre scorso, che nei fatti sancisce la negazione del referendum reintroducendo la remunerazione del capitale investito sotto le mentite spoglie degli “oneri finanziari”.

Detto fatto, per le nuove forze parlamentari i 150 del Movimento 5 Stelle e infatti all’indomani della vittoria scrive Grillo:

Faranno un governissimo pdmenoelle – pdelle. Noi siamo l’ostacolo. Contro di noi non ce la possono più fare, che si mettano il cuore in pace. Potranno andare avanti ancora 7, 8 mesi a fare un disastro, ma cercheremo di tenerlo sotto controllo. Cominceremo a fare quello che abbiamo sempre detto, le nostre stelle: l’acqua pubblica, la scuola pubblica, la sanità pubblica. Se ci seguono ci seguono. Se no la battaglia sarà molto dura per loro, molto dura.

Sapete perché Beppe Grillo non collaborerà mai con Pierluigi Bersani? Perché proprio Bersani con il Pd non ha mai partecipato alla raccolta firme per l’acqua pubblica e anzi ha assecondato le privatizzazioni per l’acqua salvo poi dichiarare che il Si al referendum sull’acqua pubblica lo avrebbe votato.

Foto: Getty Images

Fonte: ecoblog.it

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