Sprechi, assunzioni e clientele governatori sull’orlo del crac

SICILIA VERSO LE ELEZIONI

Un censimento degli immobili costato 80 milioni e ancora incompleto. Centomila tra stipendi diretti e indiretti. Un debito di cinque miliardi e i finanziamenti dell’Ue che rischiano la revoca. Per sopravvivere il prossimo presidente della Giunta siciliana sarà costretto a tagliare con l’accetta le spese della Regione-elefante

di ANTONIO FRASCHILLA

Palazzo d’Orleans, sede della presidenza della Regione

PALERMO – “Tra un anno rischiamo il collasso”. Così l’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, ha commentato la decisione del governo Monti di ridurre ancora il tetto delle spese della Sicilia per il 2013. La verità, però, è che i nodi sono venuti al pettine dopo anni di sprechi e di vacche grasse che hanno alimentato la Regione-elefante: un mostro burocratico che tra stipendi diretti e indiretti garantisce 100 mila persone e oggi non ha i soldi nemmeno per pagare l’energia elettrica, con gli uffici che chiudono il pomeriggio per risparmiare anche sulla carta. Chiunque dal 29 ottobre siederà sulla poltrona di Palazzo d’Orleans dovrà affrontare un pre-fallimento: perché oggi questo elefante non si regge più, schiacciato dal peso di un debito pari a 5 miliardi di euro, da una riduzione della spesa imposta da Roma che ha fatto passare il tetto consentito da 6 a 4,8 miliardi, e da un bilancio che per raggiungere il pareggio ogni anno fa ricorso a nuovi prestiti bancari, pagando nel frattempo 30 milioni di euro all’anno d’interessi sulle vecchie operazioni finanziarie.

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Il prossimo governatore dovrà tagliare qualcosa: non si potrà mantenere un bacino di 26 mila forestali pagati a giornate (numero pari alla metà di tutti i forestali in Italia), né un comparto della formazione che dà lavoro a 10 mila addetti (anche qui in numero pari alla metà di tutti i formatori d’Italia). E, ancora, 22.500 precari negli enti locali e altri 6 mila in parrocchie e onlus pagati da mamma Regione. Con la riduzione del tetto di spesa non si potrà garantire nemmeno il cofinanziamento di tutta la spesa europea: dei 6 miliardi di euro messi a disposizione fin dal 2007 da Bruxelles, la Regione per lentezze burocratiche, continui valzer di poltrone tra i dirigenti voluti dal governatore Raffaele Lombardo e variazioni nei programmi, ne ha spesi appena il 15 per cento. E rischia così di restituire miliardi di euro all’UE. Un assurdo per un’amministrazione a secco di fondi.

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I nodi sono venuti al pettine, insomma, dopo anni di spese folli. Qualche esempio? Il censimento degli immobili, voluto dal governo Cuffaro e portato avanti fino al 2010 da  Lombardo, costato complessivamente 80 milioni. I 60 milioni spesi per progetti informatici affidati a una società controllata, Sicilia e-Servizi,  per software costosissimi: peccato però che ancora oggi in diversi uffici le pratiche si facciano a mano. E, ancora, l’assunzione in una controllata di 3.200 ex detenuti e disagiati che prima pulivano le spiagge o curavano il verde, e adesso sono stati messi in gran parte nelle portinerie dell’amministrazione o dei siti culturali, il tutto al costo di 36 milioni di euro all’anno. Per non parlare delle spese per i consulenti nominati a valanga da Cuffaro e Lombardo nonostante l’esercito di dipendenti già a libro paga. Follie di una Regione sull’orlo del crac.

(21 ottobre 2012)

Fonte: palermo.repubblica.it

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