Il M5S rinuncia ai rimborsi elettorali, Bersani forse. #BersaniFirmaQui

Il MoVimento 5 Stelle rinuncia ai contributi pubblici, previsti dalle leggi in vigore, per le spese sostenute dai partiti e dai movimenti politici e non richiederà né i rimborsi per le spese elettorali, né i contributi per l’attività politica. Si tratta di 42.782.512,50 di euro che appartengono ai cittadini, anche in virtù di un referendum. Il M5S li rifiuta esattamente come per le elezioni amministrative. Le spese per la campagna elettorale sono state integralmente sostenute grazie ai contributi volontari raccolti e verranno comunque rendicontate. Il MoVimento 5 Stelle, anche tramite i propri eletti, svolgerà ogni azione diretta ad assicurare che i contributi ad esso spettanti non vengano erogati ad altre forze politiche, ma trattenuti all’Erario.
Il mio auspicio è che tutte le forze politiche seguano il nostro esempio, in particolare il pdmenoelle al quale spetta la quota più rilevante: oltre 45 milioni di euro (al pdl “solo” 38). Non è necessaria una legge, è sufficiente che Bersani dichiari su carta intestata, come ha fatto il M5S, la volontà di rifiutare i rimborsi elettorali con una firma. Per facilitare il compito ho preparato il documento che Bersani può firmare per ufficializzare il rifiuto. Bersani, firma qui! Meno parole e più fatti.

Invita su Twitter Bersani a firmare il documento per rifiutare i rimborsi elettorali e lasciare 48.856.037,50 di euro nelle casse dello Stato:

[important]#BersaniFirmaQui[/important]

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Diretta da Palermo: Restitution Day!

I 15 cittadini portavoce a 5 Stelle eletti alla Regione Siciliana, dopo aver restituito quasi un milione di rimborsi elettorali, restituiscono oltre il 70% del loro stipendio alla Regione, esattamente come promesso in campagna elettorale. Solo questo mese il MoVimento 5 Stelle ha restituito 123.000 euro. Ogni mese oltre il 70% di ogni eletto verrà restituito. Alla conferenza stampa in diretta a partire dalle 10.30 parteciperà anche l’Assessore alle Attività Produttive Vancheri che si impegnerà a far partire il fondo regionale di microcredito per l’impresa cui saranno destinati i soldi restituiti.

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Norme su costi “pubblici” per campagne elettorali: ecco hi ha ragione.

La disputa Grande Sud-M5S sulla restituzione dei rimborsi

16 novembre 2012

di Raffaella Pessina –

Dopo i reiterati attacchi da parte di GS (Grande Sud) verso il movimento di Beppe Grillo per la  decisione di “restituire” i rimborsi elettorali all’amministrazione pubblica e, dato che si sono scritti fiumi di parole riguardo alla materia, sembra giusto ed opportuno chiarire, legge alla mano, come stanno le cose, o meglio cosa prevede la legislazione. Il chiarimento sembra opportuno anche alla luce di una nota scritta dalla coordinatrice nazionale dei club di Grande Sud Costanza Castello, nella quale si sottolinea che “L’intento di Grande Sud non è mai stato quello di screditare il Movimento 5 Stelle, semmai chiedergli di fare chiarezza a fronte di dubbi legittimi sorti dalla scarsezza di informazioni sulla loro natura e forma giuridica reperibili nei siti di riferimento”.

Per chiarezza quindi riportiamo alcuni passi di questa famosa legge sui rimborsi elettorali: l’ultima legge in merito è la n. 96 del 6 /2012, che tratta la materia dei contributi pubblici ai partiti, la relativa trasparenza e la delega al Governo per l’adozione di un testo unico delle leggi concernenti il finanziamento dei partiti e dei movimenti politici e per l’armonizzazione del regime relativo alle detrazioni fiscali. Saltando i primi due articoli (Riduzione dei contributi pubblici per le spese sostenute dai partiti e dai movimenti politici – Contributi a titolo di cofinanziamento a partiti e a movimenti politici), l’Art. 3 recita testualmente:

“I partiti e movimenti politici che intendono usufruire dei rimborsi per le spese elettorali e dei contributi a titolo di cofinanziamento dell’attività politica ne fanno richiesta, a pena di decadenza, al Presidente della Camera dei deputati o al Presidente del Senato della Repubblica, secondo le rispettive competenze, entro il trentesimo giorno successivo alla data di svolgimento delle elezioni per il rinnovo del Senato della Repubblica, della Camera dei deputati, del Parlamento europeo, dei consigli regionali o delle province autonome di Trento e di Bolzano”.

Doveroso sottolineare come non vengano nominate le regioni autonome, e si parla solo di consigli regionali. Solo andando a fare un’altra ricerca in una legge precedente (la 515/93) si trova all’art. 20 il seguente testo: “Per le elezioni dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo e per le elezioni dei consigli delle regioni a statuto ordinario e, in quanto compatibili, delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano si applicano le disposizioni di cui agli articoli da 1 a 6 della legge stessa”, che in pratica trattano la materia dei rimborsi. I rimborsi quindi vanno espressamente richiesti, non si tratta di un atto
automatico. Corretto quindi da parte di Grande Sud chiarire che non si tratta di una spettanza, ma lecito anche da parte del M5S rendere pubblica questa decisione, in linea con il criterio della trasparenza e del risparmio afferameto tante volte in campagna elettorale. Ma tornando alla materia in oggetto, si nota come la legge faccia riferimento ad una precedente, la n.157 del 3 giugno 1999 (“Nuove norme in materia di rimborso delle spese per consultazioni elettorali e referendarie e abrogazione delle disposizioni concernenti la contribuzione volontaria ai movimenti e partiti politici”) e ne sostituisce un comma dell’art. 1, che riguarda la tempistica di presentazione della richiesta del rimborso (nella vecchia stesura si stabiliva che “la richiesta andava fatta entro dieci giorni dalla data di scadenza del termine per la presentazione delle liste per il rinnovo degli organi.

Nella riscrittura si legge : “entro il trentesimo giorno successivo alla data di svolgimento delle elezioni”). Per quanto riguarda la quantificazione del rimborso, la legge 96 fa riferimento alla passata legge n. 515/93: Le spese per la campagna elettorale di ciascun partito, movimento o lista che partecipa all’elezione….. non possono superare la somma risultante dalla moltiplicazione dell’importo di euro 1,00 per il numero complessivo …dei cittadini … iscritti nelle liste elettorali….”.

Fonte: siciliainformazioni.it

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Gossip di Stato

“La notizia non è la restituzione dei rimborsi ma l’errore di calcolo. Di questo si nutrono i mass media, la notizia vera non interessa, è il gossip che vende. Questi servi del denaro di Stato che nulla hanno più a che fare col servizio di informazione sanno che il MoVimento li cancellerà non per cancellare l’informazione, ma per renderla libera dalla schiavitù del potere. Oggi siamo vittime di un sistema corrotto, un domani dovremo essere gli artefici di un cambiamento, un nuovo inizio, un nuovo mondo. In questo mondo non ci dovrà essere più posto per chi si nutre di menzogne e vomita falsità sotto l’aspetto edulcorato di una finta-mezza verità. Le notizie servono per distrarre il popolo dal fallimento dell’italia. La farfalla di Belen ed il bunga-bunga hanno coperto l’adesione al Mes che ci porterà tutti alla rovina.” Belpaese

Fonte: beppegrillo.it

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IL M5S dispone di regolare statuto. Mera propaganda le accuse di Grande Sud.

Le recenti cronache che palesano lo scempio che alcuni partiti (e gli scellerati controllori/controllati) effettuano con i soldi dei cittadini, attraverso i rimborsi elettorali è ormai cosa nota. A  sottolineare come tale prassi sia giustificata e giustificabile da taluni politici di professione, sono gli attacchi che questi fanno al Movimento 5 Stelle che è al momento l’unica forza politica siciliana ad aver espresso la ferrea volontà di non volere alcun centesimo dai cittadini per la gestione dell’attività politica.
Il Movimento 5 Stelle Sicilia è dunque al momento considerato pericoloso e quindi da screditare, per via del fatto che rompe un meccanismo talmente diffuso, che ha fatto della politica un mestiere, un mestiere mantenuto però dalle tasse dei cittadini.
Da queste premesse nascono probabilmente le sortite del Grande Sud di cui è leader Gianfranco Miccichè che titola una dichiarazione alla stampa in questo modo: “Da M5S grande bluff, hanno ingannato i siciliani”.  Aldilà della violenza dialettica con cui Grande Sud si è espresso nei confronti del Movimento, agli stessi attivisti a Cinque Stelle preme sottolineare che, se il bluff è non volere soldi dai cittadini, per il Movimento 5 Stelle va più che bene, ma occorre andare per ordine: Miccichè attacca il Movimento Cinque Stelle di non poter usufruire di rimborsi elettorali, perché  non ha uno statuto.
A tale proposito si invita il sig. Miccichè a prendere visione della pubblicazione_2R a cura della Regione Siciliana che sancisce chiaramente che per presentarsi ad una tornata elettorale e depositare le candidature occorra quanto segue:

art. 4 § 4 – Modalità di deposito.
Il deposito del contrassegno deve essere effettuato, ai sensi del secondo comma dell’art. 12,  da persona munita di mandato, autenticato dal notaio e rilasciato dal presidente o segretario o coordinatore in ambito regionale del relativo partito o formazione politica.
 (http://www.regione.sicilia.it/famiglia/elettorale/PUBBLICAZIONE_2R_2012_con_allegati.pdf)

Nel caso del Movimento Cinque Stelle Sicilia, come noto, privo di presidente o segretario regionale o nazionale, si è dovuto creare e registrare l’atto costitutivo con relativo statuto della associazione denominata “Movimento Cinque Stelle Sicilia” (di cui è coordinatore per il primo anno Giancarlo Cancelleri), proprio per rispondere a tali disposizioni che richiedono per la presentazione delle liste, un rappresentante legale che fosse un segretario, un presidente o un coordinatore.    Lo Statuto è stato regolarmente presentato in data 11 Settembre 2012.
Altro punto sul quale il Movimento Cinque Stelle Sicilia intende prendere posizione, è riferito agli attacchi della coordinatrice dei club del grande sud Costanza Castello, che oltre all’accusa di non avere uno statuto, aggiunge che questo potrebbe non rispettare il principio che richiede che lo statuto sia “conformato a principi democratici nella vita interna, con particolare riguardo alla scelta dei candidati, al rispetto delle minoranze e ai diritti degli iscritti”.
Si invita la signora Castello a prendere visione del relativo statuto che nell’art. 2 riguardante “Scopo dell’associazione” riporta esattamente quello di promuovere  la partecipazione democratica di tutti i cittadini, cosa che il M5S fa a prescindere dallo statuto. Inoltre il riferimento della signora Castello inerente il mancato rispetto delle minoranze, non trova alcuna prova nell’esperienza del Movimento Cinque Stelle Sicilia.
Tornando ancora alle sortite di Miccichè, è vero che la nuova disposizione in termini di rimborsi elettorali non impone la presentazione di una rinuncia, ma nemmeno la vieta. Il Movimento ha quindi scelto la via della chiarezza con una rinuncia formale ad una cifra, che a prescindere dalla sua entità, sarebbe comunque stata la più alta tra tutti i partiti che hanno preso parte alla tornata elettorale del 28 Ottobre 2012 in Sicilia.

Fonte: sicilia5stelle.it

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Grande Sud, dilettanti allo sbaraglio in ‘cattedra’…

Da qualche settimana a questa parte i vertici, le basi, i rettangoli e i triangoli di un Partito pesantemente ‘azzoppato’ dai risultati delle ultime elezioni regionali non perdono occasione per attaccare i grillini. Si tratta di Grande Sud, la forza politica che, nella campagna elettorale che si è appena conclusa, ha sbagliato praticamente tutto. Che non ha ancora fatto autocritica per avere sacrificato alcuni tra i propri uomini migliori nel nome di un progetto politico sbagliato e di un approccio elettorale demenziale. Una forza politiche che, nonostante gli errori che ha commesso, non perde occasione per salire in cattedra e impartire lezioni.

I grillini sbagliano nel non volere prendere i rimborsi elettorali perché la legge dice questo e dice quell’altro. Sbagliano perché il Governo regionale non avrà bisogno del voto di fiducia in Aula eccetera, eccetera.

A questi professori della politica del nulla mescolato col niente ricordiamo che molto di loro, nel 1996, quando per la prima volta hanno messo piede all’Ars, non sapevano nemmeno dove si trovava Sala d’Ercole. Della squadra del primo Governo, retto allora da Giuseppe Provenzano, l’unico che si raccapezzava con le delibere e con gli atti amministrativi era lo stesso Provenzano, mentre gli assessori regionali in quota Forza Italia – il partito dal quale provengono molti degli attuali esponenti di Grande Sud – erano in totale balìa dei direttori regionali dell’epoca, che gli facevano firmare tutto e il contrario di tutto. Scene tragicomiche.

Erano così bravi che sono persino riusciti a farsi ‘soffiare’ il Governo regionale dagli ex comunisti di quegli anni, perché non si erano nemmeno accorti che, a Roma, Francesco Cossiga ‘chiudeva’ l’operazione Udeur con Massimo D’Alema.

Si sono galvanizzati un po’ quando, grazie alla divisioni e alla minchioneria politica del centrosinistra siciliano di quegli anni, hanno vinto le elezioni nazionali con il celebre ’61 a zero’. Dimenticando che avevano vinto solo perché i loro avversari erano divisi e quindi deboli: un po’ quello che è avvenuto lo scorso 28 ottobre, visto che Rosario Crocetta a la sua coalizione hanno vinto solo perché il centrodestra si è presentato diviso.

Per non parlare del fatto che il leader di Grande Sud, Gianfranco Miccichè, ha regalato ai palermitani, per dieci lunghi anni, il peggiore Sindaco della millenaria storia di Palermo: Diego Cammarata.

“Diego Cammarata vi stupirà”, disse nel novembre del 2001 Miccichè. E infatti ci ha stupito: ci ha regalato la questione Gesip, oltre mille e 800 persone che non si sa come pagare, e ha incasinato i conti del Comune lasciando un ‘buco’ di oltre un miliardo di euro. Senza dimenticare il ‘tennis’, ‘Palermo città più cool d’Italia’ e le gita in barca con il ‘mozzo’ in ‘fuga’ dal suo posto di lavoro…

Vogliamo parlare delle ultime elezioni regionali? Dell’alleanza con il peggiore presidente della Regione della storia dell’Autonomia siciliana, al secolo Raffaele Lombardo? Delle tre liste in sostegno della candidatura di Miccichè? Del fatto che due parlamentari uscenti di Grande Sud – Titti Bufardeci e Toni Scilla, oltre 8 mila voti di preferenza a testa – sono rimasti fuori da Sala d’Ercole proprio a causa di scelte politiche ed elettorali demenziali?

Vogliamo parlare degli altri ‘geni’ di Futuro e libertà, che per andare dietro a Miccichè sono riusciti a perdere il cavallo con tutta la carrozza, restando fuori dalla nuova Assemblea regionale siciliana? Vogliamo ricordare che questi errori di ‘sintassi’ politica ed elettorale hanno fatto perdere all’asse Lombardo-Miccichè-Fli da sei a otto deputati regalati ad altre forze politiche?

La verità è che, prima di guardare la ‘gobba’ degli altri bisognerebbe guardare la propria ‘gobba’. Si legge nel Vangelo di San Matteo:

“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello…

di Brasil (15/11/2012)

Fonte: linksicilia.it

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I grillini rinunciano ai rimborsi elettorali. E gli altri sogghignano.

Si sono presentati davanti al palazzo del parlamento siciliano, ma hanno potuto mostrare solo per qualche minuto la gigantografia dell’assegno. L’importo dei rimborsi spettanti al movimento cinque stelle per le recenti elezioni regionali non era giusto. La cifra, hanno fatto notare dal partito democratico, sarebbe inferiore al milione e 426 mila euro, calcolato dai 15 onorevoli cittadini che ieri hanno dato vita alla manifestazione davanti alla sede dell’Ars, dopo avere consegnato al protocollo della Presidenza una lettera, da spedire alla Camera, nella quale, appunto, i grillini hanno comunicato di rinunciare al rimborso elettorale.
Vogliamo rispettare la volontà di tutti quei cittadini che nel 93 abrogarono con il referendum il finanziamento pubblico ai partiti, hanno detto i parlamentari regionali del movimento cinque stelle, ma anche sulle modalità di rinuncia si è aperta la polemica. I rimborsi non sono automatici, hanno evidenziato alcuni esponenti di Grande Sud, ma per usufruirne occorre fare esplicita richiesta.
Quindi non avrebbe senso la comunicazione della rinuncia alla Camera dei Deputati, competente in materia.
Insomma, l’iniziativa dei grillini è stata accompagnata da una serie di polemiche che, al di là dell’errato calcolo o dell’interpretazione della legge, appaiono come il tentativo di sminuire l’importanza del gesto, quello di rinunciare cioè ai rimborsi elettorali, lasciando quanto spetterebbe al movimento cinque stelle nelle casse dello stato. Soltanto i radicali, che hanno portato avanti la battaglia referendaria, lo hanno finora fatto.
Se lo fanno anche i grillini, mantenendo fede all’impegno assunto, è quantomeno poco opportuno che si vadano a fare le pulci, per capire esattamente a quanto rinunceranno. Intanto loro hanno rinunciato, altri no.
C’è, casomai, da attendere che mantengano anche le altre promesse fatte in campagna elettorale, a cominciare dalla drastica riduzione delle indennità dei parlamentari regionali.

Fonte: rmk.italiabit.net

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Bella lezione di coerenza e di impegno in politica

Il Gruppo M5S all’ARS rinuncia ai rimborsi elettorali

Bella lezione di coerenza e di impegno in politica come servizio reso ai cittadini.
Ho la precisa sensazione che, grazie a questi ragazzi, la Sicilia (e di conseguenza l’Italia tutta) vivrà una fase di cambiamenti epocali.
Ieri i 15 eletti del M5S all’Assemblea Regionale siciliana hanno formalizzato la rinuncia ai circa 800mila euro, assegnati loro come rimborso elettorale. Rispettiamo così la volontà dei cittadini che nel ’93 abrogarono, con un referendum, il finanziamento pubblico ai partiti, poi tornato sotto forma di rimborso per le spese elettorali – ha dichiarato il capogruppo Cancelleri. Intendono, altresì, tagliarsi di circa 3/4 l’indennità spettante ai 90 consiglieri regionali.
Questi non sono soltanto atti simbolici ma importanti riduzioni di spesa per una regione portata al default dall’irresponsabilità miope delle precedenti amministrazioni.
Sono atti che saranno percepiti favorevolmente dai cittadini ed esempi efficaci per gli altri gruppi che siedono a Sala d’Ercole.
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I grillini rifiutano i rimborsi elettorali all’Ars maxi-assegno da 1,4 milioni

PALERMO – I 15 eletti siciliani del Movimento Cinque Stelle, con in testa il capogruppo Giancarlo Cancelleri, sono arrivati a Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale siciliana, per consegnare alla presidenza dell’Ars una lettera (spedita anche al presidente della Camera) nella quale affermano di rinunciare al rimborso per le spese elettorali che, secondo i loro calcoli, si aggirerebbe intorno a 1,4 milioni di euro.
“Non conosciamo esattamente la cifra – dice Cancelleri – ma non intendiamo incassare la somma per poi restituirla: i soldi rimarranno nelle casse del Tesoro. Rispettiamo così la volontà dei cittadini che nel ’93 abrogarono, con un referendum, il finanziamento pubblico ai partiti, poi tornato sotto forma di rimborso per le spese elettorali.
Il M5S aveva già annunciato ieri l’intenzione di rinunciare al rimborso. I 15 deputati hanno anche confermato che taglieranno la loro indennità di parlamentari percependo 2.500 euro netti al mese, contro gli oltre diecimila euro previsti per i 90 componenti di sala d’Ercole. Sull’importo, l’avvocato ed esponente del Movimento 5 Stelle, Francesco Menallo, precisa che non è ancora possibile determinare l’esatto ammontare dei rimborsi che dovranno essere attributi in Sicilia, perchè la legge del 1999 è stata modificata dalla 96 del 6 luglio 2012.

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(Foto Studio Camera)

Fonte: palermo.repubblica.it

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Il rifiuto dei grillini: “No al rimborso elettorale”. Ecco quanto incasseranno gli altri partiti.

Giancarlo Cancelleri
Giancarlo Cancelleri

Mercoledì 14 Novembre 2012 – di Accursio Sabella

Il Movimento cinque stelle ha deciso che non chiederà il rimborso elettorale di oltre 1,4 milioni di euro. E formalizzerà questo rifiuto con una raccomandata alla Presidenza della Camera. Per gli altri partiti, invece, Montecitorio staccherà un assegno da circa 7 milioni di euro.

PALERMO- Un milione e quattrocento mila euro. Un assegno virtuale, e sopratutto una promessa: “Restituiremo quei soldi”. Il Movimento cinque stelle comincia a scardinare le prerogative del Palazzo. E per farlo, si recherà proprio “sotto” il palazzo. Quello del Parlamento siciliano. A donare quella cifra. Anzi, non si tratterà di una restituzione, ma di un “gran rifiuto”. “Noi ovviamente – spiega l’ultimo candidato alla Presidenza, Giancarlo Cancelleri – non abbiamo ricevuto quell’assegno che goliardicamente porteremo sotto l’Ars. Ma invieremo una raccomandata al Presidente della Camera, con la quale rinunceremo a quella somma”. Una cifra frutto della legge sui rimborsi elettorali. Una legge a sua volta frutto, fino all’ultima modifica del luglio scorso (che ha dimezzato i fondi), della stratificazione di leggi diverse. Ma che ha sancito due principi cardine. Intanto, che il rimborso elettorale per i partiti corrisponde a cinque euro per ogni voto conquistato. E che a entrare nella suddivisione dei fondi sono solo quelle forze politiche che hanno conquistato almeno un seggio nella competizione elettorale di riferimento.

Già, perché il rimborso delle spese elettorali dei partiti che partecipano alle Regionali è il frutto della normativa che regola anche quelle per la Camera, il Senato e il Parlamento Europeo. Anzi, è proprio Montecitorio a scucire quei soldi che vanno ai partiti. Come si evince dal secondo comma della legge numero 157 del 1999. “L’erogazione dei rimborsi è disposta, secondo le norme della presente legge, – recita la norma – con decreti del Presidente della Camera dei deputati, a carico del bilancio interno della Camera dei deputati, per quanto riguarda il rinnovo della Camera dei deputati, del Parlamento europeo e dei consigli regionali, nonché per i comitati promotori dei referendum”. E’ per questo motivo che il “rifiuto” dei grillini verrà recapitato direttamente a Montecitorio.

La ripartizione delle somme, come detto, segue una regola matematica: un euro a voto, moltiplicato per il numero degli anni di legislatura previsti. Per intenderci, (non ce ne vogliano i nuovi parlamentari) anche se la legislatura si concludesse in maniera anticipata, quell’euro verrebbe sempre moltiplicato per cinque. E pagato ai partiti con cadenza annuale, entro il 31 luglio di ogni anno. Da questo calcolo, insomma, è venuto fuori il milione e 426 mila euro del Movimento cinque stelle. Frutto, appunto, della moltiplicazione dei cinque euro per le 285.202 preferenze ottenute dal partito.

Quanto incasseranno, allora, i partiti che hanno partecipato alle Regionali e che  terranno per sé i rimborsi elettorali? Fermo restando quanto detto prima, cioè che i partiti rimasti fuori da Sala d’Ercole non vedranno un euro (tra questi Fli, Idv e Sel), ecco quanto spetterà a tutti gli altri. Intanto, va detto che il rimborso non è automatico. Ma i partiti dovranno richiederlo ufficialmente al presidente della Camera dei deputati entro trenta giorni dalla proclamazione del nuovo presidente della Regione.

Il partito che riceverà di più è proprio quello che ha deciso di rinunciare al contributo. Il Movimento cinque stelle, insomma, non farà fruttare, almeno in termini di rimborso, il proprio successo elettorale. Riceveranno un po’ meno dei “grillini”, invece, il Pd e il Pdl. I democratici, capaci di ottenere 257.274 preferenze totali, infatti, avranno diritto a un rimborso pari a 1.286.370 euro. Un po’ di meno toccherà agli “azzurri”, fermatisi a 247.351 preferenze: a loro spetterà un rimborso di 1.236.755 euro. A superare l’asticella del milione di euro solo un altro partito: l’Udc, capace di ottenere 207.827 preferenze, e il diritto a un rimborso da 1.039.135 euro. Appena sotto la cifre a sei zeri invece si fermerà il Partito dei siciliani: per gli autonomisti in fibrillazione ecco 912.980 euro. Soldi arriveranno anche a due delle liste che facevano capo agli aspiranti governatori. Alla lista “Crocetta presidente” infatti ecco 591.730 euro (118.346 le preferenze totali), mentre a quella di “Musumeci presidente” arriveranno 536.985 euro (107.397 preferenze). In mezzo a queste due liste, ecco Grande Sud (115.444 preferenze e un rimborso da 577.220 euro) e Cantiere popolare (112.169 preferenze e 560.845 euro di rimborso). Insomma, la Camera dei deputati, per le elezioni regionali siciliane staccherà un assegno da circa 7 milioni di euro. Che verserà sul conto dei partiti in cinque, comode, rate annuali.

Fonte: livesicilia.it

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