PEDIBUS E NONNO VIGILE SERVIZI A COSTO ZERO PER ACCOMPAGNARE IN SICUREZZA I NOSTRI BAMBINI A SCUOLA, FAR DIMINUIRE IL TRAFFICO E RISPARMIARE TEMPO AI GENITORI

Con la dicitura “nonno vigile” ci si riferisce a un’iniziativa sociale già presente in diversi comuni italiani che prevede l’affidamento di servizi di volontariato urbano a persone anziane, per consentire loro di dedicare parte del proprio tempo libero allo svolgimento di compiti di utilità civica, in collaborazione con le forze dell’ordine, ricoprendo una funzione ancora attiva all’interno della società ed esprimendo le proprie potenzialità individuali.

Sappiamo che l’Amministrazione sta attualmente valutando la possibilità di istituire, anche a Sciacca, il servizio del “nonno vigile”. Il “nonno vigile” potrebbe essere impiegato in attività di sorveglianza dell’attraversamento pedonale e per segnalare eventuali situazioni anomale (atti vandalici o di bullismo) chiedendo se necessario l’intervento degli organismi competenti per risolvere il problema. Il servizio potrebbe essere esteso anche a giardini pubblici, strade e piazze in aggiunta al servizio già svolto dalle autorità locali.

Noi del M5S siamo assolutamente favorevoli a questa iniziativa, presente anche nel nostro programma elettorale, e essendo propensi a guardare avanti, abbiamo presentato un’altra iniziativa che va a corredo del servizio del “nonno vigile”: il “pedibus”.

Il pedibus, già attuato in molte città d’Europa e d’Italia, è un’azione partecipata che promuove la mobilità a piedi nel tragitto casa-scuola e viceversa. E’ un servizio che permette agli alunni, organizzati in piccoli gruppi, di percorrere a piedi il tragitto casa-scuola-casa accompagnati da un volontario (un genitore o il nonno vigile) che vigilerà affinchè l’alunno giunga a scuola in sicurezza e nei tempi previsti. Ogni tragitto, certificato dalla polizia municipale, ha un proprio itinerario che parte da un capolinea, segue un percorso stabilito e raccoglie gli alunni alle varie fermate predisposte lungo il cammino, rispettando gli orari prefissati.

Il servizio pedibus potrebbe essere espletato proprio dai nonni vigili che, dopo aver accompagnato gli alunni nel tragitto casa-scuola-casa, si preoccuperanno di agevolare l’attraversamento pedonale.
I servizi pedibus e nonno vigile sono due iniziative a costo zero che perseguono molteplici obiettivi di rilevanza sociale: diminuzione del traffico; sensibilizzazione degli alunni e delle famiglie sui possibili modelli di vita “eco-sostenibili”; favoriscono l’esercizio fisico; promuovono l’autonomia degli alunni e facilitano l’azione di scoperta e conoscenza del proprio territorio; fanno risparmiare tempo ai genitori; riducono il numero dei vigili urbani impegnati davanti le scuole; favoriscono l’integrazione sociale tra bambini, famiglie e persone di terza età; creano un sistema di sicurezza, presidio, controllo e monitoraggio dei luoghi generalmente frequentati dai bambini.

Il M5S di Sciacca, consapevole della sensibilità del Sindaco e dell’Amministrazione verso le problematiche legate al traffico, auspica che la proposta da noi formulata sia accolta.

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Falsi invalidi ad Agrigento, il M5s chiede controlli a tappeto e invia richieste di accesso agli atti

Apprendo con soddisfazione dagli organi di stampa dell’azione di magistratura e forze dell’ordine in provincia di Agrigento per far luce sul fenomeno dello spropositato aumento di accessi ai benefici della legge 104, per scovare e frenare gli eventuali abusi“. Così il deputato M5s all’Ars Matteo Mangiacavallo a meno di due settimane dall’incontro tenutosi tra lo stesso deputato e un folto gruppo di insegnanti e personale della scuola della provincia di Agrigento.

Il personale, tutti lavoratori fuori sede con la costante speranza di un avvicinamento a casa, nel denunciare un alto numero in provincia di “beneficiari” della legge 104/92, avevano chiesto  opportune verifiche, sulla scorta anche di quanto accaduto nella vicina Calabria dove diversi abusi avevano raggiunto gli “onori” della cronaca.

In quella sede (come anche il M5S già nel 2012), Matteo Mangiacavallo si era impegnato affinché si accendessero i riflettori e si alzasse il livello di interesse sulla questione di modo che la giustizia, a cui erano già pervenute diverse denunce di presunti abusi, facesse il suo corso, col sostegno della buona politica.

Ho abbracciato fin da subito la causa del comitato che lotta contro gli abusi della legge 104 perché la ritengo una causa di civiltà – continua il parlamentare pentastellato – la legge 104 è un’ottima legge che tutela tutti i soggetti svantaggiati e tutti i dubbi che aleggiano su di essa vanno fugati. Non si può rischiare, per colpa dei soliti furbi, fortunatamente pochi, che cercano di approfittare meschinamente di ogni situazione, di criminalizzare e penalizzare chi realmente soffre e che ha la necessità di essere aiutato e sostenuto“.

Conclude il deputato regionale Cinquestelle: “Mentre la giustizia inizia giustamente il suo percorso, abbiamo fatto la nostra parte inviando le richieste di accesso agli atti che avevamo promesso al personale della scuola (docenti e ATA) e nel frattempo avvieremo una discussione coi nostri parlamentari nazionali. Una riflessione sul tema è più che obbligatoria”.

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Scuole, tornano i progetti per docenti ed Ata. Zafarana: “Approvata la nostra proposta”

Il via è previsto a partire dal prossimo anno scolastico. La notizia data dall’assessore per l’Istruzione Scilabra in risposta ad una interrogazione del M5S.

La Regione siciliana e lo Stato torneranno a collaborare a partire dall’anno scolastico 2013-14 per contrastare l’insuccesso scolastico, specie per le fasce deboli. Ripartiranno, in pratica, i progetti di carattere straordinario della durata da tre ad otto mesi che mirano anche contrastare l’evasione scolastica e che saranno realizzati con personale precario docente ed Ata incluso nelle graduatorie provinciali.

Per i docenti che avranno lavorato almeno sei mesi sarà confermata l’assegnazione del punteggio da far valere in graduatoria.

La notizia è arrivata in risposta ad una interrogazione rivolta dal deputato del Movimento Cinque Stelle Valentina Zafarana al presidente della Regione e all’assessore per l’Istruzione e per la Formazione professionale, Scilabra.

A Valentina Zafarana l’assessore scrive che l’assessorato da lei diretto “procederà a sollecitare il Dipartimento ad attivarsi per le relative procedure per il rinnovo del protocollo col Miur (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca)”.

Il progetto, tra l’altro, non graverà sulle casse statali, visto che attingerà a stanziamenti già previsti nell’ambito del fondo sociale europeo.

Prende atto della risposta dell’assessore, Valentina Zafarana che, comunque, attende ora le concrete mosse dell’assessorato.

Aspettiamo – afferma – nel più breve tempo possibile i decreti attuativi, per evitare che quelle dell’assessore rimangano solo belle parole, considerato che sono passati già quattro mesi dalla mia interrogazione. Resta fermo comunque il fatto che anche questo provvedimento si configura come una soluzione temporanea a un’emergenza sociale e per il mondo della scuola”.

La valorizzazione in progetti finalizzati al personale precario docente e non docente – continua Zafarana – si configura come strumento di potenziamento dell’offerta formativa e didattica nelle scuole del territorio siciliano che, alla luce dei dati dell’indagine Ocse-Pisa, figura tra le aree geografiche in cui risulta più alta la percentuale di allievi con livelli di scolarizzazione non positivi e a maggior rischio di marginalità sociale”.

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L’educazione antimafia dal prossimo anno materia di insegnamento nelle scuole siciliane

Dal prossimo anno scolastico l’educazione antimafia tra le materie di insegnamento delle scuole siciliane medie e superiori.

Lo prevede un disegno di legge del gruppo parlamentare del Movimento Cinque Stelle, presentato all’Assemblea regionale siciliana. Il Ddl, primo firmatario il deputato Gianina Ciancio, mira a introdurre per la prima volta in maniera sistematica nelle scuole dell’isola l’“Educazione allo sviluppo della coscienza democratica contro le mafie e i poteri occulti” e nasce in risposta alle sollecitazioni a più riprese avanzate da centinaia di scuole della Sicilia e da migliaia di docenti e alla condizione di inadeguatezza da essi avvertita rispetto al diffondersi in tutto il paese delle organizzazioni mafiose e antidemocratiche.

Il Ddl – cui hanno collaborato la professoressa Maria Pia Fiumara, docente di lettere e da anni impegnata in progetti di educazione alla legalità, Domenico Palermo, i dirigenti scolastici Alfredo Pappalardo e Giuseppe Di Stefano e vari attivisti del MoVimento 5 Stelle, tra cui Nunzia Catalfo e Giuseppe Scarcella – riempirebbe parte dei vuoti della quota oraria della dotazione scolastica riservata dalle leggi nazionali alle regioni e da queste, finora, largamente inutilizzata.

Le mafie – si legge nell’introduzione del ddl – strangolano il tessuto sociale e culturale del Paese e l’economia sottraendole ingenti risorse: esse sono in grado, infatti, di muovere un fatturato che si aggira intorno ai 140 miliardi di euro all’anno, con un utile che supera i 100 miliardi di euro netti e una liquidità di circa 65 miliardi.

«La scuola, pertanto – dichiara Maria Pia Fiumara – deve essere in grado di attuare strategie utili a garantire tutte le occasioni di crescita, riflessione, operatività regolare e quotidiana, in un tema così delicato come l’educazione antimafia, che deve essere curricolare e non affidato alle risorse e alle energie di pochi.»

Per l’insegnamento della disciplina sono previsti specifici moduli didattici, suddivisi in unità teoriche e di laboratorio, caratterizzati da itinerari di carattere storico-sociale e artistico-culturale, atti ad illustrare i fenomeni delle mafie, delle organizzazioni criminali, dei poteri occulti e delle azioni politiche e sociali di contrasto. Il ddl prevede l’insegnamento della nuova materia per una durata non inferiore alla due ore settimanali.

«Il ddl – afferma Gianina Ciancio – prevede la creazione di un fondo nel quale potranno confluire, oltre a finanziamenti regionali, statali o donazioni volontarie, anche i proventi dei beni confiscati alla mafia. È un modo di restituire alla società, sotto forma di educazione e cultura, quanto dalle organizzazioni criminali le è stato sottratto».

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M5S, dalla Sicilia lettera aperta ai consiglieri regionali neo-eletti

Domenica 18 Novembre 2012

Chi scrive questa lettera – che vi proponiamo in forma integrale anche se ridotta per motivi di spazio – è Giuseppe Luca, in qualità di membro di ASASI-Associazione Scuole Autonome Sicilia.

Il messaggio recapitato al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo è interessante ed è uno schietto invito alla speranza.

“Signori ‘cittadini’, da eletti vi fregerete del titolo di Onorevole… Siamo stati invitati a chiamarvi “cittadini” perché dite che siete e vorreste essere come tutti noi, vicini a noi, con i problemi quotidiani di ogni cittadino. Vogliamo, però, ricordarvi che entrando a far parte dei decisori politici della nostra Isola, resterete come noi, ma le vostre responsabilità saranno diverse e più gravi e serie delle nostre.

Perché possiate diventare “cittadini onorevoli” è necessario che dimentichiate la fase destruens costellata con slogan del tipo: tutti a casa per cambiare, per passare subito alla fase costruens che si dovrà sostanziare di provvedimenti utili per il promesso cambiamento. Ricordatevi che i vostri slogan, se restano semplici parole, non avranno nulla di diverso degli altri politici che siederanno con voi sulle poltrone del Parlamento siciliano. La traversata a noto dello Stretto di Messina del vostro ispiratore, la marcia sull’Etna, le passeggiate per le nostre strade, gli infiniti annunzi, se non si tradurranno in provvedimenti concreti resteranno semplici fatti mediatici che presto saranno portati via dalle correnti dello stretto.

Ricordatevi che non vogliamo più sentire politici trasformati in venditori ambulanti di parole che tentano di narcotizzarci con la nenia del “tutti a casa”, del ‘cambiamento’ e della ‘rottamazione‘.

Condividiamo la vostra decisione di non fare alcun “inciucio”, di non scendere a compromessi ma di approvare ogni provvedimento da chiunque presentato a condizione che sia funzionale alla crescita della nostra isola. Attivatevi, perciò, presto anche perché il neo-eletto Presidente rifiuti “inciuci” ma apra le porte a chi vuole cambiare concretamente.

L’ASASI (Associazione scuole autonome della Sicilia) nata per sostenere l’autonomia delle nostre scuole e migliorare il servizio, pone subito alla vostra attenzione tre priorità per evitare il totale collasso della scuola siciliana causato dalla miopia dei governi che si sono succeduti specialmente in questi ultimi anni: approvazione di un testo di legge sul diritto allo studio e alla formazione del quale solamente la nostra Regione ne è priva; investimenti straordinari per gli interventi di messa in sicurezza, manutenzione e adeguamento degli edifici scolastici; immediato rispetto dell’art. 3 della legge n. 23 dell’11/01/1996 che obbliga i comuni e le province siciliane a fornire il materiale di pulizia, i registri per i docenti e quant’altro previsto dalla citata legge.

Signori “cittadini”, noi crediamo nel miglioramento qualitativo dell’istruzione e della formazione come volano per la crescita e la democrazia della nostra Isola e, preso atto delle vostre promesse, abbiamo il diritto di risposte concrete e voi avete il dovere di darcele se volete salvare la scuola dal default e diventare “cittadini onorevoli”.

Molti credono che voi sarete i taumaturghi in grado di guarire le grosse ferite che i precedenti “poco”onorevoli hanno inflitto alla Sicilia, per noi è più ragionevole pensare che voi potreste aiutare quanti, animati di buona volontà, vogliono essere “veri” onorevoli.

L’ASASI dichiara la piena disponibilità alla collaborazione, offre il contributo dell’esperienza acquisita sul campo e attraverso il nostro settimanale-online “La Letterina” che raggiunge più di quarantamila lettori, monitorerà i vostri interventi apprezzandone i contenuti finalizzati alla migliore qualità della scuola ma eserciterà il proprio diritto all’indignazione e alla critica per scelte non coerenti con le finalità istituzionali”.

Fonte: prismanews.net

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Caro futuro presidente, parliamo della scuola

La lettera di uno studente di un istituto di Palermo che si rivolge ai politici in corsa per Palazzo d’Orleans

Caro Presidente della Regione Siciliana,

ancora non conosciamo il suo nome ma penso che qualunque candidato a diventarlo dovrebbe leggere attentamente questa lettera. Se si propone come uno statista e non come un venditore di fumo. Chi le scrive non la voterà, non perché disinteressato o ostile, ma perché ha meno di 18 anni. Sono lo studente qualunque di una scuola siciliana qualunque. E sono parecchio interessato a questa campagna elettorale perché vorrei capire quanto lei sappia o voglia sapere di noi. Forse lei sa che la Sicilia spende più della Lombardia in spese scolastiche eppure ci chiediamo: in cosa li spende? Perché noi abbiamo le peggiori condizioni scolastiche di tutta Italia. Forse i nostri genitori non lo sanno, forse fa finta di non saperlo lei: noi lo sappiamo eccome. Gli edifici scolastici siciliani sono quelli con la percentuale maggiore di illegalità: mancano i certificati di agibilità, quelli antisismici e quelli antincendio in più della metà. Spesso sono in affitto. Sono senza fondi di funzionamento e senza manutenzione certa. Vi siete mai preoccupati di venire a vedere in che condizioni sono questi locali? Spesso pessime. Lei ci dirà: colpa di Comuni e Province. Prima richiesta: può una legge regionale istituire degli standards di sicurezza e di qualità per gli edifici, sia di proprietà, sia che affitta ad uso pubblico, entro cui trascorriamo gran parte delle nostre giornate? Altre notizie: lei lo sa che in Sicilia abbiamo il più alto tasso di dispersione scolastica di tutta Italia? Arriviamo a punte del 28%, quando la media nazionale è del 25%. L’Europa ci chiede di scendere al 10%! E’ un dato triste perché molti sanno, ma non tutti, che è il dato che corrisponde alla povertà. E lei forse sa che secondo Save the Children 44 bambini su 100 in Sicilia vivono sotto la soglia di povertà. E se va a curiosare, troverà gli stessi nomi: tra i poveri , tra gli “asini”e tra i dispersi dalla scuola. I dispersi sono dispersi e “asini” perché son poveri. Lo dicono le ricerche. Noi pensiamo che sia immensamente ingiusto. Lei sta promettendo una speranza di ricchezza e sviluppo ai nostri genitori. E forse loro la voteranno questa volta. E’ una speranza che potrebbe essere vera se si impegnasse a darci un’istruzione di qualità.
Ve la faremo noi una Sicilia ricca e moderna. Perché ormai è assodato il rapporto strettissimo tra livelli di istruzione di un paese e ricchezza. In termini di PIL, ma anche in termini di civilità e di coesione sociale. Pensa che noi in Sicilia possiamo trascurare PIL, Civiltà e istruzione di qualità? Forse, con tutto il rispetto, potete farlo e l’avete fatto voi politici. Noi chiediamo di non trascurarli più. Non è un’espressione astratta “istruzione di qualità”, si modula e si ottiene con  provvedimenti precisi. Non negli slogan. Intanto che gli uffici regionali e gli assessorati abbiano dei tavoli tecnici di esperti di scuola che producano provvedimenti adeguati. E non solo folle di “impiegati della formazione professionale”. Com’è possibile che la ricca (di funzionari) regione autonoma siciliana in 50 anni non abbia prodotto una legge sul Diritto allo Studio? Com’è possibile che il tempo pieno alle elementari e alle medie da noi sia nel 3% degli istituti e in Lombardia nel 90%? Com’è possibile che gli asili (che ci aiutano nel successo scolastico e promuovono di riflesso l’occupazione femminile dando tempo alle nostre mamme) in Sicilia siano quasi inesistenti (2% dei bambini) e, sempre in Lombardia, 40 bambini su 100 abbiano l’asilo? Perché “non servono”? Eppure i nostri coetanei lombardi sono primi nelle prove nazionali mentre noi siamo ultimi, non perché siamo degli asini, ma, ci permetta di dirlo: perché lo siete voi nel non mettere insieme dati e ricerche e trarne le conseguenze in termini di azioni necessarie. La verità è che ve ne siete disinteressanti eppure ve lo abbiamo chiesto più volte: noi, ragazzi siciliani, viviamo una profonda diseguaglianza rispetto agli altri ragazzi italiani e a 13 anni abbiamo un anno e mezzo di scuola in meno rispetto a un coetaneo milanese. Si chiama iniquità ed è anticostituzionale. Questione di soldi? Non credo sia solo quello. Com’è possibile che nessuno riesca ad utilizzare le ingenti somme destinate dall’Europa per noi (esattamente per il diritto allo studio, per l’edilizia scolastica, per la lotta alla dispersione, e per tanto altro)? Non solo non riuscendo ad accedervi, ma anche per l’incapacità di “progettare”, “programmare” e “ideare” dei provvedimenti adatti e misurati sulla scuola siciliana su scala regionale, e non comunale, provinciale, o solo per  merito di qualche preside o di qualche docente. Sappiate, e anche questo lo dicono gli studi e i dati, che solo azioni programmate nel tempo e su scala regionale aiutano a migliorare i sistemi scolastici e i rendimenti. Non è polverizzando le risorse nei mille progettini delle scuole che ci si lava la coscienza sulla nostra istruzione. Non servono. Lo dicono i dati. Servono decisioni ampie e certe, organiche e unitarie, che solo il presidente di una regione può prendere, con i consulenti adeguati e ben venga in questo caso un consulente adeguato. Specialmente quando la Sicilia ha potestà legislativa esclusiva per quel che riguarda la scuola. In Sicilia, se lei lo volesse, si potrebbe scrivere una storia diversa per noi ragazzi e dunque per tutta l’isola. Non una “bella intenzione”, ma proprio una storia vera. Non è impossibile, altrove lo hanno fatto e potremmo farvi esempi virtuosi. Potreste andarveli a studiare..no? Insomma, cosa le chiediamo? Nessuno slogan finto e nessuna superficialità. Azioni certe e programmate per il controllo della sicurezza negli edifici scolastici, una legge per il diritto allo studio, un utilizzo unitario, organico e programmatico su scala regionale dei fondi per la dispersione scolastica (si può fare, lo ha fatto la Puglia), l’istituzione del tempo pieno nel primo ciclo dell’istruzione (si può fare, basta volerlo), l’aggiornamento professionale dei nostri docenti, bravi, bravissimi, ma a volte senza strumenti aggiornati per agire nei casi difficili. Sono cose che non si fanno dall’oggi al domani, ne siamo consapevoli, ma almeno qualcuno cominci a dirle e poi a farle.  Lei può prometterlo.

Giuseppe Palermo

Fonte: gsd.it

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