Avevamo ragione, la Corte Costituzionale ha fermato le trivelle di Renzi

di Andrea Fiasconaro – Capogruppo del M5S Lombardia

La sentenza 170, della Corte Costituzionale, pubblicata il 12 luglio scorso, ha dichiarato illegittimo il comma 7 dell’articolo 38 del Decreto legge 133, lo Sblocca Italia, che ribadisce che il rilascio e l’esercizio dei titoli minerari per la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale è materia concorrente tra Stato e Regioni.

Avevamo ragione nel chiedere l’impugnazione dell’articolo 38 dello ‘Sblocca Italia’ che consentiva la ricerca, la trivellazione e lo stoccaggio indiscriminati di idrocarburi sul territorio. La Corte Costituzionale ristabilisce che la materia è concorrente tra Stato e Regione, dunque sulla ricerca di idrocarburi lo Stato non può prendere decisioni per una Regione senza consultarla.

Solo il PD lombardo, allora completamente renziano, aveva difeso quel decreto pro trivelle che la Corte ha impugnato. E’ stato sventato il tentativo di Renzi di consentire al Governo di agire indisturbato con altre concessioni e prolungamenti che vanno contro la volontà dei cittadini e delle buone politiche per i territori e la tutela dell’ambiente. Ora la Lombardia faccia un ulteriore passo avanti, ripensi le politiche regionali sulle trivelle e gli stoccaggi e orienti il suo futuro sulle energie rinnovabili.

Fonte: ilblogdellestelle.it

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Trivelle, M5S: “Fermiamo le concessioni eterne, Si al Referendum”. In dieci Regioni i Cinquestelle presentano la mozione per l’Election Day: “Presidente Mattarella torni indietro sui suoi passi”

Ad oggi Vega A, la piattaforma più grande d’Italia sorta trent’anni fa di fronte le coste di Ragusa, potrebbe continuare l’attività di ricerca e di estrazione anche per oltre 100 anni, “una prigionia senza fine”. L’appello dei portavoce Cinquestelle ai volti noti della Tv italiana: “Aiutateci ad informare i cittadini attraverso i vostri canali e le vostre pagine social”.

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I consiglieri e deputati Cinquestelle: “Renzi e Mattarella tirano dritto e scelgono la data del 17 aprile, mentre l’accorpamento del voto referendario a quello delle prossime elezioni amministrative, oltre a favorire la partecipazione democratica dei cittadini, scongiurerebbe soprattutto l’inutile spreco di milioni di euro di fondi pubblici”.

Evidentemente, sia Renzi che Mattarella vogliono far naufragare il referendum. Sembra sfumata l’ipotesi di accorpare la consultazione popolare con il primo turno delle amministrative”. Così il M5S che in ben dieci Regioni, Sicilia, Basilicata, Campania, Piemonte, Puglia, Veneto, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Friuli, ha depositato una mozione che invita il presidente della Repubblica a concedere l’Election Day. “Butteremmo via milioni di euro di fondi pubblici, – affermano dal Movimento 5 Stelle – e come se non bastasse, rischiamo non venga raggiunto il quorum”.

In poche parole, – afferma il deputato regionale siciliano Giampiero Trizzino – ci chiedono di scegliere tra una semplice proroga della concessione e la durata illimitata della stessa , e se non si dovesse raggiungere il quorum, correremmo il rischio, ad esempio, che Vega A, la piattaforma più grande d’Italia, con una superficie che si estende per oltre 184 km2, sorta trent’anni fa di fronte le coste di Ragusa, potrebbe continuare l’attività di ricerca e di estrazione anche per oltre 100 anni. Una prigionia senza fine”.

I consiglieri e deputati del M5S, nelle dieci Regioni, dichiarano guerra allo scempio delle coste italiane: “Avvieremo una campagna informativa senza precedenti: convegni, manifestazioni, banchetti e materiale illustrativo”. I portavoce Cinquestelle lanciano un vero e proprio appello e chiedono il supporto dei volti noti della Tv italiana: “Aiutateci ad informare i cittadini attraverso i vostri canali e le vostre pagine social”.

In ultimo interviene anche l’europarlamentare Ignazio Corrao: ”bisogna evitare a tutti i costi l’incredibile sperpero di 360 milioni di euro. La decisione del Consiglio dei Ministri di fissare il referendum  il 17 aprile 2016, sembra non avere alcuna giustificazione, dal momento che affrontare una spesa di circa 400 milioni di euro, per chiedere agli italiani di pronunciarsi su un unico quesito referendario, appare scelta a dir poco scellerata, oltre che fortemente antidemocratica”.

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M5S, contro le trivelle azioni a tutto campo

E intanto uno studio dell’Ingv rivela la presenza di vulcani sottomarini attivi al largo della costa sud-occidentale della Sicilia.

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E’ una dichiarazione di guerra a tutti gli effetti quella che i deputati del Movimento 5 stelle all’Ars fanno alle trivelle in Sicilia e, mutatis mutandis, al governo regionale che ha siglato l’accordo “scellerato” con Assomineraria.

Dopo due mozioni, un ordine del giorno, una proposta di referendum, un disegno di legge voto e una denuncia alla Commissione europea, stamani l’annuncio in conferenza stampa, alla quale ha partecipato pure il sindaco Orlando, delle nuove azioni che metteranno in campo per bloccare il piano di estrazioni in shore e off shore nell’Isola.

Il primo passo è la chiamata a raccolta dei siciliani il prossimo venerdì alle 15.30 a Palermo, davanti a Palazzo d’Orleans, dove è previsto un sit-in organizzato in collaborazione con l’Anci Sicilia, Legambiente, Greenpeace e l’associazione No triv per chiedere a Crocetta il rispetto degli atti parlamentari approvati contro i progetti industriali sugli idrocarburi.

Quindi, il secondo, strettamente legato all’esito della riunione di ieri dei capigruppo all’Ars che hanno dato il via libera per la discussione in aula, fissata il 7 gennaio prossimo, al ddl voto che mira all’abrogazione dell’articolo 38 del decreto legge 12 settembre 2014 (il cosiddetto Sblocca Italia), convertito poi in legge. Se da Sala d’Ercole arriverà l’ok, saranno poi i  parlamentari siciliani a Roma a dover cercare di farlo battezzare legge dello Stato.

Nella pentola in ebollizione dei grillini non c’è solo il ddl voto: ha avuto recentemente il via libera dalla commissione Ambiente anche la proposta di referendum abrogativo dello stesso articolo, mentre in precedenza erano state approvate da sala d’Ercole due mozioni a firma Palmeri e Foti e un ordine del giorno a firma Mangiacavallo. Comun denominatore di tutti questi atti, è sempre lo stop alle trivelle ma con diverse sfaccettature.

La mozione Palmeri ha impegnato il governo a fermare la ricerca sulla terraferma per mettere al riparo la regione da possibili rischi sismici, quella a firma Foti a stoppare i petrolieri  nel canale di Sicilia con la costituzione di zone a tutela biologica, mentre l’atto di Mangiacavallo  mira all’abrogazione degli articoli 37 e 38 con il ricorso al referendum e alla Corte costituzionale. La proposta della Foti, in particolare, richiama all’attenzione oltre ai rischi sismici, anche quelli connessi all’attività vulcanica, un fattore quest’ultimo non tenuto nella giusta considerazione dai governi nazionale e regionale. E che invece è stato oggetto di studio da parte dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) che nel 2010 mise nero su bianco un rapporto tecnico “Primi tentativi di monitoraggio dei resti sottomarini dell’eruzione che nel 1831 costruì l’isola Ferdinandea nel Canale di Sicilia”. Ebbene, le conclusioni di quel report fanno tremare i polsi, perché confermano, tra le altre cose, l’idea che il rilievo sottomarino prospiciente Sciacca è sede di un’area vulcanica attiva e di grandi dimensioni (25×35 chilometri circa).

“Esiste, quindi, la possibilità- si legge nelle conclusioni del report- di una ripresa dell’attività vulcanica in una zona relativamente prossima alle coste meridionali della Sicilia, entro un raggio di alcune decine di chilometri da Capo San Marco e da Sciacca, distanza non molto più grande di quella che separa la cattedrale di Catania dai crateri sommitali dell’Etna.

Queste considerazioni- prosegue l’Ingv- hanno chiare implicazioni sulla valutazione del rischio vulcanico e sismico ma, allo stato attuale, non sono sufficienti ad indicare un problema pressante e a disegnare uno scenario di rischio imminente. Tuttavia, anche se questi vulcani non eruttano regolarmente come l’Etna, possono in qualsiasi momento dare luogo a eruzioni sottomarine di tipo esplosivo, le quali, a loro volta potrebbero generare tsunami e devastare una costa densamente popolata con possibili ripercussioni sull’opposta sponda del Mediterraneo”.

Secondo Domenico Macaluso, responsabile del Nucleo operativo subacqueo Lega navale italiana, che ha effettuato delle ricerche sottomarine per conto dell’Ingv “la presenza di questi vulcani dimostra che ci sono coni eruttivi avventizi di un unico grande vulcano. Le ricerche sottomarine, arricchite anche dagli studi degli archivi, ed effettuate fra il 1999 ed il 2006 hanno fatto luce pure su un evento cronologicamente lontano, un terremoto seguito da un maremoto, che il 21 luglio del 365 d.C. distrusse molte città della Sicilia sud-occidentale, come Selinunte, Allavam ed Eraclea Minoa”.

Fonte: www.ilmoderatore.it

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Il piano di Renzi per bucare il mare. M5S: “145 kmq di trivelle selvagge”

Il M5s presenta al Parlamento europeo il dossier sull’estrazione del petrolio: “Con lo Sblocca Italia decine di progetti anche nel Canale di Sicilia, su un’area grande quanto la Grecia. Useranno detonazioni a ridosso delle aree protette, è un disastro che va fermato”.

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Deepwater Horizon, la piattaforma petrolifera di proprietà Transocean affondata il 20 aprile 2010 nel Golfo del Messico. Oltre a costare la vita a 11 persone, l’incidente ha generato un gravissimo danno ambientale. In mare si sono riversati circa 5 milioni di barili di petrolio, che hanno provocato la distruzione di un intero ecosistema. L’oro nero ha ucciso migliaia di uccelli marini, mammiferi, tartarughe e pesci e ha gravemente danneggiato i coralli sul fondo del mare. E le operazioni di bonifica hanno fatto più male che bene, devastando i luoghi deputati alla riproduzione della fauna. Un quinto del petrolio giace ancora sul fondo del mare.

Un’area di 145 chilometri quadrati , di cui ben 123 in mare. Un territorio poco più vasto dell’intera Grecia che rischia di venire perforato per estrarre petrolio o per cercarlo attraverso detonazioni subacquee. Un rischio sempre più concreto a causa delle norme scellerate contenute nel decreto del governo Renzi, lo Sblocca Italia, che di fatto è uno Sblocca Trivelle“. E’ quanto denuncia Rosa D’Amato, eurodeputata del Movimento 5 stelle, che cita i dati del dossier ‘145 kmq di trivelle selvagge, il piano Renzi per bucare l’Italia e il suo mare’. Il dossier è stato presentato oggi al Parlamento europeo di Bruxelles nel corso del seminario ‘Don’t fossilize yourself’, promosso dalla stessa eurodeputata e dal gruppo Efdd.

Stiamo assistendo a un vero e proprio assalto dei petrolieri al mare e al territorio italiano – dice D’Amato -. Stando ai dati del ministero dello Sviluppo economico, al momento le compagnie petrolifere hanno presentato 120 richieste di cui 67 per la ricerca di idrocarburi in terraferma, 45 per la ricerca in mare e 8 per la prospezione in mare. Dal Nord al Sud, dall’Adriatico al Tirreno fino al Golfo di Taranto e al Canale di Sicilia, ci sono decine di progetti, alcuni già in fase avanzata, che rischiano di perforare o di usare delle vere e proprie detonazioni subacquee a ridosso di aree marine di fondamentale importanza per la biodiversità del mar Mediterraneo. E’ un disastro che va fermato“.

L’europarlamentare denuncia innanzitutto l’irrilevanza economica della Strategia energetica nazionale, che vuole più che raddoppiare entro il 2020 l’estrazione di idrocarburi in Italia: “A fronte di introiti per le compagnie petrolifere che nel 2013 hanno raggiunto i 6,5 miliardi di euro solo con la vendita delle materie prime estratte – dice D’Amato – i ricavi dalle royalties per lo Stato sono stati, sempre nel 2013, di poco superiori ai 420 milioni di euro. Di questi, ben 93 milioni tornano alle stesse compagnie petrolifere attraverso i buoni benzina rilasciati dal Fondo di riduzione prezzi carburanti. Una beffa nella beffa“. Ci sono poi i danni ambientali delle attività petrolifere che, dice sempre l’eurodeputata, “fanno del Mediterraneo uno dei mari più inquinati da idrocarburi al mondo“.

Eppure, con lo Sblocca Italia, “trivellare sarà sempre più facile. Il cavallo di Troia è essenzialmente uno: togliere alle Regioni il potere di veto sulla ricerca e sulla trivellazione di pozzi di petrolio e di metano. Tra le disposizioni del decreto, infatti, c’è quella che trasferisce d’autorità nel marzo 2015 le procedure di via sulle attività a terra dalle regioni al ministero dell’Ambiente, annullando il potere di veto delle comunità locali“.

Lo Sblocca Italia va fermato – conclude D’Amato -. Questo decreto costituisce una palese violazione delle norme europee, in particolare della Direttiva Offshore 2013/30/UE e dalla nuova Direttiva 2014/52/UE sulla Valutazione di impatto ambientale. Contro queste violazioni abbiamo dato e continueremo a dare battaglia in Europa“.

Fonte: lasiciliaweb.it

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La buona politica e la coerenza – La replica del sen. G. Ruvolo e la contro-replica del M5S Sciacca

Riportiamo qui di seguito il comunicato stampa diffuso oggi dal senatore di Forza Italia Giuseppe Ruvolo in risposta alle osservazioni di incoerenza mossegli dal M5S di Sciacca circa le posizioni assunte nei confronti delle trivellazioni offshore con una necessaria contro-replica in coda.

Da anni mi batto contro le trivellazioni offshore nel Mediterraneo dentro e fuori dal Parlamento. Additare il mancato favore ad un emendamento, decontestualizzando quella posizione dall’azione parlamentare allora in atto, è un tentativo disonesto di colpire l’avversario politico. Dalla battaglia vinta contro la Petroceltic nel 2010 al recente appello ai Governatori sul documento politico della Commissione Energia in Conferenza Stato Regioni – spiega Ruvolo – non rimprovero nulla ad una linea coerente che ho finalizzato alla tutela di oltre 16 mila Km quadri di aree marine siciliane. Se poi gli emendamenti estemporanei dei grillini hanno la tracotanza di considerarsi Sacre Scritture, allora io mi dichiaro peccatore di una dottrina resa apocrifa nei contenuti e nelle modalità.

Sen. Giuseppe Ruvolo

Ringraziamo il senatore G. Ruvolo che, pur lasciandosi andare alla solita dialettica politica che offusca la realtà delle cose, candidamente ammette l’oggettività dei contenuti del nostro comunicato, ovvero di non aver votato una proposta del M5S finalizzata alla tutela del territorio e dei cittadini, contro le trivellazioni delle lobby dei petrolieri. Non bastano gli appelli ai Governatori quando al momento di poter essere incisivi con la propria attività parlamentare ci si allinea alle direttive di partito.

La buona politica si fa con i fatti e non con le belle parole dei comunicati stampa. Questa è coerenza!

Meetup Sciacca 5 Stelle – M5S Sciacca

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Dr. Jekyll e Mr Hyde

Ci permettiamo di ricordare il significato dell’aggettivo coerente, ovvero colui che agisce conformemente al proprio pensiero, non esprimendo contraddizione.

Crediamo che questo promemoria sia necessario leggendo le recenti dichiarazioni del Sen. Giuseppe Ruvolo di Forza Italia (ex PDL), che da neo-paladino dell’ambiente e nemico delle lobby, si dice allarmato per i possibili effetti delle trivellazioni petrolifere nel Canale di Sicilia.

Tuttavia le preoccupazioni di oggi, assolutamente condivisibili, stridono fortemente con l’attività parlamentare del Senatore, il quale, solo pochi mesi fa (con precisione il 06/08/2013), esprimeva voto contrario a un emendamento del M5S (n. 41.6 al DDL N° 974) che, non solo prevedeva il ripristino del limite delle 12 miglia dalla costa per le trivellazioni in tutto il territorio nazionale, ma imponeva che i provvedimenti autorizzativi già rilasciati, tra cui quelli che interessano direttamente il nostro territorio e i nostri mari, fossero nuovamente sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale (facoltativa sino al 2010) e Valutazione Ambientale Strategica.

Quell’emendamento ricevette il voto contrario di altri illustri colleghi siciliani del Sen. Ruvolo, tra cui il Sen. Marinello (ex PDL), il Sen. D’Alì (ex PDL), il Sen. Lumia (Megafono) e il Sen. Mineo (PD); insomma, su questo tema, le larghe intese avevano manifestato chiaramente la loro opinione.

Ci sembra, dunque, quantomeno incoerente l’atteggiamento del Sen. Ruvolo, salvo che, come nel romanzo di Robert Louis Stevenson, siamo di fronte allo strano caso di un Dr. Jekyll in Parlamento e un Mr Hyde dinanzi ai cittadini.

Meetup Sciacca 5 Stelle – M5S Sciacca

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Comunicato stampa del Comitato “Stoppa La Piattaforma”

Si conclude oggi, ultimo giorno di campagna elettorale, l’iniziativa del Comitato “Stoppa La Piatattaforma”, appoggiata anche da Greenpeace, di far firmare ad ogni candidato alla presidenza della Regione Siciliana l’appello contro le trivellazioni nel Mediterraneo.

Ricordiamo che questo appello è già stato sottoscritto da circa 45 sindaci e da 57.000 siciliani e con lo stesso si chiede a gran forza che lo sviluppo nel canale di Sicilia sia legato al turismo e alla pesca nel pieno rispetto dell’Ambiende, il tutto mettendo al bando ogni ipotesi di sfruttamento petrolifero del nostro mare.

Sia il nostro Comitato “Stoppa La Piattaforma” che Greenpeace hanno da settimane preso contatto con gli staff dei candidati alla presidenza della Regione, chiedendo di sottoscrivere l’appello.

Il consenso è stato trasversale, anche se non possiamo ritenerci soddisfatti.

Infatti numerosi sono i candidati alla presidenza che non hanno ritenuto opportuno sottoscrivere l’appello.

I Candidati alla presidenza della Regione che si sono impegnati, sottoscrivendo l’appello, alla salvaguardia del canale di Sicilia e che quindi hanno sposato pubblicamente la campagna di Greenpeace, sono(Ordine Alfabetico):

  • Cancelleri, del Movimento 5 Stelle
  • Crocetta, candidato della coalizione PD-UDC
  • Marano, candidata di SEL e IDV
  • Miccihè, candidato di Grande Sud

Degli altri, purtroppo, nonostante le insistenti richieste, non ci è dato sapere cosa pensino relativamente alla trivellazioni nel Mare Mediterraneo.

In questa singolare campagna elettorale in cui, in linea generale, poco si è saputo relativamente ai programmi dei vari schieramenti, speriamo con questa inizativa di avere fornito agli elettori un elemento utile per la scelta del nostro futuro Presidente.

Cordialmente,

Mario Di Giovanna
Portavoce del Comitato “Stoppa La Piattaforma”

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