Referendum 2016: il quorum non si raggiunge ma a Sciacca un mare di Sì

Mangiacavallo (M5S): “Orgoglioso e fiero della mia città e del suo 54%.”

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Un esito referendario, quello del 17 Aprile, che ha registrato, nonostante i vari tentativi di boicottaggio, il voto di 15 milioni di italiani che hanno sostenuto il SI per dire NO alle trivelle. E’ questo il dato più importante in un Paese in cui il partito di maggioranza è rappresentato dagli astensionisti, con quel 46% cronico della popolazione che non vuole più recarsi alle urne. Il quorum si è fermato ad un 32% che, in termini numerici, è comunque superiore alla quota rappresentata dal partito di maggioranza attualmente al governo. In Sicilia, dove la soglia è rimasta più bassa, primeggia Sciacca, unica città in cui il quorum non solo è stato raggiunto ma è stato superato con uno straordinario 54%. Ecco il commento di Matteo Mangiacavallo, deputato del M5S all’ARS:

“Quel 32% raggiunto – dichiara Mangiacavallo – è comunque un risultato importante, poiché ottenuto tra la disinformazione della gente e l’invito di alte cariche dello Stato a non andare a votare. Il risultato è doppiamente importante, soprattutto in vista delle nuove consultazioni referendarie del prossimo autunno dove non è richiesto il quorum e gli italiani, stavolta, dovranno votare NO per salvare la nostra Costituzione. A proposito di quorum, credo sia giunto il momento di rilanciare la proposta del M5S di abolirlo definitivamente, così, come in tutti i paesi civili, chi non va a votare ha davvero torto. E’ troppo comodo cavalcare l’astensionismo per rendere nullo un referendum”.

“Che dire del 54% raggiunto a Sciacca? – continua Matteo Mangiacavallo – Dire che sono fiero e orgoglioso della mia città è dir poco. Sciacca, per una volta, ha mostrato compattezza e determinazione nella difesa della nostra risorsa più grande, il mare, fonte di ricchezza economica, dalla pesca al turismo. Sciacca ha abbracciato il suo mare con un mare di SI ed è un segnale forte che manda al governo regionale e italiano. E’ la vittoria dei comitati civici, delle associazioni, di tutti gli schieramenti politici e di tutti i cittadini”.

“Adesso occorre essere compatti ancora una volta – conclude il deputato saccense – per difendere l’acqua, il Tribunale, l’Ospedale e le Terme. E’ un’aggressione continua di tutti i nostri beni comuni e il M5S c’è è ci sarà, dimostrando valori che in politica cominciano a mancare da tempo, quelli legati alla coerenza e all’onestà. Sarà difficile, per gli esponenti dei partiti che rappresentano a Sciacca la maggioranza che governa la Sicilia e l’Italia, fare la stessa cosa, senza giocare un doppio ruolo degno del migliore opportunista. E i saccensi, forti del risultato di ieri, ne sono certo, non si faranno più prendere in giro da quattro politicanti da strapazzo”.

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Costituito a Sciacca il Comitato per il “SI” al referendum del 17 Aprile

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Si è costituito Sabato 27 Febbraio presso il Museo del Mare di Sciacca il Comitato per il SI al referendum del 17 Aprile contro le trivellazioni nei nostri mari.

L’assemblea partercipatissima ha visto coinvolte circa quaranta tra associazioni, gruppi, enti, movimenti attive del territorio di Sciacca e dintorni e numerosi cittadini che hanno voluto aderire singolarmente al comitato.

Nel corso dell’assemblea, introdotta dalla spiegazione tecnica del quesito referendario da parte dell’Avv. Aldo Rossi della Lega Navale Italiana sez. di Sciacca, seguita dall’intervento dell’ Ing. Mario Di Giovanna che ha illustrato i pericoli cui potremmo incorrere se non riuscissimo a salvaguardare il nostro mare dalle prospezioni e dalle trivellazioni petrolifere, si  sono sottolineate le ragioni del Si al Referendum,  nonché l’importanza di una massiccia partecipazione nella campagna di informazione per il raggiungimento del quorum necessario affinché lo stesso sia valido.

Numerosi gli interventi di chi ha voluto sposare le ragioni del SI al di sopra da ogni collocazione politica, tra questi il presidente del Consiglio Comunale di Sciacca, Calogero Bono e l’amministrazione comunale rappresentata dall’assessore David Emmi. Entrambi hanno assicurato l’apporto istituzionale alla campagna referendaria con numerose iniziative quali un consiglio comunale aperto, il coinvolgimento delle amministrazioni e dei consigli comunali dei paesi viciniori, nonché un contributo visibile con l’affissione di banner sul palazzo comunale per invitare la gente a votare “SI” e dei manifesti che promuoveranno il voto al referendum del 17 aprile prossimo.

Si è stabilito che il comitato avrà funzioni di coordinamento tra le varie iniziative proposte dalle singole organizzazioni e cittadini costituenti e garanzia sull’apartiticità delle iniziative referendarie, perché deve essere chiaro a tutti che questo referendum non può essere motivo di scontro tra partiti ma deve puntare in maniera decisa verso il quorum.

A breve verranno annunciate le prime iniziative.

ELENCO ASSOCIAZIONI – ENTI – MOVIMENTI e SINGOLI  ADERENTI AL COMITATO.

  • L’Altra Sciacca, Pietro Mistretta
  • Lega Navale Italiana Sez. di Sciacca, Avv. Aldo Rossi
  • Comitato Stoppa la Piattaforma, Mario Di Giovanna
  • Italia Nostra sez. di Sciacca, Umberto Marsala – Calogero Segreto
  • On. Matteo Mangiacavallo
  • On. Margherita La Rocca Ruvolo
  • CGIL camera del lavoro di Sciacca, Franco Zammuto
  • IL FATTO POPOLARE, Calogero Parlapiano
  • GIOVANI DEMOCRATICI, Carmelo Bennardo
  • Coop. Madonna del Soccorso, Salvatore Scaduto
  • Presidenza Consiglio Comunale di Sciacca, Calogero Bono
  • Associazione 3&60, Alessandro Mucaria
  • Associazione La Tavola Rotonda, Nicola Assenzo
  • Radio Voce della Speranza RVS, Vincenzo Catanzaro
  • Gruppo Famiglie Chiesa Madre, Antonella Montalbano
  • Meetup Sciacca 5 Stelle
  • Associazione Ritrovarsi, Luca Palazzotto
  • Comitato Borgo dello Stazzone, Lorenzo Vaiana
  • Consorzio Corallo Sciacca, Giuseppe Caruana
  • Pro Loco Sciacca, Antonio Di Marca
  • Gruppo Sciacca Pulita, Rino Marinello e Fabio Cassarà
  • Rotary Club Sciacca, Avv. Filippo Marciante
  • Coop. Arcobaleno, Marco Mustacchia
  • Circolo Nautico Il Corallo, Carmelo Morreale
  • Associazione Taxisti Sciacca, Ignazio Abruzzo
  • Rotary Club Sciacca, Vincenzo Indelicato
  • Gruppo Scout Sciacca 1, Giusy Caracausi
  • Popolari Per Sciacca, Stefano Scaduto
  • Meetup Grilli di Sciacca, Nino Vitale
  • Lions Club Sciacca Host, Michele Arena
  • 5 onlus, Lia Taormina
  • Laboratorio Verde – Fare Ambiente Agrigento, Alessandro Capodici
  • WWF O.A. Sicilia Area Mediterranea, Giovanna Castelli
  • Cittadinanazattiva -TDM -Procuratori dei Cittadini, Lilla Piazza
  • Gruppo Arecheologico D’Italia sede di Sciacca, Antonino Carlino o Calogero Santangelo
  • Arch. Vincenzo Sabella, consigliere comunale
  • FIDAPA, Virginia Sammmarco
  • Kiwanis club Sciacca Terme, Pisano Francesco
  • Pisano Francesco, consigliere comunale Sciacca
  • Associazione L’Acquario, Mario Gagliano
  • Radio Youth
  • David Emmi, Assessore Sciacca
  • Slow Food condotta di Sciacca, arch. Giuseppe Neri
  • Circolo di Cultura di Sciacca, Tony Russo
  • Club BMW moto “Pino Lo Piccolo”, Pres. Avv. Aldo Rossi
  • Partito della Rifondazione Comunista, Vito Miceli
  • Dott. Mimmo Macaluso, geologo
  • Pippo Graffeo
  • Vittorio Viviani
  • Linda Monastero
  • Silvia Monastero
  • Accursio Todaro
  • Giuseppe Verde
  • Alba Piazza
  • Sisa Indelicato
  • Vittorio Busalacchi
  • Paride Misuraca
  • Alessio Sclafani
  • Ivan Leonte
  • Eloisa Aquilina
  • Salvatore La Bella
  • Pino Di Lucia
  • Michele Ruvolo
  • Vitalba Craparo

Naturalmente chi vorrà aggiungersi al comitato ci potrà contattare inviando una mail a stoppalapiattaforma@gmail.com , o iscriversi al gruppo facebook STOPPA LA PIATTAFORMA Comitato NO TRIV Sciacca o contattare direttamente i referenti:

Mario Di Giovanna, Umberto Marsala, Salvatore Interrante

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Trivelle, il referendum si farà. Il M5S Sicilia: “Finalmente voce agli italiani”

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Sì al referendum sulle trivellazioni, la Corte Costituzionale si è appena espressa dichiarando ammissibile il quesito sulla norma che riguarda la durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate. Lo stesso quesito era già stato dichiarato ammissibile dalla Cassazione. “Finalmente sarà data voce agli italiani”, affermano i 14 deputati a Palazzo dei Normanni del Movimento 5 Stelle. Gli stessi deputati, in tutti questi anni, hanno intrapreso una vera e propria battaglia per fermare lo scempio dei mari e delle coste; e così hanno organizzato manifestazioni pubbliche, presentato numerosi atti parlamentari, ottenuto l’aumento delle royalties, ed in ultimo, hanno portato all’Ars la proposta referendaria, bocciata però dalla stessa maggioranza di governo.

A far giustizia, adesso, ci hanno pensato i nove Consigli regionali (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) che, invece, sono riusciti a portare avanti la proposta dei quesiti. Ed oggi l’Ok definitivo della Corte, e dunque il referendum si farà”. Lo dice il parlamentare M5S Giampiero Trizzino, presidente della commissione Ambiente fino a pochi mesi fa, prima che il Pd facesse indigestione di poltrone, nonchè primo firmatario di più atti parlamentari col medesimo obiettivo, dire No alle trivellazioni.

Il M5S è già pronto a sostenere la campagna referendaria che dovrà portare gli italiani a decidere tra pochi mesi su un tema importante e sensibile quanto quello dell’energia nucleare. “Le alternative alle fonti fossili esistono –concludono i Cinquestelle – e non sono un’utopia, basta avere il coraggio di intraprendere scelte di politica ambientale responsabili e in linea con il principio di sostenibilità. Ovviamente la battaglia continua”.

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“Stop alle trivellazioni in Sicilia”. Passano due mozioni e un odg M5S all’Ars

Le mozioni a firma delle deputate Valentina Palmeri e Angela Foti prevedono il blocco delle attività di ricerca di idrocarburi per mettere la Sicilia al riparo dal rischio sismico e per salvaguardare l’ecosistema e le attività produttive nell’area del Canale di Sicilia. L’ordine del giorno, a firma di Mangiacavallo, mira a scardinare lo Sblocca Italia con un ricorso alla Corte costituzionale e con un referendum.

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Si va verso lo stop della trivellazioni in Sicilia. L’Ars ha approvato oggi due mozioni e un ordine del giorno targati M5S che mirano a rendere difficilissima la vita ai petrolieri. Le mozioni (prime firmatarie Valentina Palmeri ed Angela Foti) impegnano il governo a fermare la ricerca  di idrocarburi nell’isola. Questo per mettere l’isola al riparo da eventuali rischi sismici connessi alla ricerca e per salvaguardare l’ecosistema e le attività produttive nel canale di Sicilia. Lo stop vale anche per le ricerche in corso. L’ordine del giorno, primo firmatario Matteo Mangiacavallo, cerca di scardinare invece gli articoli 37 e 38 del decreto Sblocca Italia, che rischiano di mettere in moto le trivelle un po’ dovunque in Sicilia.

“Con questo odg – dice Mangiacavallo – si impegna il governo a fare ricorso alla corte Costituzionale e ad indire un referendum abrogativo”.

La palla passa ora al governo regionale che, si spera, non farà orecchie da mercante, come ha fatto con altre mozioni approvate dall’Aula nel recente passato.

Le mozioni M5S sono state approvate nonostante il tentativo messo in atto dalla maggioranza di bloccare la votazione con la verifica del numero legale e col tentativo di rimandare in commissione il testo “per ulteriori approfondimenti”.

“L’argomento – ha detto Giampiero Trizzino – è stato affrontato abbondantemente in commissione. L’aula semivuota non è colpa nostra, anzi dimostra il grado di sensibilità della maggioranza”.

“Oggi in quest’aula – ha affermato il capogruppo Valentina Zafarana – si è cercato di difendere l’indifendibile e cioé che gli assenti hanno ragione e i presenti torto. E’ il ribaltamento della realtà. La maggioranza è morta, sempre che sia mia stata in vita”.

La mozione Palmeri nasce dall’esigenza di mettere al sicuro i territori siciliani da eventuali rischi sismici, connessi alle attività di ricerca ed estrazione.

“Questo tipo di attività – afferma la parlamentare, prima firmataria della mozione – potrebbe produrre una sismicità indotta o innescata, anche a diversi chilometri di distanza. Le estrazioni e le attività di ricerca potrebbero essere molto pericolose in una terra ad alto rischio sismico come la Sicilia, dove sono ancora vivi i ricordi dei disastrosi sismi di Messina nel 1908 e della Valle del Belice del 1968, e, per andare più indietro nel tempo, quello della Val di Noto del 1693”.

La mozione a firma Palmeri prende le mosse da quanto successo in Emilia Romagna, dove tutte le attività estrattive in via di autorizzazione sono state bloccate in seguito alle risultanze di una commissione di inchiesta (ICHESE), istituita dopo il sisma del maggio 2012, che sulla base della revisione di una ricca letteratura scientifica e dei rapporti disponibili, ha evidenziato, tra le altre cose, che “estrazioni e/o iniezioni legate allo sfruttamento di campi petroliferi possono produrre, in alcuni casi, una sismicità indotta o innescata”.

“La votazione di oggi – ha detto Valentina Palmeri – rappresentava un bivio di una importanza politica fondamentale, ognuno di noi era chiamato a prendersi una responsabilità politica grandissima perché si trattava di scegliere tra sicurezza e tutela per la salute ambientale, agricoltura, falde idriche salubri, pesca e futuro, da un lato e scarse quantità di petrolio dall’altra, la cui estrazione ci espone a immotivati e pericolosi rischi”.

La mozione Foti mira invece a salvaguardare l’ambiente, che l’inquinamento rischia di compromettere irrimediabilmente.

“Le trivellazioni – ha detto la Foti – pongono in concreto pericolo non solo tutto l’ecosistema del Mediterraneo, ma anche il lavoro dei pescatori e di sistemi economici, come il turismo, che dipendono strettamente dalla salute del mare”.

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Video corteo anti-trivelle del M5S a Licata

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LICATA – Popolo 5 Stelle, ecologisti, comitati e semplici cittadini assieme per dire no alle ricerche petrolifere. Ieri mattina, domenica 9 novembre, a Licata è andata in scena la mobilitazione nazionale contro le trivelle, che il decreto Sblocca Italia di Renzi rischia di mettere in azione un po’ ovunque. La manifestazione, una sorta di “chiamata alle armi” in difesa dell’ambiente, è partita da piazzale del Carmine per arrivare a piazza Attilio Regolo, dove i portavoce nazionali e regionali del Movimento 5 Stelle hanno tenuto un’agorà.

Fonte: lavalledeitempli.net

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#IncoeRenzi

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Assistiamo ancora una volta al teatrino della politica che dà piena dimostrazione della propria incoerenza.

Pochi giorni fa il Sindaco di Sciacca, Avv. Fabrizio Di Paola, nel report sull’attività svolta da gennaio a ottobre 2014, dichiarava ‘Opposizione in tutte le sedi e con tutti i mezzi contro le prospezioni petrolifere nel mare saccense’ da parte dell’amministrazione comunale.

Il Meetup Sciacca 5 Stelle aveva commentato tali affermazioni evidenziandone la loro dubbia credibilità in ragione delle pregresse esperienze che avevano già visto i rappresentanti parlamentari della maggioranza che governa questa città ergersi a paladini della battaglia contro le trivellazioni nei nostri mari a suon di comunicati stampa, per poi votare in tutt’altra direzione in Parlamento. Cci riferiamo in modo esplicito all’attività del Sen. Giuseppe Marinello e del Sen. Giuseppe Ruvolo. Chiacchiere e nulla più.

Ieri si era diffusa la notizia dell’approvazione di un OdG sulla sospensione delle ricerche petrolifere, da parte delle Commissioni Ambiente e Infrastrutture del Senato che, nelle dichiarazioni del Sen. Marinello, non poteva che ‘impegnare il Governo: siamo certi che il presidente Renzi ne terrà conto’.

Il Governo PD – NCD ne ha tanto tenuto così tanto conto che, con voto di fiducia, ha approvato ieri al Senato lo #SbloccaItalia, o per meglio dire lo #SfasciaItalia, che apre i nostri mari alle lobbies del petrolio. Ma l’aspetto inquietante della storia è che lo stesso Sen. Marinello, dagli atti ufficiali, risulta aver votato a favore, contraddicendo se stesso e screditando palesemente le dichiarazioni del Sindaco saccense.

Siamo ormai abituati a questa totale mancanza di coerenza politica, ma questa volta le ripercussioni sul nostro territorio rischiano di essere nefaste.

Noi continueremo la nostra battaglia confidando nel supporto dei cittadini saccensi che speriamo alzeranno la testa prima di vedere le piattaforme dalle nostre spiagge!

Meetup Sciacca 5 Stelle

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“Potrebbero innescarsi terremoti. La Regione blocchi tutte le trivellazioni in Sicilia”. Mozione M5S all’Ars

Lo stop per le nuove attività è già avvenuto in Emilia Romagna, dove è stata istituita una commissione di inchiesta dopo il sisma del 2012. La deputata Palmeri, prima firmataria dell’atto: “Le attività estrattive potrebbero essere pericolose in una terra a rischio sismico come la nostra isola”.

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“Potrebbero innescarsi terremoti, la Regione blocchi tutte le trivellazioni in via di autorizzazione, come avvenuto in Emilia Romagna, e pure quelle in corso”. Il Gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle all’Ars ha presentato una mozione per chiedere al governo regionale di fermare la ricerca e il prelievo di idrocarburi nell’isola, terra ad alto rischio sismico.

In particolare, il Movimento mira ad impegnare il presidente della Regione e la giunta regionale a stoppare tutte le autorizzazioni di ricerca e prelievo di idrocarburi sul territorio regionale in via di rilascio e a revocare quelle già rilasciate.

“Questo tipo di attività – afferma la parlamentare Cinquestelle Valentina Palmeri, prima firmataria della mozione – potrebbe produrre una sismicità indotta o innescata, anche a diversi chilometri di distanza. Le estrazioni e le attività di ricerca potrebbero essere molto pericolose in una terra ad alto rischio sismico come la Sicilia, dove sono ancora vivi i ricordi dei disastrosi sismi di Messina nel 1908 e della Valle del Belice del 1968, e, per andare più indietro nel tempo, quello della Val di Noto del 1693”.

L’atto del Movimento 5 Stelle prende le mosse da quanto successo in Emilia Romagna, dove tutte le attività estrattive in via di autorizzazione sono state bloccate in seguito alle risultanze di una commissione di inchiesta (ICHESE), istituita dopo il sisma del maggio 2012, che sulla base della revisione di una ricca letteratura scientifica e dei rapporti disponibili, ha evidenziato, tra le altre cose, che “estrazioni e/o iniezioni legate allo sfruttamento di campi petroliferi possono produrre, in alcuni casi, una sismicità indotta o innescata”.

La commissione ha concluso i suoi lavori con una serie di raccomandazioni che in Sicilia non trovano applicazione (le nuove attività di esplorazione per idrocarburi devono essere precedute da studi preliminari, devono essere accompagnate da attività di monitoraggio, etc).

Lo stop della attività estrattive e di indagine in Emilia Romagna era stato chiesto invano già nel 2011 (prima del terremoto, quindi) dal consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea De Franceschi, con un emendamento (bocciato) al piano energetico regionale.

“Fermare le trivellazioni – afferma Valentina Palmeri – è necessario, considerato che la politica europea in materia ambientale è fondata sul principio di precauzione, come strategia di gestione del rischio, quando i dati disponibili non consentono una valutazione completa del rischio per l’ambiente o per la salute degli esseri umani”.

La necessità di fermare le trivellazioni non nasce solo da pericolo terremoti.

“Continuare a discutere di trivellazioni ed estrazione di idrocarburi senza considerare le conseguenze sul territorio – afferma il presidente della commissione Ambiente dell’Ars, Giampietro Trizzino – è fuori da ogni logica. Chiederemo la trattazione d’urgenza della mozione che abbiamo depositato: è necessario votarla il prima possibile per dare modo all’Assemblea di determinarsi su un tema che non può più essere differito”.

“A prescindere dal rischio di eventuali sismi – afferma la deputata Cinquestrelle Angela Foti – la certezza è che questo tipo di trivellazioni danneggia le falde acquifere e ne provoca l’abbassamento . Questo comporta maggiori costi per il raggiungimento delle stesse. Solo questo basta ed avanza ad essere più che cauti con queste attività”.

“L’approvazione da parte dell’ARS della mozione – afferma l’Ing. Mario Di Giovanna, portavoce del comitato ‘Stoppa la Piattaforma’ – è un atto doveroso, occorre puntare decisamente verso forme di produzione di energia alternativa e distribuita nel territorio, che al contrario delle estrazioni petrolifere, non costituiscono un pericolo per l’uomo e che portano un reale sviluppo economico compatibile con l’ambiente”.

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La Rai e il “vizietto” dei tagli su argomenti ritenuti scomodi

È successo nella trasmissione “Lineablu”, andata in onda il 31 agosto 2013, che ha dedicato un ampio spazio alla città di Sciacca e alle sue risorse naturali (mare, ceramica, terme, etc.).

La puntata in questione, registrata un mese prima della messa in onda, ha visto tra i protagonisti l’ingegnere Mario Di Giovanna, appartenente al Comitato Stoppa La Piattaforma, che ha rilasciato dichiarazioni in merito alle ipotesi di sfruttamento petrolifero del mare saccense. In particolare, Di Giovanna, che porta avanti da anni una dura battaglia contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia, durante l’intervista a “Lineablu” ha espresso il proprio legittimo dissenso circa lo sfruttamento in chiave industriale del mare di Sciacca.

Ebbene, quell’intervista non è mai stata trasmessa, anzi è stata sostituita con le dichiarazioni di un geologo, Carlo Cassaniti, che, contrariamente a quanto espresso da Di Giovanna, rassicurava sulla bontà delle trivellazioni e sull’opportunità di una zonizzazione del Canale di Sicilia al fine di individuare porzioni di mare compatibili con l’estrazione petrolifera.

L’idea che si possa dividere in zone, più o meno sensibili ai fini delle trivellazioni” – afferma Di Giovanna – “di fatto ammette che è possibile trivellare in sicurezza, ma è assolutamente priva di ogni fondamento logico. Eseguire una zonizzazione del nostro mare per fini petroliferi equivale a sostenere che il petrolio, riversato in mare a causa di un incidente, rimane confinato all’interno di invisibili confini che delimitano tali zone”.

Su suggerimento dei deputati nazionali siciliani del M5S, la cittadina a 5 stelle alla Camera Mariella Liuzzi ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Presidente della Commissione Vigilanza Rai e al Presidente del Consiglio di Amministrazione della Rai, in cui si chiede per quali ragioni l’intervista all’ingegnere Di Giovanna è stata prima registrata e successivamente censurata; perché al posto della predetta intervista sono andate in onda le dichiarazioni del geologo Cassaniti concernenti lo stesso argomento affrontato dal Di Giovanna, ma di contenuto diametralmente opposto; per quali ragioni non sono state trasmesse entrambe le interviste e si è invece preferito oscurare del tutto il punto di vista del Comitato Stoppa la Piattaforma in merito alle trivellazioni nel mare di Sciacca; se la censura in oggetto costituisce parte di una più ampia politica – apparentemente perseguita dalla Rai anche in altre occasioni, come durante il programma “Petrolio” andato in onda nel mese di agosto su Rai Uno – volta a sostenere le estrazioni petrolifere sul territorio italiano e creare consenso attorno a tali attività; se tale politica comunicativa favorevole alle trivellazioni costituisca una sorta di occulta contropartita nell’ambito di accordi commerciali e pubblicitari tra la Rai e le compagnie petrolifere quali, ad esempio, l’Eni.

La risposta della Commissione non è tardata ad arrivare (vedi link), così come le riflessioni della stessa deputata M5S Liuzzi dopo un’attenta lettura della stessa (vedi link).

In primo luogo Cassaniti “è ritenuto un esperto per approfondire il tema delle trivellazioni dal punto di vista scientifico; tale testimonianza dunque non veniva utilizzata in contrapposizione alle teorie del Comitato Stoppa La Piattaforma o ad altra qualsivoglia posizione bensì come parere tecnico”. Sicuramente esperto come Tabarelli di Nomisma Energia? Chissà!

Ma vi è di più. L’intervista censurata dell’ingegnere Di Giovanna, secondo la RAI, non è andata in onda poiché la conduttrice “dopo aver sottolineato che i pescatori locali hanno deciso di prendere posizione e di sostenere il Comitato Stoppa la piattaforma, intervista Pino Gullo, presidente della Lega Pesca Sicilia, che sottolinea come la pesca siciliana chieda con molta forza una regolamentazione al pari di quello che è avvenuto nell’Alto Tirreno e conclude che per poche manciate di petrolio si va a distruggere l’industria della pesca … che dà lavoro a moltissime famiglie”. In questo caso, però, la RAI non ha ritenuto che fosse necessario l’intervento di un esperto, così come accaduto per la presa di posizione a favore del petrolio, né che non esiste in alcun modo una scusante alle perforazioni petrolifere, anche qualora esse avvengano in sicurezza.

E veniamo infine alla chicca finale della risposta all’interrogazione: “Nel rispetto dei principi d’imparzialità e completezza dell’informazione, si precisa infine che, non essendo presenti nei servizi sopra riassunti delle dichiarazioni o interviste di rappresentanti di compagnie petrolifere (per es. Eni), gli autori hanno deciso che, nell’economia del programma, le due voci fossero sufficienti ed esaustive a raccontare tale problematica”. Giusto! C’era già l’opinione di un geologo che sosteneva l’ENI e la richiesta di regolamentazione del Presidente della Lega Pesca Sicilia.

Il “vizietto” di mamma Rai di non dare spazio alle voci contrarie ai poteri forti continua a manifestarsi, soprattutto nelle trasmissioni di maggiore ascolto!

Relativamente alla questione delle trivellazioni, è da sottolineare come dalla Regione Sicilia non pervengano segnali di risposta, restando a oggi inascoltate anche le richieste scaturite dalla IV Commissione Ambiente e Territorio dell’Assemblea Regionale Siciliana presieduta dal pentastellato Giampiero Trizzino. Al termine di un’audizione tenutasi lo scorso mese di febbraio con Greenpeace, il Comitato Stoppa La Piattaforma e altre associazioni ambientaliste, Trizzino aveva chiesto un accordo Stato-Regione per razionalizzare il sistema normativo e le autorizzazioni per le trivellazioni nel Canale di Sicilia e la formazione di un tavolo tecnico con i rappresentanti degli enti preposti, ma la richiesta non ha avuto ancora alcun seguito.

Palermo, 27 settembre 2013

Fonte: sicilia5stelle.it

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Trivelle a Pantelleria, M5S contro il decreto Passera. Ricorso contro l’estensione dell’area marina perforabile

L’atto ministeriale, contestato da alcuni cittadini con azione popolare, presenterebbe numerosi profili di illegittimità.

Pantelleria contro le trivelle. Un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica è stato presentato da alcuni attivisti M5S in sostituzione del comune del Trapanese (più volte sollecitato e rimasto inerte sulla questione) contro il decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 27 dicembre scorso che amplia a dismisura l’area in cui è possibile effettuare trivellazioni nel canale di Sicilia. Fatto che esporrebbe l’area in questione a pericoli, creando inoltre disturbo alla pesca, alla fauna ed agli assetti geologici.

Il decreto oggetto del ricorso, firmato dal ministro Passera, sarebbe infatti illegittimo per diversi motivi. Innanzitutto ci sarebbe un vizio di incompetenza: la competenza di sottoscrizione dell’atto infatti sarebbe del dirigente generale del ministero e non di quella del ministro, in virtù del principio della separazione tra organi di indirizzo politico-amministrativo e di gestione.

A monte dell’atto ci sarebbe inoltre un vizio di incompetenza assoluta (il decreto presuppone di intervenire nell’ambito della piattaforma continentale italiana, cosa che non sarebbe vera). L’area oggetto della reale estensione ricadrebbe infatti nell’ambito della piattaforma continentale dell’isola di Malta.

E, ancora a rendere nulla la validità del decreto ci sarebbe l’incompetenza del Ministro dello Sviluppo Economico in materia. L’allargamento del mare territoriale – secondo quanto è scritto nel ricorso – è infatti palesemente un atto di politica estera che, ovviamente, non rientra nelle competenze del Ministro dello Sviluppo Economico. Peraltro, il governo Monti aveva perso la fiducia il 6 dicembre 2012 e, da quel giorno in poi, era abilitato a curare solo gli affari correnti. E “un atto di politica estera di questa portata – si legge nel ricorso – non può essere considerato un affare corrente”.

Infine il decreto sarebbe carente nelle motivazioni poiché non viene in alcun modo giustificata la decisione di ampliare la zona C, sia la decisione di estenderla nel modo scelto.

A sostegno dell’azione si sono schierati anche i deputati regionali del M5S:

Ci troviamo – afferma Valentina Palmeri – di fronte all’ennesimo insensato tentativo di usurpazione del nostro territorio, peraltro con atti ministeriali che presumibilmente possono essere definiti contra legem, il M5S Sicilia seguirà da vicino l’evolversi del ricorso presentato dai ragazzi del M5S Pantelleria e lo sosterrà con piena forza. Con questa azione popolare gli attivisti stanno cercando di difendere l’equilibrio naturalistico di una delle più belle aree del pianeta, fattispecie che, evidentemente, non sembra interessare più di tanto all’amministrazione pantesca”.

A livello regionale intanto – continua Palmeri – stiamo ancora aspettando che si dia vita al tavolo tecnico che l’assessore Lo Bello ha promesso di avviare alla presenza della commissione Ambiente e delle associazioni ambientaliste per risolvere in modo definitivo la questione delle trivellazioni a mare”.

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M5S e sei associazioni ambientaliste contro le trivelle

Via ad un nuovo tavolo tecnico per studiare le modifiche alle normative sulle trivellazioni. Palmeri: “La nostra isola non si svende, sia chiaro.”

La nostra isola non si svende, sia chiaro”. Il Movimento 5 Stelle rilancia la sua attività contro il saccheggio del territorio per lo sfruttamento del petrolio, che proprio in questi giorni ha provocato nuovi sconquassi a Gela. Per questo ha avviato un tavolo tecnico con le principali associazioni ambientaliste che mira a trovare nuove forme di contrasto e a modificare le norme sulle trivellazioni.

L’attacco al nostro territorio – afferma Valentina Palmeri, deputato del M5S all’Ars – va diventando sempre più spietato e scriteriato. In particolare l’esplorazione del sottosuolo finalizzata alla produzione di energia tramite lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi e di gas aumenta a dismisura. Abbiamo presentato numerose richieste d’accesso agli atti, mozioni e interrogazioni, ma non è più sufficiente. Per tale ragione stiamo affrontando, con esponenti del Fred, Wwf, Cetri-Tires, Legambiente e i comitati Stoppa la piattaforma e No Triv- Belice, le modifiche da apportare alla normativa sulle trivellazioni e sullo sfruttamento del nostro sottosuolo”.

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