M5S, contro le trivelle azioni a tutto campo

E intanto uno studio dell’Ingv rivela la presenza di vulcani sottomarini attivi al largo della costa sud-occidentale della Sicilia.

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E’ una dichiarazione di guerra a tutti gli effetti quella che i deputati del Movimento 5 stelle all’Ars fanno alle trivelle in Sicilia e, mutatis mutandis, al governo regionale che ha siglato l’accordo “scellerato” con Assomineraria.

Dopo due mozioni, un ordine del giorno, una proposta di referendum, un disegno di legge voto e una denuncia alla Commissione europea, stamani l’annuncio in conferenza stampa, alla quale ha partecipato pure il sindaco Orlando, delle nuove azioni che metteranno in campo per bloccare il piano di estrazioni in shore e off shore nell’Isola.

Il primo passo è la chiamata a raccolta dei siciliani il prossimo venerdì alle 15.30 a Palermo, davanti a Palazzo d’Orleans, dove è previsto un sit-in organizzato in collaborazione con l’Anci Sicilia, Legambiente, Greenpeace e l’associazione No triv per chiedere a Crocetta il rispetto degli atti parlamentari approvati contro i progetti industriali sugli idrocarburi.

Quindi, il secondo, strettamente legato all’esito della riunione di ieri dei capigruppo all’Ars che hanno dato il via libera per la discussione in aula, fissata il 7 gennaio prossimo, al ddl voto che mira all’abrogazione dell’articolo 38 del decreto legge 12 settembre 2014 (il cosiddetto Sblocca Italia), convertito poi in legge. Se da Sala d’Ercole arriverà l’ok, saranno poi i  parlamentari siciliani a Roma a dover cercare di farlo battezzare legge dello Stato.

Nella pentola in ebollizione dei grillini non c’è solo il ddl voto: ha avuto recentemente il via libera dalla commissione Ambiente anche la proposta di referendum abrogativo dello stesso articolo, mentre in precedenza erano state approvate da sala d’Ercole due mozioni a firma Palmeri e Foti e un ordine del giorno a firma Mangiacavallo. Comun denominatore di tutti questi atti, è sempre lo stop alle trivelle ma con diverse sfaccettature.

La mozione Palmeri ha impegnato il governo a fermare la ricerca sulla terraferma per mettere al riparo la regione da possibili rischi sismici, quella a firma Foti a stoppare i petrolieri  nel canale di Sicilia con la costituzione di zone a tutela biologica, mentre l’atto di Mangiacavallo  mira all’abrogazione degli articoli 37 e 38 con il ricorso al referendum e alla Corte costituzionale. La proposta della Foti, in particolare, richiama all’attenzione oltre ai rischi sismici, anche quelli connessi all’attività vulcanica, un fattore quest’ultimo non tenuto nella giusta considerazione dai governi nazionale e regionale. E che invece è stato oggetto di studio da parte dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) che nel 2010 mise nero su bianco un rapporto tecnico “Primi tentativi di monitoraggio dei resti sottomarini dell’eruzione che nel 1831 costruì l’isola Ferdinandea nel Canale di Sicilia”. Ebbene, le conclusioni di quel report fanno tremare i polsi, perché confermano, tra le altre cose, l’idea che il rilievo sottomarino prospiciente Sciacca è sede di un’area vulcanica attiva e di grandi dimensioni (25×35 chilometri circa).

“Esiste, quindi, la possibilità- si legge nelle conclusioni del report- di una ripresa dell’attività vulcanica in una zona relativamente prossima alle coste meridionali della Sicilia, entro un raggio di alcune decine di chilometri da Capo San Marco e da Sciacca, distanza non molto più grande di quella che separa la cattedrale di Catania dai crateri sommitali dell’Etna.

Queste considerazioni- prosegue l’Ingv- hanno chiare implicazioni sulla valutazione del rischio vulcanico e sismico ma, allo stato attuale, non sono sufficienti ad indicare un problema pressante e a disegnare uno scenario di rischio imminente. Tuttavia, anche se questi vulcani non eruttano regolarmente come l’Etna, possono in qualsiasi momento dare luogo a eruzioni sottomarine di tipo esplosivo, le quali, a loro volta potrebbero generare tsunami e devastare una costa densamente popolata con possibili ripercussioni sull’opposta sponda del Mediterraneo”.

Secondo Domenico Macaluso, responsabile del Nucleo operativo subacqueo Lega navale italiana, che ha effettuato delle ricerche sottomarine per conto dell’Ingv “la presenza di questi vulcani dimostra che ci sono coni eruttivi avventizi di un unico grande vulcano. Le ricerche sottomarine, arricchite anche dagli studi degli archivi, ed effettuate fra il 1999 ed il 2006 hanno fatto luce pure su un evento cronologicamente lontano, un terremoto seguito da un maremoto, che il 21 luglio del 365 d.C. distrusse molte città della Sicilia sud-occidentale, come Selinunte, Allavam ed Eraclea Minoa”.

Fonte: www.ilmoderatore.it

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I costi occulti della TASI

Nel giorno previsto come scadenza per il versamento del primo acconto della TASI, che graverà sulle già martoriate tasche dei cittadini saccensi, il Meetup Sciacca 5 Stelle non può non segnalare l’ennesima inefficienza del nostro Comune.

Il regolamento TASI approvato con Delibera del Consiglio Comunale n. 45 del 09/09/2014 prevede all’art.10 comma 7 che ‘La TASI viene riscossa dal Comune, con facoltà di inviare ai contribuenti i modelli di pagamento preventivamente compilati, fermo restando che, qualora il Comune non provveda in tal senso, il contribuente è comunque tenuto al versamento della TASI in autoliquidazione’.

Inutile dire che gli uffici preposti del nostro Comune si sono guardati bene dal caricarsi di tale onere, forse ritenuto, come accade spesso, al di là dalle capacità tecniche e delle possibilità logistiche offerte dalle ‘poche’ risorse umane disponibili. Probabilmente la nostra Amministrazione, per la solita regola del ‘quieto vivere’ all’interno della grande casa Comunale, non ha neanche ritenuto di sollecitare adeguatamente gli uffici competenti.

Ovviamente, ancora una volta, chi ne ha fatto le spese sono i cittadini di Sciacca che oltre ai costi dell’imposta, hanno dovuto affrontare i costi di commercialisti, consulenti e patronati che per la compilazione dei moduli, attività tutt’altro che semplice visti i numerosi punti grigi del regolamento, soprattutto per quanto attiene le detrazioni, hanno richiesto un giusto compenso oscillante tra 10€ e 30€.

Sebbene si trattasse di una facoltà, e quindi non di un obbligo previsto per legge, in un momento di crisi come quello che sta vivendo la nostra città, sarebbe stato doveroso da parte della nostra Amministrazione impegnarsi a organizzare gli uffici competenti per rendere effettivo il servizio.

Ci auguriamo che per il futuro la questione sia affrontata in modo diverso nell’interesse della cittadinanza.

Meetup Sciacca 5 Stelle

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M5S, Mangiacavallo effettua sopralluogo a San Leone

San Leone ed erosione della costa a danno del Viale delle Dune. Inseguendo i rimedi: sopralluogo del Movimento 5 Stelle insieme a Mangiacavallo.

”Bisogna risolvere urgentemente la problematica, interessando la Regione e facendo pagare chi ha eseguito i lavori di ripascimento in maniera inefficace.”, afferma il deputato regionale del Movimento 5 Stelle, Matteo Mangiacavallo, dopo il sopralluogo di stamane, per constatare il fenomeno erosivo che ha interessato la fascia costiera di San Leone. Erosione, che dopo le recenti mareggiate, mostra tutta le sua pericolosità nel tratto di spiaggia che separa Oceano Mare e il Baraonda, dove la potenza del mare, rischia quasi di compromettere in maniera irreversibile la stabilità della pseudo pista ciclabile e della sede stradale.

Sul posto, oltre la delegazione dei 5 stelle, presente anche il presidente dell’associazione della Voce di San Leone, Peppe Vita, il quale, ribadisce ancora una volta le possibili soluzioni, da attuare, per salvare la costa di San Leone.

di Davide Saia

Fonte: agrigentoweb.it

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L’Italia onesta di Di Matteo

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Di seguito parte del discorso del procuratore Nino Di Matteo ieri in via D’Amelio, a Palermo.

“Non si può assistere in silenzio al preminente tentativo di trasformare il magistrato inquirente in un semplice burocrate inesorabilmente sottoposto all’arbitrio del proprio capo, di quei dirigenti degli uffici sempre più spesso, purtroppo, nominati da un Csm che rischia di essere schiacciato e condizionato nelle sue scelte di autogoverno dalle pretese correntizie e politiche e dalle indicazioni sempre più stringenti del suo presidente (Napolitano ndr).

Non si può ricordare Paolo Borsellino e assistere ai tanti tentativi in atto, dalla riforma dell’ordinamento giudiziario, a quella in cantiere sulla responsabilità civile dei giudici, alla gerarchizzazione delle Procure anche attraverso sempre più numerose e discutibili prese di posizione del Csm. Non si può ricordare Paolo Borsellino e assistere in silenzio a questi tentativi finalizzati a ridurre l’indipendenza dei magistrati a vuota enunciazione formale con lo scopo di annullare l’autonomia del singolo pm.

Voglio ringraziare tutti quei cittadini che si pongono a scudo di tanti che, anche nella politica, continuano a calpestare quei valori che furono di Paolo Borsellino, contro l’arroganza dei prepotenti e degli impuniti. Le commemorazioni hanno un senso solo se sostenute dal coraggio che dovremo dimostrare da domani. Rispetto alla strage di via D’Amelio c’è il dovere etico e morale di cercare verità, anche se ci rendiamo conto che quel cammino costi sempre di più lacrime e sangue, per continuare a cercare la verità è necessario innanzitutto con onestà intellettuale rispettare la verità e non avere mai paura a declamarla anche se può apparire sconveniente.

Oggi ci troviamo davanti a un muro di gomma e di indifferenza istituzionale. E c’è il pericolo di un clima di delegittimazione che si nutre di silenzi colpevoli, ostacoli e tranelli disposti per arginare quell’ansia di verità rimasta patrimonio di pochi.

Affermano il falso i tanti che, qualcuno per strumentale interesse, continuano a ripetere che i processi delle stragi hanno portato a un nulla di fatto fingono di ignorare che 22 persone sono state definitivamente condannate per concorso in strage. In molti anche all’interno delle istituzioni sanno ma continuano a preferire il silenzio, certi che quell’omertà continuerà a pagare magari con l’evoluzione di splendide carriere. Il cammino di liberazione dalla mafia è rimasto a metà del guado, mentre ai ladri e ai corrotti si assicura la sostanziale impunità.

In una sentenza definitiva della Corte di Cassazione è accertato che un partito politico, divenuto forza di governo nel 1994, ha poco prima annoverato tra i suoi ideatori e fondatori un soggetto da molto tempo colluso con gli esponenti di vertice di Cosa nostra e che da molti anni fungeva da intermediario consapevole dei loro rapporti con l’imprenditore milanese che di quel partito divenne esponente apicale. Oggi questo esponente politico (Silvio Berlusconi, ndr), dopo essere stato definitivamente condannato per altri gravi reati, discute con il Presidente del Consiglio in carica di riformare la legge elettorale e quella Costituzione alla quale Paolo Borsellino aveva giurato quella fedeltà che ha osservato fino all’ultimo respiro. E’ necessario non perdere la capacità di indignarsi e trovare la forza di reagire, tutti abbiamo il dovere di evitare che anche da morto Paolo Borsellino debba subire l’onta di vedere calpestato il suo sogno di giustizia”.

Nino Di Matteo, Palermo 19 luglio 2014

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SRR AGRIGENTO: Un film già visto

Le diatribe politiche che hanno caratterizzato l’ultima assemblea della SRR “Agrigento Ovest” è, a nostro avviso, un “film già visto”, l’evidente dimostrazione di quanto la politica abbia prodotto in questi anni caratterizzati dal clientelismo e dall’inefficienza amministrativa e politica.

Mentre i partiti litigano per affidare la gestione dei rifiuti a questo o a quell’altro soggetto noi del Meetup Sciacca a 5 Stelle preferiamo evidenziare il malfunzionamento di un sistema che grava pesantemente sulle spalle dei cittadini che sono male informati e abbandonati a loro stessi, i quali hanno visto aumentare la Tarsu (tassa sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani) esponenzialmente in questi ultimi anni senza benefici aggiuntivi o un effettivo miglioramento del servizio.

Durante la settimana precedente al Carnevale abbiamo denunciato l’esistenza di una vera e propria “
terra dei fuochi” saccense sotto al viadotto all’uscita di Sciacca in direzione Palermo, abbiamo documentato la presenza di quintali di amianto sotto forma di serbatoi o elementi di copertura, gomme d’auto, elettrodomestici, sfabbricidi, contenitori in plastica per oli, e chissà quali altri rifiuti pericolosi per le colture (uliveti) nelle vicinanze e per gli utenti che vi transitano.

Ad oggi nulla è stato fatto in merito e nessuna risposta ci è giunta dall’Amministrazione Di Paola.
In aggiunta oggi denunciamo un’altra discarica abusiva, segnalataci dai titolari di un noto maneggio sito in località San Giorgio a Sciacca. A ridosso dell’ingresso del predetto maneggio sono riversati rifiuti di vario genere tra cui: frigoriferi, lavastoviglie, mobili, copertoni ed una grande quantità di onduline in eternit lesionate e sbriciolate e cisterne in eternit.

I titolari del maneggio ci fanno sapere che quella zona è spesso interessata dall’abbandono di rifiuti di vario genere che rimangono intere stagioni sotto le intemperie, impastandosi letteralmente col terreno circostante. Tale situazione di degrado ambientale è stata più volte segnalata alle autorità competenti senza avere mai una risposta.
Quanto scoperto configura gravissimi reati ambientali che, probabilmente, coinvolgono non soltanto singoli incivili cittadini, ma anche imprese dell’ultima ora, dedite allo smaltimento ‘fai da te’. Su tali circostanze auspichiamo che le autorità competenti possano fare luce.

Il Meetup Sciacca 5 stelle torna a chiedere all’Amministrazione Comunale di prendere immediati provvedimenti per il risanamento delle aree segnalate, contestualmente, di sporgere denuncia contro ignoti, presso le autorità competenti, per i gravi reati ambientali rilevabili, nella speranza che questa volta le nostre non siano parole al vento.

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Chiarezza sulle Zone Franche Urbane di Sciacca

In merito al decreto di istituzione delle Zone franche urbane in Sicilia che prevede agevolazioni fiscali per le aziende che si trovano all’interno dei centri storici in territori economicamente depressi, da alcuni giorni riceviamo segnalazioni da parte di imprenditori e commercianti saccensi che lamentano l’impossibilità di reperire informazioni su un presunto errore dell’Ufficio comunale per lo Sviluppo Economico. A mettere in allarme gli imprenditori è stato un comunicato poco chiaro, pubblicato sul sito del Comune di Sciacca, indirizzato alle attività economiche inserite nelle zone in questione, che invitava a non presentare istanze per accedere al bando, così come invece previsto dalla normativa: “temporeggiate – si legge – in attesa di ulteriori comunicazioni”. In questo periodo di crisi, possiamo solo immaginare lo stato d’animo di chi, vede svanire una occasione economica di tale portata.
Il meetup Sciacca 5 stelle chiede al Sindaco e alla sua Amministrazione che si faccia chiarezza nel più breve tempo possibile, così da trovare eventuali soluzioni nel rispetto di tutti gli imprenditori.

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Sicilia, il parlamento più costoso d’Europa: solo in caffetteria se ne vanno 800mila euro

Spesi 165 milioni di euro nel 2013 dall’Assemblea Regionale Siciliana. Contro i 68 milioni di Regione Lombardia, che ha quasi il doppio degli abitanti dell’isola. Il Piemonte si ferma a quota 62 e la Campania, che ha contenuto le uscite, è a quota 66 milioni. Ecco la lista di tutte le spese: dalle tende alla manutenzione di Palazzo Normanni, dal costo dei dipendenti in servizio a quelli in pensione. E poi le spese di rappresentanza: ogni onorevole si fa rimborsare 27 caffè al giorno.

di Giuseppe Pipitone

È il parlamento più antico del mondo, convocato per la prima volta da re Ruggero I addirittura nel 1097. Il 10 maggio del 1947 fu anche il primo parlamento a riunirsi nell’Italia repubblicana. Oggi, dieci secoli dopo la prima convocazione, ambisce anche a un altro primato: quello di parlamento regionale più costoso d’Europa. E forse anche del mondo intero. È l’Assemblea Regionale Siciliana, il più speciale dei consigli regionali italiani e non solo perché i suoi componenti sono gli unici, fuori da Montecitorio e Palazzo Madama, a potersi fregiare del titolo di onorevoli. A Palazzo dei Normanni, tra le scalinate percorse nei secoli da Angioini e Borbone, di onorevole c’è anche la lista della spesa.

Se il Parlamento italiano è il più costoso d’Europa, quello siciliano infatti è il parlamento regionale che costa di più non solo in Italia, ma anche nel resto del continente. Le cifre parlano da sole: nel 2013 l’Ars è costata quasi 165 milioni di euro. A poco è servita la spending review da una decina di milioni operata dal nuovo presidente Giovanni Ardizzone (nella foto): nell’ultimo bilancio varato da Palazzo dei Normanni si sottolinea che, rispetto al 2012, l’Ars ha fatto risparmiare 11.135.656 euro, per una spesa corrente di 164.077.563. Un piccolo taglio su una cifra che rimane comunque spropositata e fuori mercato, se si pensa agli appena 68 milioni di euro spesi dalla Regione Lombardia, che ha quasi il doppio degli abitanti dell’isola, al Piemonte, che si ferma a quota 62 milioni, e alla Campania che ha contenuto le uscite a quota 66 milioni.

In realtà la situazione è molto peggiore di come appare: fatti due conti, si scopre infatti che il parlamento siciliano costa ad ogni cittadino più del Senato e della Camera dei Deputati, che pure non brillano certo per sobrietà. Montecitorio e Palazzo Madama, infatti, costano ad ognuno di noi 27 euro e 15 centesimi (più di quanto costano insieme i parlamenti di Francia, Germania, Spagna e Inghilterra ai rispettivi cittadini), mentre ogni siciliano spende ben 33 euro all’anno per mantenere in funzione Palazzo dei Normanni, che quindi ha un costo pro capite superiore del 25 per cento rispetto al Parlamento nazionale. Gran parte delle spese dell’Ars sono dovute alle indennità dei novanta deputati che costano 20.425.000 euro all’anno. Dal 2017, ovvero dalla prossima legislatura, gli onorevoli rimarranno soltanto in settanta, nel frattempo però l’Ars continuerà a spendere altri venti milioni all’anno per previdenza e vitalizi degli ex onorevoli.

Esorbitante il costo dei dipendenti di Palazzo dei Normanni: 37.895.000 euro per quelli in servizio, più 45.580.000 euro per quelli in pensione. Sette milioni e duecentomila euro sono invece serviti nel 2013 per far funzionare i gruppi parlamentari, cifra ridotta rispetto al passato, dopo che l’inchiesta della procura di Palermo ha squarciato il velo sulle spese pazze e fuori controllo rimborsate agli onorevoli della scorsa legislatura. Oltre ai fondi per i gruppi, però, Palazzo dei Normanni spende anche tre milioni e settecentomila euro per imprecisate “collaborazioni esterne per il Consiglio di Presidenza e per le Commissioni parlamentari”. Dispendiosa anche l’attività istituzionale: 600 mila euro ai quali ne vanno aggiunti altri 150 mila per la celebrazione della prima seduta dell’Ars, più l’acquisto di generiche “pubblicazioni di carattere storico-politico- sociale”. Libri, pubblicazioni e giornali sono un vero pallino per gli onorevoli siciliani che solo di abbonamento alle agenzie di stampa spendono 585mila euro all’anno, mentre 120mila euro servono per abbonarsi a quotidiani e riviste. Abbonamenti multipli dato che altri 52 mila euro all’anno per i giornali sono inseriti anche nei 220 mila euro previsti per il funzionamento della biblioteca, dove la rilegatura dei quotidiani costa 65 mila euro, mentre la promozione culturale pesa sulle casse di Palazzo dei Normanni per 80 mila euro ogni anno.

Questo diventerà un palazzo di vetro” disse Ardizzone insediandosi sulla poltrona più alta dell’Ars. Ma promuovere ciò che avviene dentro il palazzo di vetro vuol dire mettere mano al portafogli, dato che a bilancio ci sono 220 mila euro per “studi, ricerche, documentazione e informazione dell’Amministrazione” e 70 mila euro per la stampa degli atti parlamentari. Ben 1.295.000 euro occorrono invece per la duplicazione dei documenti: logico dunque che a bilancio siano messi anche 130 mila euro per l’acquisto di carta, 30 mila di spese postali, mentre 480 mila euro vengono girati alla Fondazione Federico II, che ha come scopo “la diffusione dell’attività istituzionale e la promozione dei beni monumentali”. Sfogliando il bilancio del parlamento siciliano sembra quasi di tornare indietro nel tempo, alla scintillante corte di Federico II, il sovrano che amava a tal punto vivere nello sfarzo, che arrivò a meritarsi l’appellativo di Stupor Mundi. Un millennio dopo, a Palazzo dei Normanni, i tempi non sembrano essere granché cambiati. Non si spiegano altrimenti i 590.000 euro spesi per l’acquisto di arredi e opere d’arte, o i 50 mila euro investiti nella confezione dei tendaggi. E che dire dei 50 mila euro messi a bilancio alla voce “facchinaggio”? Senza considerare che solo per il noleggio di automobili l’Ars ha speso 320 mila euro, mentre un nuovo bando per l’affitto di sette nuove fuoriserie è finito nei giorni scorsi nel mirino del Movimento Cinque Stelle. La voce più costosa del bilancio di Palazzo dei Normanni però è costituita dal palazzo stesso, che deve le sue origini agli arabi, autori della prima costruzione nel ontano IX secolo dopo Cristo. Sarà per questo che oggi Palazzo dei Normanni ha bisogno di continui lavori: solo nel 2013 la manutenzione ordinaria è costata due milioni di euro. Enorme invece il costo della manutenzione straordinaria: quasi sei milioni di euro, con 250 mila euro prosciugati dal riadattamento del giardino interno. È un capitolo a parte invece il costo del caffè: nel 2013 sono stati destinati alla caffetteria ben 800mila euro. Considerato il costo medio di un espresso (90 cent), diviso per il numero dei deputati (90) e per i giorni dell’anno (365) si arriva alla conclusione che ogni parlamentare regionale siciliano beve tra i 27 e 28 caffè al giorno, tutti i giorni, inclusi i festivi. Numeri che fanno di Palazzo dei Normanni non solo il Parlamento più antico e costoso d’Europa, ma probabilmente anche il più vigile e insonne.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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La Rai e il “vizietto” dei tagli su argomenti ritenuti scomodi

È successo nella trasmissione “Lineablu”, andata in onda il 31 agosto 2013, che ha dedicato un ampio spazio alla città di Sciacca e alle sue risorse naturali (mare, ceramica, terme, etc.).

La puntata in questione, registrata un mese prima della messa in onda, ha visto tra i protagonisti l’ingegnere Mario Di Giovanna, appartenente al Comitato Stoppa La Piattaforma, che ha rilasciato dichiarazioni in merito alle ipotesi di sfruttamento petrolifero del mare saccense. In particolare, Di Giovanna, che porta avanti da anni una dura battaglia contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia, durante l’intervista a “Lineablu” ha espresso il proprio legittimo dissenso circa lo sfruttamento in chiave industriale del mare di Sciacca.

Ebbene, quell’intervista non è mai stata trasmessa, anzi è stata sostituita con le dichiarazioni di un geologo, Carlo Cassaniti, che, contrariamente a quanto espresso da Di Giovanna, rassicurava sulla bontà delle trivellazioni e sull’opportunità di una zonizzazione del Canale di Sicilia al fine di individuare porzioni di mare compatibili con l’estrazione petrolifera.

L’idea che si possa dividere in zone, più o meno sensibili ai fini delle trivellazioni” – afferma Di Giovanna – “di fatto ammette che è possibile trivellare in sicurezza, ma è assolutamente priva di ogni fondamento logico. Eseguire una zonizzazione del nostro mare per fini petroliferi equivale a sostenere che il petrolio, riversato in mare a causa di un incidente, rimane confinato all’interno di invisibili confini che delimitano tali zone”.

Su suggerimento dei deputati nazionali siciliani del M5S, la cittadina a 5 stelle alla Camera Mariella Liuzzi ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Presidente della Commissione Vigilanza Rai e al Presidente del Consiglio di Amministrazione della Rai, in cui si chiede per quali ragioni l’intervista all’ingegnere Di Giovanna è stata prima registrata e successivamente censurata; perché al posto della predetta intervista sono andate in onda le dichiarazioni del geologo Cassaniti concernenti lo stesso argomento affrontato dal Di Giovanna, ma di contenuto diametralmente opposto; per quali ragioni non sono state trasmesse entrambe le interviste e si è invece preferito oscurare del tutto il punto di vista del Comitato Stoppa la Piattaforma in merito alle trivellazioni nel mare di Sciacca; se la censura in oggetto costituisce parte di una più ampia politica – apparentemente perseguita dalla Rai anche in altre occasioni, come durante il programma “Petrolio” andato in onda nel mese di agosto su Rai Uno – volta a sostenere le estrazioni petrolifere sul territorio italiano e creare consenso attorno a tali attività; se tale politica comunicativa favorevole alle trivellazioni costituisca una sorta di occulta contropartita nell’ambito di accordi commerciali e pubblicitari tra la Rai e le compagnie petrolifere quali, ad esempio, l’Eni.

La risposta della Commissione non è tardata ad arrivare (vedi link), così come le riflessioni della stessa deputata M5S Liuzzi dopo un’attenta lettura della stessa (vedi link).

In primo luogo Cassaniti “è ritenuto un esperto per approfondire il tema delle trivellazioni dal punto di vista scientifico; tale testimonianza dunque non veniva utilizzata in contrapposizione alle teorie del Comitato Stoppa La Piattaforma o ad altra qualsivoglia posizione bensì come parere tecnico”. Sicuramente esperto come Tabarelli di Nomisma Energia? Chissà!

Ma vi è di più. L’intervista censurata dell’ingegnere Di Giovanna, secondo la RAI, non è andata in onda poiché la conduttrice “dopo aver sottolineato che i pescatori locali hanno deciso di prendere posizione e di sostenere il Comitato Stoppa la piattaforma, intervista Pino Gullo, presidente della Lega Pesca Sicilia, che sottolinea come la pesca siciliana chieda con molta forza una regolamentazione al pari di quello che è avvenuto nell’Alto Tirreno e conclude che per poche manciate di petrolio si va a distruggere l’industria della pesca … che dà lavoro a moltissime famiglie”. In questo caso, però, la RAI non ha ritenuto che fosse necessario l’intervento di un esperto, così come accaduto per la presa di posizione a favore del petrolio, né che non esiste in alcun modo una scusante alle perforazioni petrolifere, anche qualora esse avvengano in sicurezza.

E veniamo infine alla chicca finale della risposta all’interrogazione: “Nel rispetto dei principi d’imparzialità e completezza dell’informazione, si precisa infine che, non essendo presenti nei servizi sopra riassunti delle dichiarazioni o interviste di rappresentanti di compagnie petrolifere (per es. Eni), gli autori hanno deciso che, nell’economia del programma, le due voci fossero sufficienti ed esaustive a raccontare tale problematica”. Giusto! C’era già l’opinione di un geologo che sosteneva l’ENI e la richiesta di regolamentazione del Presidente della Lega Pesca Sicilia.

Il “vizietto” di mamma Rai di non dare spazio alle voci contrarie ai poteri forti continua a manifestarsi, soprattutto nelle trasmissioni di maggiore ascolto!

Relativamente alla questione delle trivellazioni, è da sottolineare come dalla Regione Sicilia non pervengano segnali di risposta, restando a oggi inascoltate anche le richieste scaturite dalla IV Commissione Ambiente e Territorio dell’Assemblea Regionale Siciliana presieduta dal pentastellato Giampiero Trizzino. Al termine di un’audizione tenutasi lo scorso mese di febbraio con Greenpeace, il Comitato Stoppa La Piattaforma e altre associazioni ambientaliste, Trizzino aveva chiesto un accordo Stato-Regione per razionalizzare il sistema normativo e le autorizzazioni per le trivellazioni nel Canale di Sicilia e la formazione di un tavolo tecnico con i rappresentanti degli enti preposti, ma la richiesta non ha avuto ancora alcun seguito.

Palermo, 27 settembre 2013

Fonte: sicilia5stelle.it

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>>>ritrovarsi – 2^ edizione

Si è appena conclusa a Sciacca la 2^ edizione di >>>ritrovarsi. Festival d’arte contemporanea che con l’obiettivo di riqualificare i malconci “curtigghi” ha coinvolto ben 27 artisti e circa 6000 visitatori.

Il tema dell’esposizione all’aperto è stato quello del “recupero”, e ogni artista attraverso i più diversi media – dalla lavorazione della ceramica alla video arte – ne ha dato una propria lettura. In ogni angolo del centro storico della cittadina marinara si poteva trovare un’installazione site specific, una scultura, una fotografia e se si era un po’ fortunati anche l’artista che con cura e interesse coinvolgeva i visitatori più curiosi nella comprensione della propria opera. Passeggiando per i cortili saccensi l’aria che si respirava era familiare, accogliente e allo stesso tempo frizzante e gioiosa. Ricca di colori, forme e punti di vista.

Gli organizzatori e i volontari del Meetup Sciacca 5 stelle, del Circolo di Cultura di Sciacca e di Agorà Palermo sono riusciti a trasformare Sciacca per tre intensissime serate in un luogo dove storia e innovazione, tradizione e contemporaneità si sono perfettamente ed equilibratamente incontrate. Adesso, non resta che aspettare l’estate prossima per la 3° edizione che sicuramente riserverà tante altre interessanti novità.

Virginia Glorioso

Fonte: siciliadomani.com

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Il sonno della Regione genera fallimenti Mozione per stato di calamità ferma da sei mesi all’Ars

Se l’Assemblea regionale fosse stata un pronto soccorso, la mozione del Movimento Cinque Stelle che invocava lo stato di calamità per l’eccezionale grandinata che il 15 gennaio scorso ha sconquassato le serre e le vite degli agricoltori del Ragusano avrebbe avuto il codice rosso. Avrebbe scavalcato tutti e sarebbe stata dirottata d’urgenza in terapia intensiva. E invece nulla. Nemmeno un cachet, ma solo un’interminabile coda in sala d’attesa che ancora oggi, a sei mesi di distanza, non accenna a finire. E’ la metafora di un Parlamento che non funziona, che legifera di rado e con l’efficacia dell’attacco del Palermo in trasferta. I suoi provvedimenti impegnano molto spazio sui giornali e poco, pochissimo il governo, che fa spesso orecchie da mercante.

E intanto la Sicilia muore. Era pieno inverno quando sui campi di Acate e Modica si scatenava l’inferno. Da allora tantissimi agricoltori, probabilmente, hanno alzato bandiera bianca, altri staranno per farlo, in attesa di un cenno della Regione. Ma la Regione dorme. E il sonno della Regione può generare fallimenti a catena.

Difficile capire la ratio della calendarizzazione degli atti da portare a sala d’Ercole, dove l’attività, peraltro, è tutt’altro che frenetica e le uniche fatiche rischiano di rimanere quelle che troneggiano sui muri. Generale Inverno, intanto, ha ritirato le sue truppe e nei campi è scoppiata l’afa. Dal Ragusano, probabilmente, si tornerà a battere cassa, ma per l’emergenza siccità.

Che la politica avesse gambe meno lunghe della crisi era notorio, che fosse totalmente paraplegica un po’ meno. O morta, come – forse – alcune aziende che si erano illuse di poter ricevere aiuto.

Tony Gaudesy

Fonte: sicilia5stelle.it

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