Perchè tutti hanno la possibilià di scegliere, quindi di cambiare

La politica non ha etica e moralità. L’ho già scritto una volta, la politica vista da dentro non è un bello spettacolo.

Preciso una cosa, non tutti i politici sono uguali, ci sono anche delle brave persone, che magari hanno iniziato il loro percorso con buoni propositi, ma poi si sono adeguati al sistema, magari qualcuno ha ceduto al fascino del potere e qualcun altro semplicemente si sentiva solo e si è arreso. La nostra forza è non essere soli.

La politica è ipocrita, molto ipocrita, in una maniera disarmante… E’una scenata da uno scranno, un proclamo ai mezzi di informazione, la copertura di un interesse. Il quadro è demoralizzante.

Io chiedo etica e moralità alla politica… E non per fare un proclama, ma perchè la Sicilia, l’Italia intera ne ha bisogno.

Delle volte mi chiedo che ci faccio in un posto che profondamente non mi appartiene, ma poi (anche grazie a chi mi scrive e sostiene) mi ricordo perché sono (siamo) qui.

Siamo qui in prima linea, per scardinare qualcosa di marcio che non funziona, e solo da dentro ho capito realmente che questo non è populismo né demagogia.

Siamo qui soprattutto perché nessuno di noi riesce a vedere un futuro per se stesso e per gli altri… Si è persa la possibilità di progettare la propria vita. Ma la politica è ipocrita, la colpa non è mai di nessuno.

Siamo qui perché la Vita è fatta di scelte ed io ho scelto nella mia vita di rendere questo mondo un posto migliore, o meglio, di fare la mia parte perché lo possa diventare.

Non è bello pensare che nella vita si possa scegliere? C’è chi sceglie di curare il proprio orticello, c’è chi sceglie di curare la Terra, bene… Il mondo non sarebbe un posto migliore, se più gente, il cittadino, il giornalista, il burocrate, il funzionario, il politico, scegliessero la seconda opzione? Tutti hanno la possibilità di scegliere, quindi di cambiare.

Per cambiare però, è necessario ammettere l’esistenza del problema, qualcosa che non va. Questo vale per tutto, tutti possiamo scegliere, tutti ne abbiamo la possibilità.

Ci vuole coraggio per andare contro certe cose, ci vuole molto coraggio.

Fra poche ore ricorrerà la commemorazione della Strage di Via D’Amelio, strage che ha ucciso Paolo Borsellino, Manuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. In queste occasioni si spendono tante belle parole, sono importanti momenti per ricordare… Ma sarebbe grandioso dare un vero senso alla loro morte, al loro sacrificio… Anche loro sono Vittime dell’ipocrisia del Sistema. La loro vera commemorazione deve avvenire ogni giorno nelle nostre vite, attraverso le nostre scelte.

C’è una bellissima frase, credo un proverbio indiano, che dice, “Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto, l’ultimo fiume avvelenato, l’ultimo pesce pescato, ci accorgeremo che non si potrà mangiare il denaro”, la qualità della nostra vita, il concetto di felicità, in questo mondo sembra non avere posto, sembra demagogia, ideologia.

Per il Sistema, l’unico dio è il Denaro.

La cosa peggiore che condanno alla Politica? L’assenza di lungimiranza. Oggi piangiamo i peccati di ieri, lo si vede negli scandali che scoppiano, nella tragedia dei precari ed esodati, nel vivere in un perpetuo stato d’emergenza. Solo mancanza di lungimiranza.

Io voglio vedere un futuro, voglio vedere grandi uomini coraggiosi, ognuno di noi deve essere Paolo, Manuela, Agostino, Vincenzo, Walter, Claudio ed ogni altra vittima… Semplicemente perché tutti abbiamo il dovere morale di costruire un mondo più sano, legale, sostenibile e sicuro.

 

Claudia La Rocca
Cittadina 5 Stelle all’Ars
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La corruzione travolge la Regione siciliana

Bruxelles taglia dirigenti immobili

di Carlo Alberto Tregua

Gli scandali della Formazione e del Turismo sono finalmente emersi, dopo dieci anni di inchieste serrate che abbiamo sviluppato senza guardare in faccia a nessuno. Il vaso di Pandora è stato scoperchiato e il verminaio è venuto alla luce, perché non c’è fumo senza arrosto, nonostante i tentativi di giustificazione e le smentite dei presunti colpevoli. Tutti hanno utilizzato le risorse pubbliche: deputati, dirigenti, imprenditori, senza limiti e senza vergogna.
Saranno individuate le responsabilità penali, ma non è questo che importa ai siciliani. Importa individuare le responsabilità di assessori e dirigenti regionali che hanno consentito questi comportamenti e i relativi reati, eventualmente appurati. La responsabilità di assessori e dirigenti è evidente quando si guarda l’altra questione che ha ridotto in miseria la Sicilia: la mancata utilizzazione dei fondi europei.
Ciò è accaduto, in primo luogo, per l’incuria e l’incapacità degli stessi; in secondo luogo, perché le Giunte regionali di Cuffaro e Lombardo non avevano risorse per co-finanziare i progetti cantierabili e non hanno effettuato i doverosi controlli.

Ma a questa analisi manca la parte finale: la Giunta Crocetta non ha insediato una Commissione d’inchiesta indipendente, composta da persone di alta levatura morale, per portare alla luce dell’opinione pubblica i responsabili, ripetiamo, non dei reati penali, che hanno creato i disastri: Formazione e Turismo e mancata spesa dei fondi Ue.
Cosicché Bruxelles comincia a tagliare i rimborsi, a cominciare dai 60 milioni di euro di fondi per i grandi eventi. Nessuno venga a dire che le difficoltà risiedono nei regolamenti comunitari complessi, perché vi sono state Regioni che li hanno utilizzati fino all’ultimo euro.
C’è un ulteriore rilievo da fare: giornali e televisioni regionali non si sono occupati di questi gravissimi fatti se non quando la Magistratura ha aperto le inchieste, mentre erano a tutti noti il marasma, il disservizio e la corruzione presenti alla Regione.
Crocetta ha fatto un turn over di dirigenti, spostandoli dalla vecchia alla nuova posizione, ma non ha messo nessuno di essi sotto inchiesta amministrativa.

Si dice che la criminalità organizzata abbia una grave responsabilità nella corruzione della Regione e dei Comuni, nonché di altri Enti. Questo fatto è stato ben delineato dalla Corte dei Conti. E così sarà nel prossimo Giudizio di parificazione che essa presenterà in Sicilia venerdì prossimo.
E’ inutile continuare a pensare alla mafia con la coppola, perché non esiste più. Oggi agisce mediante professionisti e imprenditori apparentemente incensurati che entrano in combutta con i dirigenti pubblici di vario livello. è inutile nasconderlo, se questi ultimi fossero integerrimi, la corruzione nella Pubblica amministrazione non potrebbe attecchire.
Fra le sirene della corruzione ora sono state inserite anche le escort, presenti un po’ ovunque, persino nel regno di Matteo Renzi, vale a dire il Municipio di Firenze.
Occorre pulizia, netta e radicale. Crocetta risulta essere persona onesta e, dunque, non può esimersi dall’impugnare la frusta e andare fino in fondo per fare pulizia. Egli sa che la corruzione è anche sostenuta dalla lentezza delle procedure che obbligano i richiedenti a cercare scorciatoie.

Il presidente della Regione deve capire se i fascicoli rimangono sui tavoli di dirigenti e dipendenti più del tempo necessario. Lo può appurare soltanto se i fascicoli sono totalmente digitalizzati e se può verificarne l’andamento attraverso una traccia che indichi giorno e ora dei loro spostamenti, nonché l’intervento dei dirigenti e dei dipendenti. Il controllo è essenziale e va affidato a persone integerrime, possibilmente esterne all’amministrazione.
Sappiamo che in Regione la situazione è magmatica, volutamente per evitare che la trasparenza vinca. Ma senza l’inserimento dei quattro valori fondamentali di una Comunità, merito, responsabilità, crescita e solidarietà, la Sicilia è destinata a competere col Terzo Mondo.
L’Etna è diventata Patrimonio Unesco dell’Umanità, ma su questo ci torneremo. Ora ci preme sapere dal presidente della Regione se intenda utilizzare questo importantissimo riconoscimento per attirare in Sicilia almeno 5 milioni di turisti, e come intenda farlo.

Articolo pubblicato il 25 giugno 2013

Fonte: qds.it

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Istituto Toscanini: successo di partecipazione all’assemblea di sabato scorso

Successo di partecipazione all’Assemblea plenaria svoltasi sabato scorso alle 17,30 presso la Sala Diplomi dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Toscanini” con sede a Ribera (Agrigento). Di fronte ad un numeroso pubblico formato da studenti e loro familiari provenienti da tutta la provincia di Agrigento, docenti, Consiglieri comunali di vari centri (Ribera, Burgio, Ravanusa, Sciacca), sono intervenuti il Sindaco di Ribera Carmelo Pace, il Senatore Giuseppe Ruvolo, il Deputato della Repubblica on.le Maria Iacono, i Deputati della Regione Siciliana Totò Cascio, Enzo Fontana e Matteo Mangiacavallo.

Hanno partecipato altresì il Segretario provinciale CGIL Gaetano Bonvissuto, il dott. Nenè Mangiacavallo, riberese già Deputato nazionale e Sottosegretetario di Stato, attualmente Commissario straordinario all’Ospedale San Raffaele “Giglio” di Cefalù (Palermo), l’Associazione Politico Culturale “Libera Sciacca”. Hanno portato il saluto all’Assemblea il Senatore Giuseppe Marinello, il Deputato nazionale on.le Tonino Moscatt, i Deputati regionali on.li Michele Cimino, Margherita La Rocca Ruvolo,Salvo Lo Giudice e Giovanni Panepinto, il Segretario Provinciale del “Movimento Megafono Lista Crocetta” Gaetano Montalbano, i Segretari Nazionali dei Sindacati UIL RUA ed UNAMS. Oggetto di dibattito l’improvvisa sospensione da maggio scorso del finanziamento al Toscanini da parte dell’Ente istitutore Provincia Regionale di Agrigento e conseguenze sull’erogazione della pubblica offerta di alta formazione musicale.

Il Direttore prof. Claudio Montesano, dopo aver salutato e ringraziato gli intervenuti, ha stigmatizzato l’assenza del Direttore Generale e del Direttore del Settore Ragioneria dell’Ente principale: “Li avevamo doverosamente invitati – ha affermato il Direttore Montesano incaricato dal Ministro dell’Università e Ricerca – per un sereno confronto sulle motivazioni della loro decisione di sospendere il finanziamento all’Ente strumentale Conservatorio Toscanini, certamente avallata dal Presidente della Provincia uscente D’Orsi. Invece prendiamo atto dell’ ingiustificata assenza e del mancato riscontro alle nostre richieste ufficiali di chiarimento. Supponiamo che abbiano deciso così per mancanza di liquidità dovuta ai tagli statali e regionali ma dissentiamo sul metodo e nel merito, atteso che poi a fine maggio hanno sbloccato più di 500 mila euro per indennità di posizione ai dirigenti, provvedimento rinviabile per senso di responsabilità istituzionale. Il Conservatorio di Musica parastatale Toscanini è parte integrante della Provincia Regionale di Agrigento, falso farlo apparire come un Ente estraneo, quindi il finanziamento di questo Ente strumentale non è di tipologia contributiva rientra tra le “spese correnti” dell’Ente principale: era doveroso adottare diverse misure per evitare il dissesto come ad esempio rinviare le suddette indennità, straordinari o diminuire gli stipendi a tutti i dipendenti gravando di più sui vertici, compreso me, in attesa che la Regione Siciliana provvedesse ad integrare le risorse necessarie a ristabilire equilibrio finanziario.

A questo punto confidiamo nella serietà istituzionale del Commissario straordinario esortandolo ad intervenire tempestivamente per sanare l’anomalia ed evitare l’avvio del contenzioso. Nel frattempo la prossima settimana presenteremo, quale atto dovuto, diffida all’Ente istitutore.” Deputati e Sindacati hanno condiviso pienamente la critica del Direttore Montesano atteso che la Convenzione di finanziamento costituisce un’obbligazione per l’Ente istitutore, fino alla statizzazione del Toscanini, da cui non si può prescindere: occorreva procedere diversamente. Ingiustificato anche il taglio unilaterale di 91 mila euro del 2012 deciso dall’amministrazione attiva che ha ritardato la nomina dei docenti supplenti di due mesi a danno degli studenti. In particolare l’on.le Iacono ha informato l’assemblea sulla presentazione del Disegno di Legge n.888 per la statizzazione dei 20 Conservatori parastatali come il Toscanini, l’on.le Moscatt sull’intervento parlamentare a sostegno del Ddl presso il Presidente della VIIa Commissione Istruzione della Camera Galan, il Senatore Ruvolo sul proprio impegno a sottoscrivere il Ddl anche al Senato per darne un taglio bipartisan.

I Deputati Regionali Totò Cascio, Enzo Fontana e Matteo Mangiacavallo hanno tuttavia sottolineato l’esigenza di presentare subito un Disegno di Legge Regionale di finanziamento transitorio, nelle more della statizzazione che avrà un lungo iter parlamentare, in cui nell’immediato la Regione Siciliana avrà un ruolo determinante per il salvataggio dei Conservatori parastatali di Ribera, Catania e Caltanissetta: in pratica il progetto di Legge prevede il subentro della Regione Siciliana alla prossima cessazione delle Provincie per provvedere al finanziamento diretto dei predetti Istituti con un procedimento di compensazione, quindi senza maggiore pubblica spesa. Nel frattempo occorre ripristinare il finanziamento al Toscanini e tutti si sono impegnati a sollecitare in tal senso il Commissario straordinario che lunedì subentrerà al governo della Provincia di Agrigento.

ISTITUTO SUPERIORE DI STUDI MUSICALI “Arturo Toscanini”

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Finanziamento ai partiti: un ddl senza vergogna che penalizza il terzo settore

di Fondazione Condividere | 2 giugno 2013

Il governo Letta ha varato il tanto atteso disegno di legge per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Tutto bene ? Non proprio…

Con un gioco di prestigio, tutto ciò che è uscito dalla porta rientrerà dalla finestra con gli interessi. E’ stato infatti approvato un sistema di finanziamento che agevola in modo vergognoso le donazioni dei privati rispetto al regime esistente per le stesse donazioni che i privati fanno a favore di onlus e terzo settore in generale.

Chi oggi, persona fisica, effettua una donazione a favore del terzo settore può godere di una detrazione del 26% con un tetto massimo di 2.000 euro, con la nuova legge varata dal governo Letta chi effettuerà donazioni a favori dei partiti potrà usufruire di una detrazione del 52% fino a 5.000 euro e del 26% sino a 20.000 euro.

Facendo due calcoli si capisce che in caso di una donazione per un massimo di 20.000 euro chi li avrà donati in beneficenza potrà detrarre solo 520 euro (il 26% di 2.000 euro) e chi invece li avrà donati ad un partito otterrà una detrazione fiscale di 6.500 euro, cioè dodici volte tanto.

Non pago di questo sconcio, il governo ha anche introdotto una forma addizionale di finanziamento istituendo un’aliquota del 2 per mille che i privati potranno destinare ad un fondo al quale attingeranno tutti i partiti. A questo proposito è solo il caso di ricordare che mentre i fondi dell’8 per mille o del 5 per mille vengono accreditati ai vari enti beneficiari con due/tre anni di ritardo, quando negli anni ’90 i governi allora in carica istituirono il 4 per mille a favore dei partiti, non aspettarono neanche di avere i risultati dei calcoli di quanti fondi i privati avessero loro destinato e si concessero un ricco anticipo di 160 miliardi di lire, salvo poi dimenticarsi di fare il debito conguaglio quando capirono che avrebbero dovuto rimborsare una cifra considerevole.

Per non farsi mancare nulla, sono stati poi introdotti una serie di altri incentivi che vanno dall’esenzione Imu per le sedi dei partiti, alla gratuita occupazione degli spazi televisivi per finire con generose franchigie sulle spese postali.

Secondo la britannica Charities Aid Foundation, l’Italia occupa il 104esimo posto al mondo per donazioni dei privati in beneficenza, superata da tutti i paesi industrializzati. Mi sembra quindi giusto che in un paese dove ci sono oltre 8 milioni di persone sotto la soglia di indigenza, il nuovo governo non solo si dimentichi totalmente di loro (preferendo destinare sgravi fiscali a chi sostituisce i mobili di casa) senza stanziare alcuna cifra per l’emergenza sociale, ma continui ad disincentivare le donazioni di privati a favore del sociale.

Senza andare troppo lontano, gli esempi virtuosi non mancherebbero: in Svizzera, i partiti non ricevono un solo franco dal governo, ma in compenso vi è la più alta percentuale di fondazioni benefiche in rapporto alla popolazione, oltre 10.000 per 8 milioni di abitanti grazie agli incentivi fiscali offerti dal governo (che esercita un controllo di merito molto stretto sulla loro attività), a dimostrazione del fatto che è possibile una diversa etica del capitalismo.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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I grillini rompono con Crocetta: “Rivoluzione finita prima di cominciare”

Ieri giornata di tensione e musi lunghi all’Ars. Ormai è rottura totale tra il Movimento 5 Stelle e la vecchia e clientelare politica siciliana. La vecchia partitocrazia usurata dal clientelismo – Pd, Pdl, Udc e lo stesso Governo di Rosario Crocetta – hanno fatto quadrato sul bilancio. Va in frantumi il “Metodo Sicilia” sbandierato dal presidente della Regione e trionfa il metodo delle vecchie clientele.

Al di là delle chiacchiere, ieri il presidente della Regione, Rosario Crocetta, ha chiamato ad uno ad uno i parlamentari della “sinistra” per verificare la tenuta del suo Governo. Io do una cosa a te, tu dai una cosa a me e vissero tutti felici e contenti. Della serie: “Compagni, la Rivoluzione è sospesa. Prima ci facciamo i cavoli nostri con la Finanziaria, poi si vedrà”.

Gli unici che puntano sul vero cambiamento sono i deputati del Movimento 5 Stelle. Ma per la vecchia partitocrazia siciliana gli emendamenti grillini sono fumo negli occhi. Così la Commissione Finanze taglia tutti gli emendamenti al bilancio targato M5S.

La cosa che più stupisce è che il taglio degli emendamenti è avvenuto in pochissimo tempo e senza che gli stessi emendamenti siano stati esaminati e discussi. La scusa adottata è che il bilancio, quest’anno contiene solo spese di funzionamento della ‘macchina’ regionale. Cosa in parte vera, perché tutte le cose di peso sono state piazzate in Finanziaria.

In ogni caso, il segnale è preciso: quando la Commissione Finanze aprirà il dibattito sulla Finanziaria gli emendamenti dei grillini non avranno vita facile. Alla vecchia partitocrazia siciliana e al Governo Crocetta dà molto fastidio la freschezza dei giovani deputati innovatori e picconatori del Movimento di Grillo. I giorni in cui il governatore si vantava del “Metodo Sicilia” da portare avanti con i grillini è morto e sepolto. E’ il prezzo che Crocetta deve pagare al Pd e al Pdl che a Roma si accingono a governare insieme e sono, alla fine, gli unici che potranno allargare i cordoni della borsa per dare ‘ossigeno’ al bilancio asfittico della Sicilia?

Per i tanti parlamentari che frequentano da varie legislature il Parlamento siciliano, infastidisce avere intorno giovani che viaggiano a doppia velocità e hanno le idee chiare. Si verifica , quindi, che a seguito di un lavoro intenso e certosino il M5S ha rastrellato circa 330 milioni di euro dalle pieghe truffaldine del bilancio regionale, colpendo sprechi e spese inutili. Clientele che, da anni, si dividono Governo e parlamentari di “comodo”.

Una somma cospicua recuperata e utilizzabile per l’avvio di concrete politiche di rilancio economico, sostegno sociale ed equità tra diverse fasce di cittadini. Ecco perché il Movimento 5 Stelle dà fastidio. Il taglio ai “tagli di bilancio” è figlio di una Commissione Finanze a guida democristiana: come dire, cambiano i tempi ma restano incancreniti meccanismi da Prima Repubblica.

Cosa avrebbero fatto i grillini di queste risorse? Sicuramente una parte, circa 110 milioni, sarebbero andati a sostegno del sistema Piccole e medie imprese; una parte per finanziare il reddito di dignità (circa 440 euro per qualche migliaio di siciliani “poverissimi”), riduzione Irap, finanziamento della legge regionale n.24 del 6 marzo 1976 in favore dei lavoratori della formazione professionale. Risorse che avrebbero potuto dare sostegno a politiche finalizzate al rispetto dell’ambiente e del territorio come il disincentivo all’estrazione di idrocarburi o a quella praticata nelle cave.

O, ancora, iniziative come quella volta alla riduzione della commercializzazione dell’acqua in bottiglie di plastica e molto altro.

In tarda serata di ieri, dopo una lunga riunione di gruppo, i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno elaborato un pensante comunicato stampa di denuncia sulla conduzione dei lavori in Commissione Finanze sul taglio “politico” dei loro emendamenti. Iniziativa poi stoppata dai “saggi” parlamentari di un partito – l’Udc – che non esiste a Roma e che non si spiega come possa ancora reggere in Sicilia.

Ieri sera il Parlamento siciliano ha perso l’ennesima occasione di mostrarsi rinnovato, gli emendamenti presentati dai deputati del Movimento 5 stelle miravano a fare “cassa” e, senza aggiungere nuove spese, puntavano a scelte volte al rilancio dell’economia siciliana e all’attuazione di politiche sociali eque e di contrasto al disagio sociale.

La verità è che sono stati diversi gli “interessi” messi a rischio dai tagli praticati nei capitoli di bilancio dai “ragazzi” siciliani di Beppe Grillo. Uno per tutti, una quota interessante di risorse si potrebbe liberare ponendo fine ai contratti per la dirigenza esterna, uno scandalo di regime che va avanti da anni nel silenzio generale. O il taglio di una parte delle’indennità dei dirigenti regionali. Quindi i soldi per pagare consulenze d’oro spesso ingiustificate, ma che rispondono a precise evidenze clientelari. O, ancora, l’eterno scandalo della sede della Regione a Bruxelles, un “Carrozzone mangiasoldi” difeso dal presidente della Regione in persona per motivi ancora tutti da chiarire. E la sede di Roma, sempre della Regione, altra fonte di sprechi. Scandali vecchi e nuovi coperti e avallati da un Governo – il Governo Crocetta – che mostra con sempre maggiore chiarezza il volto del clientelismo da vecchia Sicilia tardo democristiana.

di Giuseppe Messina (23/4/2013)

Fonte: linksicilia.it

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La lezione siciliana del Movimento 5 Stelle

I grillini a Roma collezionano gaffe e si sono conquistati qualche antipatia di troppo. Quelli siciliani, invece, sono diventati in pochi mesi un caso mediatico di successo. Perché tanta differenza? Ci sono almeno due buoni motivi …

PALERMO – Per le grandi firme, ma per la verità per le firme di tutte le misure, la fenomenologia di Vito Crimi è diventata ormai un genere letterario a sé. È un must cimentarsi nel pezzo di colore sul palermitano scelto dal Movimento 5 Stelle come capogruppo al Senato, magari allargando l’inquadratura alla sua compagna di avventura (o sventura, a seconda dei punti di vista), la capogruppo alla Camera Roberta Lombardi. Li hanno accostati ai Jalisse, all’orso Yogi e alla Signorina Rottermeier di Heidi, e chi più ne ha più ne metta. Sui social abbiamo visto impazzare le parodie di “Vito lo Smentito” e l’hashtag #Romanzocrimi spopola su Twitter, anche Crozza e Fiorello lo hanno preso di mira.

Di certo, i primi passi di Crimi e della pattuglia pentastellata di Camera e Senato, sono stati incerti e costellati da inciampi. Il capogruppo palermitano è stato smentito a più ripresa da Beppe Grillo, è incorso in un paio di gaffe come quella sul Capo dello Stato che “non si è addormentato” incontrandoli, o quella sui giornalisti che “gli stanno sul c.”, sempre costretto poi a imbarazzanti scuse pubbliche. Ma le disavventure di Crimi, al di là dei dispiaceri personali del generoso ragazzone palermitano esportato in Lombardia, incarnano quella che i media e l’opinione pubblica hanno registrato come una falsa partenza dei 5 Stelle. Le prime mosse del plotone grillino a Camera e Senato hanno strappato pochi applausi e attirato qualche antipatia. Gli onorevoli e senatori grillini, complici uscite pittoresche come quella sui microchip sottopelle di Zeitgeist e altre amenità, hanno fin qui trasmesso un’immagine non troppo brillante e l’intervista del siciliano Tommaso Currò che dice a Grillo “non siamo automi e neanche bambini” ha fotografato alla perfezione l’immagine di una comunità che appare sotto tutela, con il fiato sul collo dell’ingombrante binomio Grillo-Casaleggio.

È curioso, però, tentare un parallelismo tra la deputazione nazionale a cinque stelle e quella dell’Assemblea regionale siciliana. Nell’Isola, infatti, i grillini hanno fin qui goduto, al netto di un paio di antipatici scivoloni, di una compiaciuta attenzione da parte dei media. E sicuramente, dal punto di vista dell’immagine, se la sono cavata molto meglio dei colleghi “cittadini” di Roma. Dagli stipendi restituiti all’operosità in Assemblea, complice l’intesa con Rosario Crocetta, Giancarlo Cancelleri e compagni hanno monopolizzato l’attenzione dei media locali e nazionali, offrendo un’immagine di impegno e rinnovamento, fino alla creazione del mito di un “modello Sicilia”, della cui esportazione a livello nazionale si è a lungo (e a sproposito) vagheggiato, fino all’incidente maturato sulla legge della doppia preferenza di genere che ha segnato il tramonto del feeling con Crocetta.

Certo, i passi falsi non sono mancati, come il discutibile (o forse meglio, inaudito) video del vicepresidente dell’Ars Venturino contro il giornalista di Repubblica Emanuele Lauria. “l’auto di servizio che non è un’auto blu”. Ma nell’insieme, per chi scrive è difficile negare che i 5 Stelle siculigodano di una reputazione invidiabile dai colleghi senatori e deputati nazionali.

Ma perché Cancelleri piace e Crimi viene preso a pesci in faccia da tutti? Al di là della simpatia e delle qualità personali (e il giovane capogruppo nisseno dell’Ars fin qui ha dato prova di avere buon senso e misura), ci sono forse anche ragioni politiche da prendere in considerazione. La prima è probabilmente legata al rapporto con Grillo e Casaleggio. Che marcano strettissimi, fino all’asfissia, i loro uomini romani, mentre per ovvi motivi lasciano maggiori margini di autonomia alle periferie. E non è un caso, forse, che la deputazione dell’Ars fin qui si sia guardata bene dall’esprimere giudizi troppo netti sui fatti nazionali, evitando di finire travolta dallo tsunami.

C’è poi un secondo elemento, legato alla legge elettorale. I grillini siciliani per arrivare in Parlamento hanno dovuto essere votati. Totalizzando anche migliaia di preferenze. Voti veri, persone anche esterne al Movimento, che li hanno scelti, operando una selezione sul territorio. Quella che il Porcellum non consente, col sistema delle liste bloccate. Per il Parlamento nazionale, deputati e senatori grillini sono stati tutti scelti con le primarie e non nominati come in altri partiti. Ma le “parlamentarie” a cinque stelle si sono celebrate on line con una partecipazione limitata a un pugno di intimi, e sono bastati un centinaio (o meno) di voti a qualche candidato per staccare il biglietto per Roma. Anche questo limite nel processo di selezione può avere avuto il suo peso. Tanto più che le “parlamentarie” sono state affollate da candidati già bocciati alle regionali, ripescati con qualche decina di clic dai militanti on line.

Insomma, forse i primi a dover guardare con maggiore attenzione al “modello Sicilia” dovrebbero essere proprio Grillo e Casaleggio. Che fino a oggi hanno snobbato (per non dire maltrattato) i media nazionali, forti della carica travolgente dell’ex comico e di una profonda sintonia con la pancia del Paese, confermata dallo straordinario risultato elettorale del movimento. Ma quando alla pancia si parla, diventare antipatici è un rischio che proprio non ci si può permettere. Gli ultimi sondaggi (per quel che ancora valgono dopo il flop delle elezioni) hanno fatto suonare un primo campanello d’allarme per i Cinque stelle. La “cura siciliana”, ossia un movimento più pragmatico, meno “grillocentrico” e più selettivo, può essere la strada giusta per non perdere lo slancio. A meno che il Movimento non proceda nel percorso inverso, quello di una ‘romanizzazione’ della pattuglia siciliana. Quella di cui ha parlato il crocettiano Nino Malafarina, secondo il quale l’irrigidimento dei grillini siciliani sulla legge della doppia preferenza sia figlia del l’irrigidimento romano del movimento. Che Malafarina abbia ragione o meno, l’impressione è che da quel genere di percorso, i 5 Stelle siciliani avrebbero molto da perdere.

Twitter: @salvotoscano1

Fonte: livesicilia.it

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Province, ecco come si cambia

Città metropolitane, consorzi di Comuni, elezioni di secondo grado, nuove competenze: ecco tutto quello che c’è da sapere sulla riforma che l’ARS dovrà varare entro fine anno.

PALERMO – Province addio, arrivano i consorzi di Comuni. La riforma, dopo il sì di oggi alla legge che sospende le elezioni, dovrà essere discussa e votata dall’ARS nei prossimi mesi. La legge approvata da Sala d’Ercole fissa al 31 dicembre 2013 il limite ultimo per varare la nuova normativa che introduca l’era dei consorzi e delle città metropolitane.

Al posto delle attuali nove Province nasceranno 12-13 liberi consorzi, che non gestiranno spesa ma saranno enti di programmazione su aree territoriali da almeno 150 mila abitanti. A presiederli saranno sindaci indicati dalle assemblee di amministratori (si parla di elezione indiretta di secondo grado) senza alcuna indennità aggiuntiva; gli enti accorperanno le funzioni di Ato, distretti turistici, Srr. Queste le linee sulle quali il governo regionale di Rosario Crocetta sta lavorando per definire il progetto di riforma delle Province.

Fuori dai consorzi resteranno le città metropolitane di Palermo, Catania e Messina.

Ogni consorzio avrà un comune capofila (quello col maggior numero di abitanti); oltre alle attuali nove aree, secondo Crocetta, si potrebbero aggiungere i consorzi di Caltagirone, Marsala e nelle aree dei Peloritani e dei Nebrodi. Il rischio, paventato da alcuni critici della riforma, è che la moltiplicazione dei consorzi si spinga ben oltre.

Secondo Crocetta, la cancellazione delle indennità di presidenti, assessori e consiglieri provinciali, porterà a un risparmio di dieci milioni di euro l’anno.

Ancora da chiarire i dettagli del futuro dei 6.500 dipendenti delle attuali Province, ma anche quali competenze rimarranno in capo ai nuovi organismi, considerando che oggi le Province riscuotono le tasse automobilistiche e si occupano della manutenzione di scuole e strade interne.

Intanto, i Consigli provinciali in scadenza (otto su nove scadono a maggio) saranno sostituiti da un commissario straordinario nominato dal presidente della Regione, d’intesa con l’assessore alle Autonomie locali. Anche i commissari nominati dal governo Lombardo saranno sostituiti: un comma della legge votata dall’Ars prevede la loro decadenza immediata.

Mercoledì 20 Marzo 2013 – di Salvo Toscano

Fonte: livesicilia.it

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Continua l’idillio tra grillini e crocettiani: presentata insieme una mozione sulle zone franche urbane

di Maria Teresa Camarda – Palermo, 6 marzo 2013

Continua l’idillio tra i parlamentari regionali della Lista Crocetta e quelli del Movimento 5 Stelle. I due gruppi parlamentari hanno presentato all’ARS una mozione congiunta sull’istituzione di Zone franche urbane (ZFU) nell’Isola. Intanto, i due deputati regionali “grillini” Claudia La Rocca e Matteo Mangiacavallo hanno presentato un’interrogazione per conoscere le sorti nel bilancio regionale 2013 dei fondi per l’Unione italiana ciechi.

Le ZFU, aree di medie dimensioni dove sono previsti progetti di defiscalizzazione per favorire soprattutto le piccole e medie imprese, “servirebbero – sostengono i venti deputati firmatari dell’atto parlamentare – ad arginare la crisi che continua ad investire i settori produttivi“.

La mozione, di cui è primo firmatario l’ex sindaco di Ragusa Nello Di Pasquale, “impegna il governo della Regione siciliana a utilizzare tutti gli strumenti utili e idonei al fine di consentire l’attivazione di Zone Franche Urbane nella nostra Isola, al fine di contribuire alla crescita sociale ed economica, e ad adoperarsi al fine di coinvolgere e interessare i Comuni siciliani“.

Intanto, il gruppo del Movimento 5 Stelle ha presentato anche una interrogazione per conoscere le ragioni della soppressione dal bilancio regionale dei fondi per l’Unione italiana ciechi e ipovedenti, per la stamperia regionale Braille e il centro “Helen Keller” e per sapere se tali fondi saranno ripristinati “nello stato di previsione della spesa per l’anno 2013”.
Il bilancio di previsione del 2013, infatti, non prevede alcuno stanziamento per questi enti, che sono un punto di riferimento per i 35 mila ciechi e i 90 mila ipovedenti della Regione.

Si deve arrivare – dice il deputato M5S, Claudia La Rocca, prima firmataria dell’interrogazione assieme a Matteo Mangiacavallo – ad inserire gli stanziamenti per questi enti tra le spese obbligatorie della Regione, per evitare loro l’annuale processione tra i corridoi della Regione per questuare ciò che gli spetta di diritto“.

Fonte: si24.it

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Quattro domande ai deputati regionali: perchè non vi decurtate l’indennità? Rispondono solo in quattro.

Abbiamo atteso più di 45 giorni prima di pubblicare questo sondaggio rivolto ai deputati regionali ma alla fine abbiamo deciso di mostrarvelo.

Il sondaggio in questione, che abbiamo inviato via email (in quella istituzionale) il 9 gennaio 2013 a tutti i deputati regionali, comprende quattro domande che vi elenchiamo sotto. A parte i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle sono stati pochissimi quelli che hanno risposto.

1) Secondo Lei è ragionevole la decurtazione delle indennità previste per i deputati regionali attuata dai cittadini parlamentari del Movimento 5 Stelle?

2) In un momento di crisi economica ritiene congrua la somma corrisposta per la Sua attività di parlamentare rispetto alla stragande maggioranza di cittadini che vivono con pensioni minime?

3) Come intende dare esempio di sobrietà così come fatto dai cittadini parlamentari del Movimento 5 Stelle?

4) Rinuncerà a qualche beneficio per destinarlo diversamente magari per costituire un fondo da cui attingere per i più bisognosi?

Solo quattro deputati su novanta hanno risposto alle nostre domande, due sono del Movimento 5 Stelle, per correttezza diciamo che l’email dell’onorevole Pippo Gianni ci è tornata indietro per cui crediamo che lo stesso non l’abbia mai ricevuta o letta, ecco i nomi:

Valentina Palmeri (Movimento 5 Stelle)

Matteo Mangiacavallo (Movimento 5 Stelle)

Nello Di Pasquale (Lista Crocetta)

Bernadette Grasso (Grande Sud).

 

Ed ecco le risposte dei quattro deputati alle nostre domande:

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Valentina Palmeri (Movimento 5 Stelle):

1) Secondo Lei è ragionevole la decurtazione delle indennità previste per i deputati regionali attuata dai cittadini parlamentari del
Movimento 5 Stelle?

Certamente! La buona politica deve tenere conto e farsi anch’essa carico delle difficolta’ sociali e a volte emergenziali in cui versano oggi la maggior parte dei cittadini, aggiungerei anche che la buona politica non ha bisogno di tantissimi soldi ma e’ fatta di idee, equita’, passione, impegno, partecipazione ed anche di maggiore vicinanza alla realta’ che vivono i cittadini, quindi gli stipendi vanno equiparati il piu’ possibile alla media di uno stipendio “normale”.

2) In un momento di crisi economica ritiene congrua la somma corrisposta per la Sua attività di parlamentare rispetto alla stragande maggioranza di cittadini che vivono con pensioni minime?
Ho gia’ risposto sopra, aggiungerei che stiamo sostenendo ritmi di lavoro estenuanti per riuscire a portare a termine i nostri obiettivi, infatti va sottolineato che noi del M5S abbiamo rinunciato a tutti i comfort strutturali e di segreteria di cui dispongono gli altri partiti, abbiamo un’organizzazione totalmente diversa dai partiti tradizionali, infatti noi ci avvaliamo della forza delle informazioni e delle discussioni democratiche che si creano sulla rete, dell’aiuto a titolo volontario degli attivisti dei meetup, che sono cittadini comuni e/o tecnici.

3) Come intende dare esempio di sobrietà così come fatto dai cittadini parlamentari del Movimento 5 Stelle?
Sono tra quelli che danno l’esempio, che, spero, sia seguito da tanti altri volontariamente.

4) Rinuncerà a qualche beneficio per destinarlo diversamente magari per costituire un fondo da cui attingere per i più bisognosi?

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Matteo Mangiacavallo (Movimento 5 Stelle)

Ovviamente noi siamo esclusi dalle domande vero?

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Nello Di Pasquale (Lista Crocetta)

1) Secondo Lei è ragionevole la decurtazione delle indennità previste per i deputati regionali attuata dai cittadini parlamentari del Movimento 5 Stelle?
Decurtare le indennità non solo dei deputati regionali, ma anche di quelli del Parlamento nazionale e diminuirne contestualmente il numero è giusto, doveroso, imprescindibile. È una delle critiche che da tempo muovo all’attuale classe politica, critiche senza risposta che mi hanno spinto a lasciare il partito cui appartenevo, per fondare il Movimento per il Territorio, con il quale sono presente oggi all’ARS.

Detto ciò, ritengo però che si debba distinguere fra i costi eccessivi della cattiva politica e i costi, invece, della democrazia. Chi ricopre una carica pubblica ha diritto a un’indennità che gli permetta di vivere dedicandosi interamente all’impegno che la carica richiede senza svolgere altri lavori; deve poter disporre di una segreteria per incontri con aderenti e cittadini, di cui siamo i rappresentanti e gli interlocutori, deve ricorrere a collaboratori.

L’attività politica per essere democratica deve favorire la partecipazione sia in campagna elettorale sia durante il mandato, e tutto ciò ha i suoi costi. La cifra che i deputati grillini hanno trattenuto forse non consente tutto ciò, ma loro non hanno un’attività politica che si svolga in luoghi fisici, con un contatto diretto con la gente, perchè fanno politica per voce di Grillo tramite un blog.

Quindi lasciano fuori dalla loro azione tutti i cittadini che non utilizzano internet o che non si collegano al loro blog, a cominciare da tanti anziani. La loro campagna elettorale l’ha fatta Grillo per loro. Nella politica le cose non funzionano così, direi per fortuna, perchè non mi sembra democratico agire solo via web.

2) In un momento di crisi economica ritiene congrua la somma corrisposta per la Sua attività di parlamentare rispetto alla stragande maggioranza di cittadini che vivono con pensioni minime?

Certamente si tratta di indennità molto elevate, che vanno decurtate in se stesse e nei benefit accessori. Il governo Crocetta ha già previsto una serie di tagli a questo tipo di spese, che sarà discusso in aula in tempi brevi e che troverà tutto il mio gruppo parlamentare favorevole.

Dare un esempio, mentre si chiedono sacrifici ai cittadini è doveroso, ma non ingeneriamo illusioni demagogiche sulla possibilità di risanare i bilanci degli enti pubblici solo con i tagli ai costi dei parlamentari. Purtroppo ci vuole ben altro. Inoltre bisogna riflettere anche sui costi dell’inefficienza di certa politica, per le mancate riforme, per le lungaggini burocratiche, per i fondi europei perduti, ecc…

Il governo Crocetta ha già recuperato 6 miliardi di euro di fondi europei. Il problema è anche di saper governare per dare efficaci risposte al paese. Chi vive di pensione minima troverà vantaggio dall’usufruire di servizi adeguati senza costi aggiuntivi, ad esempio nella sanità e nell’assistenza domiciliare, da sgravi fiscali, più che dalla notizia di una ridotta retribuzione di altri.

3) Come intende dare esempio di sobrietà così come fatto dai cittadini parlamentari del Movimento 5 Stelle?

Io e i componenti del gruppo Territorio abbiamo da subito rinunciato all’auto e all’autista. L’avevo già fatto da Sindaco di Ragusa, rinunciando ad auto blu, a missioni a pagamento, a consulenti esterni ed altro.

Il collega del nostro gruppo che riveste la carica di “deputato segretario” ha rinunciato all’indennità accessoria di 2.089 mensili e all’ufficio all’ARS, che gli sarebbe spettato. Abbiamo anche rinunciato ad ogni eventuale rimborso elettorale.

4) Rinuncerà a qualche beneficio per destinarlo diversamente magari per costituire un fondo da cui attingere per i più bisognosi?

Ritengo opportuno esaminare prima la proposta di tagli del governo, cui accennavo prima; se lo riterremo, potremo anche presentare emendamenti per tagli più incisivi e per proporre la destinazione delle cifre decurtate. Preferirei che si trattasse di una norma per tutti, piuttosto che di iniziative individuali. Definito ciò, ho già concordato con i colleghi del gruppo Territorio di devolvere una parte dei nostri compensi in beneficenza, dobbiamo solo decidere sui destinatari.

Ma ricordo che ancora abbiamo percepito solo l’indennità di dicembre. Che le mie parole sono credibili, lo dimostra il mio operato quando ero Sindaco e destinavo una congrua cifra mensile alla Caritas per l’assistenza diretta alle famiglie in difficoltà, rinunciavo a un’altra cifra che rimaneva nelle casse comunali, per un complessivo 51% delle spettanze.

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Bernadette Grasso (Grande Sud)

1) Secondo Lei è ragionevole la decurtazione delle indennità previste per i deputati regionali attuata dai cittadini parlamentari del Movimento 5 Stelle?
Ragionevole è non tradire la fiducia accordata dagli elettori, sotto ogni profilo. Il movimento cinque stelle ha almeno mantenuto la promessa di restituire parte delle indennità spettanti (le altre aspettative le ha disattese, perdendo dunque credibilità, nell’istante in cui ha cominciato a trattare con quegli stessi partiti che durante la campagna elettorale osteggiava e criticava aspramente).

2) In un momento di crisi economica ritiene congrua la somma corrisposta per la Sua attività di parlamentare rispetto alla stragande maggioranza di cittadini che vivono con pensioni minime?
Assolutamente no. Non la ritengo congrua al punto che la sottoscritta, nella seduta di giorno 18/12/2012, è intervenuta in aula chiedendo l’immediato abbattimento dei costi della politica e la significativa riduzione delle indennità parlamentari, considerando l’opportunità di adeguare i compensi a quelli percepiti dagli amministratori delle regioni virtuose, segnatamente l’ Emilia Romagna e l’Umbria (in allegato trasmetto il testo integrale dell’intervento).

3) Come intende dare esempio di sobrietà così come fatto dai cittadini parlamentari del Movimento 5 Stelle?
Per rimanere in tema con la risposta precedente, mi fa piacere informare che l’intervento si è tradotto in una mozione a firma degli onorevoli Grasso, Lantieri, Cimino, Savona e Tamajo e attraverso la quale si chiede l’istituzione di una commissione di indagine e di studio straordinaria e gratuita, rappresentativa di tutti i gruppi parlamentari presenti all’ ARS,  il cui compito dovrà essere  quello di indagare e verificare le modalità e i cospicui tagli da apportare. Sobrietà ed etica, come vede, non costituiscono prerogativa del movimento cinque stelle.

4) Rinuncerà a qualche beneficio per destinarlo diversamente magari per costituire un fondo da cui attingere per i più bisognosi?
Si certo, l’ho già fatto destinando parte del mio compenso per finalità sociali, naturalmente senza avvertire il bisogno di fare proclami o populismo. Sono sindaco del comune di Capri Leone (ME) e giornalmente vivo e affronto i problemi della gente che, assicuro, sono innumerevoli e spesso drammatici.

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Rimaniamo disponibili alla pubblicazione di altre risposte da parte degli altri 86 (ottantasei) deputati regionali.

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Con acqua pubblica al via la grande battaglia ambientalista di Grillo e Movimento 5 Stelle

Pubblicato il 02 mar 2013 da Marina Perotta

Hanno vinto le elezioni i neo ambientalisti del Movimento 5 Stelle e i media del mainstream dopo aver ignorato per anni Beppe Grillo ora provano a analizzare la situazione. E’ divertente assistere ai dibattiti in tv: sembrano tutti boccheggiare davanti alle urla di Grillo e nessuno si è chiesto cosa siano a significare quelle 5 stelle, ossia acqua pubblica, energie rinnovabili, connettività pubblica, raccolta differenziata, sanità pubblica. Qualcuno devo dire le ha anche lette ma senza cogliere quell’immensa rivoluzione che sta in quelle due parole:acqua pubblica.

Il prossimo passo di Grillo sarà introdurre nella Costituzione l’acqua pubblica e la scuola pubblica, come ha più volte dichiarato durante i comizi dello tsunami tour:

La Costituzione non è perfetta. Calamandrei, quello che l’ha scritta, la chiamava l’incompiuta, perché diceva che non ci sono strumenti per i cittadini per controllare l’acqua pubblica e la scuola. Lo diceva chi l’ha scritta. Quindi noi non vogliamo stravolgere la costituzione, vogliamo aggiungerci ad esempio che sia obbligatorio per il parlamento discutere le leggi di iniziativa popolare.

D’altronde gli attivisti del Movimento 5 Stelle eletti nei comuni alle scorse tornate elettorali stanno lavorando anche sull’introduzione dell’acqua pubblica negli Statuti. Ma perché questo grande scontro sull’acqua pubblica?

Nel 2008 il governo Berlusconi tra i suoi primi atti diede il via alla privatizzazione dell’acqua. Ma il 13 giugno 2011 fu annunciata la vittoria ai referendum per acqua pubblica e nucleare. Il referendum fu il frutto del coordinamento dei Movimenti per l’acqua che portarono oltre 1 milione e mezzo di firme: un successo epocale.

E da allora centinaia di tentativi della politica di abrogare la volontà espressa legittimamente da 27 milioni di italiani: perché?

Lo spiega bene Padre Alex Zanotelli, pasionario dell’acqua pubblica, in un suo post ospitato dal Blog di Grillo scriveva:

Capisco che alle banche e alla finanza interessa molto l’acqua perché tra 30 anni non avremo più petrolio. Il problema centrale non sarà più il petrolio ma sarà l’acqua. Con il surriscaldamento del pianeta avremo sempre meno fonti idriche, quindi diventerà il grande oro blu. Ecco perché vogliono metterci le mani sull’acqua e allora capisco l’enorme pressione che ha il governo Monti da parte dell’Europa, delle multinazionali dell’acqua Veolia e Suez e di tutto in mondo finanziario perché si stracci il referendum. L’Europa ha paura del contagio referendum sull’acqua  ecco perché allora bisogna reagire. Mi fa piacere, vedevo già oggi che il governo comincia già a vacillare su queste questioni e mi auguro davvero che i partiti votino contro questo Art. 20 e salvino il referendum, è il minimo che possiamo chiedere!

L’art.20 alla bozza di decreto delle liberalizzazioni fu uno dei primi atti del governo Monti nato nel novembre 2011 e inserito nel gennaio 2012.

Oggi abbiamo di fatto una abrogazione di quel referendum per l’acqua pubblica approvata il 28 dicembre del 2012 e dunque ecco che il Forum italiano dei movimenti per l’acqua chiede alle nuove forze parlamentari:

una presa di posizione con cui si richieda all’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas di ritirare la delibera, approvata il 28 dicembre scorso, che nei fatti sancisce la negazione del referendum reintroducendo la remunerazione del capitale investito sotto le mentite spoglie degli “oneri finanziari”.

Detto fatto, per le nuove forze parlamentari i 150 del Movimento 5 Stelle e infatti all’indomani della vittoria scrive Grillo:

Faranno un governissimo pdmenoelle – pdelle. Noi siamo l’ostacolo. Contro di noi non ce la possono più fare, che si mettano il cuore in pace. Potranno andare avanti ancora 7, 8 mesi a fare un disastro, ma cercheremo di tenerlo sotto controllo. Cominceremo a fare quello che abbiamo sempre detto, le nostre stelle: l’acqua pubblica, la scuola pubblica, la sanità pubblica. Se ci seguono ci seguono. Se no la battaglia sarà molto dura per loro, molto dura.

Sapete perché Beppe Grillo non collaborerà mai con Pierluigi Bersani? Perché proprio Bersani con il Pd non ha mai partecipato alla raccolta firme per l’acqua pubblica e anzi ha assecondato le privatizzazioni per l’acqua salvo poi dichiarare che il Si al referendum sull’acqua pubblica lo avrebbe votato.

Foto: Getty Images

Fonte: ecoblog.it

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