Crocetta finge o non ha compreso. Per i siciliani l’accordo è un disastro

Il governatore ha usato toni trionfalistici dopo l’intesa sui 500 milioni, ha ignorato l’Ars e ha nascosto le pesanti rinunce della Sicilia.

Crocetta-Faraone-Renzi

Di Accursio Sabella

Ha esultato, brindato e utilizzato i soliti toni trionfalistici per descrivere la firma dell’accordo a Palazzo Chigi che ha dato il via libera ai 500 milioni ancora bloccati nella finanziaria regionale. E proprio quei toni, quell’entusiamo di Rosario Crocetta suggeriscono dubbi e interrogativi. Due, in particolare. Il bivio di questa vicenda è tutto lì: il presidente della Regione non si è accorto, ha ignorato, sottovalutato alcuni passaggi di quell’intesa o, semplicemente, in piena consapevolezza ha rifilato un “pacco” ai siciliani? Oltre questa biforcazione non c’è nulla. Non c’è una terza strada possibile, a guardar bene i termini dell’accordo. Che ha, sostanzialmente, riconosciuto alla Sicilia il diritto ad avere soldi propri, ma solo a condizione di buttare nel cestino un bel pezzo di autonomia, di considerare il parlamento come una sorta di ufficio protocollo e soprattutto di costringere i siciliani a tagli sanguinosi nei prossimi anni.

E allora, questo trionfalismo? Il presidente della Regione, insomma, ha compreso di avere rinunciato ai ricorsi contro lo Stato dinanzi alla Corte costituzionale? Si è reso conto, ad esempio, di aver rinunciato persino a quelli già vinti? E di aver detto addio alle possibili, future vittorie scaturenti da cause in corso?

La rinucia ai contenziosi

Nei giorni scorsi, per fare un esempio, il governo Renzi ha riconosciuto alla Valle d’Aosta un trasferimento di 70 milioni di euro per le accise impropriamente incamerate dallo Stato. Stiamo parlando di una Regione a Statuto speciale, ma di 120 mila abitanti o poco più. Quella sentenza che ha portato al riconoscimento dei 70 milioni, riguardava anche la Sicilia. Ma per l’Isola gli effetti sono stati già neutralizzati dalla prima scelta di Crocetta di rinunciare ai contenziosi: quella del giugno del 2014. Una storia assai simile a quella recente. “La Regione si impegna a ritirare, entro il 30 giugno 2014, – questo il testo del vecchio accordo – tutti i ricorsi contro lo Stato pendenti dinnanzi alle diverse giurisdizioni relativi alle impugnative di leggi o di atti conseguenziali in materia di finanza pubblica, promossi prima del presente accordo, o, comunque, a rinunciare per gli anni 2014-2017 agli effetti positivi sia in termini di saldo netto da finanziare che in termini di indebitamento netto che dovessero derivare da eventuali pronunce di accoglimento”. Passa meno di un anno e la Consulta riconosce alla Sicilia e alle altre Regioni a Statuto speciale il diritto a incassare le entrate relative alle accise sull’energia. Somme che invece, dal 2012, col decreto “Cresci Italia” il governo romano aveva avocato a sé. Per un totale, in questo caso, di 235 milioni annui per le Regioni interessate. La quota annuale spettante alla Sicilia si aggirava intorno ai 73 milioni di euro, da moltiplicare per sei anni. E sono già oltre 400 milioni. Quasi equivalenti alla cifra liberata trionfalmente due giorni fa.

Quei soldi erano già della Sicilia

È, quello, solo uno degli esempi di pronunce della Corte costituzionale a favore dell’Isola. Lo Consulta lo ha fatto per otto volte negli ultimi due anni e mezzo. Ma a quelle “vittorie” non è seguito nulla. Nessun introito per l’Isola, proprio a causa di quell’accordo. E adesso, Crocetta ci è ricascato. Nonostante persino la Corte dei conti, che non ha mai risparmiato critiche alla gestione finanziaria del governo regionale, avesse segnalato lo squilibrio dei rapporti tra Stato centrale e Regione siciliana. “Nel corso del 2014, – annotava un anno fa il procuratore generale d’Appello Diana Calaciura – la Struttura di gestione dell’Agenzia delle entrate ha ‘trattenuto’ le entrate riscosse nella Regione per complessivi 585,5 milioni di euro, riversandole direttamente al bilancio dello Stato a titolo di accantonamenti tributari e, per di più, in assenza di qualsiasi comunicazione formale alla Regione”. Lo Stato si era “preso” già 585 milioni che spettavano alla Regione. Più o meno gli stessi soldi ai quali Crocetta ha brindato nei giorni scorsi. “Ancora una volta, – sottolineavano le Sezioni riunite della Corte dei conti – in un momento di affanno finanziario per i conti della Regione siciliana, somme statutariamente spettanti non vengono erogate dai competenti organi statali”. E non manca proprio un passaggio sulla rinuncia del presidente della Regione ai contenziosi con lo Stato e alla sentenza della Corte costituzionale che ha riconosciuto il diritto della Sicilia a trattenere le somme legate all’aumento delle accise su energia e carburanti fin dal 2011. Soldi che, almeno per gli anni precedenti alla firma dell’accordo, dovevano essere risconosciuti alla Sicilia: “La disposizione dichiarata costituzionalmente illegittima – spiegano i giudici contabili – risale al 2011, appare evidente che, laddove le entrate spettanti fossero state prontamente restituite alla Regione, quest’ultima avrebbe potuto utilizzarle, nell’ambito della propria autonomia statutaria”. Soldi della Sicilia, quindi, che lo Stato non ha mai restituito: una parte a causa della rinuncia di Crocetta, dall’altra per una scelta volontaria del governo centrale, censurata dai magistrati contabili.

Le rinunce di Crocetta e dei siciliani

Per assicurarsi i “nuovi” cinquecento milioni, poi, Crocetta ha “condannato” la Sicilia a tagli pari a oltre 400 milioni l’anno per i prossimi anni, al recepimento acritico di alcune riforme statali, alla riduzione delle spese per il personale, persino a ignorare il voto dell’Assemblea regionale che aveva impegnato il governo a ritirare la rinuncia ai contenziosi del 2014. E invece, il governatore non solo non ha ritirato quella rinuncia, ma ne ha presentata un’altra, persino “preventiva” sulle cause che la Regione potrà vincere in futuro.

E allora, a quali soldi deve brindare la Sicilia? Visto che Crocetta, dopo quelle rinunce dannose ha deciso di arrendersi pure in vista delle prossime pronunce? E a chiederlo sono esponenti di settori assai diversi. Oltre, ovviamente, alle forze di opposizione, come Forza Italia, ecco l’affondo della Cgil: “Le dichiarazioni del Presidente Crocetta sull’accordo Stato-Regione – ha detto il segretario regionale Michele Pagliaro – trasudano di un trionfalismo non giustificato, considerando le reali conseguenze che avrà e soprattutto le contropartite che sono state fornite che comporteranno per i prossimi 4 anni tagli per 500 milioni l’anno”. Non solo un problema di tagli, poi: “Questo accordo – prosegue Pagliaro – sancisce di fatto la cancellazione dell’Autonomia e fa specie il fatto che il Parlamento siciliano non proferisca in merito parola” Quanto alle contropartite dell’accordo, il segretario della Cgil rileva che “c’è la riduzione del 3% ogni anno della spesa corrente (esclusa sanità) dal 2017 al 2020; l’ulteriore riduzione della spesa per il pubblico impiego; l’ adozione dei fabbisogni standard per i comuni; l’applicazione totale delle leggi Delrio e Madia”. “Quelle – ribadisce il deputato alla Camera di Sinistra Italiana, Erasmo Palazzotto – sono somme dovute e non nuove risorse, frutto della rimodulazione di fondi che già spettavano alla Sicilia, come le mancate entrate Irpef. C’è quindi poco da festeggiare adesso vedremo se Crocetta e la sua litigiosa maggioranza sapranno far fruttare lo scongelamento di questi fondi, attesi per un anno”.

In pratica i citati tagli di 500 milioni l’anno per i prossimi 4 anni. E così, ecco arrivare anche le critiche dei movimenti autonomisti-sicilianisti, come quello di Sicilia Nazione, che parla di “circonvenzione di incapaci politici”. “Renzi obbliga l’imbelle Crocetta – prosegue la nota – a firmare un ulteriore accordo che condanna la Sicilia all’asfissia finanziaria. Dopo quello del 2014 che costò alle casse siciliane oltre 5 miliardi, Crocetta fa il bis rinunciando ancora una volta ai contenziosi con lo Stato e agli altri diritti previsti dallo Statuto. Si tratta di un raggiro che costa alla Regione Siciliana almeno altri 8 miliardi, e che in più determina anche una forte riduzione di quello che per Statuto toccherebbe alla nostra isola. Siamo di fronte al tradimento e al totale azzeramento dell’Autonomia, avvenuto senza neanche coinvolgere il Parlamento siciliano che a questo punto assume, insieme alla Commissione Paritetica, il triste ruolo di passacarte”. Pare che oggi Crocetta incontrerà Ardizzone per spiegare i termini dell’accordo. Ma il bivio è sempre lì: Crocetta illustrerà un accordo che non ha compreso del tutto, o si presenterà al parlamento siciliano, ancora una volta ignorato, per una sorta di recita, che somiglia a una beffa, se non a un raggiro? Una terza via non c’è.

Fonte: livesicilia.it

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ENNESIMO RINVIO DELL’INCONTRO CON L’ASSESSORE GUCCIARDI PER L’OSPEDALE DI SCIACCA – MANGIACAVALLO (M5S): “VENUTO MENO IL RISPETTO PER LE ISTITUZIONI”

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Doveva svolgersi oggi in Assessorato regionale alla salute un incontro istituzionale tra i sindaci del comprensorio saccense, la deputazione interessata e il comitato cittadino Sanità in merito alle problematiche dell’Ospedale di Sciacca.

Nella giornata di ieri, l’assessore Baldo Gucciardi ha fatto però annullare tutti gli appuntamenti programmati nella giornata odierna, e con essi anche questo confronto, richiesto più volte negli ultimi mesi. Si tratta del terzo incontro annullato negli ultimi trenta giorni e dell’ennesimo rinvio che al deputato regionale del M5S Matteo Mangiacavallo non è andato giù.

“Anche in presenza di motivazioni valide per questa nuova disdetta – dichiara Mangiacavallo – viene davvero dura cercare altre evidenze per certificare lo scarso interesse di questo governo regionale verso la città di Sciacca e e il suo territorio. Con l’era Crocetta hanno toccato il fondo della cattiva amministrazione della cosa politica e con le vertenze Terme e Ospedale di Sciacca, lo stanno finanche raschiando. Il rispetto per i cittadini è venuto meno da sempre, adesso sta venendo a mancare anche quello verso le Istituzioni”.

“Non ho alcuna intenzione di sollecitare nuovi incontri o elemosinare risposte e nuovi appuntamenti – continua Matteo Mangiacavallo – per il rispetto che la nostra città deve ormai esigere, l’assessore alla Salute venga a Sciacca come ha promesso diversi mesi fa. Che sia chi lo sostiene, il PD e gli altri partiti che governano insieme a Crocetta questo governo fallimentare per il popolo siciliano, a sollecitare la sua visita. Io sarò a fianco dei cittadini e del Comitato per ogni azione di protesta dura e forte e continuerò a far viaggiare le carte a livello istituzionale”.

“Se il Comitato, circa un mese fa, si chiedeva “Chi sta affossando l’Ospedale” – conclude il deputato saccense – adesso, oltre a nomi e cognomi, ha pure le schiere di partiti e politici che reggono le fila di un governo regionale che tanto male stanno facendo a Sciacca, alla Sicilia, ai cittadini di questa Terra e a tutti i beni comuni”.

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Mangiacavallo (M5S): subito la commissione di inchiesta su Girgenti Acque

Inammissibili i distacchi fognari e il pagamento dei canoni di depurazione nelle zone non dovute. Il deputato Cinquestelle ha presentato 25 atti parlamentari in tre anni, 6 nell’ultima settimana per invocare un ritorno alla gestione pubblica dell’acqua.

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Sono già 25 gli atti parlamentari, presentati in tre anni di legislatura dal deputato regionale del M5S Matteo Mangiacavallo, che riguardano esclusivamente le questioni “Girgenti Acque” e “privatizzazione dell’acqua” in provincia di Agrigento. In ciascuno di questi si chiede un intervento immediato e risoluto del governo regionale che solamente in un caso ha risposto con un Decreto di nomina di una commissione ispettiva che doveva valutare la legittimità delle tariffe applicate dal gestore, ma che ancora, ad oggi, risulta inapplicato.

Nelle ultime settimane sono stati depositati ben sei atti tra i quali un’interpellanza per chiedere di verificare le zone del territorio agrigentino non coperte dal servizio di depurazione e fognatura da escludere dal pagamento dei relativi canoni indebitamente versati dagli utenti, un’interpellanza per bloccare il distacco del servizio di fognatura per gli utenti morosi, la richiesta di applicazione dell’art.12 della recente legge regionale 19/2015 con il quale il presidente Crocetta doveva istituire un’apposita commissione tecnica per valutare l’operato del gestore e proporre eventuale risoluzione anticipata. Di quest’ultima sono in attesa nei liberi consorzi di Enna, Caltanissetta e Agrigento.

La questione acqua in provincia di Agrigento è sotto l’attenzione dei media nazionali ma, a quanto vediamo, non interessa al governo Crocetta, – dichiara Matteo Mangiacavallo – e non basta farsi sentire, convocarli e sollecitarli. Rimangono politicamente sordi e muti. Nel frattempo dobbiamo sopportare le angherie di un gestore, inefficace, inefficiente, antieconomico e inadempiente, che dice di non far pagare i canoni di depurazione e fognatura nelle zone non servite quando sappiamo che ciò non è vero. Lo va sbandierando in conferenza stampa, per radio e TV mentre la gente continua a pagare, caro e amaro, anche il non dovuto. Siamo tornati a chiederne la verifica ma da ATO Idrico e dalle istituzioni regionali non si muove foglia”.

Qualche mese fa, a seguito di una nostra interpellanza, avevamo ottenuto un decreto che istituiva una commissione ispettiva per valutare le tariffe applicate dalla Girgenti Acque – continua il deputato regionale – ma ancora ne attendiamo l’applicazione. Poi abbiamo votato una legge regionale in cui il sottoscritto e tutto il gruppo del M5S ha voluto fortemente che si inserisse la costituzione di una commissione tecnica per valutare l’operato del gestore e verificarne le inadempienze. Anche per questa è tutto fermo. Anche questo è un argomento che, evidentemente, non interessa a chi governa questa Regione. Noi non ci fermeremo e non ci stancheremo, ne possono stare certi. Se non bastano gli atti parlamentari già presentati, continueremo a tempestarli e a manifestare questa vergogna”.

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Terme di Sciacca, il deputato regionale Matteo Mangiacavallo (M5S): “L’unica soluzione e’ quella proposta dal M5S, tutte le altre portano al fallimento della società”

Il parlamentare Cinquestelle risponde alla richiesta dell’associazione L’AltraSciacca impegnando tutto il gruppo parlamentare M5S nella lotta per la salvezza delle terme: “L’intento di Crocetta, la totale distruzione delle Terme di Sciacca”.

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Sono trascorsi sei mesi dalla delibera dell’assemblea dei soci della Terme di Sciacca Spa che decretava la chiusura delle attività dello stabilimento termale e del Grand Hotel. Da quel 6 marzo 2015 la già buia vicenda della società termale in liquidazione ha registrato momenti che hanno sfiorato il ridicolo, come la telefonata del ministro Alfano per sollecitare un incontro, svoltosi poi tra il presidente della regione Crocetta e il sindaco di Sciacca, alla presenza dei deputati regionale La Rocca Ruvolo e Mangiacavallo (M5S). Ma qual è lo stato dell’arte: la totale assenza di risposte da parte dell’Asp di Agrigento che, secondo l’infausto piano governativo, avrebbe dovuto assumere la gestione dello stabilimento; l’inizio delle procedure di vendita dell’ex Motel Agip, uno dei beni di proprietà delle Terme di Sciacca Spa in liquidazione. Su questi argomenti torna il deputato Matteo Mangiacavallo per fare un punto della situazione.

“Si troveranno tutte le soluzioni alla vicenda Terme di Sciacca – dichiara il deputato saccense – solo quando si metterà la parola fine a questo governo regionale e andranno a casa anche coloro che lo sostengono. Mi auguro che i sostenitori di Crocetta presenti a Sciacca facciano un mea culpa e non abbiano l’ardire di difenderne l’operato per poi presentarsi ad un elettorato che è stato preso fin troppo in giro in questi 33 mesi di esperienza crocettiana. Crocetta ha portato a compimento l’opera, già iniziata da diversi anni, di tutti i partiti e i governi che lo hanno preceduto, nessuno escluso: la totale distruzione delle Terme di Sciacca”.

“Il Motel Agip è stato messo in vendita? Era previsto nel piano di risanamento del debiti della S.p.A. – continua Mangiacavallo – era il bene meno pregiato ed era logico che venisse aggredito per primo. Nessuno, però, tocchi gli altri perché sarebbe davvero la rivoluzione, altro che quella ‘farlocca’ annunciata da Crocetta. Faremo le barricate per difenderli. Poi, se fossi Turriciano avrei rimesso l’incarico fin da subito”.

Sulla possibilità che l’Asp prenda in carico la gestione dello stabilimento: “Stiamo perdendo il nostro tempo ad assistere al nulla dettato da una classe dirigente regionale che, nella migliore delle ipotesi, riesce soltanto ad improvvisare. Quando hanno creato la S.p.A., alla quale venivano trasferiti non solo i beni ma anche i debiti dell’Azienda Autonoma, era sin troppo prevedibile che la gestione non potesse andare avanti, soprattutto se frutto di una lottizzazione politica. Quando la stessa società è stata posta in liquidazione era altrettanto prevedibile che le attività sarebbero state portate alla chiusura. Senza ricapitalizzazione o finanziamenti e con debiti che aumentano di mese in mese, era solo questione di tempo”.

“Che soluzioni per evitare il fallimento, dopo la chiusura? – conclude Mangiacavallo – Sono quelle che propone il M5S da tempo, attraverso emendamenti e disegni di legge che il governo regionale non vuole prendere in considerazione e sono le stesse che aveva avanzato Raffaello Pilotto in commissione Bilancio più di un anno fa. Prima o poi, ne sono convinto, se non si vuole assistere al fallimento, spero di essere ascoltato. Occorre che vengano ammessi gli errori del passato e si corregga immediatamente la rotta. Che venga ripristinata l’Azienda Autonoma delle Terme di Sciacca, che debiti e beni vengano ritrasferiti dalla Terme di Sciacca S.p.A. all’Azienda e che la Regione venga messa cosi nelle condizioni di risanarli e pareggiare i bilanci. Dopo di ciò la proprietà dovrebbe essere ceduta al Comune di Sciacca che, in piena autonomia, potrebbe pensare ai bandi per l’affidamento della gestione. Finché tutto rimane alla Regione e all’incapacità dei suoi burocrati e dei suoi amministratori, le nostre Terme non vedranno lustro. La politica deve sanare i debiti, e le malefatte andare via dalle Terme di Sciacca”.

Sull’invito de L’AltraSciacca a coinvolgere l’intero gruppo parlamentare del M5S: “Il gruppo è sempre stato compatto sulle proposte che abbiamo portato avanti in commissione e in aula. Le sostiene e continuerà a sostenerle. Posso assicurare il nostro impegno assiduo e continuo. Raccolgo l’invito degli amici de L’AltraSciacca e cercherò di far fissare un incontro a Palermo al più presto. Il territorio ha bisogno di risposte e non certo di chiacchiere, di proclami elettorali, di becere passerelle e di spartizioni politiche. Quel tempo è tramontato da un pezzo e la gente ne è stanca quanto noi”.

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Terme di Sciacca. Mangiacavallo (M5s): “Tanti i nodi da sciogliere e tanti ne verranno al pettine. Basta con la politica di annunci, proclami e telefonate”

Sono passate diverse settimane dalla chiusura delle Terme di Sciacca. Torna sull’argomento il parlamentare del Movimento 5 Stelle Matteo Mangiacavallo.

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“Chi si illudeva che la questione Terme fosse stata miracolosamente risolta – dichiara il deputato regionale – è rimasto deluso. Le soluzioni, seppur valide, messe sul piatto dagli uffici, di fatto, non erano pronte. Si viene a scoprire che del bando per l’affidamento dello stabilimento termale all’ASP non esiste neppure la bozza e che la Regione siciliana attende una delibera di rinuncia all’usufrutto dello stesso stabilimento da parte delle Terme di Sciacca SPA per procedere alla redazione di un altro mini-bando a vantaggio dell’ASP”.

“Sono tanti i nodi da sciogliere – continua Matteo Mangiacavallo – e non c’è solo quello relativo al personale. Tanti i nodi, poi, a mio avviso, che verranno al pettine. Non è più tempo di proclami e non è giusto illudere la gente facendo passare il messaggio che per “un intervento risolutore di Alfano” la questione poteva volgere al termine. La barzelletta della telefonata che ha svegliato Crocetta non fa nemmeno ridere. Solleciteremo il presidente della Regione, facendogli una telefonata al giorno, visto che funziona così, ma le risposte che deve dare a Sciacca sono ancora tante e non basterà una scheda telefonica per ottenerle”.

“Che fine ha fatto, ad esempio, il mini-bando per la gestione del Grand Hotel delle Terme? – conclude il deputato Cinquestelle – E’ chiaro che, adesso, pensare di poter recuperare la stagione in corso è impossibile. Ho proposto di redigerne uno nuovo garantendo al privato i prossimi 18 mesi ed includendo quindi tutto il 2016. E’ l’unico modo per salvare il salvabile e fare un minimo di programmazione. Ma torno a chiedermi, visto che era pronto e c’era il consenso di tutte le parti, perché hanno e stanno perdendo tempo? Perché abbiamo perso mesi? Non ci è dato sapere cosa passa nella mente di chi governa e dei suoi burocrati ma questa lunga attesa è inaccettabile quando, sotto gli occhi di tutti, ci sono i beni patrimoniali che scadono col tempo che passa. Direi che adesso bisogna dire basta con la politica di annunci, proclami e telefonate. Non si può continuare a giocare col destino delle Terme. Occorre, ancora una volta, lavorare in sinergia evitando scorrettezze politiche ed enunciazioni di meriti che, come abbiamo visto, servono a poco”.

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Terme di Sciacca, Incontro con Crocetta. Mangiacavallo (M5s): “L’improvvisazione al Governo della Regione”

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Si è svolto ieri, presso Palazzo d’Orleans, un incontro tra il sindaco di Sciacca Fabrizio di Paola e il presidente della Regione Rosario Crocetta per fare il punto della situazione sulla questione relativa alle Terme di Sciacca. Fra gli altri, era presente anche il deputato regionale del M5S, Matteo Mangiacavallo: “Avevo mal digerito il rinvio della riunione con la deputazione locale organizzata dal sindaco – commenta Mangiacavallo – ma ho accolto con piacere il suo invito a presenziare all’incontro col presidente. Poi, l’episodio spiacevole, condiviso con la collega La Rocca Ruvolo, di sentirsi respingere dalla segreteria di Crocetta perché la riunione era “tecnica”, salvo poi constatare che i soggetti presenti erano esclusivamente politici. L’unico tecnico a mio avviso, che poteva e doveva partecipare, ovvero il commissario delle Terme, non era stato neppure invitato”.

Ma tralasciando la nota polemica sull’incontro di ieri – continua il deputato regionale – ciò che lascia basiti è come, con due telefonate, il presidente Crocetta pare abbia fatto un passo avanti. Dopo aver ricevuto la prima, che sembrava quasi attendere prima di muoversi, ha fatto la seconda, chiamando il direttore dell’ASP di Agrigento Ficarra. Decisamente poco visto che abbiamo perso mesi, oltre che gli ultimi anni e anche l’attuale stagione turistica. Non possiamo credere che nessuno aveva avuto il tempo di telefonarsi prima di questi ultimi giorni. Un po’ di colore che sa di farsa a condimento dell’improvvisazione e della superficialità con la quale viene gestita la vicenda Terme dal governo regionale”. “Alfano è stato determinante – ironizza Mangiacavallo rispetto alla prima telefonata effettuata da Crocetta – perché è venuto a Sciacca proprio per telefonare al presidente, visto che a Roma non prendevano i telefoni”.

Le soluzioni messe sul piatto, anche se arrivano con estremo ritardo, hanno il loro fascino, – conclude Matteo Mangiacavallo – l’idea di chiudere la situazione debitoria della Terme di Sciacca Spa, e con essa il fallimento della politica regionale degli ultimi anni, sarebbe come una liberazione per la nostra città. E’ auspicabile che l’usufrutto sui beni di cui gode la Terme di Sciacca Spa si riunisca alla nuda proprietà di cui è titolare la Regione. A quel punto, visto che mi piace sognare, vorrei che la Regione cedesse i beni termali ai cittadini saccensi e che la politica andasse via, definitivamente, da quello che è il nostro patrimonio più grande”.

Tornando a ieri, la soluzione avanzata da Ncd per l’affidamento della gestione dello stabilimento all’ASP sembra essere stata accolta con favore dal direttore Ficarra ma assisteremo vigili alla sua realizzabilità nei prossimi giorni. E’ dura avere ancora un minimo di fiducia verso una svolta che non arriva mai e non se ne comprende neppure il motivo. O forse si, quando a governarci sono gli umori del momento e le telefonate dell’ultima ora”.

In chiusura, il deputato saccense risponde agli stessi esponenti locali di Ncd: “Invito il gruppo Ncd a verificare quanto da me proposto riguardo le Terme; le azioni consigliate magari non saranno percorribili per Ncd ma sono di certo proposte di buon senso che né loro né il governo regionale hanno mai voluto prendere in considerazione“.

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La Sicilia va in Qatar, un conto da 700 mila euro… “Ed io pago”!

Il M5s, primo firmatario Matteo Mangiacavallo, presenta un’Interrogazione parlamentare per fare chiarezza sulle spese sostenute dall’assessorato Turismo per la partecipazione al Brand Italy in Qatar.

crocetta-ardizzone-dohaPresentata all’Ars un’Interrogazione parlamentare, primo firmatario Matteo Mangiacavallo (M5s), rivolta al presidente Crocetta e all’assessorato Turismo, per fare chiarezza sulle “spese folli” sostenute dallo stesso assessorato per la partecipazione al Brand Italy “Exhibition of Excellence” a Doha in Qatar, proprio in questi giorni, dal 10 al 12 novembre 2014. La notizia apparsa sulla testata giornalistica on line “L’Oraquotidiano”, a firma della giornalista Marina Pupella, denuncia una spesa di 145 mila euro, iva esclusa, a carico dell’assessorato al Turismo. Ma, oggi, un nuovo articolo, apparso sullo stesso quotidiano, parla di un aumento di spesa vertiginoso; le spese sostenute dalla Regione siciliana, infatti, pare ammontino a più di 700 mila euro.

“Praticamente, – afferma il deputato Cinquestelle Mangiacavallo –per soli due giorni, per la Regione avere a disposizione un’area espositiva “pre allestita e personalizzata” di 250 metri quadrati con una pagina pubblicitaria sul catalogo ufficiale della manifestazione, la comunicazione via web e due hostess e/o steward bilingue arabo – italiano, spende cifre importanti ad oggi ancora non giustificate”. “Precisiamo che – aggiunge Mangiacavallo – non è dato conoscere nemmeno il numero dei componenti della delegazione istituzionale che sta partecipando alla due giorni, sempre a spese dell’assessorato”.

Oltre 278 mila euro, quindi, per partecipare al Brand Italy. A questi vanno sommati i 281 mila euro assegnati per l’esecuzione dei servizi di marketing e di internazionalizzazione del settore agroalimentare, più i 145 mila euro spesi dall’assessorato al Turismo per avere a disposizione nella città medio orientale l’area espositiva.

“Chiediamo quali siano, ovvero saranno, per la Regione siciliana, i riscontri di utilità (anche in termini squisitamente potenziali) – conclude il deputato Cinquestelle – e di sapere quale sia il numero del personale della Regione siciliana coinvolto nell’organizzazione che ha partecipato alla trasferta ed in ragione di quale personale qualifica; e, quindi, il costo sostenuto per pagare questa missione, composta (come si evince dall’articolo su citato) dal governatore Crocetta, dal presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, dal deputato democratico Bruno Marziano, dal senatore Beppe Lumia e dal presidente della fondazione Federico II Francesco Forgione. Nel gruppo partito in rappresentanza della Sicilia anche Sami Ben Abdelaali, già esponente della dittatura tunisina di Ben Alì, console in Sicilia in rappresentanza del regime, e oggi esperto per l’internazionalizzazione della Regione scelto dallo stesso Crocetta”.

“E pensare che l’ex assessore al Turismo, Michela Stancheris, innanzi a numerose ed esigue richieste di finanziamento per le tipiche rappresentazioni estive che caratterizzano l’identità di diverse zone della nostra Isola, la scorsa primavera, lamentava di “non avere un soldo in cassa”.

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#SfiduciaDay, domenica sei ore no stop per dire ‘no’ a Crocetta. Grillo sul palco alle 20,30

Pronta la scaletta della manifestazione in piazza del Parlamento a Palermo. Il via alle 16. Spazio a 4 complessi musicali e a una sfilza di parlamentari Cinquestelle nazionali, regionali ed europei. Tra loro anche i volti più noti del Movimento: Morra Taverna, Di Battista e il vicepresidente della Camera Di Maio.

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Tutto pronto in casa 5Stelle per lo #sfiduciaday, la manifestazione che punta a portare in piazza Parlamento domenica prossima i Siciliani scontenti del governo Crocetta e che mira a raccogliere le firme contro il governatore per irrobustire simbolicamente la mozione di sfiducia già presentata all’Ars dai deputati del Movimento.

A parte qualche piccolo punto interrogativo (l’attore Gioè ci sarà se riuscirà a liberarsi di alcuni impegni lavorativi) la scaletta è pronta. Si parte alle 16,00 con l’introduzione dell’ex capogruppo Francesco Cappello e si chiude intorno alle 22,00 sulle note dei “Meganoidi”, il gruppo genovese noto, tra l’altro, per essere stato l’autore della sigla del programma televisivo “Le Iene”. Il piatto forte alle 20, 30 con l’intervento di Beppe Grillo. In mezzo tanta musica (alle 16,15 gli “Skitzomovimento”, alle 17,30 i “Brigantini”, alle 19,00 i “Vallanzaska”) e gli interventi di portavoce 5 stelle nazionali, regionali ed europei eletti in Sicilia, oltre ai due sindaci Cinquestelle di Bagheria e Ragusa (17,00 Corrao, 17,15 i sindaci Piccitto e Cinque, 18,00 Nuti e Villarosa, 18,15 Catalfo e Santangelo,18,45 Trizzino, 19,45 Zafarana, 20,15 Giancarlo Cancelleri). Introdurranno tutti gli interventi dei portavoce i deputati all’Ars. Saranno della “partita” anche alcuni tra i volti più conosciuti del Movimento, quali i senatori Nicola Morra (16,45) e Paola Taverna (19,30), il deputato alla Camera Alessando Di Battista e il vicepresidente di Montecitorio Luigi Di Maio (20,00).

La manifestazione si terrà a piazza del Parlamento, concessa sul filo di lana dal Comune, fatto, questo, che caricherà di un forte valore simbolico la giornate dei siciliani, che potranno gridare il loro “no” a Crocetta sotto le finestre del Parlamento più antico d’Europa.

In piazza sono attesi non solo attivisti e simpatizzanti Cinque Stelle, ma tutti i Siciliani che vogliono voltare pagina e chiudere una volta per tutte con Crocetta, sempre più ‘Re Mida al contrario’, capace solo di distruggere tutto ciò che tocca. A loro sarà chiesto di firmare, su degli stampati, la simbolica sfiducia al governatore.

Il Movimento 5 Stelle – dicono i deputati – in questi anni ha dimostrato di essere all’altezza del ruolo che gli elettori gli hanno dato, confermandosi l’unica vera forza di opposizione all’interno del Parlamento regionale. Oggi siamo pronti a diventare l’unica vera forza di governo e questo è il momento di manifestarlo. Partecipare è l’unica cosa che resta a noi cittadini, e dobbiamo esserci tutti, perché altrimenti, nessuno lo farà al posto nostro”.

Firme per staccare la spina al governo Crocetta saranno raccolte nei giorni precedenti e seguenti alla manifestazione anche in tantissime piazza della Sicilia. Una petizione per dire “no” a Crocetta è stata avviata pure on line.

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M5S, la mozione all’Ars: “Salviamo il Canale di Sicilia da altre trivellazioni offshore”

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La deputata Cinquestelle Angela Foti: “Le richieste di nuovi permessi di ricerca porteranno le attuali aree soggette a concessioni a più che raddoppiarsi, da 3.105,66 Kmq a 7.153,73 Kmq”. Il presidente della IV commissione Giampiero Trizzino: “Accendiamo i riflettori sul progetto ‘Piano Blu’ ideato con Greenpeace che prevede l’istituzione di una zona di protezione ecologica”.

Stop a nuovi permessi di ricerca di idrocarburi nel Canale di Sicilia”. Così il Movimento cinque stelle all’Ars, da sempre contrario alle trivellazioni offshore e allo scempio delle coste e dei mari italiani, chiede al governo regionale siciliano di predisporre tutte le iniziative necessarie alla salvaguardia dell’ecosistema e delle attività produttive inerenti lo stretto isolano.
La mozione, a firma della deputata Cinquestelle Angela Foti, è già stata depositata all’Ars e richiede il ripristino urgente e la nuova costituzione di Zone a tutela biologica nello Stretto di Sicilia (ZBT). “Il nostro obiettivo, – afferma la deputata Foti – è quello di far ritirare le passate concessioni e, ovviamente, di non concederne di nuove”.

Negli ultimi anni sono state introdotte, ai fini della salvaguardia delle coste e della tutela ambientale, limitazioni alle aree dove possono essere svolte nuove attività minerarie. “Ma non è sufficiente” – aggiunge Foti. Infatti, il Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152, “Norme in materia ambientale” stabilisce che “sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare”. Questo divieto, però, è valido unicamente per le istanze presentate successivamente all’emanazione del D.Lgs. 128 2010. “Si rappresenta che quasi tutte le istanze che riguardano il Canale di Sicilia sono antecedenti al 2010, buona parte di esse riguardano zone estremamente vicine alla costa”. Continua la parlamentare.

In definitiva, le richieste di nuovi permessi di ricerca porteranno le attuali aree soggette a concessioni a più che raddoppiarsi (da 3.105,66 Kmq a 7.153,73 Kmq). Dobbiamo evitare, a tutti i costi, – conclude Foti – l’aumento del numero di piattaforme presenti nel Canale di Sicilia che potrebbero causare danni incalcolabili soprattutto nel settore turistico e della pesca”.

Si tratta dell’ennesimo atto sostenuto dal Movimento 5 stelle contro le trivellazioni. Lo stesso presidente della commissione Ambiente all’Ars, il Cinquestelle Giampiero Trizzino, ha predisposto nel tempo numerose audizioni in merito alla questione, partecipando inoltre a diverse campagne di sensibilizzazione predisposte da Greenpeace; tra queste “U mari nun si spirtusa”, un appello rivolto ai sindaci e a tutti gli amministratori, per bloccare le trivellazioni. L’appello fu firmato anche dall’allora candidato alla presidenza della Regione Rosario Crocetta. “Semplice, chiediamo al presidente Crocetta di rispettare, almeno questa volta, un patto già firmato”. In chiusura, il presidente Trizzino accende ancora una volta i riflettori su “Piano Blu”, il progetto sviluppato l’anno scorso con Greenpeace, arenatosi poi negli uffici dell’ex assessore Lo Bello. Il Piano prevede la creazione di una zona di protezione ecologica, uno specchio d’acqua esclusivo all’interno del quale la bio diversità diventa l’oggetto principale di tutela, sul modello del Santuario dei cetacei nel mare ligure. “Non è tardi, – conclude Trizzino – chiediamo al neo assessore per l’Ambiente Sgarlata di portare avanti l’istanza e trasmettere tutto al Ministero quanto prima”.

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M5S: Antiparentopoli, voto secondo coscienza. Ma boccia Crocetta: “Proclami circensi e niente rivoluzione”

Il capogruppo Giancarlo Cancelleri ha censurato le promesse a vuoto del presidente e le sue ultime infelici uscite, tra le quali quella sul fronte Muos. “A dicembre pronti alla sfiducia se non cambia nulla”. Siragusa: “Porti la Concordia a Palermo”.

Proclami circensi per sorprendere il pubblico e una rivoluzione di cui non si sente nemmeno l’odore, anzi si sente puzza di compromesso morale”.

E’ una bocciatura quasi senza appello per il governo Crocetta quella che è arrivata oggi in Aula dal Movimento Cinque Stelle in occasione della dichiarazione di voto sul ddl antiparentopoli, sul quale il gruppo ha votato secondo coscienza.

E ad aula chiusa da Cancelleri arriva un’altra stoccata. “Se a dicembre non cambierà nulla siamo pronti alla mozione di sfiducia. Cosa metteranno nella pentola famiglie e imprese siciliane, chiacchiere?”.

Poco prima il capogruppo dallo scranno di Sala d’Ercole aveva passato in rassegna fallimenti e scivoloni del presidente della Regione, che vanno dagli attacchi personali (in occasione della campagna elettorale) al Parlamento e alla stampa, passando per la raffica di annunci a vuoto, fino agli inutili finanziamenti a pioggia per i cantieri di lavoro che hanno sottratto risorse alle piccole e medie imprese.

Cancelleri ha anche stigmatizzato le dichiarazioni di Crocetta sul versante Muos, secondo le quali anche sul fronte anti-radar ci sarebbe l’ombra della mafia.

Il gioco dei bianchi e dei neri, dei guelfi e dei ghibellini, della mafia e dell’antimafia – ha detto Cancelleri – questo gioco pericoloso che tenta di inculcare nella testa dei cittadini che se sei con me sei un buono e se sei contro di me sei un cattivo, non funziona, non può funzionare, non accetto che sia così. Voglio essere libero di pensarla come voglio e voglio essere libero da questo schema che costruisce un mondo che somiglia solo ed esclusivamente a chi ha in testa un modello guerrafondaio, fatto da due parti in lotta fra loro”.

Sempre sulla questione Muos, Cancelleri ha attaccato pesantemente Crocetta, cui ha rimproverato la retromarcia sulla revoca delle autorizzazioni alla installazione.

Le avevamo chiesto, presidente della regione – ha detto Cancelleri – di venire a riferire in aula, vogliamo sapere il perché della revoca della revoca, i motivi, cosa ha trovato in quella relazione dell’ISS che l’ha tanto scosso da non aspettare la sentenza del CGA e procedere con quell’atto cacofonico di revoca della revoca? Forse aveva paura di essere inquisito e condannato per abuso d’ufficio? Forse aveva paura di macchiare la sua fedina penale con un reato che scaturiva dalla difesa della nostra terra e dei nostri cittadini? Io sarei orgoglioso di avere un presidente che venisse condannato per aver difeso il suo popolo e la sua terra, mettendo tutto questo davanti alla sua carriera politica. Sarebbe, non solo per me, ma per tutti i siciliani un eroe del nostro tempo, un eroe siciliano. Come può consigliare ai cittadini di Niscemi di fare le valigie? Come può dire questo?”.

Sul fronte degli annunci a vuoto di Crocetta grande spazio ha avuto nel discorso del capogruppo M5S la parte relativa al taglio degli stipendi dei parlamentari, emolumenti che Crocetta ha dichiarato pubblicamente di volere dimezzare anche al prezzo di andare tutti a casa.

Presidente – ha detto Cancelleri – ce ne possiamo andare tutti i casa, visto che di stipendi dimezzati c’è solo il nostro del Movimento 5 Stelle? Lei e il suo governo, nel quale c’è qualche assessore che aveva dichiarato di aderire al fondo con parte dello stipendio, siete latitanti. Possiamo dirlo che di promesse ne fate tanti, ma di fatti pochi?”.

Tirata d’orecchie a Crocetta pure da parte del deputato M5S Salvatore Siragusa, che ha rimproverato al presidente troppa politica-spettacolo e poca concretezza.

Batta i pugni sul tavolo – ha detto Siragusa – vada a Roma e porti a Palermo la Concordia per dare un po’ di respiro ai Cantieri navali. Faccia meno proclami e più fatti. A settembre giudicheremo se è adeguato a fare il presidente della nostra regione”.

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